Crispi, anzichè rispondere direttamente al Pyat, telegrafò
all'Ambasciata a Parigi nei seguenti termini:
«Torino, 11/9/88
_R. Ambasciata Italiana_,
Parigi.
Ricevo da costì una lettera di Felice Pyat che mi prega ed esorta di
fare quanto dipende da me per ricondurre i buoni rapporti tra la
Francia e l'Italia. Non gli rispondo direttamente perchè non voglio
impegnare alcuna polemica. Prego invece la S. V. di recarsi da lui e
di dirgli che i miei sentimenti verso la Francia sono i medesimi di
quelli che io nutriva 32 anni addietro, quando eravamo esuli a
Londra. Io mi sono difeso contro provocazioni diplomatiche che non
mi sarei aspettate dal governo francese. La politica nostra è
difensiva, non offensiva, e giammai da parte nostra sarà mossa
guerra alla Francia. Io desidero le più cordiali relazioni col
popolo vicino, ma i francesi sono talmente ingannati dalla stampa
locale che le mie speranze di un accordo fra i due paesi comincia a
languire. Ora, se Félix Pyat si sente le forze di persuadere i suoi
concittadini in nostro favore sciogliendo l'inganno in cui essi si
trovano, io ne sarei lietissimo, ed Ella può assicurare l'amico Pyat
che l'Italia non mancherebbe di fare il debito suo.