“Il 25 ha avuto luogo a Torino il banchetto che i cittadini di quella
città tutt'ora così importante, la quale gettò le fondamenta della nuova
Italia, già da tempo avevano preparato pel Ministro Presidente Crispi,
un italiano del Mezzogiorno. La festa era stata originariamente ideata
come dimostrazione della piena fusione del Settentrione col Mezzogiorno
d'Italia, e della rinuncia che la culla della nuova Italia aveva fatto
ai suoi antichi diritti, con lieto animo per amore della fausta unità.
In quel mentre accadde che poche settimane prima della festa, l'uomo che
si voleva festeggiare ricevette l'invito di recarsi a Friedrichsruh, ed
il risultato di quella visita, felicemente conseguito, fu accolto subito
in tutt'Italia con gioia, come conferma ed indizio della cresciuta
importanza dello Stato, quale non si sarebbe potuta desiderare più
manifesta. Così la festa assunse un nuovo carattere. Si era ottenuto il
frutto di un lungo lavoro giacchè l'Italia compariva davanti all'Europa
come una indiscutibile grande Potenza; frutto che racchiudeva inoltre in
sè l'aspettativa di un avvenire ancor più bello. E così invece di un
allegro banchetto si ebbe un atto solenne. Tutti i Ministri erano
presenti, eccettuato quello della Guerra, il quale doveva dar mano agli
ultimi preparativi per la spedizione abissina. Il numero dei Deputati,
Senatori ed alti impiegati convenuti, ammontava a circa 600. Dopo che il
Presidente dell'adunanza ebbe salutato il festeggiato, non ci fu durante
la serata alcun altro discorso da quello di Crispi all'infuori. Di
questo discorso non possediamo ancora il testo integrale, ma gli
estratti telegrafici contengono certamente i passi essenziali. Il
discorso si diffuse egualmente sopra la politica interna ed estera.
Il passo eccezionalmente importante circa il principe di Bismarck ed il
convegno di Friedrichsruh viene da alcuni giorni commentato in tutta
Europa; eppure, caso singolare, esso non rivela nulla affatto dei
risultati del convegno, da quello in fuori che tutti già sapevano, o
s'immaginavano. Un uomo d'ingegno può tacere tutto e nondimeno soddisfar
tutti. Crispi si è mostrato maestro in quest'arte. Certamente fu
convenuto in Friedrichsruh che toccava al signor Crispi di dire
pubblicamente la prima parola sopra il convegno. E colà furono anche
tracciati i confini del tacere e del parlare. Il Cancelliere tedesco è
indifferente all'enunciare cose grandi colla propria bocca, e questa
volta doveva tanto più volentieri cedere il passo all'uomo di Stato
amico, perchè la politica vien fatta in Italia in altro modo che da noi.
In Italia bisogna toccar la corda dell'anima. Che cosa ha dunque detto
l'oratore? Affermò che si pretendeva essersi cospirato a Friedrichsruh.
Il rimprovero non tangere lui, vecchio cospiratore; però, non essersi
cospirato colà che per la pace, ed ognuno poter partecipare alla
congiura. Ciò è detto ingegnosamente, ed è efficace; ma i curiosi non ne
saranno contenti, giacchè questi vorrebbero sapere quali provvedimenti
in quel convegno si siano presi per assicurare la pace e da qual parte
siano da temerne le perturbazioni. Senza tal timore non sarebbe
necessario di cospirare. Qualche volta si parla di un silenzio
eloquente: qui ci fu una eloquenza silenziosa, e noi che giudichiamo la
situazione politica dal punto di vista tedesco, ne siamo contenti, e
stimiamo l'uomo di Stato che s'è mostrato così perito in quest'arte.
Ma entriamo nell'esame dei passi del discorso che contengono qualcosa di
più d'un'ingegnosa parafrasi del silenzio. Questi sono ben importanti.
L'oratore osservò: l'Italia non aver mai stretto un'alleanza così piena
e cordiale; la dignità sua non esser mai stata così rispettata, nè mai
così garantiti i suoi diritti e bisogni, sono parole dietro le quali si
può cercar tutto, ma però bisogna collegarle con le altre: essersi
cospirato solo per la pace. Il modo di conciliare queste e quelle fu
indicato dalla _Norddeutsche Allgemeine Zeitung_ nel suo numero del 6
ottobre, nel quale notò che la visita del signor Crispi aveva provato
l'accordo pieno dei due uomini di Stato nella loro risolutezza
d'impedire, in unione all'Austria-Ungheria, una guerra europea, per
quanto è possibile e, in caso di necessità, in unione, di difendersi.
Stando a ciò, i due uomini di Stato si saranno accordati circa il modo
di respingere l'attacco, e in ciò starebbe l'importanza capitale ed
anche il segreto del convegno.
Ora, poichè noi crediamo fuor di luogo ogni tentativo di penetrare il
segreto, dobbiamo aggiungere un'altra osservazione. Il Ministro
Presidente annunciò davanti ad una adunanza numerosa di uomini politici
del suo paese che l'Italia non strinse mai un'alleanza così piena e
cordiale. Un atto tanto importante per le sorti d'Italia fu compiuto dal
Re e dal Ministro, da soli. Nessuno ha protestato, e tuttavia l'Italia è
tenuta in conto di uno dei paesi più liberi. E noi crediamo ch'essa
giustamente venga tenuta in tal conto, e che però meriti tal libertà
molto più di altri paesi. Nessun Ministro avrebbe potuto stringere una
tale alleanza in un altro paese retto a sistema parlamentare: nessuno nè
in Inghilterra, nè in Francia. In Francia, forse nel solo caso in cui
tutti i partiti fossero convinti che nel segreto stesse nascosta la
_rivincita_. — In Inghilterra fu un tempo in cui i Ministri potevano
talvolta compier qualcosa di somigliante. Siccome nella politica estera
i partiti di governo erano concordi nel fondo, ciascun partito poteva
ritenersi sicuro che i successori eseguirebbero gli impegni assunti dal
governo precedente. Eppure di rado s'usò anche allora di quella facoltà.
Del resto, era necessario di usarne, poichè al tempo delle grandi guerre
un uomo solo fu alla testa degli affari in Inghilterra e vi restò fino
alla morte, Guglielmo Pitt, e non ebbe necessità di segreti di fronte al
Parlamento, a causa della chiarezza della situazione e dello stato
esistente di aperta guerra. Oggi ciò riescirebbe impossibile in
Inghilterra. Ma il dominio mondiale di essa va tramontando. Un popolo,
però, il quale è in grado di riporre piena fiducia nella volontà di un
sol uomo quando ciò è necessario, e di dargli un mandato illimitato
rinunciando ad ogni tentativo di sollevargli delle difficoltà, dimostra
di essere degno della libertà, appunto perchè sa a tempo opportuno
deporre le armi, di cui è fornito a difesa di essa.„
_Articolo della “Kölnische Zeitung„ N. 300
(Morgen Ausgabe) 29 ottobre 1887._
“Quantunque noi non possediamo ancora il testo del discorso di Torino
tenuto da Crispi, oggetto di tanti commenti, pure l'estratto telegrafico
autentico conferma, in ogni punto, quanto da buona sorgente già era
trapelato intorno all'Alleanza stipulata nella primavera scorsa e
intorno al consolidamento della stessa in faccia all'estero mediante il
convegno di Friedrichsruh. Crispi ha negato anzitutto espressamente il
carattere offensivo della alleanza. Egli ha fatto risaltare che ogni
Governo potrebbe far suoi gli scopi pacifici dell'unione. Egli ha
inoltre accennato ben chiaramente che l'accordo esiste da tempo e che la
visita sua lo ha soltanto messo in luce. A tal proposito vogliamo
ricordare che la _Norddeutsche Allgemeine Zeitung_ ristampa oggi senza
commenti un articolo d'un giornale italiano nel quale si dice che in
Friedrichsruh non fu stretto nessun nuovo trattato. Anche a proposito
dei rapporti coll'Inghilterra vanno in giro tutto dì delle opinioni
erronee. Come fu già osservato, non esistono patti formali
coll'Inghilterra, nè sul Continente nè sui mari. Ciò che Crispi disse
circa l'intesa coll'Inghilterra concorda quasi letteralmente con quanto
fu detto più d'una volta in questo stesso giornale, come a mo' d'esempio
il 1.º ed il 15 marzo, subito dopo la conclusione dell'alleanza. Già
venne annunziato e confermato che delle stipulazioni conchiuse fra i
tre, una riguarda l'Austria, ed ha per iscopo l'equilibrio del
Mediterraneo, col consenso e d'accordo coll'Inghilterra e che questa
appunto era la base più larga che l'Italia aveva posto per condizione
del rinnovamento dell'Alleanza.
Quantunque pertanto, per quel che si sa da fonte degna di fede, un patto
formale coll'Inghilterra, per le ragioni già note, non abbia avuto
luogo, l'intesa suaccennata servirà tuttavia di norma anche per gli
eventuali eredi dell'attuale Ministero inglese, pel solo fatto della
comunanza degli interessi, e contribuirà come gli altri patti al
mantenimento della pace.„