Dalla casa di salute del dottor B. presso Monza.
Dopo tanti giorni di ansia finalmente vedeva un raggio di sole, le
pareva di avere le ali, sapeva dove Ugo si trovava ed era ormai certa
di riuscire a liberarlo.
Cercò di riordinare le idee e rimettere lo spirito in calma, pensò di
agire sola senza dir nulla a nessuno, misteriosamente, come gli altri
avevano fatto con lei.
Prima di tutto doveva andare a Milano e parlare con un avvocato,
suo amico, che l'aiutasse a liberare il nipote, poi non volea più
permettere che Ugo lasciasse amministrare i suoi beni dal padre,
dopo che era stato trattato in quel modo. L'avvocato Alberti avrebbe
consigliato quello che dovevano fare. Ordinò alla cameriera di
svegliarla presto il giorno dopo dovendo partire, poi si mise a girare
per la stanza, lieta, cantarellando, sentendosi leggera, come da un
pezzo non le era accaduto.
Non disse la sua intenzione, ma la mattina dopo in paese non si parlava
d'altro che della partenza della signorina Giulia Sordelli. Era stata
veduta avviarsi alla stazione e salire sul treno che andava a Milano;
avea salutato sorridendo i conoscenti incontrati lungo la via e s'era
trattenuta qualche momento col maestro di scuola, e tutti trovavano che
avea la faccia allegra e l'espressione di chi ha una meta agognata da
molto tempo che è sul punto di raggiungere.