Cammina innanzi o perisci! È tempo di dire al popolo, a una gioventù
buona ma traviata pur troppo dai faccendieri politici, tutta e nuda la
verità. Da due anni s'è speso in Italia oro, entusiasmo, sangue, tanto
quanto basterebbe a crear due nazioni, non una; e ci troviamo a un
dipresso là d'onde partimmo. Il grido di _patria, libertà,
indipendenza_, suonò da un capo all'altro della terra italiana: grido,
ruggito di moltitudini potenti, volenti, non di pochi devoti al
martirio. In Sicilia, in Bologna, nelle città lombarde, in Venezia, il
popolo imparò subitamente, sotto l'impulso d'una grande idea, a
combattere, a vincere, a disfare eserciti. Bandita dal popolo la guerra
all'Austria, cinque giorni videro ridotti in tre fortezze i dominî dello
straniero; videro nostro il Lombardo-Veneto; videro la bandiera
tricolore italiana sventolare, acclamata, fin nel Tirolo. Settanta mila
soldati agguerriti, se non per battaglie, per lunga disciplina, tennero
il campo contro l'austriaco; e intorno ad essi era il fiore della
gioventù italiana, era il fremito delle popolazioni ebbre di vittoria e
di belle speranze. E tutto questo è sparito; l'Austriaco insolentisce
per le vie di Milano: migliaja d'esuli lombardo-veneti ramingano su
terre straniere: l'Europa che plaudiva, pochi mesi or sono, attonita al
nostro risorgere, ricomincia a schernirci queruli, codardi, impotenti.
Come avvenne? Come tornarono a un tratto in nulla le quasi adempite
speranze? Gli uni accusano le colpe o gli errori militari dei capi; gli
altri i dissidî, le diffidenze, l'ignavia di chi seguiva--i
repubblicani, che dopo aver dato il segno delle barricate cittadine,
tacquero e si confusero nei ranghi de' combattenti--la forza prepotente
d'un esercito che la campana a stormo avea dato alla fuga--i gesuiti,
cadavere galvanizzato d'una sêtta che, perduto genio, appoggio di
credenza e tesori, affogherebbe sotto il disprezzo se gli uomini d'oggi
sapessero disprezzare. E molte di queste cagioni e più altre sono vere;
ma tutte secondarie, occasionali, insufficienti a generare la rovina
d'un popolo insorto. Superiore a tutte, e sorgente prima di tutte, sta
quest'una che molti hanno in core e nessuno s'attenta dir chiaramente:
che le _Nazioni non si rigenerano colla menzogna_; che un popolo schiavo
da secoli di poteri guasti, corruttori per indole e necessità, ligi
dello straniero, avversi a tutte sublimi credenze, sospettosi d'ogni
sviluppo d'intelletto libero, incerti del presente e tremanti
dell'avvenire, non sorge a nazione, se non rovesciando quei
poteri-fantasmi, traendo dall'ime viscere il segreto della propria vita,
levandosi nell'orgoglio delle sue tradizioni e nella potenza d'una
grande idea, e dichiarando non volere riconoscere che un solo padrone
nel cielo, Dio padre ed educatore, una sola norma d'attività sulla
terra, la verità ch'è l'ombra di Dio.