CRISPI.»

Il 21 luglio l'on. Depretis ebbe un'idea e senza comunicarla al

Consiglio dei Ministri, la sottopose al giudizio dell'ambasciatore a

Berlino, conte di Launay:

«Consideriamo la elezione Coburgo come fallita.[!] Se la

continuazione dello _statu-quo_ e del provvisorio a Sofia è cosa

indifferente per il gruppo alleato, non abbiamo che da attendere

tranquillamente il seguito degli avvenimenti. Se al contrario,

occorre regolare la questione al più presto, si potrebbe forse far

andare il principe di Coburgo a Sofia in qualità di «luogotenente

principesco (_lieutenant princier_)» anzichè di principe. Se il

gabinetto di Pietroburgo è di buona fede nella sua opposizione, se

contesta soltanto la legalità della elezione senza intento di tenere

aperta la questione bulgara per i suoi fini, dovrebbe accettare

questo espediente. A Berlino, centro naturale del nostro gruppo, si

dovrebbe formulare un parere su questo suggerimento, ed

eventualmente dire qual gabinetto sarebbe in migliori condizioni per

prenderne l'iniziativa.»

Ma il di Launay trovò l'espediente impraticabile, poichè un luogotenente

principesco, il cui ufficio sarebbe stato quello di preparare l'elezione

del nuovo principe, non poteva essere lo stesso candidato al trono; e

d'altra parte come Ferdinando, già eletto Principe, avrebbe potuto

presentarsi in Bulgaria in una veste inferiore?

La consuetudine di camminare sulle orme degli altri era così inveterata

che l'on. Depretis eccezionalmente si era azzardato a metter fuori

un'idea; in tutti i documenti partiti in quel mese di luglio dalla

Consulta, non vi sono che parole vaghe e di attesa delle decisioni delle

altre Potenze. Mentre l'on. Crispi esortava il Presidente del Consiglio

a prendere posizione, dalla Consulta il 13 luglio si scriveva

all'ambasciatore a Costantinopoli:

«Avvenuta l'elezione del principe di Coburgo non abbiamo creduto di

affrettarci ad enunciare la nostra opinione. Ci parve conveniente di

astenerci dal pregiudicare, con premature dichiarazioni, una

questione rispetto alla quale una considerazione elementare di

reciproco riguardo, e quasi di equità internazionale, suggeriva che

si lasciasse anzitutto la parola alle Potenze aventi nel problema

che si agita in Bulgaria un interesse più diretto e immediato.»

L'on. Depretis morì il 31 luglio; gli successe nella presidenza dei

Consiglio l'on. Crispi, il quale per decreto dell'8 agosto assunse

altresì l'interinato del ministero degli Affari esteri. Lo stesso giorno

Crispi dirigeva alle regie rappresentanze all'estero questa circolare:

«Nel prendere la direzione degli Affari esteri, tengo a manifestare

il mio fermo intendimento di continuare la politica di pace e di

conservazione che nel concerto europeo caratterizza l'opera

dell'Italia.

Conforme a tale intendimento è l'atteggiamento che intendiamo

prendere nella questione bulgara, nella nuova fase in cui sembra che

entri per l'annunciato imminente arrivo del principe di Coburgo in

Bulgaria. Non abbiamo predilezioni personali per questo piuttosto

che per altro principe; ma il principe Ferdinando, per il fatto

della sua elezione, rappresenta agli occhi nostri, sino a prova

contraria, l'espressione della volontà del popolo bulgaro. L'Italia,

politicamente costituitasi coi plebisciti, non può disconoscere

l'alto valore di quella manifestazione con cui è stato soddisfatto

alla prima ed alla più importante, per noi, delle tre condizioni

poste dall'art. 3.º del trattato di Berlino.

Convinto essere dell'interesse generale che la questione bulgara,

minaccia permanente per la pace europea, venga risolta quanto più

presto è possibile, il governo si è sempre dichiarato pronto ad

adoperarsi per il successo di qualsiasi soluzione, la quale, sulla

base dei trattati e del rispetto della volontà delle popolazioni,

potesse assicurare un governo stabile alla nazione bulgara. Ora,

l'avvenuta elezione del principe di Coburgo, che rappresenta un

principio di soluzione, ci sembra appunto una combinazione che,

favorita dal buon volere delle Potenze, varrebbe, mantenendo fisse

le due basi suddette, a conseguire l'intento. Ad esso adunque

dobbiamo desiderare che le Potenze aventi con noi comunità di fine e

d'intendimenti pacifici prestino, come siamo disposti a prestarlo

noi stessi, un volenteroso appoggio morale. Gradisca ecc.»

Il 7 agosto il principe Ferdinando, dopo avere invano atteso che la

Turchia e le Potenze assentissero alla sua elezione, cedette alle

insistenti sollecitazioni del governo bulgaro, e passò in Bulgaria, dove

ebbe entusiastiche accoglienze. Era trascorso appunto un mese dalla

elezione della Sobranje, e in quei trenta giorni il Principe era vissuto

in una tormentosa indecisione, tra l'irremovibile no della Russia,

l'oscitanza della Turchia e la propria ambizione. Il 29 luglio,

l'ambasciatore Nigra aveva telegrafato da Vienna:

«Il principe Ferdinando è venuto a vedermi in questi giorni. Mi ha

domandato consiglio. Mi sono rifiutato di dargli consigli dicendogli

che nella mia qualità di ambasciatore non avevo niente a dirgli. Ma

come amico privato gli ho detto che mi sembrava la sua via fosse

tracciata dai trattati. Egli non mi è sembrato molto disposto a

tentare l'avventura di una corsa in Bulgaria. Ignoro se abbia fatto

qualche passo a Pietroburgo; in ogni caso non sarebbe riuscito.»

Il fatto compiuto, cioè la presa di possesso da parte del principe

Ferdinando della dignità conferitagli dal popolo bulgaro, accrebbe

l'irritazione della Russia e le difficoltà della situazione.

Si presentò subito la questione come dovessero condursi i rappresentanti

delle Potenze in Bulgaria, col Principe. Crispi non esitò a telegrafare

il 9 agosto al r. Agente e console generale in Sofia:

«Un riconoscimento formale del principe Ferdinando come Principe di

Bulgaria non è evidentemente possibile da parte nostra se non dopo

acquistata la certezza che egli effettivamente rappresenta la

volontà delle popolazioni e dopo legittimazione della sua posizione

conformemente al trattato di Berlino.»

E dopo questa dichiarazione dava istruzione al r. Agente di astenersi da

atti che implicassero riconoscimento, _pur usando al Principe i riguardi

dovuti_, e mantenendo col governo principesco i rapporti di fatto

necessarii.

Dopo poco, l'Austria-Ungheria dava al suo agente in Bulgaria analoghe

istruzioni.

L'11 agosto l'Incaricato di affari di Russia si presentò alla Consulta

per dichiarare che il suo Governo non riconosceva la validità della

elezione, che aveva cercato di dissuadere indirettamente il Principe dal

recarsi in Bulgaria, e che si credeva obbligato di dichiarare illegale

la di lui apparizione nel principato per mettersi alla testa del

Governo. Il gabinetto imperiale faceva appello alle Potenze sperando di

non trovarsi solo ad esigere il rispetto al trattato di Berlino.

Crispi rispose che si sarebbe messo in comunicazione con gli altri

gabinetti, e che il governo italiano non aveva cessato di considerare il

trattato di Berlino come la base necessaria per la soluzione della crisi

bulgara.

Propostosi l'intento di appoggiare l'eletto della nazione bulgara e di

cogliere l'occasione per acquistare all'Italia prestigio e simpatie

nella penisola balcanica, l'on. Crispi cercò innanzi tutto di

assicurarsi l'appoggio dell'Inghilterra, la quale, dapprima non

contraria al principe Ferdinando, aveva poi fatto comprendere alla

Russia che vedeva l'elezione di lui “con indifferenza„, e alla Bulgaria

che “non riputava vantaggiosa agli interessi del principato la scelta

del Coburgo„.

Come l'on. Crispi regolasse la condotta dell'Italia nelle fasi

successive della questione, e riuscisse a formare il gruppo

italo-anglo-austriaco che impose il non intervento nelle faccende

interne della Bulgaria, si rileva dai documenti che seguono:

«12 agosto.

_A S. M. il Re_,

Monza.

Lord Salisbury dette istruzioni al suo agente a Sofia di trattare il

principe di Coburgo come un parente della Regina. I gabinetti di

Parigi e di Vienna avranno con lui relazioni come governo di fatto e

senza pregiudicare la questione di diritto.

Politica estera: memorie e documenti · 第 64 / 215 题