_26 agosto._ — Alle 3,45 pom. a Milano; alle 6,30 a Monza dal Re,
cui fo relazione dei colloqui con Bismarck e Kálnoky; quindi di
nuovo a Milano.
_28 agosto._ — Telegrafo all'ambasciatore a Berlino:
«Parlai col Principe della necessità di associare le Agenzie
telegrafiche italiana, germanica ed austriaca allo scopo di
stabilire un servizio in tutta Europa. Il Principe accolse l'idea
con entusiasmo. Ho parlato oggi a Nigra perchè si adoperi in Vienna
a fare riuscire tale associazione. Egli pure riguarda l'attuazione
del progetto come altamente desiderabile e non mancherà di fare
quanto occorre. Sarà però bene che il Principe avvisi il principe di
Reuss acciocchè questi cooperi con Nigra al successo di questo
affare».
La stampa germanica e austriaca rilevò l'importanza della visita
dell'on. Crispi a Friedrichsruh. Meritano speciale menzione le
considerazioni fatte dalla _National Zeitung_ nel suo numero del 23
agosto. Dopo aver constatato che Crispi si era recato a visitare di
nuovo il principe di Bismarck prima che il termine di un anno dalla
prima visita fosse spirato, l'articolo esprimeva l'avviso che fra le tre
Potenze alleate, l'Italia si trovava allora nella posizione più esposta.
“L'Austria ha da fare con una potenza la cui politica estera è diretta
da diplomatici di carriera che non si lasciano troppo sopraffare dalle
passioni popolari e che danno fondate speranze di saper tutelare gli
interessi dell'Impero degli Czar senza trascurare i necessari riguardi
verso gli interessi vitali del paese vicino. In Francia il governo
trovasi, invece, in mano di uomini come Floquet e Goblet, il cui sovrano
è l'“aura popolaris„, di semplici tribuni privi di sangue freddo e di
moderazione, e assolutamente dipendenti dal favore di un popolo così
vano, ardente, bellicoso, quale il francese. E un simile stato di cose
non potrebbe che peggiorare in seguito ad un cambiamento di governo, che
mettesse la cosa pubblica nelle mani del generale Boulanger. Per quante
dichiarazioni pacifiche egli abbia fatte recentemente, il suo passato e
l'appoggio degli _chauvins_ più accaniti lo costringerebbero ad assumere
un'attitudine provocatrice, sia che egli diriga lo sguardo verso
l'Alsazia-Lorena, sia che aspiri a ricuperare la perduta preponderanza
nel Mediterraneo. Nei due casi l'Italia sarebbe complicata in una guerra
colla Francia o a fianco della Germania, o a fianco dell'Inghilterra. I
disgraziati combattimenti in Africa sembra abbiano risvegliato le
speranze dei politicanti della Senna, i quali credono pure che
l'alleanza italo-tedesca assicuri all'Italia l'aiuto della Germania solo
nel caso di un'invasione francese nella penisola, e calcolano sulla
possibile astensione della Germania nel caso che l'Italia dichiarasse
guerra alla Francia in seguito ad una occupazione di Tripoli da parte di
quest'ultima. Nè minore sarebbe il pericolo per l'Italia ove di nuovo
sorgesse la questione egiziana, nella quale i suoi legittimi interessi
le impongono di sostenere energicamente l'Inghilterra contro le
pretensioni francesi. Date queste circostanze, così conchiude
l'articolo, il convegno tra i due uomini di Stato che dirigono la
politica della Germania e dell'Italia avrà un fondo essenzialmente
positivo. Non già che catastrofi sieno imminenti o addirittura
inevitabili; la solidità della lega dell'Europa centrale, la gloria che
circonda l'esercito germanico e il timore che esso inspira sono
eccellenti istrumenti di propaganda per la pace dei popoli; ma le
condizioni in Francia si sono dal 1.º ottobre 1887 in poi, avvicinate di
alcuni gradi al punto nel quale il _caos_ comincia e l'avvenire più
prossimo diventa imprevedibile. Quando il signor Crispi venne a
Friedrichsruh l'anno scorso dominava un apprezzamento relativamente
ottimista della situazione in Francia. Il ministero Goblet-Boulanger era
caduto, e il ministero moderato Rouvier dirigeva gli affari della
Repubblica francese. Le persone ragionevoli non vedono anche ora alcun
fantasma, ma si dicono tuttavia, che ci avviciniamo all'esplosione a
Parigi e che nessuno è in grado di dire fin dove si sperderanno le
rovine o le scintille. Per il momento il viaggio del Presidente del
Consiglio italiano avrà un buon effetto sugli animi irrequieti della
Senna. L'alleanza tra la Germania e l'Italia presa astrattamente,
esercita sul francese del volgo il suo giusto effetto di intimidazione,
soltanto quando appare ai suoi occhi sotto una forma sensibile e
palpabile.„
_3 settembre._ — Il signor Goedel, Incaricato d'affari
d'Austria-Ungheria, mi dà lettura di una Nota nella quale è riferita
una conversazione del conte Kálnoky con l'Incaricato d'affari di
Francia. La Nota è del 29 agosto. Il rappresentante francese voleva
conoscere l'opinione del conte Kálnoky sull'ultima Nota francese e
sulla Nota turca per Massaua. Il ministro austro-ungarico diede
consigli di prudenza. Disse che non conveniva dare importanza alla
questione e che bisognava lasciarla cadere. Dal colloquio di Eger
egli aveva portato la convinzione che il ministro Crispi non se ne
sarebbe occupato ulteriormente. Il Kálnoky consigliava sopratutto a
localizzare il dibattito e a non portarlo dal mar Rosso nel
Mediterraneo. Le Potenze non permetterebbero che fosse turbato lo
_statu-quo_ nel Mediterraneo.
Circa la protesta turca il Conte manifestò il pensiero che non
convenisse darvi gran peso, e che si dovesse lasciar da parte anche
la interpretazione dell'articolo X della convenzione pel canale di
Suez. Non esser equo per la Francia dare appoggio alla Turchia. Del
resto la Francia non avrà dimenticato la protesta fatta dal Sultano
al 1881 per l'occupazione della Tunisia. Certamente la protesta del
1881 per la Tunisia non può avere un valore minore di quella fatta
ora per Massaua. Se la Francia non dette importanza alla prima, non
può darne alla seconda.
L'Incaricato francese non seppe che cosa rispondere a questa ultima
argomentazione. Disse che il governo francese riterrebbe chiuso
l'incidente dopo l'ultima Nota di Goblet. Teme che non faccia
altrettanto l'Italia, la quale mandando la sua flotta in Oriente
potrebbe avere velleità bellicose. Il conte Kálnoky assicurò che la
flotta italiana era andata in Oriente per i consueti esercizi
annuali.
— Il conte di Goltz è venuto a leggermi un telegramma ricevuto ieri
sera da Berlino. Il conte Hatzfeldt avrebbe scritto al principe di
Bismarck la risposta di lord Salisbury per l'affare di Kisimayo. Sua
Signoria desidera che il governo italiano voglia attendere per la
concessione di un territorio, garantendo che Kisimayo non sarà
conceduto ad alcuno. L'Inghilterra si adoprerà affinchè l'Italia
abbia quanto chiede. Lord Salisbury intanto chiede che gli siano
mandati i termini della promessa fatta all'Italia dal defunto
Sultano dello Zanzibar.
Ho risposto al conte Goltz che attenderò l'opera dell'Inghilterra e
manderò intanto a lord Salisbury copia dell'atto di concessione.
Prego il Goltz di ringraziare il Principe per l'interesse da lui
preso in questo affare.
_4 settembre._ — Il signor di Goedel è venuto a dichiararmi che il
conte Kálnoky, dividendo pienamente le nostre opinioni, si rifiuta
di aderire alla domanda del governo dei Paesi Bassi per la
modificazione dell'articolo IX della convenzione per la libertà del
canale di Suez.
_15 settembre._ — Il signor di Goedel per incarico del conte
Kálnoky, è venuto a riferirmi le istruzioni date al suo Incaricato
d'affari a Costantinopoli circa talune domande fattegli da
Sadullah-pascià. L'ambasciatore turco avrebbe chiesto se nel
colloquio di Eger il Crispi aveva manifestato i suoi concetti
intorno alle intenzioni del governo italiano in Africa, e se si era
convenuto qualche cosa per la Bulgaria. Il Kálnoky rispose che la
questione di Massaua è cessata. Il ministro Crispi non intende farne
argomento di ulteriori discussioni; ad Eger manifestò sentimenti
pacifici, e non è suo interesse dar seguito ad un dibattimento ormai
esaurito. Conviene però che la Francia non risusciti il conflitto
con pretese nel Mediterraneo. Allora l'affare potrebbe attirare
l'attenzione delle Potenze che hanno interesse al mantenimento dello
_statu-quo_. Per la Bulgaria il governo italiano è concorde con
l'austriaco circa la convenienza di lasciare al tempo la soluzione
del problema. Nulla sarà fatto per ridestare questioni ormai sopite
e per richiamare l'attenzione dell'Europa su di un popolo che fa
bene i suoi affari. L'Italia e l'Austria si adopreranno in ogni
occasione perchè la pace non sia turbata nei Balcani.
_24 settembre._ — Il conte di Goltz, venuto in Napoli, mi ha parlato
di vari argomenti, tutti di qualche importanza.
La missione dei preti abissini presso il governo russo non ebbe
successo. Gli abissini offrivano allo Czar un'isola nel mar Rosso;
ma l'offerta, dubbia in sè stessa perchè manca l'isola, non invogliò
il sovrano. Giers non celò che nella Russia vi sono simpatie per
l'Abissinia, per motivi religiosi.
Missionari tedeschi in Cina: ottennero quanto chiedevano
dall'Imperatore del Celeste Impero, e il governo di Berlino domanda
se abbiamo ottenuto altrettanto, essendo suo desiderio che l'Italia
abbia gli stessi benefici. I missionari tedeschi che si recassero in
Cina con passaporto non germanico, non otterrebbero il visto. Ho
ripetuto la risposta fatta all'Incaricato d'affari italiano a
Berlino. Il ministro di Germania a Pechino appoggerà le domande del
governo italiano.
In Russia si attendeva che la Bulgaria il 18 corrente avesse
proclamata la sua indipendenza. Erano voci di giornali; tutto passò
tranquillamente.