III.

Ma per avere compagno all'opera le moltitudini, per suscitarle dalla

inerzia che le occupa, quali vie s'affacciano al forte che tenti

l'emancipazione della sua contrada?--Il popolo ha fatto il callo al suo

giogo; il servaggio ha stampato profondo il suo solco sulla fronte del

popolo, e la polvere di cinque secoli posa sulla sua bandiera. Dov'è la

voce così potente che valga a rompere il sonno ai giacenti da secoli, e

dire efficacemente: levatevi?--Dov'è il soffio che possa sperdere quella

polvere, e restituire la vivezza degli antichi colori al vecchio

stendardo del popolo?

Il popolo?--Ah! Se voi non lo aveste chiamato mille volte a risorgere, e

mille deluso; se egli fosse vergine di passato; se una santa parola non

gli fosse troppo sovente suonata parola di derisione; se la libertà

ch'egli vedeva scritta sulle vostre insegne, ch'egli udiva con ansia

d'aspettazione suonare alto da' vostri seggi, nei vostri consessi, non

fosse stata per lui come il frutto del lago Asfaltide, bei colori al di

fuori, cenere dentro; se quando egli fidava salire d'un grado nella

scala sociale, non avesse trovato una nuova aristocrazia al luogo della

rovesciata, il privilegio dell'oro sottentrato a quello del sangue; se,

quando egli sperava migliorare di condizione e togliersi di dosso i

cenci della miseria, egli non avesse trovato i nomi soli mutati, non già

le cose; s'egli non vi avesse udito teorici di pretesa, legislatori

meschini, contendere d'una interpretazione di legge, d'una formalità

politica, mentr'egli, il popolo, chiedeva pane e un diritto di

rappresentanza; se finalmente egli avesse trovato in voi una scintilla

dei grandi riformatori, la virtù del martirio per la fede che

annunciavate, io vi direi: chiamatelo! Mormorate alle generazioni la

parola di libertà, la parola dell'avvenire; e le generazioni verranno

alla vostra chiamata; e voi vedrete il popolo levarsi, rompere il sonno

e le abitudini della inerzia, scuotere i cinque secoli di servaggio come

il lione la sua criniera, e innoltrarsi gigante: però che il popolo,

come il Nettuno Omerico, ha potenza per correre in tre passi la carriera

rivoluzionaria; e i popoli si rinnovano alla parola di libertà, come

gl'individui all'amore. Io vi direi: nessun popolo, chiamato a sorgere

pei suoi diritti, ha rifiutato: nessun popolo--tranne forse il

Portoghese oggidì, e la chiamata è di re, nè ispira fiducia.--Ma in

oggi, conviene pur dirlo, la esperienza di tante rivoluzioni che non

hanno fruttato miglioramenti alle moltitudini, ha insegnato al popolo la

diffidenza. E però, dove dieci anni addietro bastava chiamarlo, in oggi

è necessario convincerlo; dove un nome, una idea bastavano a creargli

speranze, in oggi è d'uopo esporgli apertamente l'utile materiale che

deve indurlo all'azione. Questi frutti escivano dai sistemi praticati

dalla fazione _dottrinaria_ francese. Vegliamo almeno a sottrarre i

tentativi futuri italiani alla influenza della fazione _dottrinaria_

italiana.

Una opinione generata dal desiderio non calcolato di raccogliere tutti

i voti, tutte le sentenze intorno a un sol punto, vorrebbe levare il

grido di Giulio II, gridar guerra _al barbaro!_..... e tacer

dell'altro.--Nessuno rifiuterà, dicono, di sorgere alla chiamata

contro l'Austriaco. Gli uomini s'affratellano volentieri nell'odio.

Non inalzate bandiera speciale. Lasciate al futuro le questioni

intorno alla forma del reggimento che avremo a scegliere. Non usurpate

i diritti del popolo. Il popolo, liberata la terra patria, deciderà.

Il consiglio move da gente ch'ama veramente l'Italia, e si slancerebbe

forse tra' primi alla santa crociata. Però, noi lo esponemmo, e lo

combatteremo, rispettandolo.

Dapprima,--e i nostri lettori oggimai lo sanno, ma giova ripeterlo,--la

unione di tutti i pareri, di tutte le opinioni, di tutte le credenze in

un solo intento, sta per noi, come utopia seducente, ma pericolosa. Se

la impresa che noi tentiamo fosse impresa di distruzione e non altro, la

concordia non riescirebbe difficile: ma l'epoca, la missione di

fondazione si concentra così strettamente alla prima, che noi non

possiamo disgiungerle. Le antiche rivoluzioni fallirono in questo, che

ordite a raunare i voti, comunque discordi, in un solo concetto generale

e non abbastanza determinato, riescono potenti alla prima operazione,

inette a compiere la seconda. I cospiratori raccolsero in un voto di

rovina ogni sorta d'uomini; non interrogarono che volessero, ma soltanto

che non volessero; commisero il resto al tempo.--Insorsero, e

facilmente, però che vincevano in numero; ma il dì dopo, quand'era più

urgente lo stringersi, gl'insorti apparivano divisi in più campi.--Le

forze imponenti a principio, si smembravano in mille simboli, in mille

sistemi d'ordinamento civile; perchè l'insurrezione avea, struggendo il

nemico comune, restituito ad ognuno la indipendenza; e ogni uomo si

sentiva forte a inalzare la bandiera, che gli studî, le passioni e il

calcolo gli suggerivano. Però riescivano inefficaci a resistere, e

cadevano: con quanta vergogna d'Italia noi possiamo sentirlo nel core, o

leggerlo sulla fronte dello straniero! Ma noi v'abbiamo imparato a non

calcolare di troppo la importanza delle unioni che aggregano elementi

eterogenei per via di programmi insignificanti o d'un breve entusiasmo.

V'abbiamo imparato che non v'è _bacio Lamourette_ pei partiti che

dividono una nazione; e che potenti, possono spegnersi, non confondersi;

deboli, si confondono, ma facendosi, e mostrandosi forti,--e in

politica, quel partito è più forte che rappresenta non la più alta

cifra, ma la più alta e intera concordia di volontà. Però noi vogliamo

non unire, ma unirci; non consumare gli sforzi e il tempo a conciliare

cose di diversa natura, ma stringere a falange serrata gli uomini che

professano le nostre credenze. A questi, diffusi e isolati fin qui,

abbiamo detto e diciamo: GIOVANI O CANUTI, forti di braccio o di senno,

siate con noi; rannodatevi alla nostra bandiera. Agli altri: rimanetevi:

voi non potete essere con noi; ma concentratevi, e non ci accusate

d'usurpazione: perchè o i più risponderanno alla nostra chiamata, e il

diritto sarà con noi: o rimarremo minorità, e noi non attireremo sulle

teste dei nostri concittadini la maledizione delle risse civili.

Ma quando avremo cacciato in Italia il grido di: _guerra al barbaro_;

quando l'altra faccia del nostro stendardo non presenterà una parola di

diritto, di rigenerazione, di miglioramento civile e materiale alle

moltitudini, le moltitudini saranno con noi?--Non posiamo le basi

dell'avvenire sopra illusioni. Le nazioni in oggi non si levano per una

bandiera di guerra. Le nazioni non sorgono che per un principio. Gemono

oppresse, immiserite, conculcate dalla tirannide, e contro alla

tirannide si leveranno: ma la tirannide è tremenda, cittadina o

straniera. A noi, potenti d'odio e d'amore, educati dagli studî, dai

monumenti e dalle pagine storiche all'orgoglio della sventura, può

stringere l'anima di più vergogna, e commoverla del fremito italiano, il

sapere che chi ci opprime parla una parola non nostra, e che la

sciabola, suonante oggi sulle tombe dei nostri padri è sciabola di

straniero--ma le moltitudini intendono il grido di libertà più che

quello d'indipendenza. Poi, l'assisa Austriaca splende abborrita agli

occhi dell'Italiano di Lombardia, perchè le messi, gli uomini, l'oro

lombardo trapassano nei granai, negli eserciti, nelle casse

dell'Austria: ma gl'Italiani del Piemonte, del Genovesato, di Napoli,

della Toscana, non sentono direttamente questo giogo sul collo. Il

bastone di Metternich governa i tirannetti italiani; ma è segreto di

gabinetto, e le moltitudini non s'addentrano nei gabinetti. Il pensiero

del popolo erra fremente sulle piazze delle città, per le vie, nei

tugurî, lungo i solchi delle campagne; non varca,--o di rado--oltre alle

frontiere. Il _barbaro_ per l'uomo del popolo è l'esattore, che

gl'impone un tributo sulla luce ch'egli saluta, sull'aura ch'egli

respira; il _barbaro_ è il doganiere che gl'inceppa il traffico; il

_barbaro_ è l'uomo che viola, insultando, la sua libertà individuale; il

_barbaro_ è la spia, che lo veglia nei luoghi dov'ei tende obliare

l'alta miseria che lo circonda! Là, nelle mille angherie, nelle

vessazioni infinite, nell'insulto perenne d'un insolente potere, d'una

esosa aristocrazia, stanno i guai delle moltitudini: di là avete a

trarre quel grido che può farle sorgere. Gridate all'orecchio del

popolo: la tassa prediale v'assorbe la sesta parte o la quinta

dell'entrata--le gabelle imposte alle polveri, ai tabacchi, allo

zucchero, ed altri generi coloniali, agguagliano la metà del valore--il

prezzo del sale, genere di prima necessità, v'è rincarito di tanto che

nè potete distribuirne al bestiame, nè talora potete usarne pur voi

medesimi--la necessità d'adoprare pei menomi atti, per le menome

contrattazioni, la carta soggetta al _bollo_ v'è sorgente continua di

spesa--i vostri figli sono strappati alle madri, e cacciati nei ranghi

di soldati, che v'appunteranno al petto le bajonette, sol che il vostro

gemito si faccia potente per salire al trono del tiranno che vi sta

sopra; nè v'è speranza per essi di promoversi nelle patrie battaglie a

condizione onorevole. Dite al popolo, per te non v'è dritto,--non

rappresentanza,--non ufficio--non magistrato speciale--non amore,--non

simpatia: v'è pianto, e miseria: v'è oppressione civile, politica,

sacerdotale: v'è tirannide del principe, scherno dei subalterni, insulto

di soldatesca, prepotenza di privilegio, d'opulenza--perpetuità di

servaggio, palco e scure se t'attenti di romperlo senza vincere!--Poi

mormorategli le grandi memorie de' Vespri, di Masaniello, di Legnano,

del 1746: narrategli le battaglie di Parigi, di Bruxelles, di Varsavia:

narrategli le barricate, le picche, le falci.--Ditegli: sta in te

l'imitare quelli atti; sorgi gigante nella tua potenza: Dio è con te:

Dio sta cogli oppressi! Quando vedrete passare sopra quei volti un

pensiero di vita, quando udrete levarsi, come un vento sul mare, il

fremito popolare--allora--ma allora soltanto, slanciatevi alla sua

testa, stendete la mano alla terra Lombarda: _là stanno gli uomini, che

perpetuano il vostro servaggio_: stendetela all'Alpi: _là stanno i

vostri confini_:--e mandate il grido di FUORI IL BARBARO: GUERRA

ALL'AUSTRIACO!--Il popolo vi seguirà.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 62 / 125 题