E se il Governo farà un colpo di Stato? Thiers non lo temeva, e
perchè l'esercito non si presterebbe e perchè Mac-Mahon non n'è
capace per povertà d'ingegno e di mezzi personali. Gambetta
soggiunge che, in caso di un colpo di Stato, l'Esercito si
scinderebbe in due e vi potrà essere la guerra civile.
Comunque sia e quali possano essere gli avvenimenti, consideriamo
questi dal punto di vista italiano.
I republicani e i reazionari affermano che vogliono essere amici con
l'Italia e che nulla tenteranno contro di lei. Credo ai primi,
dubito dei secondi.
Dubito dei secondi perchè il Comitato ispiratore dell'Eliseo è
clericale, e il loro organo è il _Figaro_, che ha tanto insultato il
nostro paese e il nostro Re....
Non dirò che domani ci farebbero la guerra, perchè tutti, senza
eccezione, i partiti politici hanno una salutare paura del principe
di Bismarck, il quale essi credono non ci lascerebbe soli. Certo
però ne cercherebbero l'occasione e coglierebbero il menomo pretesto
per attaccare brighe con noi.
E vedi quel che m'è avvenuto di constatare: in tutte le classi del
paese si è fatta radicare l'opinione che l'Italia vuole fare la
guerra alla Francia. L'ho combattuta questa opinione in quanti me
l'hanno manifestata, ma ho dovuto riflettere che coloro che sono
stati i primi a divulgarla hanno avuto in animo di prepararsi il
motivo presso questo popolo per legittimare la guerra nel caso che
un giorno essi ci attaccassero. Il certo però è questo, che i
Francesi continuano i loro armamenti, e che tutti gli stabilimenti
privati fabbricano armi d'ogni genere per questo Ministero della
Guerra. Pensiamo dunque ai casi nostri, e teniamoci pronti a tutte
le eventualità.
Rispondimi a Londra per mezzo dell'Ambasciata, se non altro perchè
io sia sicuro che ti siano giunte le mie lettere.
Tuo di cuore
F. CRISPI.»
«Parigi, 5 settembre 1877.
_Eccellenza_,
Prima di lasciar Parigi mi sento in dovere di darle conto delle
ulteriori mie pratiche con questo governo.
Il duca Decazes, l'indomani della nostra conferenza, è venuto a
rendermi la visita. Ero assente e non ci potemmo quindi vedere. Quel
giorno, era il 31 agosto, ero andato a St. Germain-en-Laye dal sig.
Thiers, il quale, siccome l'Ec. V. ha potuto saperlo
telegraficamente, è morto ier l'altro.
Il ministro degli affari esteri avendo dovuto poi lasciar Parigi,
mandò un suo impiegato dal sig. Ressman, primo segretario
dell'Ambasciata italiana, onde disimpegnarsi della promessa datami
per le chieste trattative in ordine all'art. 3 del nostro Codice
Civile. Il Ressman e il detto impiegato si videro il 2 settembre e
discorsero del suddetto argomento.
S. E. mi fece sapere che avendo esaminato ciò che noi chiedevamo,
dovette persuadersi che l'applicazione dell'art. 3 del nostro Codice
Civile agli italiani in Francia non potrebbe farsi che con una
riforma nella legislazione di questo paese e che a ciò sarebbe
necessaria l'opera del Parlamento. Per ora di cotesta riforma non
saprebbero occuparsi; più tardi se ne potrebbe parlare, ma a tal
uopo converrebbe che l'Italia ne iniziasse le trattative nelle vie
ufficiali.
Il duca Decazes non è un simulatore, ma un uomo debole. A quanto
pare avrà parlato col signor De Broglie, ministro di Giustizia, il
quale presentemente ha tutt'altro in mente che il Codice Civile.
Colgo quest'occasione per ripetermi ecc.