«17 agosto.
L'ambasciatore di Turchia domanda per parte del suo governo
all'Italia ed alle altre grandi Potenze:
1. I loro apprezzamenti circa la presa di possesso, per parte del
Principe, del governo della Bulgaria;
2. Le istruzioni che, in considerazione di questo fatto, hanno
impartito ai loro agenti nel principato;
3. Il loro modo di vedere circa i mezzi di eliminare le presenti
difficoltà e conseguire una soluzione.
Ho risposto:
1. Riconosciamo che, prendendo possesso del potere principesco, il
principe Ferdinando, allo stato attuale delle cose, si è allontanato
dalle prescrizioni del trattato di Berlino;
2. Che le nostre istruzioni si riassumevano così: Nessun atto che
implichi riconoscimento; rispetto alla persona del Principe;
continuazione dei rapporti di fatto necessari col governo
principesco;
3. La soluzione della questione bulgara doversi cercare sul terreno
pacifico del trattato di Berlino. Su quel terreno, il concorso
dell'Italia essere assicurato a quella qualsiasi soluzione che,
soddisfacendo ai legittimi voti delle popolazioni bulgare, abbia
probabilità di essere accettata da tutte le Potenze, ed in primo
luogo dalla Potenza alto-sovrana.»
«18 agosto.
_All'Ambasciatore a Costantinopoli_,
Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il
mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga scadenza,
che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali, di popolazioni
europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi
in sè stesse tutti gli elementi etnici e morali che valgono a
determinare le nazionalità. Entrambi codesti fini ci sembrano di
capitale importanza, l'uno perchè ispirato agli interessi del nostro
paese, il quale vuole la pace con dignità; l'altro perchè risponde
ai principii di giustizia e di diritto, sui quali si è costituita la
nazione italiana e che ne sono la base più salda.
A conseguire il primo fine abbiamo le nostre alleanze ed i nostri
accordi. Il secondo fine propostoci spiega il nostro contegno verso
la Bulgaria.»
«18 agosto.
_All'Ambasciatore a Costantinopoli_,
Con rapporto del 13 corrente, V. E. m'informava degli uffici di
cotesto ambasciatore di Russia per indurre la Porta a fare passi
energici a Sofia allo scopo di conseguire l'allontanamento dalla
Bulgaria del principe Ferdinando, l'elezione del quale, al dire del
sig. Onou, sarebbe stata disapprovata da tutte le Potenze.
Riguardo al modo di considerare questa elezione, non posso che
confermarle il mio telegramma del 16 di questo mese, col quale lo
autorizzava a porsi d'accordo coi suoi colleghi d'Austria-Ungheria
ed Inghilterra per esprimere l'opinione che nella avvenuta elezione
noi dobbiamo ravvisare, fino a prova contraria ed equivalente, una
valida testimonianza della volontà del popolo bulgaro.
Il principio del rispetto della volontà delle popolazioni, come l'E.
V. giustamente osservava, è, agli occhi nostri, il migliore elemento
d'interpretazione dello spirito del trattato di Berlino, ogni qual
volta si tratti di applicarlo a casi non preveduti.»
«20 agosto.
_All'Ambasciatore a Vienna_,
Non accetteremmo, come non l'accetta l'A. U., una reggenza affidata
ad un generale russo [Ehrenroth]. Si prolungherebbe così,
peggiorandolo, l'eterno provvisorio bulgaro. Non abbiamo
predilezioni, ma il principe Ferdinando rappresenta per noi un
principio di soluzione.