Ma per avere compagno all'opera le moltitudini, per suscitarle dalla
inerzia che le occupa, quali vie s'affacciano al forte che tenti
l'emancipazione della sua contrada?--Il popolo ha fatto il callo al suo
giogo; il servaggio ha stampato profondo il suo solco sulla fronte del
popolo, e la polvere di cinque secoli posa sulla sua bandiera. Dov'è la
voce così potente che valga a rompere il sonno ai giacenti da secoli, e
dire efficacemente: levatevi?--Dov'è il soffio che possa sperdere quella
polvere, e restituire la vivezza degli antichi colori al vecchio
stendardo del popolo?
Il popolo?--Ah! Se voi non lo aveste chiamato mille volte a risorgere, e
mille deluso; se egli fosse vergine di passato; se una santa parola non
gli fosse troppo sovente suonata parola di derisione; se la libertà
ch'egli vedeva scritta sulle vostre insegne, ch'egli udiva con ansia
d'aspettazione suonare alto da' vostri seggi, nei vostri consessi, non
fosse stata per lui come il frutto del lago Asfaltide, bei colori al di
fuori, cenere dentro; se quando egli fidava salire d'un grado nella
scala sociale, non avesse trovato una nuova aristocrazia al luogo della
rovesciata, il privilegio dell'oro sottentrato a quello del sangue; se,
quando egli sperava migliorare di condizione e togliersi di dosso i
cenci della miseria, egli non avesse trovato i nomi soli mutati, non già
le cose; s'egli non vi avesse udito teorici di pretesa, legislatori
meschini, contendere d'una interpretazione di legge, d'una formalità
politica, mentr'egli, il popolo, chiedeva pane e un diritto di
rappresentanza; se finalmente egli avesse trovato in voi una scintilla
dei grandi riformatori, la virtù del martirio per la fede che
annunciavate, io vi direi: chiamatelo! Mormorate alle generazioni la
parola di libertà, la parola dell'avvenire; e le generazioni verranno
alla vostra chiamata; e voi vedrete il popolo levarsi, rompere il sonno
e le abitudini della inerzia, scuotere i cinque secoli di servaggio come
il lione la sua criniera, e innoltrarsi gigante: però che il popolo,
come il Nettuno Omerico, ha potenza per correre in tre passi la carriera
rivoluzionaria; e i popoli si rinnovano alla parola di libertà, come
gl'individui all'amore. Io vi direi: nessun popolo, chiamato a sorgere
pei suoi diritti, ha rifiutato: nessun popolo--tranne forse il
Portoghese oggidì, e la chiamata è di re, nè ispira fiducia.--Ma in
oggi, conviene pur dirlo, la esperienza di tante rivoluzioni che non
hanno fruttato miglioramenti alle moltitudini, ha insegnato al popolo la
diffidenza. E però, dove dieci anni addietro bastava chiamarlo, in oggi
è necessario convincerlo; dove un nome, una idea bastavano a creargli
speranze, in oggi è d'uopo esporgli apertamente l'utile materiale che
deve indurlo all'azione. Questi frutti escivano dai sistemi praticati
dalla fazione _dottrinaria_ francese. Vegliamo almeno a sottrarre i
tentativi futuri italiani alla influenza della fazione _dottrinaria_
italiana.
Una opinione generata dal desiderio non calcolato di raccogliere tutti
i voti, tutte le sentenze intorno a un sol punto, vorrebbe levare il
grido di Giulio II, gridar guerra _al barbaro!_..... e tacer
dell'altro.--Nessuno rifiuterà, dicono, di sorgere alla chiamata
contro l'Austriaco. Gli uomini s'affratellano volentieri nell'odio.
Non inalzate bandiera speciale. Lasciate al futuro le questioni
intorno alla forma del reggimento che avremo a scegliere. Non usurpate
i diritti del popolo. Il popolo, liberata la terra patria, deciderà.
Il consiglio move da gente ch'ama veramente l'Italia, e si slancerebbe
forse tra' primi alla santa crociata. Però, noi lo esponemmo, e lo
combatteremo, rispettandolo.
Dapprima,--e i nostri lettori oggimai lo sanno, ma giova ripeterlo,--la
unione di tutti i pareri, di tutte le opinioni, di tutte le credenze in
un solo intento, sta per noi, come utopia seducente, ma pericolosa. Se
la impresa che noi tentiamo fosse impresa di distruzione e non altro, la
concordia non riescirebbe difficile: ma l'epoca, la missione di
fondazione si concentra così strettamente alla prima, che noi non
possiamo disgiungerle. Le antiche rivoluzioni fallirono in questo, che
ordite a raunare i voti, comunque discordi, in un solo concetto generale
e non abbastanza determinato, riescono potenti alla prima operazione,
inette a compiere la seconda. I cospiratori raccolsero in un voto di
rovina ogni sorta d'uomini; non interrogarono che volessero, ma soltanto
che non volessero; commisero il resto al tempo.--Insorsero, e
facilmente, però che vincevano in numero; ma il dì dopo, quand'era più
urgente lo stringersi, gl'insorti apparivano divisi in più campi.--Le
forze imponenti a principio, si smembravano in mille simboli, in mille
sistemi d'ordinamento civile; perchè l'insurrezione avea, struggendo il
nemico comune, restituito ad ognuno la indipendenza; e ogni uomo si
sentiva forte a inalzare la bandiera, che gli studî, le passioni e il
calcolo gli suggerivano. Però riescivano inefficaci a resistere, e
cadevano: con quanta vergogna d'Italia noi possiamo sentirlo nel core, o
leggerlo sulla fronte dello straniero! Ma noi v'abbiamo imparato a non
calcolare di troppo la importanza delle unioni che aggregano elementi
eterogenei per via di programmi insignificanti o d'un breve entusiasmo.
V'abbiamo imparato che non v'è _bacio Lamourette_ pei partiti che
dividono una nazione; e che potenti, possono spegnersi, non confondersi;
deboli, si confondono, ma facendosi, e mostrandosi forti,--e in
politica, quel partito è più forte che rappresenta non la più alta
cifra, ma la più alta e intera concordia di volontà. Però noi vogliamo
non unire, ma unirci; non consumare gli sforzi e il tempo a conciliare
cose di diversa natura, ma stringere a falange serrata gli uomini che
professano le nostre credenze. A questi, diffusi e isolati fin qui,
abbiamo detto e diciamo: GIOVANI O CANUTI, forti di braccio o di senno,
siate con noi; rannodatevi alla nostra bandiera. Agli altri: rimanetevi:
voi non potete essere con noi; ma concentratevi, e non ci accusate
d'usurpazione: perchè o i più risponderanno alla nostra chiamata, e il
diritto sarà con noi: o rimarremo minorità, e noi non attireremo sulle
teste dei nostri concittadini la maledizione delle risse civili.
Ma quando avremo cacciato in Italia il grido di: _guerra al barbaro_;
quando l'altra faccia del nostro stendardo non presenterà una parola di
diritto, di rigenerazione, di miglioramento civile e materiale alle
moltitudini, le moltitudini saranno con noi?--Non posiamo le basi
dell'avvenire sopra illusioni. Le nazioni in oggi non si levano per una
bandiera di guerra. Le nazioni non sorgono che per un principio. Gemono
oppresse, immiserite, conculcate dalla tirannide, e contro alla
tirannide si leveranno: ma la tirannide è tremenda, cittadina o
straniera. A noi, potenti d'odio e d'amore, educati dagli studî, dai
monumenti e dalle pagine storiche all'orgoglio della sventura, può
stringere l'anima di più vergogna, e commoverla del fremito italiano, il
sapere che chi ci opprime parla una parola non nostra, e che la
sciabola, suonante oggi sulle tombe dei nostri padri è sciabola di
straniero--ma le moltitudini intendono il grido di libertà più che
quello d'indipendenza. Poi, l'assisa Austriaca splende abborrita agli
occhi dell'Italiano di Lombardia, perchè le messi, gli uomini, l'oro
lombardo trapassano nei granai, negli eserciti, nelle casse
dell'Austria: ma gl'Italiani del Piemonte, del Genovesato, di Napoli,
della Toscana, non sentono direttamente questo giogo sul collo. Il
bastone di Metternich governa i tirannetti italiani; ma è segreto di
gabinetto, e le moltitudini non s'addentrano nei gabinetti. Il pensiero
del popolo erra fremente sulle piazze delle città, per le vie, nei
tugurî, lungo i solchi delle campagne; non varca,--o di rado--oltre alle
frontiere. Il _barbaro_ per l'uomo del popolo è l'esattore, che
gl'impone un tributo sulla luce ch'egli saluta, sull'aura ch'egli
respira; il _barbaro_ è il doganiere che gl'inceppa il traffico; il
_barbaro_ è l'uomo che viola, insultando, la sua libertà individuale; il
_barbaro_ è la spia, che lo veglia nei luoghi dov'ei tende obliare
l'alta miseria che lo circonda! Là, nelle mille angherie, nelle
vessazioni infinite, nell'insulto perenne d'un insolente potere, d'una
esosa aristocrazia, stanno i guai delle moltitudini: di là avete a
trarre quel grido che può farle sorgere. Gridate all'orecchio del
popolo: la tassa prediale v'assorbe la sesta parte o la quinta
dell'entrata--le gabelle imposte alle polveri, ai tabacchi, allo
zucchero, ed altri generi coloniali, agguagliano la metà del valore--il
prezzo del sale, genere di prima necessità, v'è rincarito di tanto che
nè potete distribuirne al bestiame, nè talora potete usarne pur voi
medesimi--la necessità d'adoprare pei menomi atti, per le menome
contrattazioni, la carta soggetta al _bollo_ v'è sorgente continua di
spesa--i vostri figli sono strappati alle madri, e cacciati nei ranghi
di soldati, che v'appunteranno al petto le bajonette, sol che il vostro
gemito si faccia potente per salire al trono del tiranno che vi sta
sopra; nè v'è speranza per essi di promoversi nelle patrie battaglie a
condizione onorevole. Dite al popolo, per te non v'è dritto,--non
rappresentanza,--non ufficio--non magistrato speciale--non amore,--non
simpatia: v'è pianto, e miseria: v'è oppressione civile, politica,
sacerdotale: v'è tirannide del principe, scherno dei subalterni, insulto
di soldatesca, prepotenza di privilegio, d'opulenza--perpetuità di
servaggio, palco e scure se t'attenti di romperlo senza vincere!--Poi
mormorategli le grandi memorie de' Vespri, di Masaniello, di Legnano,
del 1746: narrategli le battaglie di Parigi, di Bruxelles, di Varsavia:
narrategli le barricate, le picche, le falci.--Ditegli: sta in te
l'imitare quelli atti; sorgi gigante nella tua potenza: Dio è con te:
Dio sta cogli oppressi! Quando vedrete passare sopra quei volti un
pensiero di vita, quando udrete levarsi, come un vento sul mare, il
fremito popolare--allora--ma allora soltanto, slanciatevi alla sua
testa, stendete la mano alla terra Lombarda: _là stanno gli uomini, che
perpetuano il vostro servaggio_: stendetela all'Alpi: _là stanno i
vostri confini_:--e mandate il grido di FUORI IL BARBARO: GUERRA
ALL'AUSTRIACO!--Il popolo vi seguirà.