Gli sforzi dell'on. Crispi per togliere di mezzo i dissensi tra l'Italia
e la Francia e stabilire su basi sicure la pace tra le due nazioni,
furono vani. Cosicchè egli dovette rimanere in vedetta per sorvegliare
ogni atto della Francia che potesse recarci nuovi danni.
Assicuratosi che l'annessione della Tunisia non sarebbe avvenuta senza
il nostro consenso, cioè senza compensi per noi, continuò a far buona
guardia su Biserta che il Governo francese cercava di fortificare. Già
da gran tempo egli faceva tener dietro da persone fidate al progresso e
alla natura dei lavori che si venivano compiendo in quel porto,
denunziandoli alle Potenze amiche ed alleate e interessando il Governo
inglese ad associarsi al Governo italiano in una azione diretta ad
impedire il proseguimento di quei lavori, che si rilevavano contrarli
agl'impegni presi dalla Francia al 1881 e che minacciavano di turbare
ancor più l'equilibrio delle forze nel Mediterraneo. Il Gabinetto
britannico aveva già riconosciuto che Biserta era _la maggiore posizione
strategica nel Mediterraneo_, e insieme alla Cancelleria germanica aveva
fatte vive rimostranze a Parigi. E il signor Goblet nel 1889 assicurava
Londra e Roma “non esservi alcuna intenzione nè di ampliare, nè di
fortificare il porto di Biserta e trattarsi solo di scavi necessarii e
periodici„; e il signor Ribot in ottobre 1890 negava “che si compiano
studi per l'erezione di fortilizi o di opere militari in Biserta.„
Ma i ministri francesi erano, naturalmente, reticenti; i lavori che si
compievano a Biserta erano senza dubbio di carattere militare, e Crispi
lo dimostrò in un _memorandum_. La Germania riconobbe che la questione
era divenuta grave e appoggiò i nostri passi per un'azione decisiva. Il
20 gennaio 1891 Crispi fece interpellare l'Inghilterra se non fosse il
caso di una comune azione immediata; ma la questione cadde col ritiro di
Crispi dal potere (31 gennaio 1891) e con l'Italia si disinteressò di
Biserta anche l'Inghilterra.
Quanto alla Tripolitania, Crispi ebbe per un momento, nel luglio del
1890, la speranza che potesse divenire italiana, senza contrasto da
parte delle grandi Potenze, le quali, tutte, in epoche diverse, avevano
riconosciuto la prevalenza dei nostri diritti su quella regione. Non
avrebbe voluto, per motivi di politica generale, rompere con la Turchia,
ma prevedendo ogni ipotesi, pensò anche ad un'occupazione militare
contrastata dai turchi e alla maniera di renderla più facile. Si accinse
quindi a preparare il terreno col guadagnare all'Italia la simpatia e
l'appoggio degli elementi indigeni della Tripolitania. Il cav. Grande,
Console d'Italia a Tripoli, lavorò sagacemente per secondare le vedute
del suo Ministro. Il seguente telegramma, relativo alle trattative con
Sid Hassuna Caramanli, capo allora della famiglia che aveva
signoreggiato il _vilayet_ sino al 1835, indica che il lavoro di
accaparramento degli arabi era bene avviato:
Tripoli, 7 agosto 1890.
(Decifri V. E. stessa. Segretissimo). — Profittando, che Sid Hassuna
Karamanli trovasi qui, chiamatovi dal Governatore generale per gli
ultimi avvenimenti della frontiera, gli feci parlare da un mio e di
lui amico intimissimo e confidente. Il colloquio ebbe luogo ieri
sera. Raccomandai all'amico che l'apertura delle trattative avesse
carattere privato, come provenienza da una particolare iniziativa,
esplorandone per ora animo e intenzioni.
Sid Hassuna Karamanli mostrossi disposto coadiuvare occupazione
italiana, convinto che, se non noi, sarebbero altri ad occupare la
Tripolitania; disse disporre di tutte le forze delle popolazioni
della montagna, godendone le simpatie. Per preparare terreno chiede
tempo e denaro, non per lui, ma per gli sceiks. Accetterebbe una
forma di governo simile a quella della Tunisia. Ciò, dice,
eviterebbe la resistenza degli arabi e pacificherebbe il paese. Non
dissimula la resistenza della Turchia, la quale però, non secondata
dall'elemento arabo, cederebbe di fronte alla forza italiana.
Raccomanda la massima prudenza, essendo sorvegliato dal Governatore
generale. Dichiara il paese stanco della occupazione della Turchia.
Karamanli mostrò di conoscere la situazione politica dell'Africa e
di cogliere l'occasione favorevole. Egli ritorna al Gibel Gharian
questa sera. Ha assicurato sarà di ritorno.