Travagliandosi le armi nel modo che siamo andati finora discorrendo, con

varia fortuna in Europa, il conte di Grasse veleggiava prosperamente

alla volta della Martinica, e per arrivarvi più per tempo fece dalle sue

navi da guerra rimorchiare quelle da carico. Tanta fu la diligenza che

usò, che giunse in cospetto di quell'isola con cencinquanta vascelli,

computando insieme l'armata e la conserva, trenta giorni dopo, dacchè

egli era dal porto di Brest partito. Ebbe l'ammiraglio Rodney pronto

avviso dell'avvicinarsi dell'ammiraglio francese. Conosceva egli

ottimamente, di quanta importanza fosse l'impedire la congiunzione di

questa novella armata con quella, che già si trovava nei porti della

Martinica e di San Domingo. Conduceva seco il conte di Grasse venti navi

di alto bordo con una di 50, e nei porti sopraddetti già se ne avevano

in punto da sette in otto altre, che l'attendevano. Rodney non aveva che

ventuna navi di fila. Egli era vero che Hyde-Parker ne aveva altre

quattro alla Giamaica. Ma queste, oltrechè erano credute necessarie alla

difesa di quell'isola, trovandosi a sottovento, non si poteva sperare,

potessero venire in aiuto della grossa armata, che stava a sopravvento.

Mosso da tutte queste ragioni mandò Rodney i due ammiragli Samuele Hood

e Drake con diecisette vascelli a star in crociata avanti la bocca del

porto del Forte Reale della Martinica, al quale sapeva, che il conte di

Grasse aveva rivolto il corso del suo viaggio. Perchè l'ammiraglio

inglese abbia eletto di mandar quest'armata a bordeggiar rimpetto al

porto del Forte Reale, dov'era soggetta a cader sottovento, ed a lasciar

inevitabilmente, e sicuramente passar l'armata francese tra essa e la

terra per ridursi in quel porto medesimo, piuttosto che farla stanziare

a sopravvento presso la punta delle Saline a noi non è noto. Fu scritto,

che Hood, il quale era uomo nelle cose navali eccellentissimo, abbia

fatto in questo proposito qualche rimostranza. Ma Rodney, ch'era uomo di

sua testa, e che voleva quel che voleva, gli mandò dicendo, non pensasse

ad altro; attendesse ad eseguir le commissioni. Ma l'esito che ebbe la

cosa, dimostrò, che la crociata della punta delle Saline sarebbe stata

più opportuna, che quella del porto del Forte Reale. Compariva con

magnifica mostra il conte di Grasse presso la nominata punta la sera dei

28 aprile. Gli speculatori recarono tosto le novelle all'Hood

dell'approssimarsi dei Francesi. Ordinò egli prestamente le sue navi

alla battaglia colle prue rivolte verso la parte, donde veniva il

nemico. Comandò eziandio, che orzassero per poter poscia, poggiando,

meglio avvicinarsi alle coste della Martinica, a fine d'impedire ai

Francesi il trapassare tra sè e la terra. Intanto si fe' bruno, e

sopraggiunse la notte. La mattina gl'Inglesi ebbero vista dell'armata

francese, la quale in bellissimo ordine, ed in una lunga fila arringata

andava radendo terra terra le spiagge dell'isola. Dietro, cioè tra la

terra medesima e le navi da guerra, navigavano le onerarie. Ma le prime

colle orze rivolte all'armata inglese, e le prue al porto, tra essa

armata e le seconde s'interponevano. Le une e le altre si sforzavano di

girar intorno il capo Diamante, passato il quale avrebbero potuto

correre difilatamente nel porto. Tanto non poterono operar gl'Inglesi

per esser a sottovento, che le navi da guerra, che erano quattro di

fila, ed una di cinquanta, le quali già in quello si ritrovavano, non

uscissero, e non venissero a congiungersi colle vegnenti. Quindi il

conte di Grasse venne ad aver sotto i suoi comandamenti ventisei grosse

navi di fila; ed abbenchè in quel fortunoso punto si fosse accostato

all'Hood un vascello di 74 testè venuto da Santa Lucia, ciò nondimanco

non poteva la sua alla forza dell'avversario equiparasi. Ciò nonostante,

ossiachè credesse sulle prime, che de Grasse non avesse tanto numero di

navi, quant'egli aveva veramente, o che si fosse persuaso, che parecchie

fra le medesime, quantunque avessero la sembianza di navi da guerra, non

fossero però altro, che giunchi, o, come dicono i Francesi, navi armate

in _fluta_, o che veramente così il consigliassero il suo ardire e la

confidenza, che aveva grandissima ne' suoi, si sforzava ad avvicinarsi,

come meglio poteva orzando, all'armata francese. Il conte di Grasse

trovandosi forte, e volendo tuttavia condurre a salvamento nel porto la

conserva nè cercava, nè sfuggiva la battaglia. Arrivati che furono

gl'Inglesi a lunga gittata dai Francesi, s'incominciò da ambe le parti a

por mano al trarre delle artiglierie. Così si continuò a combattere di

lontano per lo spazio di tre ore con grave danno dei primi, e leggiero

dei secondi. In questo mezzo la conserva era entrata nel porto. Allora,

fatti i Francesi più arditi, si scagliavano contro gli Inglesi.

Quest'indietreggiarono, sebbene in ottima ordinanza. Ma le navi di Hood

per esser tutte foderate di rame erano più franche veleggiatrici, e non

era fatto abilità a de Grasse di raggiungerle. Oltreacciò il

dietroguardo francese essendo rimasto indietro, perchè non vi si erano

collate tutte le vele, fattosi un intervallo tra di esse e la rimanente

armata, poco mancò, che Hood non si ficcasse in mezzo, e non riportasse

una inaspettata vittoria. Ma accortosi prontamente de Grasse rife' il

ripieno, ed impedì l'imminente rovina. Continuarono per due dì i

Francesi a seguitare, gl'Inglesi a ritirarsi, finchè, tornati gli uni e

gli altri indietro, i primi posero nel porto del Forte Reale, ed i

secondi in Antigoa. In questi incontri le quattro navi britanniche il

Centauro, il Russel, il Torbay e l'Intrepido patirono gravissimo danno.

Avuto Rodney, il quale continuava a starsene a Sant'Eustachio

occupatissimo nella vendita delle opime spoglie, le novelle del danno

de' suoi, e dello avere il conte di Grasse felicemente afferrato al

Forte Reale, s'accorse incontanente, che non era quello il tempo di

starsi in sui mercati, e di aspettar lo scorcio della fiera. Conobbe,

che seppure voleva sostener le cose delle Antille, bisognava far altri

pensieri, e lavorarci dentro con tutte le forze. Per la quale cosa,

fatti con grandissima sollecitudine i suoi preparamenti, se ne andò con

tre vascelli, ed un polso di genti da terra a trovare Hood ad Antigoa.

Intendeva di riporsi tosto in mare per contrastare i disegni al

gagliardo nemico, il quale di già gli aveva fatto assai male, e

minacciava di voler far peggio. Ma i Francesi non istettero punto a

badare. Volevano con prestezza terminar quello che con felicità di

fortuna avevano principiato. Laonde, tentata prima, sebbene invano,

l'isola di Santa Lucia, si recarono velocemente contro quella di Tabago.

Il primo a sbarcarvi fu il signor di Blanchelande, il quale con quindici

centinaia di soldati s'impadronì di prima presa della città di

Scarborough e del Forte che la difendeva. Governava tutta l'isola

Fergusson. Aveva questi poco più di quattrocento stanziali, ma un numero

maggiore di milizie, ottima gente, ed affezionatissima allo Stato

inglese. L'universale ancora degl'isolani era nella opinione medesima

molto ardente. Trovandosi Fergusson così debole, abbandonate le spiagge,

si riparò più addentro nella isola alla città di Concordia, dalla quale

posta sopra di un sublime poggio si discopre da ambe le parti il mare,

cosa di somma importanza al presidio per vedere, se si movesse cosa

alcuna per quello in soccorso loro. Arrivava poco dopo il marchese di

Bouillé con un rinforzo di tremila soldati, e congiuntosi con

Blanchelande, sotto le mura di Concordia, cinse la città d'assedio. Nel

medesimo tempo il conte di Grasse con ventiquattro navi di fila si

andava, per impedir gli aiuti, attorno l'assaltata isola aggirando. Non

aveva pretermesso il governatore, tostochè ebbe veduto venirsi incontro

il nemico, di darne subito avviso, e chiedere pronti aiuti

all'ammiraglio Rodney, il quale da Antigoa già s'era recato alla

Barbada. Questi, o che si credesse che gli assalitori fossero più deboli

di quello ch'erano veramente, o che gli assaliti fossero più gagliardi,

o che al postutto non sapesse, che l'ammiraglio francese fosse venuto

con tutta la sua armata sopra Tabago, invece di venir egli stesso con

tutta la sua in aiuto dell'isola, fu contento al mandarvi solamente

l'ammiraglio Drake con sei vascelli, alcune fregate, e con forse

seicento soldati di sopracollo. Venne Drake presso Tabago; ma veduto il

nemico sì grosso si tolse dall'impresa, e rivolse le vele verso la

Barbada. Perseguitavalo de Grasse. Non potè però impedire, che l'Inglese

non arrivasse sano e salvo alla Barbada, dove portò le moleste novelle

all'ammiraglio Rodney. Ma intanto la condizione del governatore di

Tabago era diventata molto stretta; ed essendosi i Francesi impadroniti

di diversi poggi, i quali stanno a sopraccapo a Concordia, determinò di

ritirarsi sulla montagna più alta del miluogo. Ivi si erano costrutte

per le stanze e pel vivere dei soldati alcune baracche e magazzini. Già

messosi a camminare era arrivato alla città di Caledonia posta sulla via

per alla montagna. Tra questa e quella sono le strade così aspre e

difficili, che pochi uomini vi potrebbero tutto un esercito arrestare.

Bouillé conosceva, che il tempo e la necessità delle cose non pativano

la lunghezza di un assedio; e da un altro canto, se il nemico si

riparava a que' luoghi, ne sarebbe l'impresa di necessità lunga e

difficile diventata; il che avrebbe impedito i futuri disegni, che si

avevano. Si temeva altresì del prossimo arrivo di Rodney. Per la qual

cosa pensò Bouillé di accelerar in altro modo, che quello dell'armi, il

fine della fazione. Mandò dicendo al governatore, in ciò scostandosi

dalla consueta sua umanità, forse per l'ostinazione degl'isolani e forse

ancora per l'enormità commesse a Sant'Eustachio, che incomincerebbe ad

ardere due abitazioni e due campi di cannameli; e come disse, così fece.

Fece intendere altresì, che, se non si arrendesse, ogn'intervallo di

quattr'ore avrebbe fatto lo stesso a due volte altrettanti. Vedutosi

dagli abitatori, che la cosa non era da burla, e che se più oltre si

volesse perseverare nella difesa, ne sarebbero tutte le poste loro arse

e distrutte, abbiettatisi anche all'aver vedute le andantisi poppe di

Drake, e non punto disposti a tollerare il tedio dell'aspettare gli

aiuti ogn'ora più incerti, prima incominciarono a romoreggiare, poscia

appiccarono pratiche d'accordo col capitano francese. Fergusson,

accorgendosi ottimamente di non poter resistere al temporale, e

conosciuto inoltre, che gli stessi stanziali stanchi e sgomentati

nicchiavano, s'inclinò a convenire, e, chiesti i patti, gli ottenne.

Furono essi molto onesti e somiglianti a quelli, che Bouillé, solito

sempre a procedere con termini mansueti coi vinti, concesse agli uomini

della Domenica. Queste cose si facevano nell'entrar di giugno. Arrivò

Rodney poco dopo sopra l'isola con tutta la sua armata; ma udita la

perdita di quella, e trovato il conte di Grasse più di lui gagliardo,

schivata la battaglia, se ne tornò alla Barbada. In questo modo i

Francesi, diventati nelle Antille superiori di armi marittime, e con

lodevole celerità e prudenza usandole, e danneggiarono il nemico sul

mare, e conquistarono una ricca e bene munita isola. Ma questa non era,

che una parte dei disegni orditi dalla Francia, e commessi alla cura del

conte di Grasse. Gli avevano i ministri comandato, che, fatte quelle

maggiori e più utili fazioni nelle Antille, che meglio per la stagione

potesse, si recasse poscia con tutte le forze sue sulle coste

dell'America, e là cooperasse coi soldati nazionali e con quei del

congresso nel debellare, ed estirpar del tutto la potenza britannica in

quelle contrade. Washington e Rochambeau, per incominciar a metter mano

all'opera, lo aspettavano, e si erano per mezzo di spedite navi, mandate

da una parte e dall'altra, accordati di quello, che, quando congiunti

fossero, si avesse a fare. Lo avevano richiesto, conducesse oltre il

navilio, cinque o seimila soldati, munizioni da guerra e da bocca, e

soprattutto pecunia, della quale non solo gli Americani, ma ancora i

Francesi stessi difettavano. Pregavanlo finalmente, operasse presto,

perchè le cose andavano molto strette, e gli aiuti inglesi avrebbero

potuto arrivare. Stimolato il conte di Grasse da tutti questi motivi, e

dal desiderio della gloria che acquisterebbe, se egli avesse quello

fatto, che stato era tentato invano dal conte D'Estaing, con por fine

del tutto alla guerra americana, si risolvette a non metter tempo in

mezzo. Per la qual cosa partì dalla Martinica, ed arrivò al Capo

francese nell'isola di San Domingo. Quivi fu costretto a soprastar alcun

tempo per aspettar il denaro, il qual era necessario per levare le genti

e per far massa delle munizioni che si dovevano in America alla

grand'impresa trasportare. Il denaro però non potè ottenere. Nel

medesimo luogo si accozzarono con lui altre cinque navi d'alto bordo.

Finalmente imbarcati i soldati e le munizioni, commetteva le vele al

vento, e, scortata prima una grossa conserva sino a' luoghi sicuri, e

toccato la Havanna per levarvi denaro, che gli Spagnuoli di buona voglia

somministrarono, viaggiava con tempo prospero alla volta del golfo di

Chesapeack con vent'otto vascelli di fila. Portava tre migliaia di

valentissimi soldati, denari e munizioni a dovizia, e con essi tutta la

fortuna della guerra. Da un altro canto Rodney, che teneva l'occhio

attento a tutte le mozioni di Grasse, avuto lingua di quello che

accadeva, e giudicando la cosa di quella importanza, ch'ella era,

mandava speditamente alla volta dell'America l'ammiraglio Hood con

quattordici navi di fila, acciocchè congiuntele con quelle, che già vi

aveva l'ammiraglio Graves, si opponesse agl'intraprendimenti del conte

di Grasse. Egli poi cagionevole di salute con alcune navi malconce, ed

una grossa conserva se ne tornò in Inghilterra. Fu molto, e molto

acerbamente biasimato Rodney pei consiglj da lui presi a questi dì, ed

alcuni anche lo accagionarono dei sinistri avvenimenti, che poco dopo

sopravvennero. Argomentavano costoro, che se l'ammiraglio inglese avesse

seguitato tostamente il francese con tutta la sua armata, ed anzi

apportato alla Giamaica, ed ivi congiuntosi colla forza di Hyde-Parker

avesse così grosso fatto vela verso l'America, o il conte di Grasse non

avrebbe intrapreso di fare quello che fece, o ne sarebbe stato perdente

nel conflitto. Si dolevano, che Rodney invece di pigliar questo

consiglio, il quale, secondo che avvisavano era il solo che buono fosse

a seguitarsi in quella occorrenza, abbia, recandosi in Inghilterra con

parecchie delle più grosse navi, ed abbandonato il campo di battaglia,

ed infievolito l'armata già non troppo gagliarda ad un tanto bisogno.

Aggiungevano, che fu grand'errore il suo, di aver l'armata medesima in

parecchie piccole squadre spartita, lasciando alcune navi nelle isole di

sottovento, dove i Francesi non ne avevano lasciato nissuna, mandandone

altre tre alla Giamaica, che niuno allora aveva in animo di assaltare,

ed inviando finalmente Samuele Hood con una ineguale ed insufficiente

forza in America. Da ciò concludevano, esser ben da maravigliare, che

mentre i nemici tutte le forze loro in un solo luogo adunavano,

l'ammiraglio inglese le sue spartisse in diversi. Quali effetti ne siano

nati, dicevano, da questa deliberazione, averlo poscia veduto il mondo,

rammaricarsene con incessabili lagrime l'Inghilterra. Da un altro canto

redarguivano coloro, che la sentenza di Rodney mantenevano, che

l'essersi egli recato in Inghilterra era stato, rispetto alla sua

sanità, piuttosto necessità che elezione; che le navi, le quali aveva

condotte seco, erano sì fattamente malconce, che non si sarebbero potute

riparar in quei porti; che siccome de Grasse aveva sotto la sua tutela

una numerosa e ricca conserva, così si doveva credere, che non l'avrebbe

avviata sola e senza convoglio alla volta dell'Europa; la qual cosa se

avesse, come ragion voleva, fatto, ne sarebbe stato il numero delle sue

navi da guerra scemato; che quando anche nissuna stima si volesse fare

delle cose sin qui dette, la forza che condusse seco in America Samuele

Hood, se congiunta si fosse con quella di Graves, sarebbe stata

bastevolissima ad affrontare tutta l'armata dell'ammiraglio francese; ma

che bene aveva errato l'ammiraglio Graves, il quale invece di tener

raccolta ed intiera la sua flotta nel porto della Nuova-Jork se n'era

ito inutilmente aggirando nell'acque di Boston sino a tanto che

sopravvenuti essendo i tempi fortunali, ne furono le navi sue rotte e

fracassate; il che fu causa, che anche dopo l'arrivo dell'Hood alla

Nuova-Jork si trovarono le forze inglesi inferiori alle francesi; che se

Graves non ebbe nissun tempestivo avviso dell'arrivo del conte di Grasse

e di quello dell'ammiraglio Hood, ciò alla malvagia fortuna, e non a

colpa di Rodney doversi riputare, il quale non tralasciò di spacciar

verso l'America saettìe a recar le novelle, le quali furono nel viaggio

loro dal nemico intraprese; che in fine non si poteva il capitano

generale biasimare dell'aver mandato Samuele Hood in America, piuttosto

che l'esservi andato egli stesso; perciocchè fosse Hood un uomo il quale

nella scienza delle cose navali molti avanzava, a nissuno cedeva. Noi

non saremo per definire quale delle due parti s'accostasse alla ragione.

Imperciocchè negli accidenti della guerra, se non si dee giudicar dagli

eventi, non si dee nemmeno pretermettere la considerazione delle cause;

e certo è bene, che dalla presente risoluzione di Rodney dipendettero

tutte le future cose nella terra-ferma americana, la fortuna

dell'America stessa e quella vicinamente di tutta la guerra.

Narrati gli accidenti, che nel presente anno intervennero tanto in

Europa, quanto nelle isole delle Indie occidentali, ci conviene ora

raccontar quelli, che accaddero sul continente d'America, dove

principalmente si contendeva della somma delle cose, e si doveva con

tutte le forze sì da terra, che da mare definire, a quale delle due

parti dovesse rimanere la finale vittoria. Negli altri luoghi si

combatteva per gli accidenti della presente guerra, e della futura pace;

ma là si quistionava di tutta la fortuna, e per così dire della sostanza

stessa dell'una e dell'altra. Ma priachè ci facciamo a descrivere i

successi dell'armi, necessario è, che favelliamo di quelle cose, le

quali sebbene non siano altrettanto come quelli, appariscenti e

gloriose, sono però ai medesimi il principale, ed il più sodo

fondamento. Queste sono quelle, che appartengono al reggimento interno

dello Stato. Era la condizione degli Stati Uniti sul principiar del

presente anno non che prosperevole, calamitosissima, e dava maggiori

motivi di timore, che di speranza. Quantunque gli sforzi fatti dagli

Americani nel varcato anno, ed il nuovo ardire nato nei medesimi per

cagione dei disastri delle Caroline avessero alcuni buoni effetti

operato, tuttavia essendo essi fondati solamente sulla fugace ardenza

dei particolari uomini, e non su d'alcun buon ordine pubblico, ne

nacque, che incominciarono tosto ad andare in declinazione, sicchè non

s'indugiò molto a ritornare in eguali, e forse in maggiori angustie di

prima. L'erario pubblico era voto, o pieno soltanto di biglietti di

credito, che più non avevano nissun valore. Le provvisioni per

l'esercito non si facevano, o si facevano per forza con dar all'incontro

polizze del ricevuto, le quali perduto avevano ogni sorta di

riputazione. Quindi era, che e le derrate si nascondevano, ed i popoli

si disgustavano. Quando poi si era riuscito a ragranellare qualche poca

provvisione, questa non si poteva a luoghi comodi trasportare, perchè

non si aveva denaro per pagar le some ai vetturali; ed in alcuni paesi,

dove si aveva voluto far forza, ne erano nate cattive parole, e peggiori

fatti. Non si avevano magazzini in pronto; ma bene soltanto qualche

riposte qua e là, nelle quali spesso nè vettovaglie, nè vestimenta di

sorta alcuna si ritrovavano. Le armerie stesse mancavano d'armi. I

soldati laceri, nudi, privi di ogni bene vivente, invano chiedevano

aiuto a quella patria, che difendevano. Gli antichi disertavano, i nuovi

non volevano andar all'esercito; e sebbene il congresso avesse

decretato, che il primo gennaio vi dovessero essere trentasettemila

uomini in armi, appena che la ottava parte fossero arrivati sotto

l'insegne nel mese di maggio. Brevemente e' pareva, che l'America

venisse meno al suo più gran bisogno, e volesse tornar indietro,

allorquando già più era vicina ad arrivar alla meta. Ognuno credeva che

non sarebbero stati gli Americani capaci ad esercitar la guerra

difensiva, non che far la offensiva; ed invece di cooperare coi Francesi

nel cacciar via da quelle terre i soldati del Re Giorgio, si temeva che

non bastassero a far di modo, che questi non cacciassero quelli. Tanto

era il cambiamento di fortuna prodotto dalla povertà dell'erario, e

dalla mancanza di quegli ordini pubblici, che sarebbero stati necessarj

per fornirlo. Queste cose non isfuggivano la mente dei Capi americani, e

facevano ben essi ogni sforzo per rimediarvi. Ma di ciò avevano meglio

la volontà, che il potere. Il solo mezzo, che avesse il congresso per

soddisfare ai bisogni dello Stato erano o le nuove gittate di biglietti

di credito, o le gravezze da porsi sui popoli. Ma quelli avevano perduto

ogni sorta di valore, ed il congresso medesimo tratto da una inevitabile

necessità aveva richiesto gli Stati, acciocchè le leggi rivocassero da

essi fatte, le quali avevano prescritto, che i biglietti dovessero

servire e riceversi in luogo di moneta effettiva nei pagamenti. Inoltre

aveva ordinato che nei contratti che in nome dello Stato si andavano

facendo per le provvisioni dei soldati, si stipulasse il prezzo

specificamente in moneta. Il ch'era l'istesso che stabilire, che lo

Stato medesimo non riconosceva più i biglietti come moneta, e che questi

non solo non avevano più, ma ancora non potevano più avere nissun

valore. Il congresso poi non aveva la facoltà di por tasse, la quale

risiedeva tuttavia nei particolari Stati. Ma questi andavano molto più a

rilento, che non sarebbe stato il bisogno, nel porne; della quale

freddezza molte erano le cagioni. I reggitori degli Stati particolari

erano per lo più uomini popolari, i quali temevano di venire in

disgrazia dell'universale, se prestanziato avessero i popoli in un paese

massimamente, in cui per quella, non so se mi debba dire fausta od

infausta, utile o perniziosa agevolezza di gittar biglietti per

sopperire ai pubblici bisogni, erano usi a pagar nissuna tassa, o poche.

Inoltre, quantunque i biglietti del congresso fossero mancati, gli Stati

particolari però ne avevano dei loro, i quali, comechè non di sì gran

posta scapitassero quanto i primi, erano peraltro andati soggetti a non

leggier disavanzo; e ripugnavano i reggitori al por tasse in moneta

perchè credevano, e non senza ragione, che ciò gli avrebbe fatti

disavanzare di vantaggio. Nè si dee passar sotto silenzio, che, siccome

nissuna testa di reggimento vi era, la quale definisse, qual fosse la

rata di tassa, che secondo le abilità singolari dovesse a ciascuno Stato

spettare, così gli uni per gelosia degli altri si peritavano alle tasse

per paura di gravar sè stessi più degli altri. Tanto erano quei popoli

sospettosi e restii, quando si doveva venire al toccar dei cofani. Così

mentre gli uni stavano osservando gli altri, e nissuno incominciava, non

si forniva il nervo dell'entrate pubbliche allo Stato, e la repubblica

si disfaceva. Nè alcuna speranza si poteva avere, che gli Stati mossi da

tanta necessità fossero per investir il congresso dell'autorità di por

le tasse, sia perchè gli uomini non si spogliano volentieri

dell'autorità che hanno, sia perchè in quelle opinioni intorno la

libertà, che avevano gli Americani, stavano in sospetto che il congresso

potesse abusare. Finalmente egli è da far considerazione, che a quel

tempo molto confidavano gli Americani al poter ottenere soccorsi di

denaro esterni, massime da parte della Francia, e si erano dati a

credere, che solo, che un ministro del congresso si appresentasse a

domandar denaro presso alcuna Corte d'Europa, tosto ne otterrebbe quella

quantità che vorrebbe egli stesso, come se i forestieri avessero dovuto

esser più teneri degli Americani della prosperità e degl'interessi

dell'America. In cotal modo si era la fonte della pecunia pubblica, che

dai biglietti di credito derivava, seccata, e quella delle tasse non si

apriva. Si debbe ancora avvertire, che quand'anche le tasse si fossero

stabilite e sino a quell'estremo punto che si sarebbero potute

sopportare, era evidente, che quello che gittassero, non avrebbe potuto

a gran pezza supplire alla voragine della guerra, e per conseguente la

spesa avrebbe sempre vinto l'entrata. Conciossiachè si era quella

nutrita con tanta spesa, che vi si erano consumati dentro venti milioni

di dollari all'anno, e le più gravi tasse che si sarebbero potute porre

in quelle occorrenze degli Stati Uniti, non avrebbero potuto

fruttificare più di otto milioni di dollari. E sebbene si potesse

sperare, che con un buon maneggio del denaro pubblico l'enorme costo

della guerra si potesse diminuire, non è però, che non avesse il

medesimo sempre di gran lunga la rendita avanzato. Considerate tutte

queste cose, aveva il congresso molto per tempo commesso al Dottor

Franklin, che quelle maggior'istanze che potesse, facesse presso il

signor di Vergennes, per mano del quale passava allora principalmente

tutto il governo delle cose d'America, per ottener dalla Francia un

accatto di alcuni milioni di tornesi per far le spese della guerra. Gli

comandò ancora, ponesse ogn'industria per impetrar dal Re Cristianissimo

la facoltà di far un altro accatto a favor degli Stati Uniti presso gli

uomini pecuniosi di Francia e che fossero all'America affezionati. Le

medesime instruzioni mandò a Giovanni Adams e Giovanni Jay, il primo

ministro plenipotenziario degli Stati Uniti presso le Province Unite

d'Olanda, il secondo presso la Corte di Spagna, e ciò al fine stesso di

ottener da questi due Stati un conveniente accatto. Esponessero alla

Spagna, che sarebbero sul voler rinunziare (tanto erano spiritati a

questi tempi gli Americani) alla navigazione del Mississipì, ed all'aver

un porto su di questo fiume; all'Olanda, che le avrebbero procurato

vantaggi commerciali d'importanza; alla Francia, che senza di questo

aiuto di pecunia ne sarebbe la impresa loro spacciata; a tutti, che

l'America era di tal risponsivo, che nissun dubbio si poteva avere

intorno all'essere al convenuto termine rimborsati. Siccome poi la cosa

era di tanto momento, così non contenti all'aver queste nuove

commissioni inviate ai ministri loro, mandarono ancora in Francia il

colonnello Laurens, acciò presenzialmente i ministri francesi

confortasse al medesimo cammino, e l'accatto sollecitasse. La Spagna non

si lasciò piegare; perchè Jay non volle quella rinunziazione offerire;

l'Olanda nemmeno, perchè dubitava del risponsivo di quel nuovo Stato. La

Francia sola, la quale vedeva benissimo che l'aiutar la vittoria degli

Stati Uniti, e mantenergli in vita era un esser pagata meglio, che di

pecunia, concesse sei milioni di tornesi, non però come prestito, ma

come dono, e non senza qualche mal motto sulla freddezza degli Stati nel

fornire ai loro bisogni, allegando, che quando si vogliono compire

onorate imprese, non bisogna essere tanto rispettivi allo spendere.

Aggiunse molte protestazioni delle angustie proprie per far parere

migliore la cosa. Ma essendo questa somma troppo inferiore ai bisogni,

consentì la Francia ad entrare mallevadrice in Olanda per un accatto di

dieci milioni tornesi da farvisi dagli Stati Uniti d'America. E siccome

malgrado della mallevadoria l'accatto si forniva lentamente, così il Re

Cristianissimo fu contento ad anticiparne il sommato, cavandolo dal

proprio erario. Rispetto poi all'accatto da farsi presso i privati

uomini della Francia, non volle il Re acconsentire. In tal modo vennero

gli Americani ad ottenere dalla Francia un sussidio di sedici milioni di

tornesi, dei quali però una parte già era stata consumata nel pagamento

delle precedenti tratte del congresso sopra il Dottor Franklin pei

bisogni anteriori dello Stato mandate. Il rimanente o fu imbarcato in

altrettanta moneta per essere in America trasportato, o convertito dal

colonnello Laurens in valore di vestimenta, d'armi e di munizioni da

guerra in servigio degli Stati Uniti. L'intenzione del donatore de' sei

milioni era, che siccome il dono era destinato all'uso dell'esercito

d'America, così fosse o tenuto in serbanza all'ordine, o rimesso nelle

mani del generale Washington, acciocchè non venisse in quelle d'altri

maestrati, i quali, siccome dubitava, si sarebbero per avventura creduti

in necessità di divertirlo in altri usi dello Stato. Questa condizione

non solo non piacque, ma dispiacque molto al congresso; perciocchè si

pensò, che in tal modo i suoi soldati sarebbero, come se fosse,

diventati pensionati dalla Francia, e temette, che molto ne rimettessero

della dependenza loro verso di sè stesso. Perciò ordinò, che i

fornimenti compri con parte della donata pecunia, quando in America

arrivassero, fossero consegnati al maestrato sopra la guerra, e che in

ordine alla pecunia effettiva, foss'ella posta in mano del camerlingo,

il quale se ne desse carico e la spendesse poscia, secondochè gli

sarebbe dal congresso comandato in servigio dello Stato.

Fu questo soccorso della Francia opportunissimo agli Stati Uniti; e se

ne accrebbero grandemente gli obblighi della repubblica verso quella

Corona. Ma prima che i negoziati, che tendevano ad ottenerlo, fossero al

termine loro condotti, o che il denaro e le provvisioni arrivassero, era

stato richiesto un lungo tratto di tempo, sicchè riuscivano al presente

bisogno dell'America di tardo rimedio. Nè il sussidio stesso era

bastevole a soddisfare a tante necessità. Nè quando il fosse stato, si

poteva credere che fosse per bastare effettivamente, quando non si

riformassero gli ordini relativi allo spendere la pecunia pubblica.

Imperciocchè se povera era l'entrata, nissuno non dubiti, che maggiore

prodigalità non vi fosse nell'uscita. Le quali cose molto bene

considerate dal congresso, pensò di strigarsi finalmente da questo nodo,

che tanto lo aveva tenuto impacciato fin dal principio della

rivoluzione; e si risolvette ad introdurre una buona economia nella

Camera del Comune. A questo fine il giorno 20 di febbraio trasse a

camerlingo Roberto Morris, uno dei deputati dello Stato di Pensilvania

al congresso, uomo di grandissimo credito, sapere e pratica nelle

faccende mercantili, di larghe facoltà dotato, di costumi integerrimi e

nella impresa del nuovo Stato zelantissimo. Gli diè facoltà di

sopravvedere e soprantendere l'entrata e l'uscita pubblica, investigare

il debito dello Stato, immaginare e proporre nuovi ordini di pubblica

amministrazione. Se grave fu il carico imposto al Morris, non fu minore

l'ingegno e la fedeltà co' quali ei lo sostenne. Non tardò egli ad

introdurre la regolarità, dov'era il disordine, la buona fede, dov'era

l'inganno; e siccome la principale e più utile prerogativa di un

amministratore si è la esattezza nell'adempimento delle obbligazioni,

così in questo fu puntualissimo. Dal che ne procedette, che là, dov'era

una sfidanza universale, nacque appoco appoco una universale fidanza.

Una delle prime operazioni del camerlingo si fu di appresentare al

congresso un modello di un Banco nazionale per tutti gli Stati Uniti

d'America. Avesse il Banco un capitale di quattrocentomila dollari

diviso in altrettanti luoghi di quattrocento dollari ciascuno in monete

d'oro e d'argento da procacciarsi per mezzo delle soscrizioni; che

questo capitale potesse al bisogno, e giusta certe restrizioni e

limitazioni, essere accresciuto pure per mezzo delle soscrizioni;

fosservi dodici direttori del Banco; fosse questo riconosciuto dal

congresso sotto il nome del presidente, direttori e Compagnia del Banco

dell'America Settentrionale; il camerlingo avesse la facoltà di

sopravvedere tutte le operazioni del Banco. Questi erano gli ordini ed i

principali lineamenti della instituzione. L'uso poi si era questo, che

le scritte del Banco pagabili a richiesta, dichiarate fossero moneta

legale pel pagamento di tutte le imposizioni e tasse in ciascuno degli

Stati Uniti, e si ricevessero altresì nelle casse del pubblico erario,

come se oro, od argento fossero. Diè il congresso con solenne decreto

pubblico ratificamento all'ordinazione. Nè si penò molto a trovare i

soscrittori, e tutte le poste furono in breve tempo riempite. Riuscì il

Banco di grandissima utilità agli Stati. Perciocchè per mezzo delle sue

scritte ne fu abilitato il camerlingo ad anticipare i proventi delle

imposizioni. Nè contento allo aver per mezzo del Banco fatto servir i

capitali, ed il credito dei particolari soscrittori a sostegno del

credito pubblico, volle lo stesso effetto operare coll'autorità del suo

proprio credito e nome. Perciò gettò nel pubblico una non leggier somma

di obbligazioni sottoscritte di sua mano, e pagabili a differenti tempi

coi sussidj forestieri, o colle rendite interne degli Stati Uniti. E

quantunque col tempo queste sue obbligazioni abbiano sommato a meglio di

cinquecento ottant'un migliaio di dollari, ciò non di manco non è stato

mai, che scemassero di riputazione, se non forse un poco negli ultimi

tempi. Tanta era la confidenza, che avevano i popoli nella fede, e nella

puntualità del camerlingo. Così nell'istesso tempo, in cui il credito

dello Stato era presso che spento, e che le carte di lui poco o nulla

valevano, quello di un solo uomo era fermo, ed universale. Gli effetti

prodotti a vantaggio degli Stati Uniti da queste obbligazioni del

camerlingo pel mezzo, ch'elleno somministrarono, di poter usar

anticipatamente le imposizioni ad un tempo, in cui quest'anticipazione

era non che necessaria, indispensabile, furono inestimabili. Per esse ne

fu fatto abilità ai maestrati di far le provvisioni per l'esercito non

più per mezzo delle tolte, ma sibbene per contratti regolari. La qual

cosa fu d'infinito benefizio cagione e pel risparmio che si ottenne, e

per la esattezza dei fornimenti medesimi, e per la contentezza dei

popoli, i quali a quelle richieste forzate fieramente si corrucciavano.

E sebbene questo usare per anticipamento i proventi delle imposizioni

non sia esempio buono ad imitarsi, nè senza pericolo, tanta però fu la

prudenza di Morris in questo maneggio, e sì grandi l'ordine e l'economia

da lui introdotti in tutte le parti dell'uscita del denaro pubblico, che

non ne risultò danno di sorta alcuna. Ma un fondamento era necessario a

tutte queste nuove ordinazioni del camerlingo, e quest'erano le tasse.

Per la qual cosa il congresso decretò, si richiedessero gli Stati a

fornire per via d'imposizione all'erario otto milioni di dollari, e nel

medesimo tempo determinò, quale dovesse essere in questa somma la rata

di ciascuno Stato. Tal era la necessità delle occorrenze della

repubblica e tale la confidenza, che nel camerlingo aveva ognuno

collocata, che gli Stati a questo nuovo decreto del congresso volentieri

si accomodarono; e con ciò si pose un rimedio efficace alla strettezza

dell'erario. Nè qui si ristettero le cose fatte dal Morris in benefizio

degli Stati. La provincia della Pensilvania era quella dalla quale,

siccome frumentosa, si cavavano principalmente le somministrazioni delle

farine ad uso degli eserciti. Queste somministrazioni per mancanza della

moneta procedevano, sull'entrar del presente anno, molto lentamente. Ma

non così tosto Morris fu creato camerlingo, che prima col suo credito

privato procurò le incette delle farine pei soldati, poscia si offerì,

ed ottenne di soddisfar esso stesso alle richieste da farsi di tali

derrate alla Pensilvania durante tutto il presente anno, solo che gli

fosse concesso il rimborsarsi sul provento della rata del sovrannominato

balzello, che a quella provincia era toccata, la quale sommava a meglio

di un milione e centoventi migliaia di dollari. Così per opera del

camerlingo furono ristorati il credito e l'erario pubblico, e questo da

una estrema votezza ad una sufficiente pienezza condotto. Per lui stette

principalmente, che gli eserciti dell'America non si disbandassero, e

che il congresso, invece di cedere ad una inevitabile necessità, abbia

nel presente anno potuto non solo con vigore, ma ancora con prosperità

di fortuna la guerra offensiva esercitare. Certamente dovettero, e

debbono gli Americani altrettanto saper il buon grado e restare

obbligati alle camerali ordinazioni di Roberto Morris, quanto ai

negoziati di Beniamino Franklin, ed alle armi di Giorgio Washington.

Prima però che questi nuovi e salutevoli ordini avessero corroborato lo

Stato, ed in sul bell'entrar dall'anno era succeduto un caso, il quale

aveva fatto temere di prossima rovina tutta l'America; e se non fu la

prima causa, fu certamente il più possente sprone, perchè gli ordini

medesimi si facessero. Erano a questo tempo, siccome abbiam notato, i

soldati privi di ogni cosa non solo al militare, ma ancora al vivere

necessaria; il che gli faceva stare molto di mala voglia. A queste

cagioni di scontentezza se ne venne a congiungere per gli stanziali

della Pensilvania un'altra speciale, e questa fu, che siccome avevano

preso le ferme o per tre anni, o per tutto il tempo della guerra, così

per l'ambiguità dei termini delle condotte loro si credettero sul finir

di quei tre anni essere sciolti ed aver la facoltà di ritornarsene alle

case loro, mentre dal canto suo lo Stato pretendeva che militar

dovessero sino al fine della guerra. Queste due cause operando insieme

nelle menti loro fecero di modo, che la notte del primo gennaio

tumultuarono di mala sorte e si ammotinarono dicendo, che volevano

armata mano ire alla sede del congresso, e quivi ottenere ai torti, che

sofferivano, ammenda e ristoramento. Erano nel torno di quindici

centinaia di soldati. Fecero gli uffiziali ad ogni poter loro per sedar

il tumulto ma tutto fu in vano, e nel contrasto che ne seguì, alcuni fra

gli ammotinati da una parte, ed un uffiziale dall'altra, vi perdettero

la vita. Si presentò il generale Wayne, uomo pel valor suo di grande

autorità presso i soldati, ed avendo alzato la pistola contro i

sediziosi, gli fu detto, badasse bene a quello che si facesse, che ne

sarebbe anch'egli tagliato a pezzi; e già gli avevano posto le baionette

al petto. Quindi, fatto massa delle artiglierie, delle bagaglie e del

carreggio, che alla schiera loro appartenevano, si avviarono in bella

ordinanza verso Middlebrook. La notte ponevano gli alloggiamenti con

trincee e ripari molto cautamente, come se fossero in paese nemico.

Avevano eletto a capo dell'impresa un certo Williams, disertore inglese,

e gli avevano dato per arroti, con chi potesse consultare, tutti i

sergenti delle compagnie. Da Middlebrook procedettero a Princetown, e vi

si accamparono. Uffiziali non vollero in mezzo di loro, e già cacciato

avevano da Princetown il marchese de La-Fayette, il generale

Saint-Clair, ed il colonnello Laurens, che vi erano venuti per quietar

gli strepiti. Intesasi la cosa in Filadelfia, e parendo ai Capi della

lega di quella importanza ch'ella era, si mandarono delegati, tra i

quali i generali Reed e Sullivan, per iscoprire a che termine dovesse

arrivare quel moto, e coll'autorità loro porvi, se possibil fosse,

rimedio. Arrivati nelle vicinanze di Princetown mandaron dicendo agli

ammotinati, che cosa volesse dir questo, e che si volessero. Risposero,

che questo voleva dire, che non s'intendevano di star più oltre alle

baje, ed alle promesse che loro si facevano; che pretendevano, che tutti

coloro i quali avevano militato lo spazio di tre anni, avessero congedo;

che sia quelli che se n'andassero, sia quelli che rimanessero, avessero

ad avere immediatamente tutte le paghe decorse e tutte le vestimenta,

che avrebbero dovuto avere sino a quel dì; che fossero loro pagati i

residui dei caposoldi; e che finalmente volevano per l'avvenire, senza

lasciare scattar pure un giorno, essere pagati tutti appuntatamente.

Intanto era la nuova dell'ammotinamento nella Nuova-Jork a Clinton

pervenuta, il quale tosto deliberò di giovarsi della occasione. Mandò al

campo de' sollevati tre uomini a posta, tutti e tre leali americani,

perchè in nome suo proferissero loro le seguenti condizioni; sarebbero

ricevuti sotto la protezione del governo inglese; sarebbero loro

perdonate tutte le passate offese; sarebbero fedelmente di tutte le

paghe soddisfatti dovute loro dal congresso senza niuna obbligazione di

militar sotto le insegne del Re, quantunque volentieri si sarebbero

accettate le buone voglie; che solo si esigeva, ponessero giù le armi,

ed alla leanza loro ritornassero; mandassero deputati in Ambuosa per

praticare, ed accordar con coloro, che là sarebbero venuti da parte di

Clinton. Gli agenti poi di questi, oltre le narrate condizioni, andavano

mettendo male biette, con vivi colori dipingendo il ben essere dei

soldati del Re, le miserie loro proprie, l'ingratitudine del congresso.

Ma Clinton non contento a questo, per dare di luogo vicino favore agli

ammotinati, e facilità al venire, quando il volessero, a congiungersi

con esso lui, era varcato con non poca parte delle sue genti dalla

Nuova-Jork nell'Isola degli Stati. Non volle però andar più oltre, e por

piede sulla Cesarea per non far levar i popoli a romore, e non irritare

con troppo vicina dimostrazione quelle genti, e far loro di nuovo dar la

volta in favor del congresso. Risposero alle proposte di Clinton nè del

sì, nè del no. Gl'inviati ritennero. In questo frattempo si erano

appiccate, e bollivano le pratiche tra i deputati del congresso, e quei

de' sollevati, e siccome gli animi erano gonfj, così vi fu che fare e

che dire assai, prima che si volessero udire gli uni gli altri, non che

far le viste di volersi accordare. Offerivano i primi di dar congedo a

tutti coloro, che avevano pigliato le ferme indeterminatamente per tre

anni, o per la durata di tutta la guerra, e che nei casi, in cui le

scritte del tempo delle ferme non si potessero avere, si ammettessero

per pruova i giuramenti dei soldati; che darebbero polizze, o sia

promesse di rifacimento delle somme, che i soldati perdute avevano a

cagione del disavanzo dei biglietti; che i soldi corsi si sarebbero

assestati il più presto, che far si potesse; che somministrerebbero loro

sul fatto certi capi di vestimenta, dei quali stavano in maggior

bisogno; si perdonerebbero e dimenticherebbero le offese. Per queste

proposte le cose si domesticarono; fu fatto l'accordo, e si posarono gli

animi. Marciarono poscia da Princetown a Trenton, dove furono le

condizioni mandate ad effetto. Consegnarono in mano dei loro i deputati

di Clinton, i quali senz'altro indugiare furono impiccati. In tal modo

fu fermato un tumulto, che aveva maravigliosamente tenuto in sentore, ed

impaurito gli Americani, e dato sì grandi speranze al generale inglese.

Ma molti valenti soldati, ottenuto commiato, ed abbandonato l'esercito,

alle case loro se ne ritornarono. Washington, durante l'ammotinamento

non fe' dimostrazione veruna, e se ne stette quieto ne' suoi

alloggiamenti di New-Windsor sulle rive del fiume del Nort. Della quale

deliberazione furono causa il sospetto, ch'egli aveva, che i suoi proprj

soldati si mettessero in levata, la pochezza loro, il pericolo che vi

era, che se egli sprovvedesse le rive di quel fiume, il generale inglese

vi salisse e s'impadronisse dei forti passi già tante volte venuti in

contesa; e finalmente il timore che se s'intromettesse inutilmente,

l'autorità sua ne andasse presso tutti gli altri soldati soggetta a

diminuzione, e diventasse contennenda; il che sarebbe stato di pessime

conseguenze cagione. Forse ancora nel mezzo dell'animo suo stette

contento a quello sprone dato al congresso, acciocchè meglio, e con ogni

sforzo fosse per attendere ai bisogni dell'esercito, movendolo la

difficoltà, colla quale si provvedevano i denari necessarj al

sostentamento di quello. Pochi giorni dopo gli stanziali della Cesarea,

mossi dall'esempio dell'ammotinamento dei Pensilvanesi, e del fine

ch'esso ebbe, si levarono anch'essi in capo. Ma Washington, mandato loro

all'incontro una grossa banda di soldati, della fede dei quali si era

nella precedente sedizione assicurato, tostamente gli ridusse al dovere,

e fe' aspramente gastigare i nutritori dello scandalo. Così fu posto

fine del tutto al tumultuar dei soldati; e gli Stati, avuta questa

battisoffia, per chiarirsene una volta tanto dissero e tanto fecero, che

rimedirono, e mandarono al campo paghe per tre mesi in altrettanto oro

ed argento. Con questo aiuto si confermarono gli animi dei soldati,

tantochè tennero il fermo, sino a che le ultime deliberazioni del

congresso, che abbiamo sopra raccontate, operato avessero quegli effetti

che se ne dovevano aspettare.

Nel tempo medesimo in cui il congresso, avendo anche in ciò consenzienti

Washington, e tutti gli altri principali uomini della lega, si sforzava

di stabilir nuovi e buoni ordini civili, i quali sono il principale

fondamento alle fortunate guerre, il Capo dell'esercito meridionale

correva a gran giornate, e con forze potenti alla ricuperazione della

Carolina, la quale gli era, come se fosse sicura, o poco difficile

preda, lasciata nelle mani dal lord Cornwallis, che si era a volgersi

contro la Virginia deliberato. Era, partitosene Cornwallis, il governo

della meridionale Carolina venuto in mano del lord Rawdon, giovane di

buona mente e di non mediocre aspettazione nelle cose della guerra.

Aveva egli posto il suo principal alloggiamento in Cambden, città assai

fortificata; ma però il presidio vi era dentro molto debole, e tale, che

se atto era a difendere la Terra, non l'era del pari a tener la

campagna. E questa medesima debolezza aveva luogo in tutti gli altri

posti della provincia, che tuttora si tenevano per gl'Inglesi.

Oltreacciò, siccome il paese era per ogni dove nimichevole, così erano

stati obbligati a partir le genti loro in altrettante piccole squadre, a

fine di conservare nella propria divozione que' luoghi ch'erano

necessarj alle difese, ed a raccorre le provvisioni. Di questi i

principali erano la città stessa di Charlestown, e quelle di Cambden, di

Ninety-six e di Augusta. I popoli, udito la ritirata di Cornwallis verso

la Virginia, avevano volto l'animo a cose nuove. Già in alcuni luoghi

incominciato avevano a far sedizione, e si erano cupidissimamente

vendicati in libertà. Sumpter e Marion, l'uno e l'altro uomini

dispostissimi ad ogni pericolo, attizzavano il fuoco, e la gente

tumultuaria riducevano sotto le insegne, ed ordinavano in regolari

compagnie. Tenevano infestati i confini della bassa Carolina, mentre

Greene col grosso dell'esercito si difilava verso Cambden. Già si

sentivano in questa città occulti mormorj della venuta del capitano

della repubblica, e già esso, essendo vicino ad arrivarvi, aveva, per

dar maggior animo ai popoli rivoltantisi, mandato il colonnello Lee co'

suoi cavalli a congiungersi con Marion e con Sumpter. Così Rawdon non

solo si trovò ad un tratto assalito da fronte dalle genti di Greene, ma

ebbe timore, che non gli venisse tagliata la strada alla ritirata verso

Charlestown. La cosa gli apparve non solo improvvisa, ma ancora molto

strana; imperciocchè nissuno indizio certo, o sentore gli era pervenuto

della risoluzione presa da Cornwallis di abbandonar la Carolina per

recarsi contro la Virginia; non che Cornwallis non avesse spedito i

messi portatori della novella, ma erano sì generalmente avversi i

popoli, che nissuno aveva potuto trapelare, e da questi nissuna notizia,

che vera fosse, si poteva spillare. Egli poi a tutt'altra cosa avrebbe

pensato fuori che a questa, che il frutto della vittoria di Guilford

stato fosse quello di doversi Cornwallis ritirare dalla presenza del

vinto nemico. Tuttavia Rawdon nulla sgomentandosi a quest'inopinato

cambiamento delle cose, siccome uomo valente ch'egli era, fece tosto

quelle deliberazioni, che meglio alla congiuntura, in cui egli si

trovava, si convenivano. Avrebbe voluto ritirarsi più verso Charlestown;

ma essendo il paese infestato dagli stracorridori di Sumpter, ed avendo

già Greene alle costole, se ne tolse dal pensiero. Nella quale

risoluzione viemmaggiormente si confermò, considerato, che le mura di

Cambden erano forti e capaci a sostenere un primo impeto del nemico.

Solo le genti sparse qua e là nelle guernigioni delle Terre più deboli

contrasse, e fe' venire dentro di Cambden. Lasciò solamente munite le

città più forti. Accostò Greene l'esercito alle mura di Cambden; ma

trovatele ben munite, e conoscendo di esser troppo sottile di gente per

poter assaltare la piazza con isperanza di vittoria, prese la via dei

monti, ed andò a mettersi a fortezza sopra un colle chiamato

Hobkirk-hill ad un miglio distante dalla città. Non istava senza

speranza, che la fortuna gli avrebbe scoperto qualche occasione per

combattere, e se non credeva sè stesso abbastanza gagliardo ad assaltar

il nemico dentro le mura, si persuadeva però di poterlo vincere

nell'aperta campagna. Era l'alloggiamento suo molto forte, avendo da

fronte tra la collina e Cambden folte boscaglie, e da sinistra una

profonda e non valicabile palude. In questo campo facevano gli Americani

negligenti guardie, confidatisi o nella fortezza del luogo, o nella

debolezza del nemico, ovvero portati da quella loro trascuraggine, dalla

quale tante infelici pruove non avevano potuto per ancora ritorgli. Lord

Rawdon, conosciuta la condizione del nemico, e sapendo anche che questi

aveva mandato indietro ad un miglio distante le sue artiglierie, si

mosse per andarlo ad assaltare; animosa risoluzione, ma fatta necessaria

dalle circostanze. Poste le armi in mano perfino ai suonatori, ai

tamburini, ed ai saccardi, e la città in guardia ai convalescenti,

trasse fuori l'esercito camminando alla volta di Hobkirk. Non potendo nè

il bosco, nè la palude, che gli stavano davanti, varcare, iva

distendendosi a destra, e tanto si allargò, che gli venne fatto di girar

intorno la palude, e di comparire improvvisamente sopra il fianco

sinistro del campo americano. Greene, veduto un sì vicino pericolo,

emendò colla prontezza sua nell'ordinare i soldati alla battaglia la

passata negligenza. Essendosi accorto, che il nemico marciava assai

ristretto in una colonna, venne in isperanza di poterlo spuntar dai due

lati. Per la qual cosa comandò al colonnello Ford, perchè con un

reggimento di Marilandesi andasse a fiancheggiar gl'Inglesi sulla

sinistra, ed al colonnello Campbel commise, gli ferisse sulla destra.

Gli fe' poi assaltar da fronte dal colonnello Gunby, e mandò nel

medesimo tempo il colonnello Washington co' suoi cavalli, perchè, girato

intorno il fianco loro destro, gli urtasse alle spalle. In tal modo si

appiccò la battaglia molto feroce da ambe le parti. I reali sulle prime

piegarono, ed andarono, fanti e cavalli, disordinati in volta. Il terror

loro era anche accresciuto dalle spesse gittate di scaglia, che facevano

loro addosso i repubblicani per mezzo delle artiglierie arrivate in su

quel fatto al campo. In questo punto Lord Rawdon spinse avanti una

squadra d'Irlandesi, ed alcune altre compagnie, che aveva tenuto in

serbo per le riscosse, e per mezzo loro ristorava la fortuna della

giornata. Si combattè allora buon pezzo aspramente, e diversi

ondeggiamenti si osservavano, cedendo ora questa parte, ora quella. Ma

finalmente un reggimento marilandese fieramente pressato dal nemico si

disordinò, e pose in fuga. Questo fu causa, che anche i vicini si

smagliarono, e la rotta divenne in poco tempo universale. Si

rattestarono i repubblicani parecchie volte, ma sempre invano,

incalzando vicinamente gl'Inglesi. Entrarono questi poco dopo negli

alloggiamenti nemici sulla collina. Intanto il colonnello Washington,

eseguendo gli ordini del capitano generale, si era colla sua cavalleria

condotto dietro le file inglesi, mentre ancora non si erano, dopo la

prima rotta, rimesse negli ordini loro, e molti aveva fatto prigionieri.

Ma, veduta poscia la rotta de' suoi, si ritirò intiero. Alcuni dei

prigionieri gli sfuggirono dalle mani; gli altri condusse seco al campo,

dove si raccozzò con Greene. Questi dopo la sconfitta si era ricoverato

a Gun-Swamp a cinque miglia da Hobkirk, dove fece testa, ed attese

alcuni dì a raccorre i fuggiaschi, ed a riordinare l'esercito. Questa fu

la battaglia di Hobkirk, la quale si combattè addì 25 di aprile. Lord

Rawdon, essendo al di sotto in cavalli, ed avendo fatto non leggiera

perdita nella battaglia, in luogo di seguitar Greene, si era riparato di

nuovo dentro le mura di Cambden. Quivi avrebbe voluto fermar le stanze,

e ciò tanto più volentieri ch'ebbe ricevuto un rinforzo di genti sotto

la condotta del colonnello Watson. Ma ebbe gli avvisi, che gli Americani

levatisi a romore inondavano da ogni parte il paese; che già il Forte

Watson aveva pattuito; e quei di Granby, di Orangeburgh e di Motte erano

stretti d'assedio, dei quali quest'ultimo non era di poca importanza per

esser posto presso la congiunzione dei due fiumi Congaree, e Santee, ed

essere una notabile riposta di munizioni. Queste sinistre novelle

operarono di modo nella mente del capitano britannico (imperciocchè

tutti quei Forti erano posti alle sue spalle), che si risolvette ad

abbandonare Cambden, ed a ritirarsi più sotto verso Charlestown. La

quale risoluzione mandò ad effetto il giorno nove di maggio. Uguagliò al

suolo le fortificazioni, trasportò in salvo tutte le artiglierie e le

bagaglie, condusse seco le famiglie di quei leali, che per essersi

ardentemente scoperti pel Re, erano in maggior odio venuti de'

repubblicani. Arrivò tutto l'esercito a Nelson's-ferry sulle sponde del

fiume Santee il giorno 13 dello stesso mese. Quivi avendo inteso,

essersi gli Americani fatti padroni di tutti i Forti, che sopra abbiam

nominato, levate le tende, indietreggiò vieppiù, ed andò a porre il

campo a Eutaw-Springs.

Greene veduto, che Rawdon, ritiratosi nelle parti disottane della

provincia, si era levato del tutto dal pensiero di difendere le

superiori, pose l'animo a voler conquistare i porti di Ninety-six, e di

Augusta, che soli vi si mantenevano in nome del Re. Erano già questi due

Forti assediati dalle milizie condotte dai colonnelli Pickens, e Clarke.

Accostava Greene l'esercito alle mura di Ninety-six, e postosi intorno

procedeva tosto a farvi intensissimamente lavorare all'oppugnazione. Nel

che con grandissima laude si adoperò il colonnello Kosciusko, giovane

polacco, desiderosissimo di veder bene di quella causa d'America. Eravi

dentro, come castellano, il colonnello Cruger. Nel medesimo tempo

Pickens campeggiava strettamente la Terra di Augusta, dentro la quale

con non poca industria e valore si difendeva il colonnello Brown, che

n'era conestabile. L'una e l'altra piazza erano molto forti, e ci voleva

assai tempo per soggiogarle. Ma lord Rawdon, al quale incresceva il

venir privo di quelle, e molto più il perdere le guernigioni, che le

difendevano, avendo anche ricevuto in questo mezzo un rinforzo di tre

reggimenti poco prima arrivati dall'Irlanda a Charlestown, si metteva in

via per andare a disalloggiar il nemico da quelle Terre, e

principalmente da quella di Ninety-six; perciocchè non avendo

deliberazioni, se non difficili, e pericolose, amò meglio attenersi al

partito più generoso. Strada facendo gli pervennero le novelle della

perdita di Augusta, la quale combattuta forte da Pickens, e non avendo

rimedio, si era arresa all'armi del congresso. Il qual caso fu all'animo

suo un nuovo stimolo per conservare Ninety-six. Greene, riscaldando ogni

ora più la nuova dell'avvicinarsi di Rawdon, conobbe ottimamente, che la

qualità, ed il numero de' suoi soldati non erano di tal fatta, che

potessero resistere, quando assaltati fossero nel medesimo tempo e dalla

guernigione di Ninety-six, che saltasse fuori, e dai soldati freschi e

desiderosissimi di gloria, che incontro gli venivano. Da un altro canto

l'abbandonar l'assedio, prima che avesse tentato qualche onorata fazione

contro la piazza, gli pareva troppo vituperevole partito. Per la qual

cosa, sebbene i lavori dell'oppugnazione non fossero ancora a quel

termine condotti ch'era necessario, e che malgrado, che già avesse

sboccato nel fosso, e si fosse colle zappe avvicinato ad un bastione,

tuttavia le fortificazioni rimanevano pressochè intiere, si determinò a

voler dar la battaglia alla Terra. Poco sperava in quella condizione di

cose di poterla conquistare. Ma confidava almeno di potersene andare in

modo, che le armi americane ricevessero minor percossa nella

riputazione. Fu battuta con grande impeto la Terra dagli Americani, e

con ugual valore difesa dagl'Inglesi. Ma, veduto Greene, che non

profittava cosa nissuna; che per lo contrario molti de' suoi erano morti

dalle artiglierie nei fossi non ancora appianati, fatto suonare a

raccolta, gli ritirò agli alloggiamenti. Poco dopo la ributtata, essendo

già vicino Lord Rawdon, stendava, e si ritirava, perseguitandolo i reali

inutilmente, al di là dei fiumi Tigre, e Broad. Il capitano del Re

entrato in Ninety-six, ed attentamente esaminata la qualità dei luoghi,

venne in questa sentenza, che la Terra non si potesse tenere. E perciò,

messosi di nuovo in cammino, e procedendo verso le parti più basse della

Carolina, andò a porsi con tutte le sue genti a Orangeburgh. Veniva

Greene, fatto ardito dalla ritirata di Rawdon, per annasarlo in questa

ultima città. Ma trovatolo grosso, ed acconciamente alloggiato dietro le

giravolte del fiume, si ristè, ed andò a metter campo sulle alte colline

del Santee. Sopraggiunse quindi la stagione caldissima e malsana; e

nacque per essa quella cessazione dalla guerra, alla quale la rabbia

degli uomini per sè stessa non avrebbe voluto consentire.

Sospese in tal modo le ire guerresche, si accesero vieppiù le civili, e

queste furono molto più dagl'Inglesi, siccome perdenti, esercitate, che

non dagli Americani. Tra gli altri successe un caso molto

compassionevole, e che a grandissima rabbia ebbe tutta l'America

concitato, specialmente i Caroliniani; e questo fu una esecuzione, che

fecero i reali contro di un gentiluomo benissimo nato, e di ottimi

costumi fornito. Era il colonnello Isacco Hayne stato ardentissimo

nell'americana impresa, ed a' tempi dell'assedio di Charlestown aveva

militato sotto le insegne di una banda paesana a cavallo. Venuta poi

quella città in poter dell'esercito regio, Hayne, non bastandogli

l'animo di abbandonar la propria famiglia, la quale tenerissimamente

amava, per andarsene in istrani luoghi cercando rifugio contro la rabbia

dei conquistatori, e conoscendo, che ad altri uffiziali americani era

stata concessa la facoltà di rimanersene quieti alle case loro, purchè

dessero la fede di non offendere gl'interessi del Re, se ne venne in

Charlestown, ed ivi si constituì volontariamente presso i generali

britannici prigioniero di guerra. Ma questi, ai quali non era ascoso,

quanto fosse l'ingegno suo, e quanta l'autorità, ch'egli esercitava

presso i popoli, desiderarono di averlo del tutto in poter loro, e non

vollero riceverlo in quel grado, ch'era venuto a domandare. Gli fecero

perciò intendere, ch'egli aveva a diventare suddito britannico, ovvero

ad essere in istretta prigione rinchiuso. Questo avrebbe Hayne potuto

sopportare; ma non gli sofferì l'animo d'essere dalla sua moglie, e da'

suoi figliuoli sì lungo spazio disgiunto, e tanto meno, quanto che

sapeva, che infuriava fra di essi il vaiuolo, dal quale eziandio furono,

poco dopo, quella, e due di questi ad immatura morte condotti. Nè gli

sfuggiva, che se non consentisse alla inchiesta britannica, ne sarebbero

state le proprietà sue dalle sfrenate soldatesche poste a ruba ed a

sacco. Nella durissima alternativa l'amor di padre e di marito tanto in

lui operarono, che consentì a rivestirsi della qualità di suddito

inglese. Solo pregò, non potesse venir obbligato a combattere coll'armi

in mano contro i suoi; la qual cosa gli fu dal generale inglese

Patterson, e dal Simcoe, sovrantendente di polizia in Charlestown,

costantemente promessa ed affermata. Ma primachè si fosse al pericoloso

passo risoluto, se n'era a trovar il dottor Ramsay andato, quegli, che

scrisse poi la storia della rivoluzione d'America, pregandolo, gli fosse

in ogni caso avvenire testimonio, che non intendeva a patto nissuno la

causa dell'America abbandonare. Sottoscritta la obbligazione di leanza,

fu lasciato ritornare alle case sue. Intanto essendosi vieppiù la guerra

riscaldata da ambe le parti, e gli Americani, che erano stati debellati

e vinti, riavutisi e comparsi essendo di nuovo più arditi che prima in

sui campi, i capitani del Re nulla curando la promessa fatta all'Hayne,

gl'intimarono, pigliasse le armi, seco loro si congiungesse, andasse a

combattere quelle nuove teste di repubblicani. Non volle. Arrivarono

poscia nel paese i soldati del congresso; gli abitatori del suo

distretto si sollevarono, lo elessero a capitano loro. Non credendosi

egli più oltre obbligato a serbar quella fede agli altri, che gli altri,

siccome gli pareva, non avevano voluto serbar a lui, consentì alle

voglie dei suoi terrazzani, e vestì di nuovo quelle armi, che la

necessità gli aveva fallo deporre. Venne poscia coi corridori ad

infestar la contrada attorno Charlestown, dove, incappato in un agguato

tesogli dai capitani del Re, fu preso, condotto nella città, e gettato

in fondo di una oscura e schifa prigione. Fu dannato a morte dal lord

Rawdon e dal colonnello Balfour, comandante di Charlestown, e ciò senza

niuna forma di giudiziale processo. La qual cosa parve a tutti, qual era

veramente, non solo enorme, ma barbara; imperocchè perfino ai disertori

siano concesse le solite forme dei processi, e le difese; dal qual

benefizio solo le spie sono state dalle leggi della guerra escluse.

Tutti, e repubblicani, e reali per le virtù sue il compassionavano, e

voluto avrebbero salvargli la vita. Nè solo nei desiderj vani si

contennero; chè anzi molti fra i leali, e lo stesso governatore per

parte del Re venuti in presenza di Rawdon con grandissime instanze

intercedettero in favor del condannato. Le gentildonne di Charlestown

con ogni maniera di più umili, e di più efficaci parole scongiurarono,

gli fosse condonato. I figliuoli suoi ancor fanciulli con orrevole

accompagnatura de' più prossimi parenti, conciossiachè il crudel morbo

avesse testè la madre di questa vita tolta, tutti sordidati e vestiti a

bruno, ginocchioni si appresentarono avanti Rawdon, supplichevolmente

della vita dell'infelice padre addomandandolo. Tutti i circostanti con

dirotte lagrime secondavano gli effetti dei pietosi preghi. Rawdon e

Balfour non vollero a patto nissuno mitigare la severità del giudizio.

Vicino Hayne all'essere condotto all'ultimo passo fe' venire al cospetto

suo il suo figliuolo primogenito, allora in età di tredici anni

constituito, gli rimesse certe scritture da esser porte al congresso;

poi gli disse; _tu verrai al luogo del mio supplizio; là riceverai il

corpo mio, e farailo interriare nella sepoltura dei nostri maggiori._

Menato al patibolo, preso con affettuose parole l'ultimo congedo dai

dolenti amici, che gli stavano intorno, incontrò la morte con quella

stessa costanza, colla quale era vissuto. Fu egli del pari dabben uomo,

amorevole padre, benvogliente cittadino, valoroso soldato. E certo se le

smoderatezze de' principi, o l'impazienza dei popoli rendono qualche

volta inevitabili le rivoluzioni negli Stati, bene è da deplorarsi, che

le prime e principali vittime ne siano per lo più i migliori, i più

ragguardevoli, i più onorandi cittadini. Preso questo crudel supplizio

d'un uomo tenuto in sì gran concetto, onde tutta la città rimase

intenebrata, e pregna di vendetta, se ne partì Lord Rawdon alla volta

dell'Inghilterra. Chechè si debba della giustizia di quest'atto dei

capitani britannici pensare (abbenchè in ogni tempo l'estrema giustizia

sia stata riputata estrema ingiustizia), essendo esso stato tratto ad

esecuzione, allorquando le cose loro già erano in tanta declinazione,

parve alla maggior parte piuttosto uno sfogo di un nemico aontato dalle

perdite, che l'effetto di una giusta legge. Fieramente ne adirarono gli

Americani, e quegli odj, che già sì acerbi erano, vieppiù si

rinfuocolarono. Gli uffiziali di Greene gli addomandarono, usasse le

rappresaglie, protestando di esser pronti a sottomettersi a tutte le

conseguenze, che ne sarebbero nate. Perilchè ei mandò fuori un bando,

col quale minacciò di rappigliarsi della morte di Hayne sulle persone

degli uffiziali britannici, che gli verrebbero alle mani. Così la

guerra, già di per sè stessa tanto crudele, la diventava ancor di

vantaggio per le tracotanti ire degli uomini.

Greene in questo mezzo tempo non era stato ozioso nel suo campo sulle

colline del Santee; chè anzi con ogni industria si era affaticato nel

rifar genti, e con ispessi armeggiamenti le veterane confermare, le

nuove ammaestrare nell'arte delle fazioni militari. Nè la sua diligenza

era rimasta senza effetto. Fatte venire al suo esercito le bande paesane

dei contorni, venne a raccozzare un novero di un esercito giusto, ottima

gente, ed infiammatissima contro gl'Inglesi. Diventato poderoso, ed

essendosi già in sull'entrar di settembre rinfrescata la stagione, si

determinò ad andare ad assalir gl'Inglesi, e cacciargli del tutto da

quelle poche Terre, che tuttora possedevano nella Carolina fuori della

città di Charlestown. Fatta adunque una grande aggirata all'insù,

passava il fiume Congaree, e poscia scendeva a gran passo sulla destra

riva, spingendosi per la diritta con tutto l'esercito contro gl'Inglesi,

i quali sotto la condotta del colonnello Steewart avevano posto il campo

loro a Macord's-ferry, luogo situato presso la congiunzione di quel

fiume medesimo col Santee. I regj intesa la mossa di Greene, vedendosi

venir all'incontro un nemico così grosso, e fornitissimo massimamente di

corridori, e trovandosi troppo lontani da Charlestown, donde traevano le

provvisioni, abbandonato Macord's-ferry si ritirarono più sotto

Eutaw-springs, dove attendevano ad affortificarsi. Gli seguitò Greene, e

ne nacque gli otto di settembre la battaglia di Eutaw-springs. Aveva il

capitano del congresso indrappellato le sue genti, dimodochè la

vanguardia fosse composta delle milizie delle due Caroline, e la

battaglia di stanziali caroliniani, virginiani e marilandesi. Il

colonnello Lee colla sua legione proteggeva il fianco diritto, ed il

colonnello Henderson il sinistro. Il colonnello Washington co' suoi

cavalli, ed i Delawariani seguitavano alla coda. Questi, come schiera di

sovvenimento, dovevano fare spalle alle prime in caso di rotta. Le

artiglierie procedevano a fronte delle due prime schiere. Il capitano

inglese arringò i suoi in due file, la prima delle quali era difesa

sulla dritta dal rivo Eutaw, e sulla stanca dalle vicine selve; la

seconda, quale schiera di riscossa, si era fatta attelare sopra di un

poggio per guardar la strada per a Charlestown. Si mescolarono dapprima

i corridori dell'una e dell'altra parte. Poscia, ritiratisi dietro gli

altri, si appiccò la zuffa molto aspra tra le genti di più grave

armatura. Si pareggiò buona pezza la battaglia; ma finalmente le milizie

caroliniane, cedendo il luogo, disordinate si ritirarono. Quella parte

delle genti regie, che formavano la sinistra ala della prima fila,

lasciati i luoghi loro, gli tenevano dietro. Il che fu cagione, che un

poco si scompigliarono gli ordini, e non poterono combattere di

compagnia coll'altra parte della fila. Si giovarono tosto i repubblicani

del fallo commesso dai reali. Greene si spinse innanzi colla seconda

schiera, e gli assalì con sì grande e forte animo, che incontanente gli

ruppe e fugò. Per accrescere la rotta, ed impedire agl'Inglesi, che non

si riordinassero, Lee co' suoi cavalli, girato loro all'intorno sul

sinistro fianco, gli assaltò alle spalle. Allora non vi fu più modo

alcuno allo scompiglio, ed alla fuga dell'esercito britannico. La destra

ala però manteneva tuttavia la battaglia. Ma Greene operò di modo, che

fu ferita da fronte molto aspramente dagli stanziali marilandesi e

virginiani, e da fianco dallo squadrone del Washington. Tutti allora

disordinati andarono in fuga. Così tutto l'esercito regio, voltate le

spalle, e cogli ordini scomposti, si ritraeva verso gli alloggiamenti.

S'erano gli Americani già fatti padroni di alcune artiglierie, avevano

presi molti prigionieri, e parevano essere intieramente in possessione

della vittoria. Ma gli eventi della guerra dipendono troppo spesso dal

voler della fortuna; ed i soldati, che sono con ottima disciplina

informati, sanno sovente in mezzo al disordine rannodarsi e ricuperar

quello, che già parevano avere irrevocabilmente perduto; del che se ne

vide nella presente battaglia un manifesto esempio. I regj in mezzo a

tanto perturbamento degli ordini loro si gettarono dentro ad una grossa,

e bene fondata casa, e là rattestatisi facevano una disperata difesa.

Altri si raccozzarono dentro una folta e pressochè impenetrabile

boscaglia, ed altri dentro di un giardino impalizzato. Quivi si rinnovò

la battaglia più sanguinosa che prima. Fecero gli Americani tutto ciò,

che per valenti soldati si potè per isbarbar il nemico da quei nuovi

posti. Diedero la batteria con quattro cannoni alla casa; Washington

sulla dritta si sforzò di entrare nella boscaglia, Lee nel giardino.

Tutto fu nulla; vi si difesero gl'Inglesi sì valorosamente, che ne

fecero tornare indietro con grave danno i repubblicani. Il colonnello

Washington istesso ne fu ferito e fatto prigioniero. La pressa,

l'abbattuta e la mortalità furono grandi, principalmente presso la casa.

Steewart intanto, avendo riordinata la sua ala dritta, la spinse avanti,

e fattala girare a stanca, urtò all'improvviso i soldati di Greene sul

loro sinistro fianco. La qual cosa vedutasi dal generale americano,

siccome pure la strage de' suoi, che la magione assaltato avevano,

disperato di poter più spedire questo nodo, fe' suonar a raccolta, e

ritirò le sue schiere ai primi alloggiamenti, poche miglia distante dal

campo di battaglia. Perchè si sia ritirato sì lungo spazio, lo

attribuisce alla mancanza delle acque. Condusse seco da cinquecento

prigionieri, e tutti i suoi feriti, eccetto quelli, che si trovarono

troppo vicini alle mura della casa. Perdè due cannoni. Gl'Inglesi se ne

stettero tutto il giorno negli alloggiamenti loro. La notte, levatisi da

quel campo, andarono a porsi più sotto a Monk's-corner. Scrivono gli

Americani, avere i reali per la fretta sparsi a terra i liquori

spiritosi, e rotto e nascosto nelle fonti di Eutaw molte armi. Perdè

Greene in questo fatto tra feriti, morti e prigionieri meglio di

seicento soldati; Steewart, noverando anche gli smarriti, molti più. Fu

grande il valore mostrato in questa giornata dai repubblicani, i quali

impazienti diventati di battaglia manesca, tosto ne vennero alle

bajonette, l'uso della quale arme, se tanto temettero ne' principj della

guerra, ora fatti più arrisicati facevano, che altri lo temesse. Rese il

congresso immortali, e pubbliche grazie ai combattitori della giornata

di Eutaw-springs, e presentò con uno stendardo conquistato, ed una

medaglia d'oro il generale Greene. Poco tempo dopo, ricevuti alcuni

rinforzi, seguendo con molto ardore la fortuna vincitrice, scendè nelle

parti più basse incontro agl'Inglesi, e mostratosi nelle vicinanze di

Monk's-corner e di Dorchester fece di modo, ch'eglino, impotenti al

resistere, si rintanarono del tutto dentro la città di Charlestown. Solo

facevano correre la contrada intorno dai loro speculatori, e foraggieri;

ma però non si allargavano molto, perchè Greene prevalendo soprattutto

di soldati leggieri gli frenava, e, correndo pel paese, disturbava le

vettovaglie. In questo modo fu posto fine alla meridional guerra, e

Greene dopo una lunga ed aspra contesa, e con molta maestria di guerra

ricuperò alla lega tutte le due Caroline e la Giorgia, solo eccettuate

le due città capitali dell'una e dell'altra provincia, le quali tuttavia

obbedivano agl'Inglesi in un coi territorj più vicini alle mura. Tali

furono i frutti della risoluzione presa da lord Cornwallis a Wilmington

di portar le armi sue contro la Virginia. Ma molta lode si debbe a

Greene, il quale venuto, scambiando Gates, al governo dell'esercito del

mezzodì, quando le cose vi erano non solamente in declinazione, ma quasi

disperate, le ristorò di modo coll'attività sua, coll'ingegno e

coll'ardire, che i suoi, da vinti diventarono vincitori, i popoli

sfiduciati confidentissimi, e la fortuna inglese testè sì promettente

non trovò altro scampo, se non dentro le mura di Charlestown. E se fu

valoroso capitano, si mostrò del pari integro cittadino, uomo gentile e

cortese, amorevole amico. Ei fu tale che superò l'invidia colle sue

virtù, e giovando alla patria sua, ed ogni cosa governando, e massime sè

stesso, con mirabile modestia, fu degno che la fama trasmettesse

immaculato il suo nome alla posterità.

Ma nella Virginia iva Arnold mettendo a sacco, ed a ruba sì le cose del

pubblico, come quelle dei privati, quasi che volesse al tradimento

accoppiare la crudeltà. La qual cosa, siccome da noi già si è notato, ad

altro fine non era stata dai Capi britannici ordinata, se non se per

cooperare coll'armi di Cornwallis nelle Caroline, e per turbare e

dividere i disegni, e le armi del nemico. Imperocchè lo stabilire alla

divozione del Re la Virginia con sì poche genti, non era cosa che si

potesse non che eseguire, sperare. Ma intanto la fortuna dimostratasi

contraria a Cornwallis, posto avea Arnold in un grandissimo pericolo, e

già le milizie virginiane levandosi a romore tutto all'intorno lo

avevano costretto ad abbandonare la campagna, ed a ritirarsi di tutta

carriera a Portsmouth, dove attendeva a fortificarsi. Da un altro canto

Washington, che stava continuamente in orecchie, conoscendo, quanto gli

Americani desiderassero il sangue del traditore, aveva fatto il pensiero

di serrarlo per terra e per mare, dimodochè non gli potesse sfuggire

dalle mani. A questo fine aveva speditamente mandato alla volta della

Virginia il marchese de La-Fayette con dodici centinaia di fanti

leggieri; ed anche operò di modo coi Capi delle forze francesi

nell'Isola di Rodi, che questi fecero uscire un'armata di otto navi di

fila, perchè andassero a serrare il passo ad Arnold nel Chesapeack. Ma

gl'Inglesi avendo avuto pronto avviso della cosa, salparono dalla

Nuova-Jork con otto somiglianti navi sotto la condotta dell'ammiraglio

Arbuthnot, ed incontrarono i Francesi presso il capo Enrico. Ne seguì

una grossa affrontata, in cui le due armate ricevettero a un dipresso

uguale danno. Questi ultimi però ne furono costretti ad abbandonar

l'impresa loro, e di ritornarsene all'Isola di Rodi. Il che uditosi da

La-Fayette, il quale già era giunto in Annapoli di Marilandia, se ne

andò di là a capo d'Elk. Così scampò Arnold da un grave pericolo. A

questi dì i capitani del congresso avevano mandato un trombetto, o

caporale, o sergente, ch'ei si fosse, al mastro padiglione d'Arnold per

ivi fornirvi alcuna bisogna appartenente all'esercizio della guerra.

Porta la fama, che avendogli il traditore chiesto, che cosa avrebbero di

lui fatto, se preso l'avessero, colui gli desse questa subita risposta:

_Se t'avessimo pigliato quella gamba, che ti fu guasta, quando stavi ai

soldi della repubblica, l'avremmo seppellita con ogni dimostrazione

d'onore; il rimanente del corpo tuo l'avremmo impiccato._ Clinton,

conosciuto il pericolo, che aveva portato Arnold, e dubitando, che i

confederati non ottenessero un'altra volta quello, che ora avevano

tentato invano, mandò tosto in soccorso suo il generale Phillips con due

migliaia di soldati. Accozzatisi insieme Phillips e Arnold, di nuovo

corsero la provincia, depredando ed ardendo ogni cosa. A Osborn

distrussero un numeroso navilio con molti ricchi arnesi, e merci,

massime tabacco. Il Barone di Steuben, il quale governava i

repubblicani, avendo poche genti, non era abile al resistere. In fine

arrivava il marchese co' suoi, e colla presenza sua ebbe preservato la

ricca città di Richmond. Quivi però gli fu forza prospettar l'incendio

della città di Manchester, posta sulla destra riva del fiume James,

rimpetto a Richmond, alla quale i regj a bello studio avevano appiccato

il fuoco. Ma la guerra, finora vaga e sparsa, già si volgeva ad un solo

e determinato fine. Aveva Phillips ricevuto le novelle, che Cornwallis

si avvicinava, e già era presso ad arrivar a Pietroburgo. La-Fayette

anch'egli aveva avuto fumo di quello, che succedeva. Per la qual cosa

l'uno e l'altro capitano si affrettavano per arrivare, prima delle genti

ritornate dalla Carolina, a Pietroburgo; il primo per ivi congiungersi

con Cornwallis, il secondo per questa congiunzione impedire. Prevalsero

gl'Inglesi, e posto piede dentro la Terra vi si alloggiarono. Quivi

Phillips assalito da mortal febbre passò di questa vita con infinito

desiderio de' suoi, che molto per la perizia nelle cose militari il

riputavano. Arrivò Cornwallis, dopo d'aver corso con infinito disagio

trecento miglia, a Pietroburgo, e si recò in mano il governo di tutte le

genti. L'esser la Virginia fatta sede della guerra molto rinvergava coi

disegni, che i ministri britannici avevano fatto sopra di questa

provincia. Tostochè pervennero in Inghilterra le novelle della vittoria

di Guilford si erano i ministri fatti a credere, che le due Caroline

fossero intieramente ridotte nella potestà del Re, e che poco più vi

rimanesse a fare altro, che ordinarvi il consueto reggimento civile. Non

dubitavano, che quello a che le armi di Cornwallis avevano aperta la

strada, non fossero i buoni ordini per compire. Soprattutto un

grandissimo fondamento facevano sui leali, siccome quelli, che malgrado

tant'infelici sperimenti, e tante false speranze molto tuttavia se ne

stavano alle baie, ed alle novelle dei fuorusciti soliti sempre a

confortarsi cogli aglietti. Pertanto coll'opera di questi leali, col

romore delle vittorie di Cornwallis, e con pochi presidj, che

intendevano di lasciare qua e là ne' luoghi più acconci, avevano

speranza, che i libertini delle Caroline sarebbero stati impediti dal

tentar cose nuove, e che queste due province sarebbero nella pristina

obbedienza raffermate. Rispetto poi alla Virginia, siccome dall'un de'

lati ella è molto frequente di grossi e profondi fiumi, e di golfi

mediterranei, e dall'altro credevano, che colle navi mandate nell'acque

d'America dall'ammiraglio Rodney dalle Antille, avrebbero potuto la

navale superiorità in quelle medesime acque conservare, così dubbio

alcuno non avevano, ch'ella si potesse, se non intieramente conquistare

e soggiogare dall'armi del Re, almeno sì fattamente molestare, e nelle

sue viscere stesse percuotere, che molto ne increscesse agli Americani,

ed affatto inutile diventasse alla lega. A questo fine avevano

disegnato, che i capitani da terra scegliessero un luogo comodo sulle

spiagge virginiane, e con ogni maggior diligenza lo affortificassero,

perchè potesse diventare un posto sicurissimo contro le offese del

nemico. Con questo, e colle prepotenti armi marittime stimavano di

diventare del tutto padroni della Virginia; e da un'altra parte per le

sopra narrate cagioni erano confidentissimi dell'intiera possessione

delle Caroline, siccome pure della Giorgia. Nè temevano per queste

ultime gl'insulti delle armi navali nemiche, essendo le spiagge loro

importuose, e quei pochi porti più comodi che vi sono, trovandosi in

mano dei soldati del Re. In questo stato di cose, essendo padroni delle

quattro ricche province poste a mezzodì, siccome anche di quell'altra

non meno ricca, che opportuna pei porti, della Nuova-Jork, opinavano,

che gli Americani si sarebbero finalmente dati vinti per istracca, o che

anche si sarebbe potuto la guerra offensiva proseguire. Così

argomentavano, non sapendo ancora, che le armate inglesi sulle spiagge

dell'America erano non che al di sopra, al di sotto: che le Caroline in

luogo di essere in balìa del Re, erano tornate quasi intieramente

all'obbedienza del congresso; e che se veramente Cornwallis era arrivato

nella Virginia, là era giunto piuttosto, nonostante il fatto di

Guilford, in sembianza di vinto, che di vincitore.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4 · 第 8 / 21 题