IV.

A quei che stettero primi nella rivoluzione dell'Italia centrale--a quei

che convalidarono col silenzio e colla inerzia le loro dottrine--a quei

che in oggi si assumono le difese dei loro atti, e maledicono alla

gioventù perchè non li venera muta, noi abbiamo il diritto di chiedere:

Volevate voi dirigere la rivoluzione all'intento voluto dalle

moltitudini, che la operavano?

Allora--dovevate costituirvi rivoluzionarî davvero: cacciare un grido

all'Italia, e lanciarvi innanzi. Dovevate prefiggere ad ogni atto della

vostra esistenza politica il pensiero d'indipendenza, d'unità, e di

libertà che fremeva nel petto ai vostri concittadini; dovevate procedere

con franchezza, e con energia alle conseguenze dei principî

rigeneratori. Allora--v'era mestieri calcolare le difficoltà della

vostra situazione, e affrontarle anche a rischio di soccombere davanti

ad esse; v'era mestieri meditare le leggi fondamentali d'ogni

rivoluzione, e subirne le conseguenze e l'azione; v'era mestieri, se

fatti non potevate, cacciar principî sull'arena italiana; lasciare un

alto insegnamento ai posteri, se le sorti ci contendevano un

miglioramento materiale, positivo: educarli, se liberarli non v'era

dato. Allora--vi correva debito sacro di definire davanti all'Europa la

tendenza, il carattere dei moti Italiani; debito di tentare tutte le vie

per le quali una rivoluzione può conquistar la vittoria; debito di

ritemprare con forti esempli l'anime incodardite negli anni lunghi di

servitù, di cacciare un guanto ai nostri nemici, ch'essi dovessero

tremare di raccogliere, di lasciare almeno alla crescente

generazione--s'altro non era concesso--il programma della rivoluzione

avvenire. Gli elementi stavano dinanzi a voi; Dio, padre della libertà,

li aveva creati per voi, se sapevate o volevate usarne. L'entusiasmo, il

coraggio, ed il genio--tre angioli di vita a un popolo decaduto: tre

scintille di potenza immortale: tre raggi che brillarono di bellissima

luce mentre il bujo della paura vi si stendeva intorno all'anima

sconfortata--erano con voi e per voi, purchè aveste cercato suscitarli

col sacrificio e coll'audacia dei generosi; purchè aveste saputo

evocarli colla fede e col martirio, purchè non aveste isterilita ogni

vostra potenza colla funesta parola: _l'Italia è morta_. L'Italia morta?

Oh! v'è una vita in questa Italia caduta, che non conosce la

morte!--L'Italia morta? Oh! se di mezzo a voi un uomo si fosse levato;

se quest'uomo, trascorrendo con occhio d'aquila tutti gli elementi di

lotta esistenti in Italia, avesse inteso il partito che potea trarsene;

s'egli avesse sentito la vastità del ministero che le circostanze gli

davano; s'egli avesse detto a sè stesso: a questo punto, non vi hanno

riguardi, non v'è autorità, non v'è legalità, non v'è che un dovere:

tentare la salute della patria; il mandato a fare non emana in siffatti

momenti da un congresso, o da una commissione provvisoriamente

governativa, ma dalla legge suprema della necessità, dal suffragio dei

proprî fratelli, dalla coscienza delle proprie forze e della propria

virtù; se quest'uomo avesse fatto un appello alla nazione, avesse

diffuso una gioventù bollente sulle terre vicine, sui monti, nelle

campagne, avesse detto ai giovani: siate grandi! alle moltitudini: siate

con noi, però che noi veniamo a togliervi allo stento ed alla miseria;

ai giacenti: sorgete! levatevi in arme! noi veniamo a vincere o morire

con voi!--che non avrebbe egli fatto della gioventù? di quella gioventù,

che sfiduciata da mille delusioni, abbandonata e tradita, resa inerte

dalla diffidenza, dai sospetti, dal difetto di ordini, trovò pur modo di

salvare l'onore italiano, e di protestare a Firenzuola, a Novi, a

Rimini, che dove fosse stata unione, confidenza, ed energia di

condottieri sapienti, la potenza del nome italiano sarebbe

stata?--Forse, se un linguaggio e un contegno decisivo s'assumevano

dagli uomini ai quali erano fidate le sorti della patria; se una parola

solenne bandiva che l'Italia Centrale era sorta per tutti, ch'essa

avrebbe combattuto per tutti, o sarebbe caduta vittima per tutti; se un

fatto--un fatto solo, ma grande, ma potente, ma tremendo d'una volontà

disperata, e compiuto al cominciar della lotta dai rappresentanti il

pensiero italiano, avesse scosso le menti, forse strappavamo alla mano

del tempo l'ora della risurrezione, forse il grido di guerra a morte

sorto di mezzo alle barricate cittadine, o la maledizione al barbaro

cacciata dai canuti morenti tra le rovine d'una città, rompeva il

letargo dei secoli, suscitava alla vendetta i milioni incerti fra la

speranza e la tema; però che la virtù d'un esempio è infinita, e dai

rottami di Missolungi sorse la Grecia.--O fors'anche, quei primi forti

perivano, e soli; ma si salvava l'onore, si struggevano le insulse

accuse che ci vengono dallo straniero, le infamie che suonarono

dall'alto della tribuna francese sulla bocca di Thiers e Guizot non

erano proferite; e si gittava tra le rovine italiane un principio che

avrebbe fruttato miracoli nell'avvenire, un principio essenziale,

inevitabile,--perchè, davvero, o Italiani, senza simili fatti, senza

quei sagrifici, NON SARETE LIBERI MAI.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 53 / 125 题