Dal “Diario„ di Crispi: Ricevimenti diplomatici dal gennaio a tutto
giugno 1888.
Germania e Russia in un colloquio del principe di Bismarck.
— La pubblicazione del trattato austro-germanico del 1879.
— Italia e Russia in un colloquio tra Crispi e
l'ambasciatore Uxkull. — Flourens vuole evitare l'alleanza
franco-russa. — Informazioni sulla situazione interna della
Francia. — Preparativi militari in Francia. — Il principe
imperiale di Germania in Liguria. — Morte di Guglielmo I. —
Le squadre italiana e austriaca a Barcellona. — Cordialità
tra Crispi e Bismarck. — Un aspro colloquio tra il conte
Bismarck e l'ambasciatore Herbette. — Morte di Federico
III. — Re Umberto esprime il desiderio di recarsi a
Berlino.
_3 gennaio 1888._ — Il conte Rascon mi dà copia delle lettere
credenziali che lo accreditano quale ambasciatore di Spagna presso
il Re d'Italia.
_9 gennaio._ — Il conte Solms mi legge una Nota nella quale è detto
che le solite influenze vogliono dare a credere al Sultano che
l'Austria e l'Italia siano unite per togliergli la Macedonia e la
Tripolitania. Mi parla altresì, sulla base di una lettera del
console tedesco a Tripoli, delle minaccie alla frontiera tunisina.
Il Sultano, nello scopo di rendersi amici i Principi degli Stati
balcanici, ha mandato al Re dei greci il gran cordone.
A Pietroburgo sono lietissimi del nuovo ambasciatore italiano
Marocchetti.
Dalla Bulgaria buone notizie. Il Sultano sarebbe in buoni rapporti
col governo bulgaro.
_18 gennaio._ — Solms ha ricevuto una Nota nella quale si parla
della missione Portal.[21] Nulla di nuovo; le cose ivi dette ci sono
note per i rapporti recentemente ricevuti. Il Negus non vuole che
gli italiani restino negli attuali possedimenti; nè a Massaua, nè a
Sahati. I missionari francesi si prestano come spie in favore degli
abissini.
[21] Si accenna alla missione inviata nel novembre del 1887 dal
Governo inglese al Negus Giovanni e affidata al signor Gérald
Portal, segretario dell'Agente diplomatico della Gran Brettagna al
Cairo, sir Evelyn Baring. _(N. d. C.)_
In Costantinopoli si lavora dall'ambasciatore italiano barone Blanc
a patrocinare gl'interessi cattolici. Una Memoria ha dovuto essere
spedita da lui al Ministero degli Affari esteri su cotesto
argomento. La Francia resiste, e l'Austria anch'essa aspira al
primato. L'unico rimedio sarebbe che il Papa inviasse un nunzio
apostolico a Costantinopoli.
La questione del Marocco è risollevata. A Tangeri vi è eccitazione
contro i francesi.
Il barone Calice, ambasciatore austriaco, ebbe una lunga conferenza
con Said sulla banda di Lobanoff nella Bulgaria. Fu scoperto che il
console russo a Burgas aveva quarantamila lire turche, e di queste
spese una minima parte per sussidi alle chiese bulgare, e il
rimanente per la tentata e non riuscita insurrezione.
_19 gennaio._ — Conte Solms: Churchill in Russia; l'Inghilterra non
vuole la guerra contro la Russia.
In seguito ad una comunicazione ufficiale del governo spagnuolo, la
Francia è ritornata di un tratto alla mia antica domanda che la
conferenza di Madrid si limiti alla discussione della questione
delle protezioni. Inoltre la Francia desidera un accordo preventivo
con la Spagna sulla questione Schaar-al-Abel, che non conosciamo.
Sembra quindi che la Francia voglia impedire la discussione sulla
neutralità. E poichè questa ultima questione interessa meno la
Germania che l'Inghilterra e l'Italia, il conte Solms mi chiede di
conoscere il mio avviso circa l'esclusione del tema della neutralità
dal programma della Conferenza.
_27 gennaio._ — Il sig. Stourdza, ministro dell'istruzione pubblica
in Rumania, trovandosi a Berlino ha espresso il desiderio di
abboccarsi col Gran Cancelliere, che l'ha invitato a Friedrichsruh
il 22 corrente.
Il Principe gli ha fatto le seguenti dichiarazioni politiche:
«Io desidero il mantenimento della pace. Debbo ciò all'Imperatore,
troppo anziano per lanciarsi in una grande impresa; lo debbo al
Principe Imperiale, colpito da un male misterioso e più malato che
non si creda generalmente; lo debbo al mio paese, che non avrebbe
niente a guadagnare da una campagna vittoriosa contro la Russia.
In verità la Germania, le cui frontiere sono assai bene stabilite,
non ha nulla da prendere a' suoi vicini dell'est. Qual territorio
potrebbe ella annettersi? Essa ha di già una parte sufficiente della
Polonia. Cercando nuove conquiste, l'Impero germanico si esporrebbe
a guerre senza fine con la Russia e con la Francia, la quale non
attende che una occasione per rivendicare l'Alsazia-Lorena. In
queste condizioni, i progetti bellicosi, da qualunque parte vengano,
non entrano nelle mie vedute».
Il Principe aggiunse che, d'altronde, la guerra non potrebbe
avvenire per fatto delle Potenze alleate. Nè la Germania, nè
l'Austria attaccheranno la Russia. L'aggressione non potrebbe venire
che dai russi. Ed esaminando la questione, se la Russia possa
passare all'offensiva, disse che fino a quando l'imperatore
Alessandro e il signor de Giers domineranno la situazione, egli non
credeva che avrebbero messo il fuoco alle polveri. Però esiste in
cotesto paese un sordo malcontento, una agitazione panslavista che
potrebbe esplodere e forzare la mano allo Czar. In vista di questa
eventualità, gli alleati debbono proseguire i loro armamenti e
tenersi pronti. Per ciò che concerne la Germania, essa è già in
istato di difesa. «Io son pronto e non temo niente. In attesa, non
posso far mia l'opinione di chi pretende che sarebbe preferibile sin
da oggi prendere l'iniziativa della guerra, per il fatto che questa
potrebbe esserci dichiarata domani».
Parlando con un uomo di Stato rumeno, si comprende come il principe
di Bismarck abbia principalmente portata la sua attenzione sopra le
relazioni con la Russia. Risulta dalle sue parole che se la guerra
non sembra vicina, il mantenimento della pace esige una vigilanza
continua.
_31 gennaio._ — Gli ambasciatori di Germania e d'Austria-Ungheria
vengono a parteciparmi che i loro governi hanno riconosciuto
l'opportunità di rendere pubblico il testo del trattato segreto
austro-germanico del 7 ottobre 1879, come salutare avvertimento alla
Russia a non turbare la pace. E chiedono il mio parere. Rispondo che
i governi di Germania e d'Austria-Ungheria sono i migliori giudici
in un affare che li riguarda direttamente, e ringrazio della cortese
domanda.
Il trattato fu pubblicato il 3 febbraio contemporaneamente a Vienna
(nella _Wiener Abendpost_) e a Berlino (nel _Reichsanzeiger_) insieme a
questa nota:
“I governi della monarchia austro-ungarica e della Germania, hanno
ritenuto conveniente di pubblicare il trattato di alleanza concluso tra
loro il 7 ottobre 1879 per fare cessare i dubbi che da parti diverse si
sollevavano sullo scopo assolutamente difensivo di cotesto accordo,
dubbi che sono stati variamente sfruttati. I due governi alleati sono
guidati nella loro politica dal desiderio del mantenimento della pace e
lavorano quanto è in loro affinchè questa non sia turbata. Essi hanno la
convinzione che la conoscenza del testo del loro trattato di alleanza
farà scomparire tutti i dubbi esistenti a tale proposito, e per questo
motivo si sono risoluti a pubblicarlo„.
Questa pubblicazione dimostrò — secondo il conte Nigra — “che la
situazione era tutt'altro che rassicurante e che il principe di
Bismarck, il quale ne aveva preso l'iniziativa, non era riuscito fino
allora ad avere dalla Russia le guarentigie di pace cui aspirava„. E
l'impressione che produsse fu grande; non sui governi, che non
ignoravano l'esistenza di quel trattato — lo Czar ne conosceva da sei
mesi anche il testo — ma nella stampa e quindi nell'opinione pubblica
europea. Il _Times_ scrisse che era una grave offesa (_a slap in the
face_) che le due potenze avevano dovuto infliggere alla Russia per non
essere accusate di aver celato ciò che avrebbe potuto evitar la guerra.
In Russia, il partito della guerra non fu lieto della diffida, e uno dei
più autorevoli giornali, il _Novoie Wremia_, non potendo dire che non
desiderava la pace, disse che non la desideravano i due alleati; un
altro giornale, anch'esso importante, andò più in là, considerando
l'alleanza austro-germanica come la pietra fondamentale dell'egemonia
germanica, e la pubblicazione del trattato come un espediente per
allontanare dalle due potenze alleate la responsabilità della guerra che
avevano risoluto di fare. E concludeva che quella pubblicazione aveva
sancito la tacita alleanza tra la Russia e la Francia.
_3 febbraio._ — Solms: circa le agitazioni dei partiti nella
Rumania, le notizie ricevute da Solms sono identiche alle mie.
Una lettera fu trovata sul cadavere di Nabukoff, stata indirizzata a
costui da Ignatieff, fratello del ministro. In essa è pur
compromesso il ministro di Russia a Bukarest (Hitrovo). In Rumania è
lui, Hitrovo, che alimenta le cospirazioni contro la Bulgaria. È con
la Russia il partito locale d'opposizione, il quale tiene pronto un
pretendente al trono, che sarebbe il principe Bibesco, cui Hitrovo
rende gli onori reali quando va alla Legazione russa. Il Bibesco ha
fatto educare i suoi figli a Parigi.
Continuano le trattative per il canale di Suez. Il Sultano vorrebbe
anche per questa via riprendere almeno moralmente il suo alto
dominio in Egitto.
Ismail-pascià è andato a Costantinopoli allo scopo di agire per
poter ritornare in Egitto. Egli mandò dieci cavalli inglesi al
Sultano, che li rifiutò. Il Sultano è esitante, però non vuole
mettersi contro la Francia, della quale rispetta la suscettibilità.
Il ministro Moret si trova imbarazzato per la Conferenza relativa al
Marocco. È interessato perchè sia tenuta, anche per scopi
parlamentari.
_5 febbraio._ — Visita di Bavier, ministro di Svizzera.
Trattato di commercio. Nego ogni proroga del precedente. Siamo
pronti a negoziare il nuovo e vi metteremo tutta la buona volontà.
Il Bavier dice che sarebbe dolente di una guerra di tariffe, anche
nell'interesse morale dei due paesi. Rispondo che siamo amici della
Svizzera nostra vicina, e vogliamo continuare ad esserlo. Faremo
tutte le concessioni possibili, ma vogliamo un trattato. Nel caso
contrario, il primo marzo avremo la tariffa generale.
— Solms: Flourens irritato per la pubblicazione del trattato.
Pel Marocco gli Agenti di Francia e di Spagna a Tangeri avevano
combinato il programma della Conferenza. Flourens sconfessò il suo
Agente.
— Uxkull: quale l'impressione della pubblicazione del trattato
austro-germanico? Dico che essa non ha potuto avere altro scopo che
quello di togliere il dubbio sulla sua portata. La nota che
accompagna la pubblicazione spiega che le due Potenze alleate non
hanno alcuna tendenza aggressiva, e questo deve far piacere alla
Russia. «Non ne avevamo bisogno, mi risponde. Noi conoscevamo da sei
anni addietro il trattato. E il vostro? Voi avete fatto adesione a
codesto trattato». — «Noi non abbiamo che vedervi. L'Italia e la
Russia sono lontane l'una dall'altra, e tra loro non può esservi
alcun conflitto d'interessi». — «Benissimo. Ma allora perchè vi
siete alleati?» — «Il nostro trattato nulla ha da fare con quello
pubblicato. Del resto, anche il nostro è un trattato difensivo». —
«Ma noi non attaccheremo, e se dovessimo fare la guerra, manderemmo
altrove le nostre truppe. Noi ci difenderemo se saremo attaccati». —
«Ma chi volete che vi attacchi? La Russia non può temere una guerra
aggressiva. È difesa dal suo clima e da' suoi soldati. Napoleone I,
che volle invadere il vostro paese, dovette pentirsene. E se la
Russia non vuole la guerra, perchè non si accorda con l'Europa per
sciogliere la questione orientale?» — «Credete anche voi nella
favola del testamento di Pietro il Grande? Noi non vogliamo che la
libertà degli Stretti». — «E allora perchè non proporre un
accomodamento?» — «E a chi dareste Costantinopoli?» — «Si
determinerebbe». — «Noi sosteniamo la Turchia e la sostenete anche
voi». — «Non se ne può fare a meno. Però voi l'avete assalita più
volte, e avete dichiarato che non può reggersi e deve finire». —
«Ebbene, lasciamola vivere».
_7 febbraio._ — Solms, incaricato dal principe di Bismarck, viene a
domandarmi scusa per aver egli nel suo discorso di ieri commesso una
_étourderie_, col parlare del trattato di alleanza con l'Italia
senza avermene chiesto il permesso. Il Principe si dichiara
dolentissimo di ciò. Rispondo che dò al principe l'assoluzione
papale. Del resto, il silenzio non avrebbe giovato a nulla: tutti
sanno dell'esistenza del trattato italo-tedesco. Lo informo del
colloquio avuto il 5 corrente coll'ambasciatore di Russia.
— Il ministro della marina mi avverte che due ufficiali francesi,
sotto la veste di pittori, furono in questi giorni alla Spezia, e
che abbiamo quest'anno in Italia molti sedicenti artisti francesi.
Anche il giubileo ha facilitato questa calata di ufficiali.
_10 febbraio._ — Ressman, Incaricato d'affari a Parigi, mi fa sapere
che il signor Flourens ha compreso la necessità di dare un
successore al signor de Moüy e fatto analoga promessa; ma che gli
sembra di non poter fare immediatamente tale richiamo, perchè molto
lo imbarazza la scelta di un nuovo ambasciatore. Anche
l'ambasciatore Menabrea aveva insistito presso il Flourens perchè
fosse dato, sino al suo definitivo richiamo, almeno un pronto
congedo a quel diplomatico, senza aspettare un nuovo incidente di
Firenze.
Il ministro francese desidera un accordo sulla situazione dei
sudditi tunisini dimoranti in Italia, rispetto agli Agenti del
governo francese, e sull'interpretazione del trattato italo-tunisino
del 1868. Il Flourens accolse con premura la proposta di uno scambio
di note o dichiarazioni per definire l'inviolabilità degli archivi
consolari.
Alle osservazioni sul contegno di una parte dei giornali francesi,
fatte al signor Flourens e al signor Tirard, i due ministri
risposero di esservi estranei; il Tirard si dichiarò pronto a
pubblicare qualunque dichiarazione che ci potesse convenire per
ripudiare gli attacchi mossi contro il governo italiano e il suo
capo.
Sembra che gli attacchi perfidi del _Figaro_ contro di me siano
inspirati dal Vaticano, del quale sarebbe portavoce Mgr. Galimberti.
_11 febbraio._ — Solms: l'arrivo della flotta inglese della Manica
nel Mediterraneo ha suscitato i sospetti della Francia.
Si è detto da alcuni giornali che l'imperatore di Germania avrebbe
scritto al Negus. Cotesta notizia è falsa.
La restituzione di Zeila al Sultano non si farà più. I colleghi di
Salisbury furono anche contrari che fosse data all'Italia per timore
di complicazioni con la Francia. Said-pascià è favorevole che Zeila
resti agli inglesi per timore che vi vadano i francesi.
Prestiti russi: all'Aja, di 300 milioni col _Comptoir d'escompte_,
Banca di Parigi, Banca dei Paesi Bassi.
_12 febbraio._ — Visita dell'ambasciatore turco: mi parla dei
conflitto di Beyrouth tra cristiani e mussulmani.
Presenta una protesta per la cessione di Assab. Rispondo che non ne
prendo atto; l'acquisto nostro fu legittimo.
— Rascon, ministro di Spagna:
Mi annunzia che sono giunti i delegati spagnuoli per il trattato di
commercio. Li vedrò domani al palazzo Braschi.
Voci di guerra. Pessime impressioni a Madrid. La guerra sarebbe
minacciata dalla Francia. Gli spagnuoli metterebbero un corpo di
truppe dinanzi Perpignano, ed un altro dinanzi Baiona.
_14 febbraio._ — Apprendo che il ministro Flourens ha detto
all'ambasciatore britannico a Parigi, lord Lytton, che il trattato
di alleanza tra la Germania, l'Austria e l'Italia metteva la Francia
in una situazione penosa. Cotesto trattato forzerebbe la Francia a
gettarsi nelle braccia della Russia. Per evitar ciò Flourens ha
proposto un trattato segreto tra la Francia, l'Inghilterra e le
altre Potenze interessate al mantenimento dello _statu-quo_ nel
Mediterraneo.
_20 febbraio._ — Il conte Solms è venuto ad informarmi delle
comunicazioni fatte dall'ambasciatore russo a Berlino al Gran
Cancelliere per la questione bulgara. Il conte Schouvalow con sua
lettera del 13 corrente chiedeva al principe di Bismarck di
associarsi alla Russia allo scopo di persuadere la Turchia a voler
dichiarare la illegalità del soggiorno del principe Ferdinando in
Bulgaria. A questa lettera erano aggiunti due documenti, uno senza
data e senza firma, nel quale si spiegavano le intenzioni del Gran
Cancelliere, ed un altro del 31 dicembre 1887, firmato Giers, nel
quale si spiegavano gli scopi del gabinetto di Pietroburgo. Bismarck
crede che quella dichiarazione soddisferebbe l'amor proprio dello
Czar e che noi dovremmo adoperarci a farla ottenere. Rispondo quello
che ho già detto ad Uxkull; dubito delle conseguenze di quella
dichiarazione, le quali non potrebbero essere benigne.
Il Solms mi parla della impressione fatta sull'animo del Sultano
dalla pubblicazione di sir Elliot. Il Sultano sarebbe inquieto
contro Kiamil pascià, Gran Visir, che ritiene partigiano della Gran
Brettagna; egli teme altresì che si attenti alla sua vita. Si è
stentato molto a fargli riacquistare la calma.
L'affare di Damasco non suscita più i malumori della Francia, la
quale, considerata la loro poca importanza, non pensa più ad agire.
La Francia si oppone all'intervento della Turchia alla Conferenza
pel Marocco. La Turchia non prese parte al trattato del 1880 e non
ha interesse nel territorio marocchino. Il signor Moret, invece,
sarebbe favorevole a cotesto intervento.
_23 febbraio._ — Il signor Flourens si è lagnato con l'ambasciatore
d'Inghilterra a Parigi dell'Italia e di me, che accusa di un
contegno ostile e provocatore. Cotesta imputazione è formulata
troppo vagamente per avere un valore. La tendenza del governo
francese è di posare a vittima. Se si esamineranno i miei atti uno
ad uno, si troverà che in ogni occasione ho spinto la condiscendenza
sino agli estremi limiti.
Sulla situazione politica della Francia l'on. Crispi ricevette nei primi
giorni di febbraio le seguenti informazioni:
«Il governo appare ogni giorno più debole di fronte alle esigenze
che intorno a lui si accampano. Una minoranza audace e
irresponsabile gli forza continuamente la mano, senza che gli
elementi d'ordine ancora numerosi, nella provincia specialmente,
valgano a controbilanciare tale azione. Speculatori intelligenti e
spregiudicati, molti dei quali forestieri, che al primo pericolo
scomparirebbero, prezzolano una stampa senza convinzioni che crea
tali correnti di opinione nel pubblico, le quali porranno il governo
in balìa della piazza.
Sullo scorcio del 1887 il governo non era fortissimo, ma resisteva.
Il vecchio presidente Grévy era un elemento pacifico e moderatore, e
il Ministero abbastanza buono, sbarazzato di persone compromettenti
come il generale Boulanger e l'ammiraglio Aube. Ma appunto per
questo era inviso alla piazza, la quale andava lagnandosi che il
presidente parteggiasse per l'opportunismo. I radicali decisero
perciò di muovergli guerra, e profittarono della condotta scorretta
del genero del presidente, il deputato Wilson, affarista noto già da
anni nei circoli parlamentari. Lo scandalo appassionò l'opinione
pubblica, e il presidente Grévy fu costretto a dimettersi.
Nella confusione, che regnò durante i giorni della crisi
presidenziale, i radicali cambiarono parte. Spaventati dalla
possibilità di cadere da Grévy a Ferry, si provarono a rimontare
l'opinione pubblica per la rielezione di Grévy e ad ogni modo
minacciavano le barricate a Parigi se Ferry fosse stato eletto
presidente. Una forte corrente moveva l'assemblea di Versailles a
dare il voto a Giulio Ferry, ritenuto come l'uomo di Stato più
energico e di maggior valore dei concorrenti; ma, in verità, la
Francia e Parigi stessa assistevano indifferenti alla soluzione di
quella crisi strana e improvvisa. I radicali soli si agitavano, i
parigini sopra tutti, e nell'assemblea trovarono alleata una
frazione della destra, la quale, odiando la repubblica, la desidera
debole e perfino comunarda, per potersene sbarazzare più presto.
Mentre il Congresso sedeva a Versailles, tutte le misure erano state
prese dalla maggioranza radicale del Consiglio municipale per
proclamare un governo provvisorio nel caso che il signor Ferry
avesse riunito sul suo nome la maggioranza dei voti. I consiglieri
municipali si erano dichiarati in seduta permanente e avevano
chiamato all'_Hôtel de ville_ parecchi delegati del Comitato
rivoluzionario centrale, per poter disporre, occorrendo, del loro
concorso. Avevano anche cercato di ottenere dal prefetto della Senna
le chiavi delle porte che chiudevano i corridoi sotterranei per i
quali l'_Hôtel de ville_ era messo in comunicazione con altri
edifici, specialmente con le caserme «Lobau» e «Napoleone». Il
prefetto della Senna avendo rifiutato di consentire alla predetta
domanda, i consiglieri municipali avevano sbarrato il passaggio con
una catena di ferro per impedire che per quella via si potesse
penetrare nell'_Hôtel de ville_.
Le minaccie dei radicali portarono frutto: la maggioranza, sempre
timida, se ne commosse, e credendo prossimo un gran pericolo
abbandonò il Ferry ed elesse il signor Sadi-Carnot, senza partito e
senza amici.
Tutti ormai sanno che, se fosse stato eletto Ferry, qualche migliaio
di arruffoni sarebbe sceso da Montmartre e da Belleville. Il
governatore militare di Parigi, generale Saussier, che aveva
accresciuto il presidio della capitale e di Versailles e prese
misure energiche, era preparato agli eventi, e sarebbe stato gran
ventura lo sbarazzarsi in una volta di una caterva di _souteneurs_,
ladri e assassini che insozzano la capitale, e di sottrarre il
governo alla tirannia dell'estrema sinistra che lo paralizza.
La crisi presidenziale si mutò in crisi ministeriale, che finì con
la formazione di un gabinetto senza forza. A dare un saggio delle
difficoltà che si dovettero superare per comporre il gabinetto,
basti ricordare in qual modo divenne ministro il generale Logerot.
Quel portafoglio, offerto a molti che lo rifiutarono, era rimasto
vacante, quando il presidente del Consiglio, Tirard, si presentò
all'Eliseo per annunziare la composizione del suo Ministero. Il
Tirard, riferiti i passi inutilmente fatti per trovare un ministro
della guerra, opinava per l'annunzio della composizione ministeriale
senza il titolare del Ministero della guerra; ma la proposta non
garbò al signor Carnot. Cercando come uscire d'imbarazzo, il
Presidente si sovvenne di avere udito presso Digione, dove possiede
una terra, ma non ricordava da chi, forse da un guarda-caccia o da
un giardiniere, che il generale comandante della guarnigione era un
brav'uomo. Non ne sapeva il nome. Un ufficiale d'ordinanza,
interrogato, rispose che il corpo d'armata di Digione era l'ottavo,
e che il suo comandante si chiamava Logerot. Il signor Tirard ebbe
ordine di telegrafargli subito per proporgli il portafoglio della
guerra. Logerot rispose: «Arriverò domani ore 9 ant.». Queste parole
furono interpretate come un consenso, e il _Journal officiel_ si
affrettò a dar l'annunzio del nuovo Ministero, compreso Logerot alla
guerra. Quando questi arrivò alle 9 per scusarsi, la cosa era fatta,
e lo persuasero a star tranquillo per non mettere il governo in
imbarazzo e, peggio, in ridicolo.
Questo gabinetto ebbe così poca vitalità sin da principio che,
appena insediato, non essendo ancora discusso il bilancio per il
1888, la Camera non volle accordargli che tre dodicesimi provvisori,
ed i profeti di crisi ministeriali ne proclamano la fine ad ogni
episodio parlamentare.
Ma se esso pare debole all'interno, dimostra qualche energia
all'estero, resistendo alle seduzioni russe. Da molto tempo la
Russia semina in Francia, e se ne vedono già i frutti. Granduchi e
granduchesse vengono, vanno, cercando simpatie nella grande società.
Letterati francesi più o meno convinti, e probabilmente ben pagati,
traducono le novelle e i romanzi russi, pieni d'ingenuità grossolane
e barbare, come di nomi strani che li rendono originali. Il
giornalismo chiama la Russia «la nation sœur». Il popolo francese
si abitua così a considerare la Russia come un'alleata; non sono
mancate neppure manifestazioni di militari, certi passi del generale
Boulanger, un discorso del generale Saussier, molti discorsi
dell'addetto militare russo. Ma il governo sembra sinora non esser
vinto da questa corrente, forse perchè sa di potervisi abbandonare
quando vorrà, e malgrado che l'ambasciatore di Russia, barone di
Mohrenheim, non tralasci occasione per accarezzare la Repubblica.
In una delle ultime crisi ministeriali pareva che il solo Floquet
potesse formare un gabinetto, ma la sua candidatura venne scartata
per non dispiacere allo Czar che ricordava il grido di «Vive la
Pologne, monsieur», lanciato dal Floquet nel 1867 allo czar
Alessandro. Un anno fa il Floquet era studiosamente evitato da tutti
i russi. Un giorno il barone di Mohrenheim trovandosi in visita
dalla marchesa Menabrea, era seduto presso alla signora Floquet, e
senza conoscerla conversò con essa, trovandola amabile e spiritosa.
Quando essa uscì dal salone, il barone domandò chi fosse, e,
saputolo, scattò come una molla, esclamando un «bigre» che stupì
tutti i presenti, ai quali non dissimulò il suo dispiacere. Pochi
mesi son passati, e due o tre giorni sono il signor di Mohrenheim si
è fatto presentare dal ministro degli esteri, in un ricevimento del
ministro del commercio, al presidente della Camera, signor Floquet.
Per l'appunto un gabinetto Floquet si disegna all'orizzonte in caso
di crisi, e questo passo dell'ambasciatore russo sembra diretto a
far comprendere che la Russia è disposta ad assolvere il signor
Floquet per amore della Repubblica.»
Il 21 gennaio l'agenzia telegrafica Reuter comunicava che una grande
attività era notata nell'arsenale di Tolone. Si preparava una squadra di
corazzate e d'incrociatori, e si facevano esperimenti di mobilitazione.
Le maestranze dell'arsenale lavoravano oltre il consueto. Il _Petit
Journal_, il più diffuso foglio della Francia, spiegava quell'insolita
attività con l'irritazione prodotta dall'incidente di Firenze.
In febbraio e in marzo a Modane erano giunti un vagone di dinamite e
grande quantità di munizioni; i forti di Esseillon, Braman, Sassey e
Replaton erano stati rinforzati di mille uomini di fanteria, artiglieria
e genio.
Il primo febbraio l'ambasciatore Menabrea telegrafava:
«Debbo prevenire V. E. che qui all'Ambasciata di Germania si è molto
preoccupati della mobilitazione e concentramento Mediterraneo della
maggior parte della flotta francese. Il Prefetto Marittimo di Tolone
ha ricevuto l'ordine di allestire la squadra d'evoluzione e quella
di riserva, in tutto quattordici corazzate che debbono essere pronte
in pochi giorni. Inoltre debbono poter entrare in servizio entro due
o tre settimane, altre otto corazzate. Nella Manica non resterebbero
che quattro o cinque corazzate, oltre qualche guarda-coste non
destinate all'alto mare. Sarebbe utile conoscere che cosa pensino di
questo concentramento l'Inghilterra e la Germania.»
Pochi giorni dopo era annunziato l'arrivo nel Mediterraneo della squadra
inglese della Manica.
Nel campo finanziario le ostilità della Francia erano principiate mentre
si negoziava per la rinnovazione del trattato di commercio. Tutti i
titoli italiani furono artificiosamente deprezzati da un'acerba campagna
della stampa, a cominciare dal Consolidato, che i giornali, nei
bollettini della borsa, indicavano col dispregiativo di “macaroni„; il
piccolo risparmio francese, che lo prediligeva e ne possedeva grandi
quantità, fu consigliato a disfarsene.
La finanza germanica, per i buoni uffici del principe di Bismarck, fece
quanto potè per attenuare i danni di questa guerra, e opporre una diga
alla discesa dei corsi della rendita italiana, sia acquistandone sul
mercato di Parigi, sia scontando gli effetti cambiari del nostro
commercio e mostrandoci quella fiducia che la Francia ci negava.
Nella tornata del 5 marzo della Camera dei Deputati, l'on. Sonnino
propose con elevate parole l'invio di un telegramma di auguri al
Principe Imperiale di Germania, venuto a chiedere salute al mite clima
della nostra Liguria. L'accoglienza che la Camera fece a quella
proposta, appoggiata calorosamente dall'on. Crispi, fece la migliore
impressione. Il principe di Bismarck ringraziò l'assemblea italiana
della “nobile manifestazione„, la quale provava che l'amicizia dei due
paesi, oltre che sulla identità dei loro interessi, era fondata sulla
base solida e durevole dell'aspirazione comune al mantenimento della
pace.
Ma il soggiorno in Liguria di Federico Guglielmo ebbe breve durata. Il 7
marzo l'ambasciatore germanico comunicava a Crispi questo telegramma del
principe di Bismarck:
«Je prie Votre Excellence de communiquer confidentiellement à
Monsieur Crispi que depuis quelques jours l'état de santé de S. M.
l'Empereur est devenu inquietant. Sa Majesté n'a pas pu recevoir des
communications et malheureusement pas non plus celle de l'imposante
manifestation au Parlament Italien. J'avais l'intention de prendre
des ordres de Sa Majesté qui m'auraient autorisé à une reponse
destinée à Sa Majesté le Roi Humbert. L'état de l'Empereur ne le
permet pas. Nous sommes depuis ce matin très-alarmés.