Il numero 136 della Koeniggraetzerstrasse segna la terza casa a
diritta della strada andando a Voss-Strasse. La casa è in fondo a un
giardino.
Il conte Hatzfeldt era nel suo gabinetto all'una pomeridiana e mi ha
intrattenuto sino alle due.
Parlando dei casi del giorno si mostrò disinteressato nella
soluzione del problema egiziano. Disse che accettò la Conferenza per
non dare pretesto alle Potenze di dire che la Germania con la sua
assenza impedisse una soluzione; ma senza alcuna fede nei suoi
lavori. La Germania non ha alcun interesse diretto. Nulla da
proporre, perchè non vuole assumere responsabilità. Non spenderà un
soldo, nè un soldato per l'Egitto. Chi si è messo nell'imbroglio, se
ne liberi. Non ha approvato, nè disapprovato il contegno degli
inglesi. Nel canale di Suez non sarà contrastato loro il libero
passaggio.
Alla Conferenza vogliono mantenuto lo _statu-quo_. Quale? Quello
anteriore al movimento militare? Quello anteriore al giugno 1879? La
frase è elastica — dice molto e dice nulla.
L'Italia ha interessi diretti — Spagna, Olanda, vogliono
intervenire.
Lasciare la dinastia? Tewfick senza autorità. Prendere Halim? Buono,
bravo, conosciuto per il buon caffè che si prendeva da lui — non
altro.
La posizione finanziaria, peggiorata dopo il 1879, ma hanno
interesse a vederci coloro che ne son causa.
La Germania accetterà qualunque soluzione che le Potenze troveranno
a proporre d'accordo, e per il ristabilimento dell'ordine e per un
governo egiziano. L'Egitto col Parlamento non può reggersi. Questa è
una istituzione che colà non può allignare. Ma per governare ci
vuole un principe di autorità ed energia. Noi non vogliamo far
quello che faceva l'Impero Napoleonico; non ci mischieremo finchè i
nostri interessi non siano lesi.
— _Io:_ I francesi vollero imitare i romani, ma ne seguono i vizi,
non le virtù. La repubblica e l'impero dei romani durarono molti
secoli; le repubbliche e gl'imperi francesi appena due decine di
anni.
— _Lui:_ I romani avevano di fronte genti barbare. Oggi le
condizioni dell'Europa sono diverse, e la Francia ha grandi e civili
Potenze attorno a sè. È quello che i francesi non vogliono capire.
Il conte Hatzfeldt mi parla del principe di Bismarck e della sua
infermità che gli impedisce di prendere parte agli affari. Tutto è
sulle spalle del Conte, il quale se ne duole sopratutto per le
grandi responsabilità che ha dovuto e deve assumere nella politica
estera.
Da Berlino l'on. Crispi passò a Londra, dove si decidevano i destini
dell'Egitto, e, per mezzo del suo amico Giacomo Lacaita, chiese di far
visita a lord Granville, ministro degli Affari esteri. Lord Granville
non soltanto si disse lieto di conoscere personalmente l'antico
rivoluzionario italiano, ma lo fece pregare di andare al _lunch_ da lui.
Ed ecco quello che Crispi scrisse dell'accoglienza ricevuta e delle cose
discorse: