18 luglio 1882.

Il numero 136 della Koeniggraetzerstrasse segna la terza casa a

diritta della strada andando a Voss-Strasse. La casa è in fondo a un

giardino.

Il conte Hatzfeldt era nel suo gabinetto all'una pomeridiana e mi ha

intrattenuto sino alle due.

Parlando dei casi del giorno si mostrò disinteressato nella

soluzione del problema egiziano. Disse che accettò la Conferenza per

non dare pretesto alle Potenze di dire che la Germania con la sua

assenza impedisse una soluzione; ma senza alcuna fede nei suoi

lavori. La Germania non ha alcun interesse diretto. Nulla da

proporre, perchè non vuole assumere responsabilità. Non spenderà un

soldo, nè un soldato per l'Egitto. Chi si è messo nell'imbroglio, se

ne liberi. Non ha approvato, nè disapprovato il contegno degli

inglesi. Nel canale di Suez non sarà contrastato loro il libero

passaggio.

Alla Conferenza vogliono mantenuto lo _statu-quo_. Quale? Quello

anteriore al movimento militare? Quello anteriore al giugno 1879? La

frase è elastica — dice molto e dice nulla.

L'Italia ha interessi diretti — Spagna, Olanda, vogliono

intervenire.

Lasciare la dinastia? Tewfick senza autorità. Prendere Halim? Buono,

bravo, conosciuto per il buon caffè che si prendeva da lui — non

altro.

La posizione finanziaria, peggiorata dopo il 1879, ma hanno

interesse a vederci coloro che ne son causa.

La Germania accetterà qualunque soluzione che le Potenze troveranno

a proporre d'accordo, e per il ristabilimento dell'ordine e per un

governo egiziano. L'Egitto col Parlamento non può reggersi. Questa è

una istituzione che colà non può allignare. Ma per governare ci

vuole un principe di autorità ed energia. Noi non vogliamo far

quello che faceva l'Impero Napoleonico; non ci mischieremo finchè i

nostri interessi non siano lesi.

— _Io:_ I francesi vollero imitare i romani, ma ne seguono i vizi,

non le virtù. La repubblica e l'impero dei romani durarono molti

secoli; le repubbliche e gl'imperi francesi appena due decine di

anni.

— _Lui:_ I romani avevano di fronte genti barbare. Oggi le

condizioni dell'Europa sono diverse, e la Francia ha grandi e civili

Potenze attorno a sè. È quello che i francesi non vogliono capire.

Il conte Hatzfeldt mi parla del principe di Bismarck e della sua

infermità che gli impedisce di prendere parte agli affari. Tutto è

sulle spalle del Conte, il quale se ne duole sopratutto per le

grandi responsabilità che ha dovuto e deve assumere nella politica

estera.

Da Berlino l'on. Crispi passò a Londra, dove si decidevano i destini

dell'Egitto, e, per mezzo del suo amico Giacomo Lacaita, chiese di far

visita a lord Granville, ministro degli Affari esteri. Lord Granville

non soltanto si disse lieto di conoscere personalmente l'antico

rivoluzionario italiano, ma lo fece pregare di andare al _lunch_ da lui.

Ed ecco quello che Crispi scrisse dell'accoglienza ricevuta e delle cose

discorse:

Politica estera: memorie e documenti · 第 53 / 215 题