Perchè--parliamo a quei che non intendono _diritti_, ma _fatti_
soltanto--a chi fidare, nella ipotesi monarchico-costituzionale, la
somma dei destini italiani, lo scettro unico, il volume unico delle
costituzioni italiane, però che italiane vogliono essere? Chi riunirà i
voti di ventisei milioni d'uomini, divisi per secoli, per gare, per
ambizioni, per corruttela di favella, per usi, per leggi, per re? Chi
spegnerà il vecchio lievito di spirito provinciale, che un mezzo secolo
di predicazione ha sopito e logorato, ma non tanto che non appaja
talora, e che, risuscitato, non potesse farsi tremendo?--Un re tra gli
attuali? Vergogna e scherno! Qual è fra i tirannetti italiani, che non
abbia col sangue dei sudditi segnato il patto coll'Austria? Qual è quei,
che il passato non separi violentemente e inesorabilmente dal suo popolo
e dall'avvenire?--Un solo forse poteva assumer l'impresa. Era macchiato
d'uno spergiuro; ma l'Italia s'offriva a dimenticarlo. Fu un punto solo.
Nol volle; e fu meglio per noi! Ma chi è oggi fra i nostri principi che
presuma stender la mano a quella corona, ch'egli non seppe raccogliere?
Oh! la mano gli arderebbe, però che su quella mano, qualunque essa
siasi, sta rappreso sangue d'Italia e di _liberi_! Chi è che dimostri,
non dirò amore di patria o di libertà, ma ambizione deliberata nelle vie
da scegliersi, ambizione d'uomo che sa--se tra lui e la cosa voluta sta
la morte--affrontarla senza esitare? Ambizioni inette, meschine; uomini
deboli per paura, e stolidamente feroci. Poi, la questione si riduce a
due soli dei nostri principi, perchè, dove non sono eserciti, chi
vorrebbe formare un pensiero di conquista italiana? Tra quei due, la
questione è rapidamente decisa, o meglio, non v'è questione possibile.
Nessuno dei due, al punto in cui siamo, riescirebbe a mettersi in capo
la corona dell'altro, senza guerra lunga e decisa: nessuno dei due ha
diritto d'affetti, di simpatia, di virtù, d'ingegno o di fama per
contendere all'uno i sudditi dell'altro. Tra lo spergiuro del 1821, e
l'assassino di De Marchi, chi vincerà la questione?--I due eserciti
saranno fratelli, non cederanno all'armi reciproche mai. Accendete la
guerra: ecco risse civili, e stragi, e per anni: odj, offese d'onore,
invidie potenti rinate per secoli: e il pensiero di libertà e di patria
sfumato nell'infame contesa. O sceglierete un re nuovo, e non di
dinastia regnante in Italia?--Cittadino o straniero?--Di razza regale, o
plebeo?--Sceglietelo cittadino. Dopo la difficoltà della scelta
sottentra più forte l'altra della conquista, della occupazione di tutta
Italia: avete guerra civile; e chi dovrebbe sostenerla, incomincerebbe
privo anche dell'ajuto che il primo aspetto della questione
somministrava: uno stato, e un esercito suo. Ma--giova ripeterlo mille
volte--il napoletano non accorrà mai un re piemontese; e reciprocamente.
L'ire di provincia e di municipio non piegheranno mai che davanti a un
PRINCIPIO: riarderanno tremende ogni qual volta si moverà parola d'un
UOMO. Il principio è comune a tutti: il suo trionfo è trionfo di tutti,
il consesso che lo rappresenta è consesso di tutti, nè può suscitar
gelosie: ma l'uomo nasce d'una terra, rivendicato dalla vanità d'una
terra, abborrito dall'orgoglio dell'altra. O saluterete l'eletto della
vittoria? Inalzerete sullo scudo il soldato fortunato?--Fatelo: avrete
così una rivoluzione _sociale_ sfumata in un _uomo_: avrete un Bonaparte
che vi prometterà libertà, poi avrà bisogno d'una Sant'Elena per
riconoscerla valida e prepotente: avrete un'aristocrazia militare, una
gloria forse a prezzo della prosperità e dei vostri diritti: una
tirannide di pretoriani. Poi, i grandi geni militari non si manifestano
onnipotenti a conciliare i partiti più discordi, in un'ora, s'allevano
fra le battaglie: vincono nelle campagne gli sproni di cavaliere.
Dall'assedio di Tolone all'impero trascorsero parecchi anni, due
campagne in Italia, ed una in Egitto. E intanto? Vi rimarrete,
attendendo il genio, e le circostanze che lo fecondino? A non cacciare
nella nazione un principio che distrugga le vostre future speranze,
soggiornerete sempre nel provvisorio?--Sceglietevi un principe
straniero. Dalla Svezia alla Francia, dal Brasile all'Africa, i coronati
che invocano uno stato sono tanti!--Oh! è essa sì bassa cosa questa
corona d'Italia, che abbiate ad offrirla all'incanto ai raminghi
stranieri, colla certezza di trarvi in patria gli eserciti e le
battaglie, e, peggio, i protocolli dello straniero--dacchè la Italia non
è stato tale, che un germe di casa regale possa esserne scelto a
dominatore, senza concitare l'invidia e le paure e le gelosie delle
corti d'Europa?--Ora, qual è il modo di conciliare codesti elementi? Di
spegnere la tirannide, di non vendersi a un tiranno soldato, di non
ricommovere gli animi alle stragi civili, di non crearvi nemici potenti
in tutti i gabinetti stranieri? Io vi chiedo: datemi un re ma un re
italiano, potente d'intelletto e di core, grande nell'arti della
vittoria e della giustizia civile, che non mi ponga a fronte del mio
fratello--avanza una federazione di re, e dei re viventi in Italia!
avanza il Papa!!--avanza l'Austriaco!!!--[64].