Le Nazioni non si rigenerano colla menzogna. Machiavelli, che i falsi
profeti di libertà imitano da lungi e profanandone la sapienza, veniva a
tempi nei quali Chiesa, principato e stranieri avevano spento un'epoca
di vita italiana, e dopo aver tentato gli estremi pericoli per la patria
e subìto prigione e tormenti per vedere se pur fosse modo di trarne
scintilla d'azione, procedeva, Dio solo sa con quali fraintesi
inconfortati dolori, all'autopsia del cadavere, a segnarne le piaghe, a
numerare i vermi principeschi, cortigianeschi, preteschi che vi si
agitavano dentro, e offeriva quello spettacolo ai posteri migliori ch'ei
presentiva, come i padri spartani conducevano i giovanetti davanti
all'iloto briaco perchè imparassero a fuggire la vergogna
dell'intemperanza. E noi siamo all'alba d'un'epoca, commossi dall'alito
della vita novella; e che mai potremo attingere dalle pagine di
Machiavelli se non la conoscenza delle tattiche de' malvagi a sfuggirle
e deluderle? Io dico che i popoli si ritemprano colla virtù, si
rigenerano coll'amore, si fanno grandi e potenti colla religione del
vero, quando essi possono guardar securi dentro l'occhio delle nazioni e
della propria coscienza e dire: _la nostra vita è una santa battaglia,
la nostra morte è quella dei martiri_; dico che la mortalità è l'anima
delle grandi imprese, che l'inganno efficace a corrompere, a smembrare,
a inceppare, e buono ai padroni, è impotente a muovere, a produrre, a
creare, e riesce fatale ai servi che intendono emanciparsi e rifarsi
uomini; dico che per quanto s'esamini studiosamente la tradizione
storica della umanità, nè un popolo ha conquistato indipendenza e unità
di nazione, nè una grande idea s'è incarnata, trionfando, nei fatti, nè
un incremento reale di potenza e di libera vita s'è aggiunto allo
sviluppo di una razza mortale per artificî machiavellici o reticenze
gesuitiche. E dico che per averlo tentato noi abbiamo sparso inutilmente
lagrime e sangue; e che fra tutte le pesti della misera Italia la più
funesta e la più vergognosa è questa degli intelletti dalle vie oblique,
dei machiavellucci d'anticamera e di consulte, degli uomini di Stato in
trentaduesimo ai quali, negli ultimi due anni, è toccato in sorte di
reggere la più bella, la più santa, la più grande impresa che fosse dato
tentare ad uomini, la liberazione d'un popolo schiavo da secoli, la
creazione d'una Italia, cioè d'una nazione che non può sorgere senza che
la carta d'Europa si muti, senza che l'umanità s'indirizzi per nuove
vie. Taluni fra coloro ai quali la linea retta non par la più breve e
che preferiscono il sistema monarchico misto al repubblicano, per questo
appunto che l'ultimo s'impianta sul principio semplice e chiaro della
sovranità popolare e il primo sulla conciliazione dei tre inconciliabili
elementi spettanti a tre epoche diverse, monarchico, aristocratico e
democratico, sorrideranno. E sorridano, purch'io li disprezzi. Io so che
la potenza di tutta quanta la loro dottrina politica si libra fra un
armistizio Salasco e il dissolvimento d'un ministero Pinelli. La
questione italiana soggiorna in ben altra sfera: nella sfera de'
principî eterni, incancellabili, che assegnano a venticinque milioni
d'uomini affratellati da Dio nella gloria, nel dolore, nella speranza,
nelle tendenze, nella lingua, nella carezza dei canti materni,
nell'alito che vien dal cielo, nell'aspirazione che s'inalza da una
terra conterminata dall'Alpi e dal mare, una parte, una missione
speciale nel moto progressivo della umanità: nella coscienza d'individui
seguaci, a prezzo di vivo sangue del core, della verità e impavidi a
sostenerla avvenga che può: negli istinti del popolo che non legge
Machiavelli nè sa di ponderazione di poteri e di siffatte dottissime
cose, ma procede, come il genio, per intuizione, sotto gli impulsi
rapidi, concitati, impreveduti d'una vita collettiva concentrata ad
azione, virtuoso sempre quando opera spontaneo e soddisfatto a scegliere
tra il giusto e l'ingiusto, fra la religione del vero e l'ateismo di una
falsa scienza inorpellatrice. Se la patria non è per noi una religione,
io non intendo che sia.