La notizia della partenza improvvisa di Giulia penetrò in casa Arlandi;
il signor Carlo ne fu preoccupato al punto che fu tutto il giorno di
cattivo umore, tenne il broncio a Savina, sgridò Mario e non volle far
colazione.
—Ma sai che sei un bel tipo?—gli disse la moglie.—Perchè ad una
ragazza capricciosa, vien voglia di andar in città, tu subito immagini
mille pericoli; avrà avuto bisogno di far delle spese.
—Puoi dire quello che vuoi,—rispose l'Arlandi,—ma questa gita
misteriosa mi dà noia, ho il presentimento che è andata per Ugo.
—Anche se ciò fosse, noi abbiamo fatto quello che si doveva fare, non
abbiamo rimorsi.
—Parla per conto tuo, io invece da qualche giorno ho un rimorso che mi
strazia l'anima e non sono contento di me.
—Perchè sei un uomo incerto, debole e non hai il coraggio delle tue
azioni, ma per tua tranquillità voglio aver informazioni esatte.
Sì dicendo Savina chiamò il domestico e gli ordinò di andare al villino
di Giulia e pregare Rosa, la cameriera, di venire un momento a villa
Ada.
—Se la sua padrona le ha ordinato di tacere non dirà nulla,—disse il
signor Arlandi.
—Dirà tutto, tu non conosci le donne, in ogni modo tentare non nuoce.
Non parlarono più finchè non giunse la cameriera di Giulia, la quale
chiese subito la ragione per cui l'avevano fatta chiamare.
—Vorrei sapere,—disse Savina,—se la tua padrona ha ricevuto qualche
cattiva notizia, che è partita così improvvisamente senza salutare
nessuno.
—Oh, tutt'altro,—rispose la cameriera,—deve aver avuto delle notizie
buone, è stata tanto contenta quando ha ricevuto quella lettera.
—Ha ricevuto una lettera? Forse del professore?
—Può darsi; so soltanto che mi ordinò di prepararle la sacca da
viaggio e disse che volea partir presto questa mattina.
—Si fermerà via molto tempo?
—Non lo sapeva nemmeno lei, ha detto che mi scriverà.
—Va bene, se hai notizie vieni a portarcele; ho piacere che non sia
per nulla di male; puoi andare.
Appena la ragazza fu uscita il signor Carlo s'alzò concitato e si mise
a passeggiare su e giù per la stanza.
—Vedi?—disse alla moglie,—te l'ho detto, lo prevedevo, è stata
chiamata ed ora ci metterà in un bell'impiccio. Ho fatto male a non far
curare Ugo in casa, sono stato uno sciocco.
La signora Savina tentava di calmarlo, gli diceva di andar a
passeggio a prender aria che si sarebbe presa sulle sue spalle ogni
responsabilità.
Però per quanto facesse l'indifferente non si sentiva tranquilla
nemmeno lei e aveva bisogno di parlare con qualche persona che potesse
consigliarla e nello stesso tempo calmare lo spirito del marito.
Invitò a pranzo il dottore per sentire la sua opinione e poi perchè
sarebbe stato un diversivo; di star sola col marito così accigliato e
irrequieto non si sentiva.
Il dottore si mostrò tranquillo, non poteva assicurare che Ugo fosse
pazzo, ma dopo lo scoppio, lo stato in cui si trovava giustificava
abbastanza la loro risoluzione; aggiunse però che se venivano buone
notizie dal direttore della casa di salute, non conveniva insistere a
lasciarvelo rinchiuso più a lungo.
—Io in casa non lo voglio,—disse la signora Savina,—è un individuo
troppo pericoloso.
L'Arlandi diceva che spesso a quelli che fanno esperimenti scientifici
accadono simili incidenti, e continuava ad essere preoccupato della
gita della cognata; nemmeno le parole del dottore riuscivano a
calmarlo.
Savina diceva che Giulia faceva una bella figura, mostrandosi
tanto infervorata per un giovanotto e si sfogava dicendo un mondo
d'improperie contro le ragazze emancipate che vogliono immischiarsi
nelle cose che non le riguardano.
Ormai in casa Arlandi non si parlava d'altro, quei discorsi erano una
fissazione, il signor Carlo si aspettava ogni giorno qualche sorpresa
spiacevole ed era inquieto; soltanto la signora Savina si mostrava
tranquilla e non perdeva la sua olimpica serenità, temeva troppo di
turbare la sua digestione e guastarsi la salute.