Dopo il caffè, papà Gervasio scomparve. Lo cercarono invano in tutte le
camere; egli non era avvezzo ad uscir di casa al dopo pranzo, e restava
coi suoi figli fino all'ora della partenza. Temettero che fosse
indisposto, e furono inquieti.
--Si sarà dimenticato qualche piccola spesa, osservò Metilde; e si mise
ad aspettarlo alla finestra. Silvio le tenne compagnia fumando il
sigaro, guardando da lontano per non vedere le mostre del pizzicagnolo e
del beccaio.
Dopo una buona mezz'ora ecco papà Gervasio che spunta sull'angolo della
via che mette alla piazza. Vedendo i figli alla finestra si mise a
sorridere, alzando in aria un involto, con aria trionfale.
Quel buon padre era andato a far l'acquisto del miglior libro di cucina
che si trovasse in commercio. Entrò nel salotto dicendo:
--L'ho trovato! e ve lo dono. È il più bel regalo che un padre possa
fare... ai figli che mangiano male.
Lo andava scartabellando con vera soddisfazione, ne scorse l'indice
delle materie e trovata la pagina che cercava, cominciò a leggere ad
alta voce:
«Dopo d'aver legato il cappone si deve metterlo in una pentola dove si
trovi in ristretto. Aggiungete acqua, carote, una cipolla con due
chiodetti di garofano, una foglia di lauro, sale, e pepe in grano. Due
buone ore di cottura a fuoco dolce.»
--Chiamatemi la Betta, che venga qui colla pentola nella quale ha fatto
bollire il cappone.
La Betta comparve tutta confusa, portando in mano una marmitta di ghisa
smaltata; era il corpo del delitto.
--È questa la marmitta dove avete fatto cuocere il cappone?
--Signor sì.
--Ebbene in quella marmitta ce ne stanno tre comodamente, era piena
d'acqua?
--Signor sì.
--Ebbene quell'acqua era bastante per tre. Che cosa avete messo in
quella laguna?
--Ho messo il cappone.
--E poi?
--Ho messo del sale.
--E poi?
--Non ho messo altro.
--Mancava dunque una cipolla, i chiodetti di garofano, le carote, il
lauro ed il pepe. E quanto ha bollito?
--Ha bollito tre ore.
--Misericordia!!... ma questa è la cucina delle bettole, delle prigioni,
e del seminario!
Papà Gervasio voltò le spalle alla Betta, e rivolto a suo figlio gli
disse:
--Brillat-Savarin nel suo classico trattato sulla _Fisiologia del gusto_
mette fuori questa giusta sentenza: «_Dimmi che cosa mangi e ti dirò chi
sei_.» Adesso che vedo come mangi io ti dico: Tu non sei un avvocato ma
un galeotto, tu non sei un uomo libero, ma un seminarista!... Prendi
questo libro di cucina, leggilo attentamente, consiglia tua moglie a
impararlo a memoria, e se per disgrazia la vostra casa andasse in
fiamme, lascia bruciare i tuoi codici, ma salva il libro di cucina. È un
libro positivo, ma che non esclude una certa poesia e prosa preferibile
a molti versi. Il codice civile è buono per gli accattabrighe, per chi
vuol far debiti senza pagarli; il codice penale mostra ai bricconi come
si possa rubare senza andare in galera; ma il codice della cucina
insegna a conservare la salute dei galantuomini, e questo val meglio di
tutto. Compera anche il volume di Brillat-Savarin e meditatelo
seriamente.
Papà Gervasio si era animato parlando, non aveva più riguardi, usciva
dai gangheri; Metilde torceva il muso e s'attribuiva la predica:
«Se la cucina val meglio di tutto, essa pensava dentro di sè, vuol dire
che mio suocero mi considera come buona da nulla, ma la mia educazione
non mi permette di scendere tanto basso, ed io resterò sempre al mio
posto.»
Oramai il pregiudizio morboso, che le faceva credere una volgarità ciò
che è un sacro dovere, aveva messe le radici del tumore maligno, che il
migliore chirurgo non può estirpare senza arrischiare la vita del
malato.