ITALIANI!

Divisi in otto stati noi destinati da Dio ad abitare un paese unito

conculcati in Napoli da un re villano e dispregevole, sottomessi in

Piemonte ai voleri di un reprobo che ne tradì, in Modena a quelli di un

mostro che nel secolo XIX arrivò la trista fama di Caligola e di Nerone;

in Roma scherniti da un pontefice indegno di rappresentare un Dio di

pace e di carità; in Toscana dalle arti narcotiche di un governo

traditore; in Parma governati da una femmina che, potendo elevarsi sopra

tutte le europee, alle più vili si mostrò inferiore; oppressi in Venezia

ed in Lombardia dagli stranieri che ne sfidano colle bajonette e ne

perseguitano colle spie, smungono i tesori del nostro suolo e fanno

servire la nostra gioventù a puntello del nostro servaggio; disgraziati

in tutta Europa; vilipesi, mantenuti divisi; pasciuti di glorie di

teatro, di dispute di letterati, di controversie da fanciulli; ecco,

Italiani, in quali condizioni ci troviamo.--Fummo grandi e temuti! che

monta, se non fosse più acerba rampogna dell'esser caduti sì in basso?

Se i nostri padri abbandonassero i loro riposi per venir a contemplare

come difendiamo ed abitiamo la terra che essi resero la prima del mondo,

con quai fronti ne sosterremmo noi gli aspetti? A lavare tanta infamia,

a scuotere tanto giogo, a conquistare la libertà, i Calabresi generosi

insorsero; insorsero per tutti, con levata in alto la bandiera di tutti:

REDIMERE L'ITALIA O MORIRE! E noi balestrati da' comuni oppressori in

straniere contrade, abbiamo compreso quel grido, abbiamo benedetta

quella bandiera, ripetuto quel giuramento, e, pochi, ma vanguardia di

molti lontani, dalla terra d'esiglio ci siamo quivi ridotti. Siciliani,

Abruzzesi, Romagnoli, Toscani, Piemontesi, Lombardi, Genovesi, Italiani

di tutte contrade, preferireste la vita fra le spie, le bajonette,

gl'insulti de' vostri oppressori ai pericoli ed ai cimenti che seguendo

il nobile esempio v'aspettano? Gli Austriaci, che oltraggiosi vi

conculcano da sì lungo tempo, non vorreste alfine combattere e alla

vostra volta perseguitare? Sono numerosi, agguerriti? E voi non siete

ventiquattro milioni di fratelli, non i più animosi guerrieri

dell'antichità, non i figli dei prodi che in Spagna, in Polonia, in

Germania, in Russia, illustrarono di tanto splendore l'aquila di

Napoleone? Bonaparte ha detto che un popolo di dieci milioni fermamente

risoluto di esser libero, non può essere sottomesso, e la Spagna

inferiore a voi della metà di popolazione lo provò resistendo e mandando

al basso ben altro invasore che l'inetto Ferdinando non sarà.--Tutte le

nazioni europee hanno raggiunto o marciano verso la conquista dei più

sacrosanti diritti dell'Uomo; voi soli, Italiani, siete ancora

sottoposti a pravissime leggi, vivete ineguali, senza diritto, oppressi

da doveri d'ogni sorta; lavorate, e il frutto de' vostri sudori

oltrepassa le Alpi o serve ai bagordi delle tante reggie stabilite nella

vostra bella Penisola.--All'armi! o fratelli; correte come noi al

conquisto della Libertà, dell'Unità, dell'Indipendenza, della prosperità

della patria; correte a fare che l'eguaglianza dei diritti e dei doveri,

delle pene e delle ricompense avvivi l'Italia. Non più re, o Italiani!

Iddio ci ha creati tutti eguali; siamo tutti fatti ad imagine sua;

nessun altro che lui abbia dunque il diritto di dirci suoi.--Che hanno

fatto i re di noi? Ci hanno venduti, perseguitati, oppressi, hanno

pieno il nostro paese di vergogna, e di obbrobrio. Costituiamoci in

repubblica come i nostri padri, poichè ebbero scacciati i Tarquinî;

gridiamoci liberi, e padroni di noi stessi e delle contrade in cui Dio

ne ha collocati. Gli Austriaci ci combatteranno; il pontefice ci

scomunicherà; i re d'Europa ci avverseranno. Non importa, o Italiani,

gettiamo il fodero e contro l'Austriaco facciamo d'ogni uomo un soldato,

d'ogni donna una suora di carità, d'ogni casale una rocca; al papa

protestiamo di conoscere Iddio meglio di lui attraverso i suoi sordidi

interessi di dominazione, di grandezza temporale; i re d'Europa

rispettiamo ma non temiamo, invochiamo contr'essi le simpatie de' loro

popoli.

La nostra causa è santa, o Italiani, e vinceremo perchè Iddio non vorrà

abbandonarla se in essa persistiamo con costanza, fermezza, cuore e

risoluzione.--Che se la vittoria intravvedete difficile, gioitene; gli

sforzi ed i sacrificî che opererete per guadagnarla varranno a scontare

nell'opinione dei popoli, tanto passato obbrobrio e così lungo

servaggio. Essi solo potranno farci riguardare come non degeneri nepoti

dei più grandi che portarono lo splendore del nome italiano in ogni

angolo del mondo conosciuto; essi solo ci permetteranno lasciare ai

nostri figli una patria libera, unita, indipendente, e gloriosa.

In nome degli esuli italiani sbarcati:

ATTILIO BANDIERA,

NICOLA RICCIOTTI,

EMILIO BANDIERA.

LIBERTÀ, EGUAGLIANZA, UMANITÀ.

INDIPENDENZA, UNITÀ.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 91 / 125 题