Nell'impossibilità di poter adoperarsi a vantaggio del nipote ignorando
il luogo dove era stato condotto, Giulia sentiva almeno il bisogno di
raccontare a tutti l'atto odioso dei signori Arlandi, e girava per
il paese procurando di vedere i conoscenti per parlare di ciò che le
stava a cuore. Se non avesse potuto sfogare in qualche modo la sua ira,
avrebbe fatto certo una malattia. Andò dal sindaco sperando aiuto, ma
egli crollò il capo e non le diede retta, aveva troppo da fare e non
poteva pensare agli altri. Poi si rivolse al maestro di scuola, che era
una persona ragionevole e le era amico sincero, ma la consigliò di non
scalmanarsi troppo e di starsene tranquilla, che le cose si sarebbero
poi accomodate secondo il suo desiderio.
—Vuole,—le disse,—un consiglio da amico? Non si agiti, farà
peggio; hanno sparso la voce che la pazzia è un male di famiglia e se
s'infiamma troppo avrà qualche dispiacere anche lei.
Capiva che quell'osservazione era giusta ma non poteva rimanere
inoperosa, finchè avea l'illusione di far qualche cosa, il tempo le
passava, altrimenti si agitava come se avesse la febbre. Tentò di
vedere il cognato e colle belle maniere fargli dire dove fosse il
figlio, ma egli era muto come un pesce e per non lasciarsi sfuggire
qualche parola rivelatrice, la evitava; avea troppo timore delle ire
della moglie.
La povera Giulia non sapeva più a che santo votarsi, in paese ormai non
si occupavano che degli avvenimenti di casa Arlandi, ognuno volea dire
la sua, nessuno riusciva a sapere dove fosse ricoverato il professore
Ugo, e parlando della signorina Giulia, dicevano che se non poteva
liberare il nipote avrebbe finito col diventar pazza anche lei.
Infatti le pareva di perdere la testa nella sua impossibilità di
essergli utile, ma aveva nel cuore una speranza che la sosteneva,
avea fede anche nelle cose soprannaturali, diveniva superstiziosa;
si faceva mandare una quantità di giornali che leggeva avidamente
sperando trovare una riga che la mettesse sulle traccie del nipote; non
trovò nulla di quello che desiderava, ma vi lesse una notizia che le
fece battere il cuore.
Si parlava della scoperta del radio, fatta dai coniugi Currie, una
sostanza che emanava luce e calore senza perdere nulla del suo peso,
che produceva effetti meravigliosi e sconvolgeva tutte le idee che si
avevano sulle scienze chimiche e fisiche.
Era appunto quello che il professor Ugo stava studiando ed era in
procinto di trovare, quando venne rinchiuso barbaramente; bisognava
che quel tentativo non fosse ignorato, pensò ai giornali che portavano
ai quattro venti la voce del pubblico, ad Ugo che era stato troppo
sconosciuto e il cui nome bisognava far noto; ebbe un'ispirazione che
le parve venuta dal cielo, prese la penna e scrisse un breve articolo
al giornale che aveva parlato della nuova scoperta dicendo che, a
proposito degli studii sul radio, l'onore di averlo trovato sarebbe
toccato ad un italiano, al professor Ugo Arlandi che si era occupato
seriamente di quel genere di studî e avea scritto una monografia sulle
irradiazioni nascoste, ma era scomparso alla vigilia di cogliere il
frutto delle sue fatiche, nessuno sapeva più dove fosse e si temeva
vittima d'un delitto. Firmò l'articolo con un pseudonimo, accluse una
somma per una sottoscrizione di beneficenza patrocinata dal giornale e
mandò il suo scritto alla posta. Lo slanciò così alla ventura, non avea
che una lontana speranza che il giornale se ne impadronisse, suscitasse
uno scandalo, provocasse un'inchiesta che potesse riuscire utile al suo
scopo. In ogni modo tutto era meglio di quel marasmo.
L'aver fatto qualche cosa era un po' di sollievo per il suo spirito,
quando entrò la cameriera portandole una lettera un po' sciupata e
senza francobollo.
Guardò la calligrafia.
—È di Ugo,—esclamò.
Stracciò in fretta la busta nell'impazienza di leggere.
Erano poche parole scritte a matita che dicevano:
«È la quarta lettera che getto fuori dal recinto del giardino,
alla ventura. Arriverà al suo destino? Lo spero. Tu sola puoi
togliermi da questa prigione. Fa presto, altrimenti divento pazzo
sul serio.