FRANCESCO CRISPI.»

Parto da Berlino alle 10.45 di sera dalla stazione di Potsdam.

A Potsdam il sonno mi coglie malgrado il freddo intenso.

_27 settembre._ — Mi risveglio a Kreiensen.

Alle 5 pom. siamo ad Ostenda; alle 8 ½ c'imbarchiamo per

l'Inghilterra.

_28 settembre._ — Giungo alla stazione di Connon-Street alle 4 del

mattino.

Il marchese Menabrea — Alla ricerca di Stansfeld — Presentazione

all'Athenaeum Club — Carte da visita allo Speaker, al lord

Chancellor, al lord Chief-Justice, a lord Beaconsfield, a lord

Derby.

«Roma, 26 7.bre 1877.

_Caro Crispi_,

La mia salute s'è guastata a Stradella. Era uno de' soliti attacchi

artritici che fu da me trascurato e mal curato dal medico. Costretto

a recarmi a Roma ove la mia presenza era necessaria, ho inasprito il

mio male colla fatica del viaggio, e a Roma l'attacco artritico si

estese ai visceri. La malattia era nojosa e minacciava d'essere

lunga quantunque non fosse grave. Vinse, però, la mia buona natura e

mediante purganti e senapismi il male si è mitigato. Non posso

ancora reggermi in piedi, ma è affare di qualche giorno. Fra tre o

quattro giorni sarò intieramente libero considerandomi adesso in

piena convalescenza.

Il tuo viaggio avrà questo notevole risultato: la diplomazia ha

cominciato a conoscerci, a renderci giustizia, a trattare

apertamente con noi. Fummo lungamente cospiratori per l'unità del

nostro paese, siamo stati rispettati come deputati di parte

liberale, ora otterremo di essere apprezzati come uomini di governo.

Quando sarai qui c'intenderemo per rendere fruttuoso e sicuro il

risultato della tua missione.

Ora eccoti alcune notizie che è bene tu sappia per regolare l'epoca

del tuo ritorno a Roma.

E prima delle cose interne.

Zanardelli aveva offerto le sue dimissioni perchè gli avevo

telegrafato che il ritardo nella stipulazione delle convenzioni era

una calamità. Risposi con moderazione ed ottenni il suo assenso a

proseguire i negoziati. Spero dunque ancora di conchiudere senza

attraversare una crisi.

Da Mancini spero poco perchè non spero che la sua salute si

ripristini completamente. Sarà uno dei nostri più grossi fastidj.

Ma vi è un altro guajo.

Venne a Roma Cialdini e si mostrò molto malcontento di Mezzacapo per

le giubilazioni nell'esercito, e di Nicotera pei settanta

commendatori, e parlò della sua dimissione non immediata, ma fra

breve. La dimissione di Cialdini ci farebbe molto male ed è perciò

che se ritornando in Italia passi da Parigi faresti bene a vederlo

ed a persuaderlo di non toglierci il suo appoggio. Egli mi disse di

averti parlato e che tu gli hai detto che un allargamento dei quadri

sarebbe stato accettato dalla Camera. Io non so se la cosa sarebbe

passata facilmente, e non voglio sostenere che nelle disposizioni

date da Mezzacapo non ce ne siano di sbagliate, ma il certo si è che

qualche cosa bisognava fare, e che adesso bisogna ad ogni costo

impedire che il generale Cialdini si dimetta. Sai che il partito ha

accolto bene i provvedimenti di Mezzacapo e che un atto ostile

contro di lui ferirebbe e partito e ministero e forse aprirebbe una

breccia per la quale potrebbero entrare i nostri avversarii

politici.

Venendo alle cose estere, è bene che sappi che di Launay ha scritto

a Melegari della tua visita a [Bismarck][10] e fece notare le parole

che [Bismarck] disse ad [Andrássy]. Quelle parole sono però

diventate per noi un programma, all'attuazione del quale è d'uopo

adoperarci. Purtroppo non conosciamo la risposta di [Andrássy] e

certo a [Vienna] le nostre esigenze incontreranno opposizioni

vivissime; ci vorrà da parte nostra molta abilità, molta fermezza,

ed anche un po' di fortuna per riuscire.

[10] Le parole entro parentesi sono cifrate nell'originale.

_(N. d. C.)_

Le osservazioni che a questo proposito tu hai fatte a [Bismarck]

bisognerà che le faccia con prudenza a [Derby]. Colla [Inghilterra]

noi abbiamo molti interessi comuni, nessun interesse contrario.

Vivissimo è il nostro desiderio di mantenerci con essa in perfetto

accordo. E questo è anche il nostro interesse, poichè quando fossimo

involti in una guerra l'amicizia del [Inghilterra] è la sicurezza

delle nostre [piazze], cioè delle nostre grandi città.

Tu parlando con gli uomini di Stato [Inglesi] potrai toccare un

argomento delicato e che non devesi sviluppare se non si presenta

occasione propizia e sempre adoperando molta prudenza.

In questi ultimi tempi fummo male giudicati da una parte della

stampa inglese. Vi fu chi sospettò un'alleanza dell'Italia con

l'Austria, alleanza che non ha mai esistito nel pensiero di nessuno.

Ultimamente il _Foreign Office_ pubblicò un manifesto sui passaporti

che i sudditi inglesi erano invitati a ritirare quando volessero

recarsi in Italia. Quell'annunzio era un'offesa immeritata

all'Italia e al suo Governo che sempre ha accolto, ed accoglierà

sempre i sudditi britannici colla più grande simpatia. E non siamo

noi gli avversarj del papato, che è il più antico nemico

dell'Inghilterra? — Ora, molti credono in Italia che questi umori

dipendono in gran parte da una sola persona. Noi non godiamo le

simpatie dell'attuale Ambasciatore britannico a Roma, che è un amico

intimo dei nostri avversarj politici.

Su questo punto, ed anche perchè ne dica una parola al nostro

Ambasciatore, io mi rimetto alla tua prudenza.

Io ti sarò molto grato se vorrai telegrafarmi da Londra quello che

vi si pensa sul risultato delle prossime elezioni in Francia. Questi

pronostici mi saranno utili anche dal punto di vista finanziario.

E ti prego ancora di telegrafarmi il tuo itinerario per mia norma, e

il giorno in cui speri di poterti trovare a Roma. La situazione

parlamentare io la spero buona perchè la situazione delle finanze è

buona: ma questo non è che un lato del problema che dobbiamo

risolvere, e per consolidare al potere il partito liberale occorre

ancora studio e lavoro non poco e fatica molta.

Politica estera: memorie e documenti · 第 30 / 215 题