E voi, condottieri delle rivoluzioni passate, che avete voi fatto? Che
avete voi fatto del popolo, della gioventù, dell'idea rivoluzionaria,
de' principii che ne dominano lo sviluppo, dell'Italia e della missione,
ch'essa v'aveva fidata?
Nulla! Avete sprecate o neglette lo forze che vi s'accumulavano intorno;
avete scavato un sepolcro a tutte le più belle speranze; avete creato la
morte. Ora l'adorate divinità prepotente!
Avevate una parola, che proferita al popolo, potea suscitarlo all'opre
del braccio. Era la parola onnipotente; la parola della quale si valsero
per legge di cose tutti i grandi che vollero dominare o trascinare
all'azione le moltitudini; la parola che creava i quattordici eserciti
della Convenzione, e più tardi, benchè convertita in delusione, la
potenza di Napoleone; la parola che Dio scrisse nella prima pagina del
libro della creazione, il core.--L'avete voi detta? Avete voi gittato in
mezzo alle turbe quel nome magico, che annunciando all'uomo la propria
dignità, crea dallo schiavo l'eroe, quella parola d'EGUAGLIANZA, che
Cristo aveva pronunciata diciannove secoli addietro, e che in un mondo
corrotto, anarchico, egoista, incredulo, lacerato dai barbari aveva pur
bastato a fondare una religione? Avete voi detto al popolo: _noi veniamo
ad emanciparvi; veniamo a stringere il patto d'amore; veniamo a porre un
termine alle vostre miserie_?--No, avete tremato del popolo; del popolo
senza del quale non farete mai nulla; del popolo, PRIMO ELEMENTO DELLE
RIVOLUZIONI. Perchè, noi lo abbiam detto e lo diremo finchè prevalga, le
rivoluzioni hanno ad esser fatte PEL POPOLO E DAL POPOLO; nè
finattantochè le rivoluzioni saranno, come ai nostri giorni, retaggio e
monopolio d'una sola classe sociale e si ridurranno alla sostituzione
d'un'aristocrazia ad un'altra, avremo salute mai. Ma voi, dimenticando
che una riforma sociale è viziata ne' suoi principî, se non comprenda e
non rappresenti gl'interessi e i bisogni di tutte le classi;
dimenticando che a trionfare avevate bisogno di braccia, e che ad averle
è necessario animarle d'una idea di potenza, di fratellanza, e
d'ammiglioramento, poneste mente a comprimere il popolo, e frenarlo
nell'istinto del bene che lo agitava, e vietargli la lotta. Però il
popolo vi lasciò soli; stette inerte a contemplare lo spettacolo d'una
contesa, alla quale non era chiamato.--Un grado di progresso nella
grande fusione sociale, nell'equilibrio possibile, ecco l'intento delle
moltitudini. L'_idea_ è nulla per esse, dove non sia scesa
all'applicazione; e d'onde trapelò nei vostri atti, nella vostra
carriera questo desiderio d'applicazione?--Io scorro i vostri mille
decreti; dov'è un decreto, che proclami solennemente il principio della
sovranità del popolo, sorgente di tutti i poteri? Dov'è un decreto che
ordini l'esercizio del principio d'elezione, vastamente inteso e
applicato? Dove un decreto, che dica al popolo: armatevi, e che provveda
ad armarlo? Dov'è un atto solo in cui il popolo abbia schiusa, col suo
intervento, davanti a sè la carriera della insurrezione?
Avevate una gioventù calda, ardita, impaziente d'azione, dalla quale
potevate, sapendo, trarre una potenza invincibile; però che LA GIOVENTÙ
È SANTA; la gioventù anela al sagrificio puro, e per premio, una
speranza che le conforti il sospiro ultimo, una parola di lode.--Che
avete voi fatto per essa? Quali sorgenti d'entusiasmo avete schiuso a
quell'anime giovenili, che volano al grande collo slancio? Quali
generose passioni avete tentato dirigere all'intento sociale?--Nessuna.
L'anime giovanili s'erano infiammate al sole della novella Civiltà,
s'erano levate sublimi alle idee di patria comune, di fratellanza
italiana, di gloria europea, d'emulazione coi loro fratelli di Francia,
di Brusselle, di Varsavia--e voi sfrondaste quelle idee fin dalle prime
mosse, impiccoliste quell'anime nelle angustie d'una sommessione cieca
ed inerte; le intorpidiste colla diplomazia; le fiaccaste colla
diffidenza e colla paura. La gioventù fremea guerra,--e voi non che
attentarvi pur di bandirla, non osaste intravvederne la necessità; non
osaste mirarla in faccia un solo momento senza tremare; cacciaste nei
vostri primi discorsi, ad agghiacciarle il sangue bollente, una parola
di pace, di pace obbrobriosa, e impossibile. E mentre le grida dei
giovani; commossi al pericolo dei loro fratelli di Modena e Reggio, vi
richiedevano d'armi, di capi, e d'un cenno per volare a soccorrerli, voi
mandavate la infame parola: LE CIRCOSTANZE DEI MODENESI NON SONO LE
NOSTRE[59]; rinnegavate l'Italia e i vostri fratelli decretando si
togliessero l'armi, e si RINVIASSE NELL'INTERNO QUALUNQUE ESTERO
S'INTRODUCESSE NELLO STATO, però che NESSUNO DE' VOSTRI DOVEA PRENDER
PARTE ALLE QUERELE DEI VICINI; e queste parole uscivano da labbra
italiane, si parlavano ad Italiani, e gli esteri erano Italiani,
favellavano un linguaggio italiano, e la bandiera che l'Austriaco
calpestava coi piedi era italiana!!!--Sperda il tempo quella parola, e
verrà giorno in cui le nostre generazioni ricuseranno di crederla. Ma in
oggi, a chi non prepone all'utile della patria una illusione di meschino
amor proprio, giova farla suonare alto, sì che l'Italia arrossisca
d'averla intesa e sofferta! Giova ripeterla a snudare la piaga che
dannava a morte una rivoluzione nata sotto bellissimi auspicî; giova
dirla, perchè lo straniero impari a conoscere come furono tradite da
pochi capi le più care speranze d'un popolo condannato finora a starsi
errante tra la infamia dei gabinetti e la codardia de' suoi condottieri!
Furono visti i settecento Modenesi di Zucchi attraversare Bologna
disarmati e dimessi, in sembianza di prigionieri. I cittadini piangevano
a tanta viltà; il ministro della guerra era ARMANDI, e dava quest'ordine
mentre gli Austriaci avevano già oltrepassato il confine Bolognese;
rotto il non-intervento a Modena, a Reggio, a Parma, a Ferrara; e tutto
quel giorno (20 _marzo_), non fu dato un ordine ai cittadini armati
raccolti ai quartieri; e fu pubblicato solamente un manifesto, in cui
s'esortavano i cittadini non a preparare le barricate, ma a starsene
tranquilli nelle proprie case; e s'affermava la guardia NAZIONALE essere
istituita a mantenere non la indipendenza della nazione, ma il _buon
ordine_, e non altro; e fu sussurrato ai padri, ai capi di famiglia o di
negozio, ai giovani stessi di non abbandonar la città per raccogliersi
in Ancona; e chi facea queste cose, prometteva sarebbe stato l'ultimo a
partirsi, poi si partiva primo, la sera, e secretamente!--Nè gli estremi
pericoli sono scusa a siffatto procedere, però che nessun pericolo scusa
dalla viltà, nè d'altra parte quelle codardie furono generate dalle
incertezze degli ultimi momenti d'una rivoluzione caduta, ma furono
effetto d'un sistema; del sistema che noi combattiamo; del sistema che
parve adottato a infiacchire e sperdere la potenza d'ogni elemento
rivoluzionario.--Nove dì prima di quel giorno, invasa Ferrara dagli
Austriaci, e sostituita al Comitato Governativo una reggenza a nome del
Papa per opera di Flaminio Baratelli, infamissimo tra gli uomini, usciva
un bando del Governo Provvisorio bolognese, che parrebbe dettato
dall'Austria, se le firme non fossero, a difendere e giustificare quella
infrazione al patto del _non-intervento_; a coonestare per via di
sofismi e d'arguzie forensi quell'atto di guerra aperta; a frenare
l'impeto dei cittadini, che correvano all'armi, colle allegazioni del
trattato di Vienna, colle esortazioni alla inerzia, colle promesse di
pace[60]. E Ferrara aveva sette deputati a Bologna, e la unione e la
libertà s'erano decretate solennemente!--Or credevano essi gli uomini
del governo alle proprie parole o fingevano? Certo i posteri male
potranno discernere se in quelli atti predominasse la viltà, o la
ignoranza.--E nei primi giorni della insurrezione, quando urgeva
dilatare l'incendio per ogni dove, e fomentare lo slancio, le prime voci
che gli uomini influenti predicavano ai giovani armati erano voci di
moderazione; e il primo giuramento che fu fatto prestare in pubblica
piazza fu quello di: SIATE MODERATI; come se vi fosse moderazione
possibile prima della vittoria; come se vi fosse altro giuramento in
rivoluzione da quello in fuori d'essere, e farsi forti!
Con siffatti modi si voleva animare la gioventù! Con siffatti modi si
pretendeva giovare alla rivoluzione italiana nascente!
Ed oggi v'è chi assume la difesa di quei ciechi decreti! V'è chi dimanda
quasi schernendo PERCHÈ, se la gioventù fremeva avversa a siffatte cose,
non si levò nello sdegno a ricacciar nella polvere i pochi che ne
tradivano il voto!
Perchè?
Oh! io la so, io la so quella storia di sensazioni amarissime per le
quali il giovine del secolo XIX trapassò sì veloce dall'entusiasmo alla
indifferenza, dai conforti della speranza alle angoscie della delusione,
dal grido di guerra al destino, alla fredda bestemmia del disperato!--Da
prima uno slancio indefinibile, senza limiti, un delirio di gioja, un
anelito alla lotta, una fiducia nella vittoria--e quando la prima voce
di libertà si diffonde per le città, quando il primo stendardo patrio
sventola sulle torri, un'adorazione a quella voce, a quello stendardo,
un rinegamento, un oblìo totale di tutto ciò ch'è individuale, per
impalmare le destre, e correre alle armi! Allora i primi che si mostrano
rivestiti d'una missione sono venerati e seguiti colla stessa fede che
meriterebbero dopo averla compiuta. La gioventù s'annoda, si stringe
intorno ad essi, ad attendere il cenno, le norme per moversi. Poi,
quando la lentezza, o la incapacità incominciano a mostrarsi nell'opere
di quei duci, quando la espressione del voto pubblico esce travisata,
indebolita, o velata, una incertezza di giudicio, una esitazione
funesta, una speranza che gli arcani della profonda politica imperino
quelle mosse timide, e inadequate all'intento. Poi, il sospetto, il
freddo mortale sospetto insorge; la gioventù intende confusamente, che
non v'è il potente alla testa; la gioventù freme ma tacitamente, però
che il ribellarsi, il tumultuare, il cacciarsi innanzi da sè le
frutterebbe taccia d'ambiziosa, d'irrequieta, d'incontentabile. La
libertà s'affaccia ad essa così pura, così santa, che il grido della
rivolta pare contaminarla. Intanto lo spirito pubblico si deprime; la
diffidenza si stende; le voci di tradimento serpeggiano nelle
moltitudini; i partiti si formano; e il nemico innoltra, profittando
d'ogni cosa.--Poi, quando il momento della crisi è giunto, l'anatema ai
capi s'innalza potente, ma è tardi; il precipizio è aperto, la rovina è
inevitabile. Spento il coraggio, che dà la vittoria, rimarrebbe ai
giovani il sagrifizio. Ma il sagrifizio per chi? Per nulla? Per quei che
hanno minato, distrutto l'opera generosa? E senza speranza d'esito
favorevole?--Allora un freddo s'apprende al core; allora un senso di
stanchezza, di sconforto, di misantropia, s'insignorisce della facoltà;
allora vien la bestemmia, la sterile, disperata bestemmia. Ecco anime
perdute! Maledizione a chi le ha perdute! Maledizione a chi non seppe
trarne cosa alcuna a pro della umanità!
Io lo chiedo ai giovani italiani. Quanti fra loro non hanno subìto la
progressione di questi pensieri? Quanti fra loro non sentirono un
palpito nell'anima, non balzarono di gioja generosa all'idea del
pericolo? Chi è tra loro che non salutasse colla fede dell'avvenire il
mattino, il fresco mattino, vegliato al sorgere sovra una rupe, colla
bandiera al vento, la vedetta in distanza, un pensiero alla donna del
suo core, e una palla pel primo soldato austriaco? Chi non ha inebbriato
l'anima di questa poesia--poesia d'azione, di vita, di moto in tutte le
facoltà, libera, piena, potente--poesia del secolo--poesia i cui primi
raggi incoronano la zolla che ricopre l'ossa di Koerner, i secondi
strisciarono sul fucile del Klefta e posano sul sepolcro di Botzaris, i
terzi scherzeranno, io lo spero, intorno al berretto del giovine
italiano sui gioghi dell'Apennino?--Ma come oprare, come tradurre in
azione questa poesia dell'anima, dove tutto è paura, dove si combatte
colla diplomazia non coll'armi, dove ogni pensiero virile è maledetto
col nome d'audacia, dove mancano ordini, norme, esempli, materiali di
guerra, incoraggiamenti; dove finalmente gl'individui che rappresentano
quel voto d'una nazione che aspira a _ringiovanirsi_ lo rinegano al
primo apparire d'una bajonetta nemica?