_6 ottobre 1887._ — Questione balcanica; in seguito alla Nota del
segretario di Stato da Berlino, Kálnoky, ch'era favorevole alla
istituzione degli Stati balcanici autonomi, consente a stabilire le
basi di un accordo con l'Italia.
— Bulgaria: la Russia insiste sulla missione di Ehrenroth, cui
vorrebbe dare la durata di sei mesi, ed esige che sia la Turchia a
proporla. È però contraria a misure coercitive.
_16 ottobre._ — I francesi si agitano e vorrebbero suscitare
disordini nel Marocco. Il ministro degli Affari esteri di Spagna,
Moret, vorrebbe una Conferenza europea pel Marocco.
— Notizie da Londra: Francia e Inghilterra trattano per una
Convenzione internazionale circa la libertà del canale di Suez.
_22 ottobre._ — Il ministro di Spagna viene a parlarmi delle idee
del suo governo e dei propositi di esso per le cose del Marocco. È
una conferma di quello che ci fu telegrafato dal nostro ministro
Maffei. Il ministro spagnuolo degli Affari esteri, Moret, ha
comunicato a Parigi una Nota del Sultano, dell'agosto, per una
Conferenza.
_23 ottobre._ — L'ambasciatore d'Austria è venuto a parlarmi di un
colloquio del ministro di Spagna a Vienna col conte Kálnoky sulle
cose del Marocco. Kálnoky avrebbe consigliato un accordo tra la
Spagna e la Francia.
_28 ottobre._ — L'incaricato di affari di Francia, Gérard, mi
felicita pel discorso di Torino e mi ringrazia per le mie parole
benevole verso la Francia. Parliamo del passato.
_31 ottobre._ — Visita del conte Solms, ambasciatore di Germania.
Convenzione militare: l'Imperatore accolse la mia idea; Moltke
lavora.
Gli otto punti dell'accordo per gli affari d'Oriente, come redatti —
comunicati a me ed a Salisbury da Kálnoky. — Salisbury li accettò in
massima, salvo il Consiglio dei ministri di giovedì. Io ne detti
conoscenza all'Ambasciata a Londra per cooperarci presso Salisbury,
dopo aver conosciuto la parte presa da Bismarck. Solms crede che
Bismarck presso Salisbury abbia minore influenza di me.
Marocco: La Conferenza accettata da noi a condizione che tratti e
risolva tutte le questioni. Sui tre punti comunicati dalla Francia
sono favorevole.
Convenzione pel canale di Suez: non ancora firmata; scambio d'idee
fra le tre Potenze.
_1 novembre._ — Visita dell'ambasciatore d'Austria, de
Bruck-Pellegrini: dimostrazioni cattoliche — Notizie di
Costantinopoli e della Bulgaria — Maggiorati napoletani, per la
contessa di Trani, sorella dell'Imperatrice — Convenzione per Suez.
_2 novembre._ — Visita dell'Incaricato di Francia — Trattato di
commercio — Capitolazioni a Massaua; il greco condannato; protezione
greca; ordinanza del generale Saletta per la liberazione del greco,
suo significato. Mie riserve: non capitolazioni, ma stato di guerra.
I francesi stanno alla tesi delle capitolazioni; io no. Il trattato
pel Canale di Suez firmato il 24 ottobre; comunicazione alla
Turchia.
_3 novembre._ — Visita del ministro di Spagna, conte Rascon.
Marocco: proposta di riparto con la Francia; sospetti
dell'Inghilterra, che sta per la neutralizzazione. Il ministro degli
Affari esteri di Francia, Flourens, accetta la Conferenza a
condizione che tra Spagna e Francia se ne fissi prima il programma.
Pellegrini spagnuoli — Toson d'oro pel principe Amedeo. — Canovas
del Castillo: suo discorso nel Club conservatore contro il governo;
non occuparsene.
— Visita del ministro di Grecia. Mi lagno dell'affare delle
protezioni francesi, e minaccio rigori contro gli stranieri.
_6 novembre._ — Nuova visita del ministro di Spagna. Giunse a Madrid
il 4 un dispaccio del ministro spagnuolo a Pietroburgo. Il gabinetto
russo con molta cortesia consiglia il governo madrileno di mettersi
d'accordo con la Francia nelle cose del Marocco. Questa
dichiarazione ha grave importanza. Conviene attendere il risultato
delle pratiche con la Francia. È chiaro un accordo franco-russo
nella questione marocchina, che potrebbe mandare a monte la
progettata Conferenza.
_10 novembre._ — Visita del conte Solms. Mi parla della malattia del
principe di Bismarck, del viaggio dello Czar; dell'irritazione
dell'Imperatore. Condotta dei russi contro i tedeschi. Eccitazione
di animi.
— Ministro di Spagna. Mi porta notizie della visita dei giornalisti
italiani. Desiderio di una dimostrazione — Gran Croce d'Isabella
all'on. Bonghi; in corrispettivo quella della Corona d'Italia al
signor Caspar Mugnoz de Arce. Convenzione pel Canale di Suez; la
Spagna attende la nostra risoluzione.
— Visita dell'ambasciatore d'Inghilterra. Dolorose notizie del
Principe imperiale — Convenzione di Suez; mutamenti; contemporanea
presentazione della Francia e dell'Inghilterra. Per incarico della
Regina il duca di Norfolk verrà a Roma, per ringraziare il Papa di
aver mandato Ruffo-Scilla pel suo giubileo, e per congratularsi pel
giubileo di Sua Santità. Verranno altri lords e deputati cattolici
verso il 10 gennaio prossimo.
_11 novembre._ — Il conte Solms viene a informarmi della missione di
Radovitz presso il Sultano allo scopo di dissuaderlo della pessima
opinione che aveva di me. Gli avevano fatto credere che io volessi
la costituzione di uno Stato albano-macedone. La missione del
Radovitz è riuscita.
Francesi contro italiani in Tunisia. Il Cardinale Lavigerie, con
l'ausilio del suo Governo, è divenuto prepotente ed ha attirato a sè
anche i maltesi.
Egitto: tribunali della Riforma.
Mi annunzia che il Consiglio di guerra in Francia ha respinto il
progetto di costituzione delle truppe alpine.
Marocco: minacce della Francia al Sultano, che avrebbe rifiutato una
indennità richiesta per la morte del Capitano Smith — Mi parla della
necessità della neutralizzazione del Marocco: questo argomento
dovrebbe essere l'oggetto della Conferenza di Madrid.
_13 novembre._ — Visita all'ambasciatore d'Austria e alla baronessa
sua consorte. La Baronessa è assente.
De Bruck mi dà lettura di una Nota dell'ambasciatore austriaco a
Parigi, nella quale riferisce una conversazione avuta col presidente
della Repubblica, Grévy. Questi parlò delle cose di Bulgaria e
dell'inchiesta parlamentare in Francia. Grévy avrebbe espresso
l'opinione che l'elezione del Coburgo era legale e che la missione
Ehrenroth non sarebbe riuscita più efficace di quella del Kaulbars;
che in Bulgaria non vi sarebbe altro di meglio a fare che lasciar le
cose come sono. Parlando dell'inchiesta disse che ne era addolorato.
Egli però non si sarebbe dimesso; e tale sua risoluzione era presa
per sentimento di patriottismo. La sua presenza al governo importava
il mantenimento della pace e della tranquillità. La Francia andrebbe
coinvolta in gravi disordini ov'egli non rimanesse al suo posto.
_14 novembre._ — Viene il conte Solms.
Finanze turche; mia proposta. Crede che ci distrarrebbe l'animo del
Sultano. Rispondo che io non aveva fatto una proposta formale.
L'idea, intanto, di un riordinamento delle finanze turche era venuta
da Costantinopoli, in seguito a colloquî degli ambasciatori dei tre
governi alleati.
Il Solms mi chiede se avessi avuto notizie delle pratiche della
Francia presso il Vaticano. La Francia avrebbe promesso al Papa
qualunque appoggio.
— L'Incaricato d'affari di Francia, signor Gérard, viene verso le 4
pom. al Palazzo Braschi.
Mi dice di essere stato incaricato dal suo Governo di comunicarmi il
progetto di Convenzione pel Canale di Suez concordato con
l'Inghilterra, insieme ad una lettera circolare del signor Flourens
e ad un'altra lettera del Salisbury. A proposito del trattato di
commercio, esprime la fiducia che lui ed il suo governo hanno in me
per un buon risultato.
Espulsione del greco Nicopoulo; se ne dichiara dolente.
Rispondo che il Nicopoulo doveva essere soddisfatto di essere stato
liberato dal carcere. Gli stranieri in genere — ciò avviene anche in
Francia — vengono espulsi dopo avere espiato la pena.
_17 novembre._ — All'Incaricato di affari di Francia ho detto che
l'Inghilterra mi aveva comunicata la Convenzione pel Canale di Suez.
Aspettavo qualche altro documento prima di dare una risposta
definitiva, ma in massima sono favorevole e mi adopererò presso i
governi amici perchè accettino anch'essi.
— Il conte Solms mi legge una lettera del signor de Holstein,
scritta a nome del principe di Bismarck, nella quale è detto che il
Principe mi ringrazia delle comunicazioni a lui fatte e del contegno
tenuto in tutti gli affari trattati fra i due governi. Prego il
Solms di ricambiare i ringraziamenti al Principe, che mi troverà
sempre benevolo e desideroso di essere sempre d'accordo con lui.
Una Nota da Berlino dell'11 novembre dà notizie della questione
marocchina. È contrario il Bismarck ad una Conferenza europea pel
solo argomento della protezione degl'indigeni. Parrebbe necessaria
la neutralizzazione del Marocco. Féraud, ministro francese, è
ritornato a Tangeri per agire nell'interesse francese. Moret resiste
alle esigenze della Francia. Fu presentato un progetto di divisione
del Marocco, ma la Regina Reggente è di opinione contraria, anzi
manifestò le sue meraviglie.
_18 novembre._ — L'Incaricato d'affari di Francia si presenta per
dirmi che ieri aveva telegrafato al suo governo la mia risposta
favorevole per la Convenzione del Canale di Suez, e la mia promessa
di adoperarmi presso i governi amici. Il signor Flourens mi
ringrazia per esser stato il primo e per la promessa fatta.
Avvertenza mia contro gl'intrighi dei monarchici. Consiglio a
sorvegliarli per evitare sorprese. L'Italia è interessata al
mantenimento della Repubblica, la quale è elemento di pace. Che il
Grévy resti al suo posto.
— Il conte Rascon è venuto a dirmi che l'ambasciatore di Francia gli
dette comunicazione della Convenzione per Suez. — Chiede se l'Italia
accetta, e se consiglia la Spagna di accettarla. Rispondo che
l'Italia in genere è favorevole. Però non avendo ricevuto tutti i
documenti non ho dato la mia risposta definitiva. Prego di aspettare
sino a martedì.
_19 novembre._ — L'ambasciatore d'Inghilterra mi porta a leggere la
lettera del 4 novembre con la quale Salisbury lo incaricava di
comunicarmi la Convenzione per Suez e i documenti che vi si
riferiscono.
_20 novembre._ — Il conte Solms mi comunica il seguente telegramma
del principe di Bismarck:
«Sua Maestà l'Imperatore Alessandro, trovandosi alla corte di
Berlino, ha manifestato nella maniera più positiva a S. M.
l'Imperatore e in una lunghissima udienza accordata a me, i suoi
sentimenti pacifici e la sua risoluzione di non impegnarsi in alcuna
coalizione aggressiva e di non attaccare mai la Germania. Vedremo se
i sentimenti di S. M. avranno un'influenza calmante sull'attitudine
della stampa russa, su quella degli impiegati e degli ambasciatori,
e sopratutto dell'ambasciatore a Parigi.
Non abbiamo mai creduto che l'Imperatore personalmente avesse ora e
per un certo tempo l'intenzione di assalirci.
Che un attacco della Russia contro l'Austria ci obbligherebbe,
conformemente ai trattati, a prestare soccorso a questa ultima, è
noto all'Imperatore Alessandro in seguito alle nostre comunicazioni
ufficiali, e gli è stato ricordato nuovamente ieri nella nostra
conversazione.
D'altro canto l'Imperatore è informato che l'avvenire della Bulgaria
non sarebbe giammai per noi una ragione per uscire dalla neutralità,
e che la nostra attitudine diplomatica relativamente alla questione
bulgara sarà regolata come in passato dalle stipulazioni del
trattato di Berlino.
I due monarchi non hanno preso impegni. L'avvenire dimostrerà se
saremo liberati dalla preoccupazione che l'agitazione in Russia e in
Francia aumenti ogni giorno per la passività del governo russo
dinanzi alle provocazioni dei suoi organi e dei suoi impiegati, e se
alla fine cotesta agitazione minaccerà la pace in un avvenire più o
meno prossimo, ovvero se dopo il suo ritorno in Russia l'imperatore
Alessandro vi porterà rimedio.»
_21 novembre._ — Visita del barone de Bruck.
Mi parla delle dichiarazioni pacifiche dello Czar a Bismarck. Esse
collimano con quelle comunicatemi ieri da Solms.
Fa cenno al diritto dei Borboni alla restituzione dei beni di
diritto privato, e vorrebbe una dichiarazione di principio come
quella fatta da Lamarmora alla Spagna quando questa riconobbe il
regno d'Italia. Rispondo che bisogna esaminare il caso speciale se
esistano ancora beni privati dei Borboni nel regno. Prometto di
studiare la questione, appena me ne saranno dati gli elementi.
— Visita dell'ambasciatore di Francia, conte di Moüy, di ritorno
dalle vacanze.
Si parla della crisi francese; egli non ha una sicura opinione sul
risultato della medesima. Mi narra che vide a Parigi l'on. Villa,
Presidente del Comitato Italiano per la Esposizione universale del
1889, e che si adoperò per contentarlo; agli italiani fu concessa
una speciale località che desideravano.
Il de Moüy mi ringrazia della mia adesione alla Convenzione pel
canale di Suez. Rispondo che in massima accetto la Convenzione, ma
che non potrò dare una risposta ufficiale finchè non avrò ricevuto e
letto tutti i documenti che si riferiscono a codesto grave
argomento. Negli articoli V e VIII della Convenzione trovo quello
che l'Italia aveva domandato.
Il viaggio di Friedrichsruh è anch'esso tema della nostra
conversazione. L'impressione in Francia non poteva essere gradita,
ma fortunatamente si va dissipando. Alla mia osservazione che a
Friedrichsruh nulla fu stabilito contro la Francia e che i discorsi
furono tutti di pace, egli oppose che io non avrei avuto bisogno di
fare un così lungo viaggio per così poco. Ricordai i propositi di
Gambetta al 1877 e la necessità d'intendersi fra i due paesi.
Secondo lui può combinarsi un _modus vivendi_ tra la Francia e la
Germania; ma finchè esiste la questione dell'Alsazia e della Lorena
non è possibile un accordo. La Francia vuole la pace — egli
soggiunse — e ne ha bisogno; essa, quantunque abbia un esercito
formidabile, non si lascia tentare a far la guerra. Crede quindi
strano che le altre Potenze costituiscano delle alleanze per
conservare una pace che la Francia non vorrà mai turbare.
Il signor de Moüy mi parla del trattato di commercio. Ho osservato
che il governo francese non ha mandato che due sole note e con
quella in risposta alle nostre domande ha chiesto cose impossibili;
ed ho soggiunto che cotesta è una prova di non voler stipulare
trattato alcuno. Egli si difese attaccandoci. Per lui il trattato è
più utile a noi che alla Francia. A questa gioverebbe il regime
comune delle tariffe. Gli ricordai che dopo il 1878 siamo rimasti
sette od otto mesi sotto il regime delle tariffe. Egli riprese
ricordandomi che noi diamo alla Francia meno di quello che
prendiamo, e che le esportazioni e le importazioni si bilanciano con
moneta a favor nostro. Concluse per una proroga del trattato
attuale.
_22 novembre._ — Il conte Solms mi parla degli intrighi presso il
Sultano. La Russia vi lavora più di tutti e incute paura a quel
principe. Pericoli corsi dal gran visir Kiamil-pascià di essere
supplantato da un partigiano della Russia.
Marocco: quell'Imperatore invitò i notabili a deliberare circa le
concessioni che potrebbero esser fatte alle Potenze straniere.
Cotesto sarebbe un preliminare della Conferenza.
_25 novembre._ — Visita del conte Rascon.
Convenzione pel canale di Suez.
Elevazione della Legazione ad Ambasciata. La Spagna, avendo una
Ambasciata presso il Vaticano, la vorrebbe anche presso il
Quirinale; naturalmente l'Italia dovrebbe far lo stesso. Il governo
spagnuolo avrebbe fatto l'identica proposta a Berlino e a Vienna.
Rispondo che consento in massima e che ne parlerò coi miei colleghi
e prenderò gli ordini di S. M.
_27 novembre._ — Il conte Solms viene ad annunziarmi che
l'Inghilterra accetta che la Conferenza pel Marocco avvenga
sull'argomento della protezione. I rappresentanti delle Potenze a
Tangeri dovrebbero riunirsi per intendersi sulle altre questioni. La
Francia accetta che la Conferenza si occupi di tutte le questioni
che possano interessare il Marocco. Il Moret vorrebbe spedire subito
le lettere d'invito.
Da Berlino si scrive che dopo i colloqui di Friedrichsruh, nella
Tripolitania si sarebbero prese delle precauzioni. Adombra il
Sultano anche il riordinamento delle scuole italiane in Tripoli.
Pure a Tunisi s'intriga contro di noi.
Il Solms chiede se io abbia notizia dei documenti che diconsi
falsificati e dei quali parla la _Kölnische Zeitung_. Egli dà
importanza a quel giornale per le sue relazioni col Gran
Cancelliere. Rispondo non avere altre notizie che quelle dei
giornali; anche S. M. me ne aveva domandato. Quei documenti, rimasti
in potere dello Czar, non furono veduti da alcuno. Il principe di
Reuss, del quale si era detto che avesse scritto una delle lettere,
si rivolse al principe Ferdinando per avere una spiegazione. Il suo
cugino gli rispose non aver ricevuto mai alcuna lettera da lui, e di
ignorare l'esistenza di quella che gli si attribuiva.
L'ambasciatore mi parla dell'alta posizione raggiunta a
Costantinopoli dal barone Blanc, secondo le informazioni della
Cancelleria germanica.
Circa i documenti ai quali accennava il conte Solms, l'on. Crispi
ricevette in dicembre le informazioni seguenti:
«Vienna 18 dicembre 1887.
I documenti falsificati di cui parlò la _Gazzetta di Colonia_, e che
furono mandati a Copenaga a S. M. l'imperatore di Russia poco prima
della sua partenza dalla Danimarca, sono in numero di quattro.
1. Una lettera del principe Ferdinando di Coburgo a S. A. R. la Contessa
di Fiandra in data del 27 agosto 1887;
2. Una nota che il principe di Reuss, ambasciatore germanico in Vienna,
avrebbe rimesso al principe Ferdinando di Coburgo e che è annessa alla
lettera precedente.
3. Una seconda lettera del principe Ferdinando alla Contessa di Fiandra
in data del 16 settembre 1887.
4. Una nota riassuntiva che da Brusselle sarebbe stata mandata al
principe Ferdinando e che porta la data del 28 ottobre 1887.
Questi documenti furono fatti pervenire (credesi per mezzo di un certo
signor Hansen) da Parigi a Copenaga, dove furono messi sotto gli occhi
dell'imperatore Alessandro; una copia di essi fu inviata
contemporaneamente a Pietroburgo al signor de Giers. Questi, scrivendone
all'imperatore Alessandro, espresse l'avviso che i documenti non fossero
autentici. Ma la loro falsità non diventò evidente agli occhi dello Czar
se non dopo il colloquio che S. M. I.le ebbe a Berlino col principe di
Bismarck e dopochè lo stesso principe di Reuss li smentì con una lettera
che fu messa sotto gli occhi della predetta S. M. I.le mentre d'altra
parte S. A. R. la contessa di Fiandra faceva dichiarare che non aveva
mai ricevuto le lettere attribuite al principe Ferdinando. I quattro
documenti furono compilati nell'unico intento di dimostrare
all'imperatore Alessandro come il principe di Bismarck, mentre
pubblicamente e ufficialmente si disinteressava degli affari di Bulgaria
e anzi favoriva la politica russa in questa questione, sotto mano invece
appoggiava la candidatura e poi la consolidazione del principe
Ferdinando sul trono di Bulgaria.
Chi sia l'autore del falso non è ancora noto.
Si sospetta però che sia di origine russa e che dimori o almeno
dimorasse in Francia. La falsità dei documenti risulta abbastanza chiara
da tutto il loro contenuto e anche dalla loro forma. I documenti sono
dichiarati traduzioni (in francese) dal tedesco. Ma sembra evidente che
furono redatti in francese. Essi tradiscono nell'autore una persona
accostumata a leggere documenti diplomatici e una penna solita a
scriverne. Ma in pari tempo vi si incontrano apprezzamenti molto
inesatti su uomini e cose e anche errori di fatto. Così per esempio
nella prima lettera il principe Ferdinando farebbe allusione al suo
incontro colla contessa di Fiandra a Ischl, nel quale luogo quella
principessa non pose mai il piede.
Nell'ultimo degli accennati documenti è detto, fra altre cose, che nel
colloquio tra Vostra Eccellenza ed il principe di Bismarck fu discussa e
regolata la quistione bulgara in un senso favorevole al mantenimento del
principe Ferdinando sul trono di Sofia.
Pare che il principe di Bismarck desideri che oramai quest'affare non
abbia seguito ulteriore. Tuttavia si crede che continueranno le ricerche
per lo scoprimento dell'autore.„
_28 novembre._ — Il conte de Moüy mi rimette una Nota del 25
corrente che contiene le proposte della Francia circa le seterie, in
previsione della stipulazione del nuovo trattato. Egli desidera un
accordo, affinchè tra i due paesi non si innalzi la muraglia chinese
delle tariffe. Anch'io desidero un accordo; bisogna che si trovino i
termini di una transazione.
Notizie di Francia: il de Moüy crede probabile l'elezione di
Freycinet a presidente della Repubblica. Ne sarebbe contento perchè
da lui ebbe il posto di ambasciatore. Rispondo che anch'io riterrei
quella elezione come un gran bene per la Francia, della quale lodo
la calma. Se i radicali non commetteranno degli eccessi e avranno
patriottismo, le sorti della Francia saranno assicurate. Il de Moüy
è dolente degli indugi, e spera in una buona soluzione.
_29 novembre._ — I due governi di Berlino e di Vienna stabilirono di
accordo di comunicarmi il trattato segreto del 1879 tra l'Austria e
la Germania. Essi sono d'avviso che nulla debba esser nascosto
all'Italia. Con lettera di Bismarck del 20 volgente e con altra di
Kálnoky del 24, i due ambasciatori sono stati incaricati di recarsi
da me, per darmi copia del trattato. Il primo a giungere fu de
Bruck; dopo venne de Solms. I due ambasciatori fecero rilevare
l'importanza dell'atto, come dimostrazione di grande fiducia in me
dei due gabinetti. Ringraziando, dissi di meritarla.
_1 dicembre._ — Armamenti nella Tripolitania. Ho dato a Solms due
mie Note di reclami contro gl'intrighi francesi in quella regione.
L'ambasciatore di Russia, barone di Uxkull, mi afferma che lo Czar
fu contentissimo della sua gita a Berlino; ma non muta parere sulla
questione bulgara, quantunque oggi essa sia posta a tacere. Mi
chiede se il conte Greppi, già ambasciatore a Pietroburgo, sarebbe
tornato al suo posto. Rispondo che non vi sarebbe tornato, ma che il
suo successore era un personaggio che gode le simpatie dello Czar.
— Il ministro di Spagna mi riparla della progettata Conferenza pel
Marocco. Gli Agenti locali si metteranno d'accordo. Si aspetta una
risposta della Francia ad una Nota spagnuola. La Russia non ha
interesse diretto, ma è pronta a partecipare alla Conferenza se le
altre Potenze vi parteciperanno.
— Visita del conte de Moüy. Mi parla di varie cose e anche di una
«Société d'histoire diplomatique», della quale fanno parte varii
diplomatici. Chiede la mia adesione. Avevano pregato la Regina che
consentisse ad essere inscritta fra i soci, ma poi per un articolo
poco conveniente contro l'Italia, dovettero rinunziarvi.
Fa pure qualche osservazione sulla circolare con la quale ho
ordinato che da ora innanzi si corrisponda in lingua italiana con
quelle Potenze che scriveranno nella loro lingua. Crede che questa
innovazione sia fatta per la Francia; di che lo dissuado.
_12 dicembre._ — Visita dell'ambasciatore Solms.
Atkinoff, capo dei Cosacchi, a Parigi; non volle andare
all'Ambasciata russa. Armamenti russi; pericoli.
Il Re: Bismarck crede che il Re si occupi poco dell'esercito.
Disinganno il Solms. Il Re oggi prende parte principale agli
interessi dell'esercito ed ai nostri rapporti internazionali.
— Viene Bavier, ministro della Svizzera. Si discorre del trattato di
commercio. Gli dico che non posso accettare una proroga pura e
semplice del trattato che sta per scadere; mi indichi gli articoli
sui quali bisogna discutere, e son pronto a negoziare. Ho domandato
al Parlamento le facoltà per concludere e mettere in esecuzione
anche il trattato italo-svizzero. Bavier risponde che chiederà al
Consiglio Federale che indichi codesti articoli. Mi dice che
l'opinione pubblica in Svizzera è commossa per le nostre tariffe.
Ragione di più — rispondo — per fare il trattato. Se lo volete
provvisorio, teniamoci a poche voci; se lo volete definitivo,
discutiamo e trattiamo su tutte le voci che il Consiglio Federale
crederà doverci indicare. Si conclude che il Bavier telegraferà a
Berna per l'invio dei delegati tecnici.
— Il conte Rascon viene a domandarmi se può annunziare come conclusa
la Convenzione per la cessione alla Spagna di un terreno in Assab
per deposito di carboni, dovendo il ministro Moret parlarne in
Parlamento. Rispondo che può telegrafare a Madrid che ritengano la
Convenzione come firmata.
— Con l'ambasciatore d'Austria-Ungheria parliamo degli armamenti
russi. Notizie non allarmanti. L'Austria ha 150 a 200 mila uomini in
Gallizia, le ferrovie sono in condizione di poter trasportare subito
altre truppe nei luoghi minacciati.
Mi lascia una Memoria circa i beni dei Borboni.
— Anche col ministro di Rumania parliamo degli armamenti russi.
Notizie di pace, ma non conviene fidarsene troppo.
_16 dicembre._ — Photiadès-pascià, ambasciatore di Turchia, mi dà
lettura di una Nota di Said, nella quale si parla della
rettificazione della frontiera tripolina. Il Ministro turco assicura
che nulla fu innovato e che è inesatto quanto fu scritto nel
«Bulletin de la Société de Géographie».
M'informa pure del pranzo dato dal Sultano all'ambasciatore
d'Italia, barone Blanc e alla di lui signora, e degli onori resi
loro.
_18 dicembre._ — Il conte Rascon viene ad informarmi avere il suo
ministro, Moret, scritto al rappresentante della Spagna a Tangeri di
fare un rapporto che serva di base per la Conferenza marocchina.
Rascon chiede che sia dato lo stesso incarico al Console italiano;
il rapporto dovrebbe trattare della questione delle protezioni e di
quanto ad essa si rannoda.
Tra giorni verranno i poteri per la proroga del trattato di
commercio.
— De Moüy viene a parlarmi ancora del trattato, chiedendomi una
proroga di quello vigente. Mi rifiuto. La proroga oggi, dopo il voto
del Parlamento francese (che autorizza l'applicazione alle merci
italiane della tariffa generale aggravata di tariffe differenziali
del 100 per 100) sarebbe per l'Italia una viltà.
Voi — dissi — ci mettete un dilemma nel quale, per un governo che
sente la sua dignità, non vi può esser scelta. Ci minacciate la
guerra nel caso che non accettiamo la proroga pura e semplice del
trattato attuale. Del resto, io non ho la facoltà di prorogare
puramente e semplicemente il trattato. La legge mi autorizza
soltanto a stipulare un trattato provvisorio.
Il de Moüy mi chiede una proroga che ci dia il tempo per intenderci.
Il governo francese, col protezionismo che spira, stentò ad aver la
legge com'è; difficilmente potrebbe aver altro. Rispondo che non è
colpa mia. Dissi già parecchi mesi or sono che avrei accordata una
proroga durante le negoziazioni, ma senza speranza di un nuovo
trattato è impossibile. Il governo francese mandi uno o più delegati
a trattare; provatemi che volete negoziare per raggiungere lo scopo,
ed allora accorderò la proroga. Il de Moüy osserva che il tempo
stringe e che difficilmente potremo in questo mese combinare qualche
cosa. Replico che vi è ancora tempo per una dimostrazione di buon
volere. Son pronto anche a prorogare il trattato con un decreto
reale, ma ho bisogno che i vostri delegati siano qui e mi offrano
con la loro presenza un motivo legittimo per giustificarmi dinanzi
al Parlamento.
Il de Moüy promette di scriver subito a Parigi affinchè mandino i
delegati. Raccomando che si tenga il segreto su quanto gli ho detto.
Se i giornali parleranno, rompo i miei impegni e non accorderò la
proroga. Così si resta intesi.
Mentre era per andarsene mi chiede se della nostra conversazione
avrebbe dovuto parlarne col Re: rispondo negativamente.
_21 dicembre._ — Il conte Solms mi ha dato a leggere una Nota del 15
corrente del conte di Bismarck. Il Conte aveva fatto rimostranze a
Vienna contro le dimostrazioni clericali. Il Kálnoky faceva promessa
che avrebbe invigilato affinchè in altre occasioni i funzionarii
pubblici non vi prendano parte. Nella lettera è detto che nella
riunione di Linz il governatore, barone Weber, vi si trovò per caso.
Egli sarebbe un liberale.
Un'altra Nota si occupa dell'affare di Tripoli. Radovitz ne avrebbe
parlato col Gran Visir, il quale avrebbe smentito che siasi pattuita
alcuna convenzione con la Francia per la rettificazione della
frontiera tunisina. Il Gran Visir avrebbe inoltre ordinato al
governatore di Tripoli di non aver contatto coi francesi.
Il Solms mi chiede in qual modo siasi fatta alla Spagna la cessione
di un terreno in Assab. Rispondo essersi seguite le stesse forme del
contratto per Fernando Po.
Mi legge una Nota nella quale si dice che in Francia si dà grande
importanza alla marina italiana.
A Costantinopoli la Russia ha ripreso le domande pel pagamento della
indennità di guerra. La Porta avendo obbiettato di non poter pagare
per le condizioni cattive delle sue finanze, la Russia ha risposto
che il Sultano aveva speso molti milioni per la compera dei nuovi
fucili, e che avrebbe fatto meglio a pagare i suoi debiti.
_24 dicembre._ — De Moüy viene ad informarmi del prossimo arrivo del
negoziatore francese pel nuovo trattato di commercio, e dell'invio
dei pieni poteri per la proroga del trattato vigente.
Mi parla di un fatto avvenuto a Firenze a danno di quel Console
francese. Il pretore si sarebbe recato al Consolato, avrebbe forzato
le porte, violato gli archivi e messo i suggelli ad alcune carte
degli archivi.
Rispondo che ignoravo il fatto, e che ne avrei preso conto.
_27 dicembre._ — Il conte Rascon viene a darmi l'avviso ufficiale
del gradimento del governo spagnuolo per la nomina del conte
Tornielli a Madrid.
_29 dicembre._ — Photiadès: Vernone, confine tripolino.
I francesi avendo proposto di delimitare il confine, hanno agito
profittando del silenzio della Porta. Il Gran Visir, Said, diede al
Vernone la dichiarazione di non aver ricevuto alcuna proposta. La
Sublime Porta non fu mai consultata.
— Il Ministro di Olanda viene a dirmi che il suo Re manda al Papa un
ciambellano pel giubileo, e che è incaricato di dirmi che a cotesta
missione il governo olandese non dà alcun significato politico,
essendo un atto di mera cortesia.
Sul reclamo per l'incidente di Firenze, al quale si accenna qui innanzi,
l'on. Crispi ordinò immediatamente due inchieste, una giudiziaria, e
l'altra amministrativa; quindi, prima di prendere una decisione,
interpellò due volte il Consiglio del Contenzioso diplomatico.
Con un primo parere sull'operato del Pretore, il quale aveva, usando la
forza, portato ad esecuzione nella residenza del Console di Francia, una
sentenza del Tribunale, il Consiglio ritenne che esso “fu corretto dal
punto di vista strettamente giuridico, ma troppo rigido, perchè,
nell'applicazione della legge, non tenne conto di quei riguardi che la
legge stessa gli consentiva, e che sarebbero stati tanto più
desiderabili verso una nazione amica„.
Questo parere era fondato su l'ipotesi che alla successione del suddito
tunisino in questione fossero applicabili le norme della Convenzione
consolare in vigore tra l'Italia e la Francia; l'on. Crispi dubitò che
quella Convenzione, trattandosi della eredità di un suddito non
francese, fosse applicabile al caso, e provocò un nuovo parere del
Consiglio sulla posizione giuridica dei tunisini in Italia, sulla
validità del trattato italo-tunisino del 1868, e, nel caso speciale,
sulla ingerenza avutavi dal Console di Francia.
Il responso del Consiglio non poteva esser dubbio: nonostante
l'occupazione francese della Tunisia, la condizione giuridica dei
tunisini in Italia non era cambiata, e il trattato del 1868 era in pieno
vigore; l'azione spiegata dal Console di Francia a Firenze era quindi
illegittima e illegale.
Sicuro di essere assistito dalla ragione, l'on. Crispi resistette alle
domande di soddisfazione del Governo francese sinchè questo non volle
riconoscere il torto del suo Console; e difese con fermezza in tale
circostanza i superstiti diritti dell'Italia in Tunisia.
La discussione diplomatica alla quale questo incidente dette luogo, fu
naturalmente giudicata in Francia con le consuete prevenzioni contro
l'on. Crispi.