A S. M. IL RE D'ITALIA.

_Sire!_

In esplicazione del mio telegramma del 10 corrente e di quello

d'oggi, sento il dovere di rassegnarle come io abbia adempiuto

presso S. A. il principe di Bismarck alla missione affidatami da V.

M. d'accordo col Presidente del Consiglio dei Ministri.

I temi della missione, i quali furono oggetto dei colloqui avuti il

17 a Gastein ed il 24 a Berlino erano questi:

Alleanza eventuale con la Germania nel caso di una guerra con la

Francia o con l'Austria.

Accordi nella soluzione delle varie questioni che potran sorgere in

conseguenza della guerra turco-russa in Oriente.

Parificazione dei tedeschi e degli italiani nell'esercizio dei

diritti civili in ciascuno dei due Stati.

Il Principe fu assolutamente negativo per un trattato contro

l'Austria. Lo accolse volentieri contro la Francia, quantunque

esprimesse la speranza che quest'ultima Potenza saprà tenersi

tranquilla e non vorrà rompere la pace europea.

Anch'io dichiarai che noi nutrivamo cotesta speranza; ma feci

riflettere — ed il Principe fu del medesimo avviso — che in caso di

un trionfo, nelle prossime elezioni politiche, del partito

reazionario, e della possibile caduta della repubblica, il governo

il quale gli succederebbe avrebbe bisogno di ricorrere alla guerra

per rifarsi delle sconfitte del 1870, e per avere autorità nel suo

paese.

In quanto al contegno dell'Austria verso di noi, il Principe se ne

disse dolente ed espresse il desiderio che fra i due governi si

potesse stabilire un accordo cordiale.

Avendogli intanto fatto osservare, che se dopo il 1866 l'Austria ha

bisogno di pace, essa non potrà dimenticare i danni patiti e

sentirà, in un avvenire più o meno lontano, la necessità di

riprendere la sua posizione in Germania, Sua Altezza rispose voler

credere che ciò non avvenga. Una sola ragione vi potrebbe essere di

dissidio tra i due imperi, e sarebbe quella in cui l'Austria volesse

incoraggiare col suo contegno un movimento in Polonia. L'Austria —

disse il Principe — solletica le ambizioni della nobiltà polacca.

Nulladimeno — soggiunse — le cose non sono al punto da suscitar

pericoli. Lasciatemi aver fede in quel governo. Se venisse il giorno

che le mie previsioni fosser deluse, avremmo sempre tempo per

intenderci, e potremmo allora stipulare un'alleanza.

La mia convinzione è che il Principe vuol tenersi stretto

all'Austria, e parmi poter dedurre dalle sue parole che egli intenda

esser d'accordo col gabinetto di Vienna, e vorrebbe che anche noi lo

seguissimo in cotesta politica. La lontana ipotesi di una rottura

fra i due imperi non mi parve conturbare l'animo di S. A. In quanto

all'Italia mi dichiarò francamente che se Essa rompesse con

l'Austria se ne dorrebbe, ma egli non farebbe la guerra per questo.

Sulle cose d'Oriente il Principe dichiarò che la Germania è

disinteressata e che, in conseguenza, S. A. accetterebbe qualunque

soluzione, la quale non turbasse la pace europea.

Immantinenti risposi, che l'Italia non potrà dirsi disinteressata

anch'essa. Parlai allora delle voci in corso di mutamenti

territoriali e delle proposte russe di far prendere all'Austria la

Bosnia e l'Erzegovina onde averla amica.

Sul proposito ricordai le condizioni in cui ci troviamo dopo il

trattato di pace del 1866 e come ogni aumento di territorio pel

vicino impero sarebbe al nostro paese di danno. Le nostre frontiere,

io dissi, sono aperte ad oriente, e se l'Austria si rinforzasse

nell'Adriatico noi saremmo stretti come da una tenaglia e non

saremmo punto sicuri.

Soggiunsi: «Voi dovreste aiutarci in questa occasione. Noi siamo

fedeli ai trattati e nulla vogliamo dagli altri. Voi dovreste domani

dissuadere il conte Andrássy da ogni desiderio di conquiste nel

territorio ottomano».

Il Principe rispose ch'egli non voleva discorrere con Andrássy di

tutto ciò, cotesti argomenti potendo essere dispiacevoli al Gran

Cancelliere austriaco. Crede però che un accordo sarebbe possibile e

propone, nel caso in cui l'Austria avesse la Bosnia e l'Erzegovina,

che l'Italia si prendesse l'Albania, od altra terra turca

sull'Adriatico.

Nel colloquio di ieri avendo discorso nuovamente delle varie materie

trattate a Gastein, il Principe, mentre ero per congedarmi, mi

dichiarò ch'egli aveva parlato col Cancelliere austriaco della

nostra opposizione a che l'Austria prendesse la Bosnia e

l'Erzegovina. E soggiunse: «Andate a Vienna. Son sicuro che potrete

intendervi col conte Andrássy».

Un viaggio a Vienna è necessario per conoscere meglio le intenzioni

dell'Andrássy sul problema orientale e per vedere se un accordo con

l'Austria sarebbe possibile. Lo farò dopo essere stato a Londra,

dove andrò domani, siccome ho già telegrafato a V. M.

Sulla parificazione dei tedeschi e degli italiani in ciascuno dei

due Stati, nello esercizio dei diritti civili, il Principe non fece

alcuna obbiezione, anzi l'accolse di buon animo. Il Principe mi

parlò di un trattato che la Germania ha con la Svizzera, credo per i

cittadini di Neuchâtel, e vorrebbe che lo prendessimo a base di

quello che dovrebbe essere stipulato tra l'impero di Germania e il

regno d'Italia.

Pel trattato eventuale di alleanza contro la Francia il Principe mi

disse che avrebbe preso gli ordini dall'Imperatore. Per quello

speciale per l'esercizio dei diritti civili, desidera che sia fatto

presto, ed in conseguenza che se ne diano da V. M. i poteri al conte

di Launay.

Altri argomenti di minore importanza furono discussi il 17 e il 24

corrente, ma tralascio di parlarne perchè dovrei estender molto i

limiti di questa lettera. Ne farò una speciale esposizione a V. M.

al mio ritorno in Italia in quella udienza che la M. V. si degnerà

di accordarmi.

Sempre agli ordini di V. M., mi ripeto con tutta devozione e con

affettuoso rispetto, etc.»

_26 settembre._ — Visita di congedo al segretario di Stato Friedberg

e al ministro di Bülow.

_27 settembre._ — Prima di lasciare Berlino invio il seguente

telegramma:

«A S. M. L'IMPERATORE GUGLIELMO.

Baden-Baden.

Essendo sul punto di dire addio alla Germania, sento il vivo

rincrescimento di non aver potuto ossequiare personalmente Vostra

Maestà, e l'obbligo di ringraziare vivamente la M. V. come capo

supremo della grande nazione per le prove di simpatia date

all'Italia dal nobile popolo tedesco.

Politica estera: memorie e documenti · 第 29 / 215 题