ricevuto un rinforzo di parecchie centinaia di soldati mandatigli dalla
Nuova-Jork da Clinton, deliberò di passare il fiume James, e di correre
le parti più interne della Virginia. Poco timore aveva, che a quei dì i
confederati se gli potessero opporre, essendo le forze loro parte
deboli, parte disgiunte. Poichè il Barone di Steuben alloggiava nelle
parti superiori della provincia, il marchese nelle inferiori, ed il
generale Wayne, il quale era in via cogli stanziali della Pensilvania,
era tuttavia ancor lontano. Per la qual cosa il capitano britannico
varcò facilmente il fiume a Westover, essendosi il marchese ritirato
dietro il Chickahomini. Di là mandò una banda a pigliar possessione di
Portsmouth, dove venivano i leali, e quei, che volevano parer tali, a
promettere obbedienza al Re. Egli poi foraggiava largamente nella contea
di Hannover. Ivi ebbe avviso, che molti fra i più riputati uomini del
paese avevano fatto un convento a Charlotteville per ivi accordare tra
di loro alcune bisogne dello Stato; e che il Barone di Steuben si era
posto alla punta di Fork, che è un luogo situato presso la diramazione
del fiume James tra la Fluviana e la Rivana, e che vi aveva in custodia
buona quantità di armi e di munizioni. Queste cose lo mossero, oltrechè
la contrada per non avere ancor sentito le armi inglesi era abbondante
di ogni cosa, prima che tentasse altre fazioni, di fare quelle di
Charlotteville, e della punta di Fork. Commetteva la prima a Tarleton,
la seconda a Simcoe. L'una e l'altra ebbero felice fine. Arrivò il
primo, per aver marciato senza resta, e di buono andar di galoppo, sì
improvviso in quella città, che pose le mani addosso a molti deputati, e
s'impadronì di una notabile quantità di fornimenti sì da guerra che da
bocca. Ma quello, che più gli premeva di avere in poter suo, non potè
arrestare, e questi fu Tommaso Jefferson, il quale veduto dalle sue case
venir gli uomini d'armi inglesi, si pose in salvo, non senza però aver
fatto prima sgomberare, con molta fatica e propria e de' suoi, a luoghi
sicuri buona copia d'armi e di munizioni. E se Tarleton si era della
benignità degli altri suoi commilitoni doluto, nissuno potè dolersi
della sua; imperciocchè da rapace ed insolente, rapacissimo ed
insolentissimo diventato, niuna cosa avendo nè santa, nè sicura, le
rapiva e profanava tutte quante. Dall'altro canto Simcoe si era,
camminando più che di passo, approssimato a Steuben. Questi non so per
quale ubbìa, perciocchè avrebbe potuto difendersi agevolmente, ma certo
con precipitoso consiglio si ritirò prestamente. Non potè però fare in
modo, che l'Inglese nol sopraggiungesse, e tagliasse a pezzi una parte
del suo retroguardo. Quando Tarleton e Simcoe furono ritornati al campo,
Cornwallis, camminando in una contrada fertile e ricca, mosse l'esercito
a Richmond, e poco poscia a Williamsburgo, città capitale della
Virginia. I suoi corridori però non potevano più foraggiare e buscar
alla libera; perciocchè La-Fayette congiuntosi con Steuben, e cogli
stanziali pensilvanesi condottigli da Wayne, era diventato sì grosso,
che gl'incalzava vicino, e gli opprimeva, se si sbrancavano. In questo
tempo pervennero a Cornwallis ordini da Clinton, perchè gli mandasse
alla Nuova-Jork una parte delle sue genti, sepperò non avesse allora per
le mani alcuna impresa d'importanza. Aveva Clinton avuto lingua
dell'approssimarsi dei confederati, e dubitava di qualche gran nembo,
che gli venisse scoccare addosso. Perciò temeva della Nuova-Jork,
dell'Isole degli Stati, e Lunga, per difender le quali egli era troppo
debole. Cornwallis, per mandare ad effetto le commissioni del capitano
generale, avviò le sue genti verso le rive del fiume James, per poscia,
varcato che lo avesse, recarsi a Portsmouth, dove avrebbe i richiesti
soldati imbarcato per alla Nuova-Jork. Ma siccome instava ferocemente
alle spalle il marchese de La-Fayette, gli fu mestiero fare un po' di
fermata sulla sinistra riva del fiume, e pigliar ivi un forte luogo,
affine di arrestar l'impeto del marchese, e dar tempo a' suoi,
trasportassero sull'altra riva le armi, le munizioni e le bagaglie. Pose
adunque gli alloggiamenti poco lungi dal fiume in luogo forte, avendo
sulla dritta uno stagno e nel mezzo, e sulla stanca paludi. Intanto la
vanguardia americana guidata da Wayne si era avvicinata. Gl'Inglesi
mandarono avanti spie, perchè facessero credere agli Americani, che già
il grosso delle genti del Re avevano passato il fiume, e che solo
rimaneva sulla sinistra un debole retroguardo consistente nella legione
britannica, ed alcuni fanti. Ossiachè i repubblicani si lasciassero
pigliare a questo tranello, ovvero che si lasciassero troppo trasportare
al valor loro, diedero dentro, ed assalirono con molta furia i reali.
Già gli stanziali della Pensilvania guidati da Wayne avevano passato la
palude, e fieramente incalzavano l'ala sinistra dei reali; e nonostante
che questi fossero assai più numerosi, sostenevano però i primi la
battaglia con molto valore. Ma intanto si erano gl'Inglesi, oltrepassato
lo stagno, spinti contro l'ala sinistra, e, fugatala facilmente,
perciocchè erano milizie, si mostrarono sul fianco sinistro di Wayne.
Nel medesimo tempo, distendendosi sulla sinistra loro oltre la palude,
avevano spuntato il suo fianco destro, e facevano le viste di volerlo
accerchiare da ogni banda. La qual cosa, vedutasi dal marchese, ordinò
tosto a Wayne, si tirasse indietro. Il che fece egli, lasciando però due
bocche da fuoco in poter del nemico. La-Fayette soprastette buona pezza
a Green-springs per raccorre i suoi. Cornwallis se ne tornò a' suoi
alloggiamenti. Non potè perseguitare il nemico, perchè era sopraggiunta
la notte, ed il paese era difficile pei luoghi boscati e paludosi.
L'indomani prima del far del dì ordinò a' suoi cavalli, seguitassero il
marchese, e, noiandolo alla coda, gli facessero tutto quel male, che
potessero. Il che eseguirono con niun altro effetto, che quello
d'intraprendere alcuni de' suoi soldati, ch'erano rimasti indietro.
Forsechè, se Cornwallis avesse spinto il giorno seguente alla battaglia
tutto il suo esercito contro i repubblicani, gli avrebbe condotti ad un
totale sterminio. Ma molto gli stava a cuore il recarsi prestamente a
Portsmouth, per ivi, giusta i comandamenti di Clinton, imbarcar le genti
per alla Nuova-Jork. Varcato con tutte le sue genti il fiume, giunse
Cornwallis a Portsmouth, e fatta una diligente considerazione dei
luoghi, trovò, che a patto nessuno non vi si poteva fare un
alloggiamento, che forte fosse, e tutti quei disegni riempisse, che vi
aveva fatto sopra il generale Clinton. Intanto si adoperava
diligentemente ad imbarcar le genti. Gli pervennero in quel mentre nuove
commissioni da Clinton, che recavano, ritornasse a Williamsburgo,
ritenesse le genti, fortificasse invece di Portsmouth il posto di
Old-point-comfort, perchè avesse in qualunque caso un sicuro ricetto.
Della quale novella risoluzione del capitano generale fu cagione dall'un
canto l'aver ricevuto dall'Europa un rinforzo di tremila Tedeschi,
dall'altro il desiderio, che aveva di aver la via aperta per mezzo della
strada di Hampton e del fiume James verso di quella fertile e popolosa
parte della Virginia, ch'è posta tra i due fiumi James e Jork. Ma fatto
esaminare attentissimamente la positura de' luoghi a Old-point-comfort
si trovò, che anche questo era un luogo impertinente a porvi il campo, e
che non poteva meglio di Portsmouth rispondere a quei fini, che si
sarebbero voluti ottenere. Laonde abbandonossi del tutto il pensiero di
porvi le stanze. Ma siccome per le future operazioni della guerra si
voleva ad ogni modo avere un alloggiamento fermo nella contrada mezzana
tra i due fiumi soprannominati, così Cornwallis, ripassato con tutto il
suo esercito il James, se ne iva a mettere il campo a Jork-town. Non
potè il marchese noiare il nemico, mentre s'imbarcava, perchè gli
Americani, ch'erano nel suo campo, non vollero consentire a correre più
sotto sin verso Portsmouth. Egli è Jork-town un borgo posto sulla destra
riva del fiume Jork rimpetto ad un altro più piccolo chiamato
Glowcester, il qual è fondato sull'opposta riva sopra una punta di
terra, che sporgendo indentro, molto ivi restringe il letto del fiume
assai profondo, e capace di ricevere anche le più grosse navi da guerra.
Scorre a dritta di Jork-town un rivo paludoso; da fronte, sino alla
distanza di un miglio, il paese è largo e piano; oltre di questo
s'incontra un bosco bagnato a stanca dal fiume, a dritta da un rivo.
Oltrepassato il bosco, la campagna è aperta e coltivata. In questo luogo
Cornwallis attendeva con grandissima diligenza a fortificarsi. Il
marchese, il quale dopo il fatto di James-town si era riparato tra i due
fiumi Mattapony e Pamunckey, i quali altro non sono, che i due rami, che
poscia insieme uniti compongono il fiume Jork, udito delle nuove stanze
prese da Cornwallis, passava un'altra volta il Pamunckey, ed iva a porsi
nella contea di New-Kent; non che avesse in animo di assaltar l'Inglese,
perciocchè a ciò fare era troppo debole, ma per tenerlo a bada, ed
impedirgli l'andare in busca, ed il foraggiare. In tal modo de
La-Fayette, al quale Washington aveva commesso la cura di difendere la
Virginia, con mirabile industria volteggiandosi e tenne a bada
Cornwallis, e lo combattè virilmente, e finalmente lo condusse in luogo,
dove potesse trovar accesso il poderoso navilio di Francia, che fra
breve si aspettava.
Ma se sin qui si era la guerra di Virginia travagliata con varj, ma
deboli accidenti, ora però quel disegno, il quale doveva con un gran
fatto por fine a tutta l'americana guerra, diventava ogni dì, ed ogni
ora più vicino al suo adempimento. Erano i Capi della lega in America
informati, che il conte di Grasse colla sua armata, e con un rinforzo di
genti da terra era prossimo ad arrivare, e non s'indugiarono a far tutti
quei preparamenti, che necessarj credettero al poter trar profitto della
prepotente forza, ch'erano per acquistare sì per terra, che per mare. Si
abboccarono a questo effetto a Wither-field Washington e Rochambeau, al
quale abboccamento doveva, secondo l'ordine preso, trovarsi anche
presente il conte di Barras, che governava il navilio francese sorto a
Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi; ma quest'ultimo per alcune sue altre
bisogne non potè intervenire. Si accordarono i due capitani di far
l'impresa della Nuova-Jork, e rituffando quel presidio nel mare tor del
tutto agl'Inglesi quel principal nido, che di tanta utilità era stato
loro cagione in tutto il corso della guerra, ed era tuttavia. Le mosse,
che poscia fecero, furono tutte consentanee a questa deliberazione, e sì
appropriate, che, allorquando fosse giunto in quelle spiagge
l'ammiraglio francese, si potesse subito por mano all'assedio della
città. Ne entrò Clinton in tanto sospetto, che per questa sola cagione
aveva, siccome si è detto, voluto rivocare una parte delle genti di
Cornwallis, primachè avesse ricevuto quell'aiuto di Tedeschi. Sperava
Washington di poter condur a buon fine l'impresa della Nuova-Jork,
perchè era confidentissimo, che gli Stati, massime i settentrionali,
soddisfatto avrebbero pienamente alle richieste, che loro erano state
fatte, di fornir ciascuno un determinato numero di soldati. Ma sebbene
avessero in parte adempiuti i desiderj del capitano generale, non
avevano però mandato al campo tutte quelle genti, che avrebbero dovuto
mandare, in guisa ch'egli, che aveva sperato di aver in questo gran
bisogno un esercito di dodici in quindicimila soldati del paese, non si
trovò ad aver altro, che quattro, o cinquemila stanziali, ed altrettanti
soldati di milizia, od in quel torno. La fazione poi della Nuova-Jork
doveva riuscire assai difficile, avendovi dentro Clinton un forte
presidio di più di diecimila soldati; e non si poteva ragionevolmente
credere di poterla fornire con sì poca gente. Oltreacciò aveva de Grasse
fatto intendere, che stante gli ordini del suo Re, e gli accordi da lui
fatti cogli Spagnuoli nelle Antille, non avrebbe potuto sulle coste
dell'America rimanere oltre la metà di ottobre; e certamente sì breve
intervallo di tempo non avrebbe bastato ad operare la conquista della
Nuova-Jork. Finalmente si conosceva la ripugnanza, che gli uffiziali di
mare, specialmente francesi, avevano a superar lo scanno per entrar nel
porto di questa città. Tutti questi pensieri turbarono la deliberazione
di Washington di assaltar la Nuova-Jork; e considerato, che sebbene a
questa impresa per la pochezza delle sue genti non fosse capace, poteva
però facilmente, e con molta speranza di prospero successo recarsi
contro Cornwallis nella Virginia, a quest'ultimo partito si appigliò. Ma
però siccome colle mosse già fatte aveva fatto nascere nella mente di
Clinton il sospetto, ch'ei volesse recarsi contro la Nuova-Jork, così,
malgrado che avesse volto l'animo ad un'altra impresa, volle continuare
a nudrir in quello con altre, e più vive dimostrazioni il sospetto
medesimo, e ciò a fine, che il capitano inglese non potesse apporsi, e
penetrar nel suo segreto. Per la qual cosa, per condurlo più
coloratamente nella trappola, scrisse lettere a parecchj de' suoi
capitani, od agli uffiziali civili, nelle quali ei palesava il suo
disegno di voler correre contro la Nuova-Jork, e poi artatamente le ebbe
mandate per quelle vie, dove sapeva, che sarebbero dal nemico
intraprese. La cosa allignava, e Clinton entrava ogni dì più in gelosia
per quella sua città principale, e vi moltiplicava dentro le difese. Nel
medesimo tempo era partito dall'Isola di Rodi il conte di Rochambeau con
cinquemila Francesi, è già era giunto vicino al fiume del Nort. Si
levava Washington dal suo campo di New-Windsor, ed andava ad incontrarlo
sulla sinistra riva. Accozzatisi insieme ivano i confederati a campo a
Philisburgo, come se correr volessero a Kingsbridge, ed entrar
nell'isola stessa della Nuova-Jork. Vennero poscia a porsi
effettualmente a Kingsbridge, ed andavano bezzicando i posti britannici
or qua, or là tutto all'intorno dell'isola medesima. Nè contenti a
questo gli uffiziali dei due eserciti accompagnati dagl'ingegneri
andavano continuamente sopravvedendo dai due lati l'isola, raggiustando
carte dei luoghi particolari, e formando piante di diversi posti, e
perfino delle fortificazioni stesse, alle quali si accostarono a tiro
d'artiglieria. Diedero anche voce, che fosse tosto per arrivar al
Sandy-hook il conte di Grasse, e per far parere la cosa più verosimile,
si erano i Francesi recati verso il Sandy-hook, e verso le coste
prospettanti l'Isola degli Stati, come se avessero disegno di aiutar
l'armata di Grasse a varcar quel passo, e ad entrar nel porto della
Nuova-Jork. Tanto abbondarono con questi tranelli, che piantarono
perfino una batteria alle bocche del fiume Rariton all'indentro del
Sandy-hook. Raccolti tutti questi andari degli alleati, fece Clinton
avviso, che volessero far impeto contro la Nuova-Jork, ed aspettava un
vicinissimo assalto. Ma già era vicino il tempo, che doveva schiarire
questa posta, e quella benda, che con tant'arte era stata avvolta
intorno agli occhi del capitano britannico, pronta a sciorsi, ed a
cadere. Quando ebbe Washington i certi avvisi, che il conte di Grasse
non era più lontano dal Chesapeack, alle bocche del qual golfo ei
sapeva, che questi aveva rivolto il cammino, passava improvvisamente il
fiume Crotone, poscia quello del Nort, e traversata a gran passi la
Cesarea, iva ad accamparsi a Trenton sopra la Delawara. Diè però voce, e
fe' certe finte, che diedero a credere a Clinton, che questo motivo
aveva fatto soltanto per trarlo dalla Nuova-Jork, e combatterlo con
forze prepotenti alla campagna. Clinton, credendosi d'ingannar
l'ingannatore, non uscì. Finalmente avendo il capitano della lega
inteso, già essere le prue francesi vicine ad afferrare le americane
spiagge, varcata con grandissima celerità la Delawara, ed una parte
della Pensilvania, comparì improvvisamente a capo d'Elk, che è la testa
del golfo Chesapeack. Un'ora dopo, e ciò se non fu destino espresso del
cielo, fu certamente un maraviglioso appuntamento di bene ordita e
concertatissima impresa, arrivò a piene vele alle bocche del golfo il dì
28 agosto il conte di Grasse con venticinque navi di allo bordo; e non
sì tosto arrivato pose mano ad eseguire quella parte del disegno, che
gli era stata commessa. Bloccava le bocche dei due fiumi James e Jork
colle sue navi armate; questo per tagliare ogni corrispondenza per la
via del mare a Cornwallis colla Nuova-Jork, quello per aprirne una al
marchese de La-Fayette, il quale già si era recato agli alloggiamenti di
Williamsburgo. A questo ultimo fine dubitando i confederati, che lord
Cornwallis, accortosi di quell'agguato, che gli si andava tendendo tutto
all'intorno, non corresse contro il marchese, ed oppressolo colla
prepotente forza che aveva, non si salvasse verso le Caroline, per non
corrompere la opportunità con la tardità, posti in sui legni minori da
tremila soldati, molto buona e forbita gente, sotto la condotta del
marchese di San Simone, fecero loro salire il fiume James, sicchè tosto
si congiunsero coi soldati di La-Fayette. Così tutte le genti furono
ridotte insieme a Williamsburgo. Ma siccome gl'Inglesi avevano molto
fortificato Jork-town, e tuttavia lo fortificavano, così a volersene
impadronire era necessaria una regolare oppugnazione, e perciò
abbisognavasi di molte grosse artiglierie. Per questo era partito tre
giorni prima dell'arrivo del conte di Grasse al Chesapeack dall'Isola di
Rodi il conte di Barras con quattro navi di alto bordo, ed alcune altre
minori, colle quali aveva levato tutti gli stromenti più necessarj
all'oppugnazione delle piazze. E siccome non gli era nascoso, che
gl'Inglesi stavano con una gagliarda armata nel porto della Nuova-Jork,
così per non correr pericolo di esser intrapreso, il che avrebbe rotti
tutti i disegni, e guaste tutte le speranze, si era molto allargato
nell'alto mare, e segando le acque delle isole Bahame aveva il corso del
suo viaggio dirizzato verso il Chesapeack. Intanto era arrivato alle
bocche di questo golfo lo stesso giorno dei 25 agosto colle sue
quattordici navi l'ammiraglio Hood, e non avendovi trovato, fuori
dell'aspettazione sua, l'ammiraglio Graves, gli mandò tosto per una
veloce fregata annunziando il suo arrivo, e senza por tempo in mezzo
andò a congiungersi con lui con tutta la sua flotta nel porto di
Sandy-hook il giorno vent'otto. Non aveva Graves, siccome da noi fu
accennato, nissun avviso ricevuto del futuro arrivo di Hood, ed oltre di
ciò erano state le navi sue con grave danno travagliate dai tristissimi
tempi durante la crociata nelle acque di Boston, e perciò non erano a
modo niuno pronte ad uscire. Nondimeno avendo egli, il quale come
anziano si era recato in mano il governo di tutta l'armata, avuto
tempestiva notizia della partenza del conte di Barras dall'Isola di
Rodi, aveva con tanta sollecitudine fatto lavorare al risarcimento delle
navi, che si trovò apparecchiato a salpare l'ultimo dì d'agosto. Uscì
con diciannove navi d'alto bordo, e si avviò verso il Chesapeack, dove
sperava di arrivare prima di Barras. Pare, ch'egli non avesse ancora
nissuna contezza dell'arrivo del conte di Grasse in quel golfo. Ma non
sì tosto potè scoprire di lontano il capo Enrico, che osservò l'armata
francese, la quale consisteva in quel punto in ventiquattro vascelli,
sorta di modo, che dal capo medesimo si distendeva sino allo scanno, che
chiamano il _Middleground_. Si preparava incontanente alla battaglia,
quantunque avesse meno cinque navi del suo avversario. Da un altro canto
il conte di Grasse, veduto comparire l'armata inglese, levatosi con
maravigliosa celerità d'in sull'ancore, ed entrato nell'alto mare
veleggiava, acciò non perturbasse la speranza della vittoria, alla volta
del nemico. L'intenzione dell'Inglese era di combattere una stretta
battaglia, poichè la condizione del tempo era sì grave, che vi andava,
se più si tardasse, tutta la fortuna dell'armi britanniche, ed il
destino di tutta la guerra. Una totale sconfitta avrebbe per
gl'interessi della Gran-Brettagna poco peggiori effetti partorito, che
una battaglia larga e sciolta, la quale non potendo essere
determinativa, avrebbe sempre lasciato i Francesi padroni del
Chesapeack, e per conseguente Cornwallis nel medesimo pericolo. Ma il
conte di Grasse, il quale aveva buono in mano, non voleva recare il
giuoco vinto a partito, nè commettere all'arbitrio dell'incerta fortuna
quello, che quasi già sicura preda teneva in poter suo. Nella qual
risoluzione tanto più si confermò, che quindici centinaia de' suoi
marinari non si trovavano sulle navi, impiegati essendo nel trasportar a
terra i soldati di San Simone; e fu sì subita l'apparizione dell'armata
inglese, che non ebbe tempo a fargli rimontare. Solo si proponeva
d'intrattenere, e di dar tanto impaccio con affronti trascorrevoli, e
lontani al nemico, che potesse Barras sicuramente arrivare nel
Chesapeack. Con questi diversi pensieri andarono all'incontro l'uno
dell'altro i due nemici ammiragli. Si appiccò la battaglia molto aspra
tra le due vanguardie, nella quale però entrarono anche alcune navi del
mezzo. I Francesi, i quali non volevano troppo mordere, nè essere morsi,
avendo anche ricevuto non poco danno, si ritirarono indietro, e
condussero la vanguardia loro a ricongiungersi colla restante armata. La
prossimità della notte, e la vicinanza delle nemiche coste obbligarono
l'ammiraglio inglese a desister dal cercar più oltre di mescolarsi col
nemico. Fu fatto grave danno altresì alla sua vanguardia. I vascelli più
malconci furono il Shrewsbury, il Montagu, l'Aiace, l'Intrepido ed il
Terribile, che anzi quest'ultimo fu sì rotto, che, non potendovisi più
aggottare, fu costretto Graves ad arderlo. Perdettero gl'Inglesi in
questo fatto tra morti e feriti 336 soldati e marinari; i Francesi poco
più di dugento. Continuarono a starsene le due armate l'una a riscontro
dell'altra ancora pei quattro seguenti dì; ma godendo per lo più i
Francesi il sopravvento, e sempre persistendo nella risoluzione di non
volerne venire ad una battaglia giudicata, più non si attaccarono.
Finalmente, quando il conte ebbe inteso, che Barras era entrato sano e
salvo colle navi armate, e colle onerarie nel Chesapeack, si ritrasse
dall'alto mare ed andò a riporsi nel golfo, dond'era partito. Volle
anche la fortuna, in tutto contraria agli Inglesi, che, nell'atto del
rientrar nella bocca di quello, due fregate l'Iride ed il Richmond, che
si erano durante la sua assenza introdotte dentro per portare, sebbene
ciò non sia loro riuscito, spacci a Cornwallis, tolte in mezzo dalle
navi di Francia, rimanessero loro in preda Graves, avendo le navi sue
fracassate essendo il mare diventato tempestoso, e venutogli meno il
disegno d'intraprendere Barras, era alcuni giorni dopo ito ad apportare
alla Nuova-Jork. Divenuti in tal modo i Francesi totalmente padroni del
Chesapeack sbarcarono prima le armi e le munizioni portate dall'Isola di
Rodi, poscia con grandissima sollecitudine si adoperarono a traghettar
colle votate navi da carico, e colle più leggieri fregate l'esercito di
Washington da Annapoli (imperciocchè a capo d'Elk non si era trovato in
pronto sufficiente navilio per operare un tal passaggio) alle bocche del
fiume James, e di là a Williamsburgo. Così fu tolta del tutto la
campagna a Cornwallis, e le genti sue, ch'erano nel torno di settemila
combattenti, si trovarono tutto ad un tratto per un mirabile concorso di
prudenza umana, e di favorevole fortuna cinte da ogni intorno d'assedio,
dalla parte di terra da un fiorito esercito di ventimila soldati,
inclusi quattro migliaia di milizie, e da quella di mare, e per la via
dei fiumi James e Jork da un'armata di circa trenta vascelli di alto
bordo, e da una moltitudine di legni di minore grandezza. Tutto
l'esercito dei confederati si era, come abbiam detto, raccolta dentro
Williamsburgo, la qual città è lontana a poche miglia da Jork-town.
Avevano però mandato una grossa banda di soldati, massimamente cavalli,
sotto la condotta del signor de Choisy, e del generale Wieden a campo
sulla sinistra riva del fiume Jork rimpetto Glowcester per impedire che
di là gl'Inglesi non uscissero a foraggiare. Si erano i Francesi
alloggiati sulla sinistra del campo a rincontro della dritta della città
assediata, distendendosi dal fiume sino alla palude; gli Americani si
eran posti sulla destra, e congiuntisi coi Francesi presso la palude,
accerchiavano quindi la sinistra della città sino al fiume sotto la
medesima.
Avea Clinton, al quale sì grandemente era a cuore il soccorrere
Cornwallis nello stesso tempo, in cui l'ammiraglio Graves si era recato
verso il Chesapeack, mandato a fare una fazione nel Connecticut.
Sperava, tenendo in sulle brighe questa provincia, farvi concorrere una
parte dei nemici; poichè avvisava ottimamente, che rimanendo le forze
loro intere attorno le mura di Jork-town, avrebbe agli assediati
convenuto arrendersi. Era il fine della fazione l'acquisto della città
di Nuova Londra, ricca e prosperante Terra, posta sulle rive del fiume
Nuovo Tamigi. Fu l'impresa commessa ad Arnold, il quale poca prima era
ritornato dalla Virginia alla Nuova-Jork. Era l'accesso del porto di
Nuova Londra reso difficile da due Forti piantati sulle due opposte
spiagge, dei quali uno chiamavano Forte Trumbull, l'altro Griswold.
Sbarcati i regj la mattina molto per tempo, agevolmente si fecero
padroni del primo. Ma intorno al secondo vi fu che fare assai. Vi s'era
gettato dentro a molta fretta il colonnello Ladyard con una banda di
milizie, ed il Forte stesso era gagliardo, consistendo in una murata
quadrata con orecchioni ai quattro angoli. Andarono ciò nonostante i
reali valorosamente all'assalto, il quale se fu feroce, non fu
men'ostinata la difesa. Si combattè prima coll'armi da fuoco, poscia,
quando gl'Inglesi pervennero, sebbene non senza gravissime difficoltà e
notabile strage loro, sulle mura, colle picche molto arrabbiatamente.
Entrati finalmente dentro gli assalitori ammazzarono e chi s'arrendeva,
e chi resisteva. Arse quindi tutta la Terra; chi scrive a caso, chi a
posta. Molte ricche navi vennero in potere di Arnold. Compiuta la
bisogna, non vedendo gl'Inglesi farsi all'intorno alcun motivo in favore
loro, anzi romoreggiandovi i popoli contro, se ne tornarono là,
dond'erano partiti, non senz'aver prima miserabilmente lacerato tutto il
paese, pel quale passarono. Fu questa spedizione dal canto loro una
ladronaia del tutto inutile. Imperciocchè poterono bene a posta loro
tempestare, e furiare nel Connecticut, che Washington, avendo questo
movimento in piccolissimo concetto, non si lasciò smuovere dal suo
proposito, sapendo benissimo, che a colui, al quale ne fosse andata la
vittoria di Jork-town, ne sarebbe anche andata quella di tutta la
guerra. In luogo di mandar genti nel Connecticut le faceva tutte
riscontrare nella Virginia.
Riusciti vani i due tentativi fatti per soccorrere Cornwallis, uno per
mezzo della raccontata battaglia navale, l'altro per quello della
fazione contro la Nuova Londra, Clinton raunò una Dieta di tutti i Capi
dell'esercito e dell'armata, perchè tra di loro esaminassero e
risolvessero quello che far si dovesse. Era a questo tempo arrivato
dall'Europa alla Nuova-Jork l'ammiraglio Digby con tre vascelli d'alto
bordo, ed inoltre un altro di pari portata vi era giunto con parecchie
fregate dalle Antille. E sebbene, nonostanti tutti questi rinforzi,
l'armata inglese non fosse ancora eguale alla francese, tuttavia,
considerata la grandezza del pericolo, e l'importanza del caso,
deliberarono i Capi britannici di porsi in mare, e correre in
sovvenimento dell'assediato esercito. La qual cosa, premendo il tempo,
avrebbe essi voluto fare immediatamente. Ma i racconci da farsi alle
navi rotte dalla battaglia gl'impedirono. Sperarono però, che avrebbero
potuto salpare ai cinque d'ottobre. Questo annunziò Clinton a Cornwallis
per una scritta in cifera, la quale, malgrado l'estrema diligenza del
nemico, gli fu il giorno 29 settembre ricapitata. Questa lettera operò
di modo nella mente di Cornwallis, che, abbandonate tutte le difese
esteriori, si ritirò del tutto dentro la piazza. Della quale risoluzione
gli uomini intendenti della guerra molto, e secondo che a noi pare,
molto meritevolmente il biasimarono, ed alcuni de' suoi capitani stessi
ne lo avevano sconfortato; imperciocchè sebbene il capitano generale gli
avesse annunziato, che aveva ogni ragione di sperare, gli aiuti
sarebbero partiti dalla Nuova-Jork il dì 5 d'ottobre, ciò non di meno ei
doveva considerare, che questa speranza per molte impensate cause poteva
sfallire, e che ad ogni modo i viaggi marittimi sono più di ogni altra
umana impresa soggetti agli accidenti della fortuna. Dal ch'egli è
manifesto, che doveva ogni industria usare, ed ogni sforzo fare per
mandar in lungo la difesa; ad ottener il quale intento le fortificazioni
esteriori gli offerivano un mezzo molto efficace. Erano esse assai
gagliarde; vi si era speso intorno incredibile fatica, e le genti erano
a bastanza numerose, perchè potessero convenientemente difenderle.
L'aver poi le genti medesime stivate dentro di una Terra, o per meglio
dire di un campo trincerato, angusto per tanta moltitudine, le difese
del quale erano tuttora imperfette, ed esposto per ogni dove, eccetto
solo forse nel pendìo della collina verso il fiume, ad essere solcato
dalle artiglierie del nemico, non fu certamente partito, che si possa
lodare. Forse credette, che il restringersi, ed il ritirarsi in dentro,
siccome pareva segno di timore, così sarebbe stato un nuovo sprone alla
baldanza dei Francesi, perchè andassero subito all'assalto, del quale
non dubitava punto di avere una compiuta vittoria. Ma Washington era
altrettanto prudente, quanto animoso; ed i Capi francesi in quelle
lontane contrade erano, ed a gran ragione, avari della vita dei loro.
Tutti poi ripugnavano al rendere dubbia un'impresa, che ogni cosa
annunziava, dover essere certa. Per la qual cosa saviamente deliberarono
di farsi avanti colle zappe nel lavori di una regolare oppugnazione,
prima di voler coll'armi assalire la Fortezza.
Egli è Jork-town, siccome abbiamo detto, una Terra posta sulla destra
riva del fiume Jork. In questa era ridotta tutta la somma della guerra.
L'avevano gl'Inglesi cinta di fortificazioni di diversa sorta. Dalla
parte dritta, cioè superiore, l'avevano munita con un serraglio di
puntoni tra di loro uniti, ed accortinati per mezzo di uno steccato, il
quale sopportava un terrato a foggia di parapetto. I puntoni erano
assicurati vieppiù da palizzate di frecce, e da abbattute d'alberi, e di
terra. Una fondura paludosa si distendeva a fronte di queste opere, e
quivi avevano costrutto un altro grosso puntone frecciato anch'esso, ed
affossato. Questa era la parte più forte della Terra. Da fronte, cioè
nel mezzo del circuito della piazza, avanti il quale girava anche la
fondura, le difese consistevano in una tela di grosse palificate, ed in
batterie, che guardavano i dicchi, che a traverso la palude davano
l'adito alla palificata. Sul lato sinistro della fronte avevano alzato
un'opera a corno affossata anch'essa, ed impalizzata; e quantunque non
ancora perfetta fosse, nondimeno già vi avevano aperte alcune
cannoniere. La parte sinistra poi, ch'è la inferiore, era assicurata da
puntoni, e da semplici batterie accortinate con alzate di terra. Due
altri piccoli, e non ancora finiti ridotti erano stati costruiti alcuni
passi più in fuori verso la campagna, affine di dar maggior forza a
questa parte, di verso la quale credevano principalmente avessero a
venir le offese. Quivi la campagna era o piana, o solcata da stroscie,
ed opportuna agli assediatori. Lo spazio poi dentro le fortificazioni
era molto stretto, e mal sicuro alla guernigione. Dall'altra parte del
fiume, vale a dire a Glowcester si era fatta un'altra cinta con terrati,
e batterie, dove meglio il sito lo consentiva, ma però di poco momento.
Incominciarono i confederati a lavorare alle trincee la notte de' 6
ottobre. Nel che procedendo con cautela, fecero, nonostante che quei di
dentro non avessero mancato di noiargli colle artiglierie, tanto frutto,
che non tardarono a condur a termine tutta la prima circonvallazione, a
rizzarvi su le batterie, ed a mostrar alla piazza poco meno di cento
bocche da fuoco delle più grosse. Contro tanto impeto non avrebbero
potuto resistere le meglio edificate mura, non che quelle di Jork-town
ancora imperfette. Erano gl'Inglesi occupati non solo nel difenderle e
ripararle, ma ancora in finirle. In pochi giorni la maggior parte dei
cannoni loro erano soffocati, le difese levate, e le bombe traboccavano
a copia in ogni luogo, e perfino, oltrepassata la Terra, nel fiume, dove
appiccarono il fuoco, ed arsero la fregata il Caronte. Si vedeva
manifestamente, che il valor non bastava contro tanto furore, e che non
avrebbe la difesa potuto durar lungo tempo. Le artiglierie degli
assedianti erano governate dal generale americano Knox, il quale così in
questa, come in tutte le altre fazioni della guerra meritò lodi di
ottimo bombardiere, e fu operatore, che i suoi in ciò tanto
profittassero, che i Francesi stessi restavano maravigliati
all'industria loro nel maneggiare questa sorta di armi.
In mezzo a tanto pericolo ricevè Cornwallis lettere da Clinton, per le
quali ei gli faceva intendere, che sperava, che l'armata soccorritrice
avrebbe potuto passar lo scanno, ed entrar nell'alto mare il dì 12 di
ottobre, salvi i venti, e gli accidenti contrarj. Lo avvertiva però, che
tutte queste cose erano molto soggette a ingambature; e perciò gli
facesse a sapere, se potesse tenersi sino alla metà di novembre; poichè
nel contrario caso avrebbe egli fatto un motivo per la via di terra,
correndo contro la città di Filadelfia. Il che avrebbe fuor di dubbio
fatto una possente diversione in suo favore. Così scrisse il capitano
generale a Cornwallis. Perchè poi nei concieri da farsi alle navi si sia
più tempo consumato di quanto i Capi britannici si erano fatti a credere
da principio, e come in ciò si siano ingannati sì grossamente, che
invece di uscir dal porto della Nuova-Jork ai cinque d'ottobre, come
annunziato avevano, non siano usciti, che ai diecinove, a noi non è
noto. Certo è, che l'annunzio, e l'inopinato indugio furono causa, che
si perdè l'esercito. Imperciocchè Cornwallis stando a speranza del
vicino soccorso persistette nella difesa, e si astenne da quelle
risoluzioni, che lo avrebbero potuto salvare. Nel che però, se egli si
può scusare, dopo ch'ebbe la prima lettera di Clinton ricevuto, colla
quale questi gli aveva annunziato che l'armata sarebbe partita il dì 5
d'ottobre, non lo è ugualmente, siccome pare, dopo ricevuta la seconda,
per la quale seppe, ch'essa armata non poteva mettersi in via, se non se
ai dodeci, lasciata anche la partenza medesima molto in dubbio. Non
mancarono alcuni fra i capitani britannici, i quali furono confortatori,
abbandonasse quelle fievoli mura, ritirasse improvvisamente l'esercito
sulla sinistra riva del fiume, altro scampo cercasse alla sua salute. Lo
consigliarono, trasportasse la notte la maggior parte delle sue genti a
Glowcester; il che si poteva agevolmente fare per la copia del navilio,
che si aveva in pronto dentro il fiume; rompesse, cosa anche facile ad
ottenersi pel caso impensato, e per la superiorità delle forze, la
schiera del signor de Choisy. Mostrarono, che allora si sarebbe trovato
l'esercito in quella fertilissima regione, che è posta tra i due fiumi
Jork e Rappahanock, dove per non aver essa fin allora patito nissuna
percossa d'armi, si sarebbero trovati cavalli e vettovaglie in
abbondanza; che si sarebbe potuto dilungare, marciando velocemente, di
cento miglia dal nemico; che si sarebbe potuto proteggere la ritirata
con una coda di tremila soldati valentissimi a piè ed a cavallo.
Argomentarono, che una volta guadagnate le Terre oltre il fiume Jork, si
sarebbe potuto deliberare, se si dovesse correre verso Filadelfia per
andarsi a congiungere con Clinton il quale vi sarebbe venuto per la
Cesarea, ovvero volgersi verso le Caroline, tenendo le vie superiori per
poter guadar i fiumi sopra le diramazioni loro; che l'uno e l'altro
partito offerivano pure qualche speranza di salute; perciocchè
Washington non avrebbe potuto tostamente passare il fiume per
seguitargli, a cagione del mancamento delle navi, e non sapendo a qual
meta s'indirizzassero, sarebbe stato costretto a dividere in più parti
il suo esercito. Aggiunsero, che quando anche avesse avuto prontamente
le novelle della via, che intrapreso avessero, non avrebbe potuto tener
loro dietro velocemente; perchè non avrebbe trovato nè stanze
sufficienti per alloggiare, nè forni per ispianar pane, che bastasse ad
alimentare tanta moltitudine. Concludettero, che il rimanere era un
abbandonarsi in una perdita certa, e che l'andarsene poteva offerire
qualche occasione di salvamento; e che in ogni caso la generosa impresa
avrebbe con nuovo splendore le armi del Re illustrato. Se è fisso
colassù, dicevano, che sì fiorito esercito non possa dalla cattività
scampare, ciò non sia, se non dopo ch'esso abbia ogni sforzo fatto per
allontanarla, e dopo d'aver onorato nome acquistato, e chiara fama
presso gli uomini valorosi. Non volle Cornwallis, checchè di ciò ne sia
la cagione, prestar orecchio a questi consiglj, e si risolvette a voler
continuare a difendersi dentro le non difendevoli mura. Fors'ei
credette, poter resistere più lungo tempo, dover gli aiuti arrivar più
presto, e non potere, se questi fossero arrivati, venir escusato presso
il suo Re, quando nella ritirata perduto avesse l'esercito. Pensò forse
finalmente, che l'incertezza di salvarlo per mezzo della ritirata fosse
altrettanto grande, quanto quella dell'arrivo dei soccorsi. Ma quello,
che ne fosse la cagione, già le cose si volgevano a quel fatal fine, al
quale erano incamminate. I confederati s'erano posti intorno i lavori
della seconda circonvallazione, e con incredibile diligenza procedendo
molto s'avanzavano. Era ella soltanto a trecento passi dalla piazza.
Cercarono gl'Inglesi d'impedirgli cogli obici e colle bombarde. Ma gli
altri colle artiglierie della prima circonvallazione, che continuamente
fulminavano, operarono di modo, che gli assediati non solo non poterono
guastare, o ritardar i lavori, ma ancora furono in sì fatta guisa
battute le cannoniere sulla sinistra parte, che le artiglierie di dentro
non potevano più fare effetto alcuno. Il che fu di tanto maggior
pregiudizio, che verso quella appunto quei di fuori distendevano le
trincee loro. Rimaneva a poterle compire, che si cacciassero gli
assediati dai due ridotti esteriori, dei quali abbiam favellato, e
ch'erano situati sulla sinistra della Terra. Comandò Washington, si
pigliassero d'assalto. E per destar emulazione fra le due nazioni,
commise l'assalto del ridotto destro posto a riva il fiume agli
Americani, quello del sinistro ai Francesi. Erano i primi condotti dal
marchese de La-Fayette, e dal colonnello Hamilton, aiutante di campo di
Washington, giovane di grandissima aspettazione. Si trovava pure con
essi il colonnello Laurens, figliuolo del presidente, ch'era tenuto
prigione nella Torre di Londra, giovane anch'esso di alta speranza, e
che avrebbe dato pruove della sua virtù, se un'acerba morte non l'avesse
poco dopo alla sua famiglia ed alla patria tolto. Guidava i secondi il
barone di Viomenil col conte Carlo di Damas, ed il conte di Due-Ponti. I
capitani confortavano gli uni, e gli altri, combattessero con animo
forte; quell'ultima fatica dover partorire una perpetua quiete. Andarono
all'assalto con impeto grandissimo. Dall'esito di esso dipendeva
massimamente quello dell'assedio. Approssimaronsi gli Americani cogli
archibusi scarichi, e solo confidandosi nell'opera delle baionette.
Arrivati, senza aspettare, che si rimuovessero gli ostacoli delle
palificate, ma superatigli con grandissima celerità, saltarono dentro.
Non così tosto si erano gli Inglesi messi in punto di difendersi, che
furono dall'improvviso impeto oppressi, e se fu grande nell'assalto la
virtù dei vincitori, non fu minore la umanità dopo la vittoria.
Concedettero la vita a tutti coloro che la domandarono, malgrado le
recenti crudeltà esercitate a Nuova Londra. L'uffiziale inglese si
arrendè a Laurens, il quale in questo fatto si portò da uomo valoroso,
ed acquistonne buon nome presso i suoi. Pochi soldati vi perdettero la
vita da ambe le parti. Dall'altro canto vi fu maggiormente che fare. Ma
infine i primi feritori, ed i granatieri francesi incuorati dai Capi,
superati tutti gli ostacoli, entrarono dentro colle baionette appuntate,
e si fecero padroni del ridotto. Così furono con non minor gagliardìa,
che utilità loro guadagnati dai collegati i due ripari. Presentò
Washington i due reggimenti Gatinese, e di Due-Ponti, i quali si erano
trovati nel fatto, con due cannoni di quelli, che conquistati avevano.
Non fecero gli assediati nissun motivo per ricuperar i due ridotti, e
tosto gli assedianti gli rinchiudettero dentro la seconda
circonvallazione, la quale si trovò allora compiuta sino al fiume. Ora
la condizione degli assediati era diventata pericolosissima, e quasi
disperata. Prevedeva ottimamente Cornwallis, che quando quei di fuori
avessero piantate le batterie sopra la seconda circonvallazione, e con
queste fulminato la piazza, non vi poteva più essere speranza alcuna di
poter resistere. Le artiglierie sue erano la maggior parte o imboccate,
o rotte, o senza carretti, i fossi scassati, le mura intronate, e quasi
tutte le difese levate. Era egli a tanto bassamento condotto, che
perduto l'uso delle artiglierie più grosse, appena che potesse dar segno
di difesa col trarre degli obici, e di alcune più piccole bombarde.
Oltre di ciò stavano i confederati apparecchiando certe batterie per
trarre in arcata, e non si aveva dentro alcun riparo contro le offese
delle palle di rimbalzo. In questo stato di cose, affine di ritardare,
per quanto fosse in poter suo, il compimento delle batterie nemiche
sulla seconda circonvallazione, si risolvette il capitano britannico a
fare una sortita per farvi tutto quel guasto che potesse. Non credendo
però, neanco con questo spediente, potere sbrigarsi dal pericolo in cui
si trovava, nè prolungar le difese lungo spazio, scrisse a Clinton, che,
essendo esposto ogni ora ad un assalto dentro fortificazioni rovinate,
in una Terra poco atta alle difese, e con un presidio infievolito dalle
ferite e dalle malattie, la condizione della Fortezza era molto incerta,
e non portava il pregio, che l'armata, e le genti della Nuova-Jork si
mettessero a qualche sbaraglio per soccorrerlo. Salivano gl'Inglesi
dalla Terra la notte dei sedici sotto la condotta del colonnello
Abercrombie, ed ingannati i nemici coll'aver dato voce, che fossero
Americani, s'impadronirono di due batterie della seconda
circonvallazione, una francese, e l'altra americana. Non pochi de'
Francesi, che le difendevano, rimasero uccisi. Inchiodarono undeci pezzi
di grosse artiglierie, e maggior male avrebbero fatto, se non che il
visconte di Noailles, spintosi avanti prestamente, gli rincacciò, e
rimesse dentro. Questa sortita riuscì del tutto inutile agli assediati,
poichè per l'industria dei Francesi e le opere furono in breve tempo
rassettate, e le artiglierie schiodate. Ora tutti i cannoni della piazza
erano spenti; solo gli assediati briccolavano ad ora ad ora nel campo
degli assedianti qualche bomba, ma ciò con poco frutto, e già veniva
loro meno la provvisione delle bombe. Erano i soldati assai diradati,
perduti d'animo, rifiniti dalle fatiche. Niuna speranza rimaneva di
difesa; un assalto sarebbe stato irreparabile. Stretto Cornwallis da
ogni parte, e disperato delle cose fu costretto di pensare per lo scampo
suo a nuovi rimedj. Per la qual cosa deliberò di appigliarsi a quel
partito, che avrebbe dovuto prima, quando era ancor tempo, abbracciare,
e questo fu di far passare improvvisamente il fiume alle sue genti, e
cercar quello, che sulla sinistra riva del medesimo determinasse la
fortuna. Avvisava, che quando anche non potesse sfuggir la cattività,
l'avrebbe almeno per qualche tempo ritardata, e che ad ogni modo i
confederati occupati nel perseguitarlo, non avrebbero potuto sì tosto
volger l'animo e l'armi ad altre imprese. Si preparano le barche; la
notte vi s'imbarcano le genti, si lascian dietro le bagaglie, una
piccola schiera, perchè capitoli, i feriti e malati, che non si possono
trasportare, una lettera di Cornwallis a Washington per raccomandargli
alla generosità del vincitore. Già una parte è sbarcata a Glowcester;
già un'altra ha afferrato; già si aspettavano le rimanenti; i venti
erano in calma, le acque tranquille, tutte le circonstanti cose parevano
il nuovo disegno favoreggiare. Ma in questo arrischievole momento ecco
improvvisamente sorgere una spaventevole bufera, che ogni cosa trasse a
rovina. Le navi, che trasportavano le restanti genti ne furono di forza
spinte all'ingiù del fiume, e l'esercito si trovò ad un tratto diviso in
varie parti, le quali tra di loro non potevano comunicazione avere, nè
vicendevolmente aiutarsi. Il pericolo era grande. Già si avvicinava la
luce del dì. I nemici avevano posto mano ad allumare le artiglierie loro
della prima e della seconda circonvallazione, e con orribile rimbombo e
fracasso fulminavano la Terra. Le bombe traboccavano a copia nel fiume.
Ma la tempesta intanto si era tranquillata, le barche poterono
ritornare, ed essendo stato chiuso dall'inesorabile fortuna quest'ultimo
spiraglio di salute agl'Inglesi, se ne tornarono essi, sebbene non senza
pericolo durante il tragitto, là, dov'erano sicuri trovare od una certa
morte, od un'inevitabile cattività. Occuparono pertanto di nuovo
Jork-town. Cornwallis non vedendo alle cose sue rimedio alcuno, ed
anteponendo la vita de' suoi valenti soldati all'onore, che avrebbero
potuto acquistare in un mortalissimo assalto, mandò per mezzo di un
tamburino dicendo a Washington, si cessassero le offese lo spazio di
ventiquattr'ore, e si creassero intanto da ambe le parti commissarj per
accordar l'arrendimento dei posti di Jork-town, e di Glowcester. Rispose
il generale dell'America (imperciocchè non voleva andar tanto in là col
tempo pel sospetto degli aiuti), che concedeva una tregua di due ore;
proponesse in questo mezzo i patti. Avrebbe desiderato Cornwallis, che i
suoi avessero la facoltà di ritornarsene alle case loro, gl'Inglesi in
Inghilterra, i Tedeschi in Germania, dando però la fede di non portar le
armi contro la Francia, e l'America sino agli scambj. Desiderò altresì,
si regolassero gl'interessi di coloro fra gli Americani, i quali
l'esercito britannico seguitato avevano, ed erano venuti a parte della
sua fortuna. Ma nè l'una, nè l'altra di queste condizioni potè
impetrare, la prima, perchè il Re d'Inghilterra non potesse i soldati
cattivi adoperare nelle guernigioni interne, la seconda, perchè quella
era una bisogna civile, fuori dell'autorità dei Capi della guerra.
Rispetto però a quest'ultima tanto operò, che ottenne la facoltà di
mandar per ispaccio, e senza che potesse essere ricerca, alla Nuova-Jork
la corvetta la Bonetta. Solo fu obbligato di promettere, che tutte
quelle persone, che vi si sarebbero imbarcate, dovessero esser poste al
ragguaglio dei prigionieri di guerra, ed in tale condizione rimanersi
sino agli scambj. Essendosi finalmente, dopo varie pratiche, i due
nemici capitani accordati intorno gli articoli della resa, convennero
nelle case di Moore i commissarj degli accordi, dalla parte inglese i
colonnelli Dundas e Ross, da quella dei confederati il visconte di
Noailles, ed il colonnello Laurens. Ai diciannove si fermarono gli
accordi. Fossero le genti da terra prigioniere dell'America, quelle di
mare della Francia; ritenessero gli uffiziali le armi loro, e le
bagaglie; fossero i soldati fatti stanziare, e per quanto possibil
fosse, raccolti in reggimenti nella Virginia, nella Marilandia, e nella
Pensilvania; una parte degli uffiziali dovessero rimaner nella contrada
in compagnia dei soldati; gli altri avessero la facoltà di andarsene
sotto la fede loro, o nei porti americani tenuti dagl'Inglesi, od in
Europa; la Bonetta ritornasse dalla Nuova-Jork, e fosse consegnata al
conte di Grasse. Tutte le navi ed attrezzi navali furono posti in mano
dei Francesi. Gli Americani ritennero le armi terrestri. Sommarono le
navi al novero di venti, tutte da carico, oltre le fregate la Guadaluppa
ed il Fowey. Altre venti erano state arse a tempo dell'assedio. Si
trovarono tra in Jork-town, e Glowcester cento sessanta cannoni, la più
parte di bronzo, ed otto bombarde. Il numero dei cattivi sommò, esclusi
i marinari, a meglio di settemila soldati, ma di questi più di duemila o
feriti, o malati. Morirono degli assediati da cinquecento cinquanta; fra
gli uffiziali di conto nissuno fuori del maggiore Cochrane. Ebbero gli
assedianti da quattrocento cinquanta tra morti e feriti. Deposte le armi
furono i vinti a' destinati luoghi condotti. Se furono grandi, e di
eterna lode meritevoli l'industria ed il valore, che dimostrarono gli
alleati durante l'assedio, lo furono del pari la umanità e le cortesie,
che usarono ai cattivi dopo la vittoria. I Francesi massimamente furono
in questo singolari. Parve che a niun'altra cosa più pensassero che a
quella di riconfortare, e racconsolare con memorabili pruove di
gentilezza e di liberalità i vinti. Nè contenti alle dimostrazioni,
profferirono, e ciò con istanze caldissime, la moneta loro sì pubblica
che privata. Rendè Cornwallis per le sue lettere pubbliche alla cortesia
loro solenne testimonianza. Fatte tutte queste cose, arrivava, il dì
ventiquattro d'ottobre, alle bocche del Chesapeack l'armata inglese
consistente in venticinque navi di fila con due di cinquanta cannoni, e
parecchie fregate. Era essa partita dalla Nuova-Jork il giorno
diciannove. Portava settemila soldati, e veniva in soccorso di
Cornwallis. Ma i Capi udito prima il romore, poscia le vere novelle del
disastro di Jork-town, la ricondussero tosto, tristi e dolenti, alla
Nuova-Jork.
Se al suono della novella di una tanta, e sì gloriosa vittoria si
rallegrassero gli Americani, non è da domandare. Tutti dimenticavano le
passate sciagure, tutti gratificavano a sè stessi colle speranze
dell'avvenire. Nissun dubbio intrattenevano della independenza. Tutti
vedevano, che se la vittoria di Saratoga condotti gli aveva all'alleanza
colla Francia, quella di Jork-town gli doveva condurre alla condizione
di una nazione libera e franca; che se quella era stata causa di una
fortunata guerra, questa doveva esserlo di una avventurosa pace. In ogni
parte degli Stati si fecero feste e rallegramenti a sì gran sollevamento
della fortuna d'America, ed a tanto abbassamento di quella del nemico.
Le lodi di Washington, di Rochambeau; di Grasse e di La-Fayette andavano
sino al cielo: Nè solo i popoli si rallegravano, e ringraziavano; ma il
congresso la riconoscenza di tutti con solenni decreti confermava. Rendè
pubbliche ed immortali grazie ai capitani, siccome pure a tutti gli
uffiziali, e soldati dell'esercito vincitore. Ordinò, si rizzasse a
Jork-town di Virginia una colonna di marmo ornata cogli emblemi
dell'alleanza tra gli Stati Uniti, ed il Re Cristianissimo, e vi
s'inscrivesse la compendiosa narrativa della dedizione del conte di
Cornwallis. Decretò, fosse Washington presentato con due stendardi dei
vinti, il conte di Rochambeau con due cannoni, e si richiedesse il Re di
Francia, perchè fosse contento, si presentasse del pari il conte di
Grasse. Andò altresì il congresso con solenne processione alla chiesa,
per rendere divote e liete grazie all'altissimo Dio dell'avuta vittoria.
Decretò finalmente, che il giorno tredici di dicembre fosse osservato,
come di ringraziamenti e di preci a cagione di quell'evidente aiuto
della divina Provvidenza. Nè a questo si ristettero le dimostrazioni
della gratitudine della repubblica verso del capitano generale della
lega. Gli Stati, le Università degli studj, le Società letterarie con
lettere pubbliche si congratularono, e delle cose fatte molto il
commendarono. Rispose a tutti assai modestamente, affermando, altro non
aver fatto, se non quello, ch'era il dover suo di fare; del rimanente
con acconce parole, e la virtù dell'esercito, e l'util opera del
possente e generoso alleato lodando.
Avrebbe voluto Washington sì fattamente indirizzare l'avuta vittoria,
che ne fossero del tutto gl'Inglesi cacciati dalla terra-ferma. Aveva
principalmente posto l'occhio all'impresa di Charlestown; le quali cose
tutte sarebbergli venute agevolmente fatte, se il conte di Grasse avesse
avuto in poter suo di rimanere più lungamente su quei lidi. Ma i
comandamenti del suo Re, e questi molto risoluti, il chiamavano nelle
Antille. Alla volta delle quali isole, imbarcati i soldati venuti col
marchese di San Simone, ei fece vela il dì cinque di novembre. Le genti
vincitrici di Jork-town, parte si recarono sulle rive del fiume del Nort
per vegghiar le cose di Clinton, che tuttavia si trovava forte nella
Nuova-Jork, parte s'avviarono presso le Caroline per ingrossar Greene, e
confermare alla lega l'acquisto di quelle province. Gl'Inglesi,
abbandonata intieramente la campagna, dentro le mura di Charlestown e di
Savanna si ritirarono. Intorno a questo medesimo tempo partì il marchese
de La-Fayette per alla volta d'Europa desiderato, ed oltre ogni dire
amato da quei popoli. Molto il congresso lo ringraziò dell'opera sua in
favor dell'America. Pregollo ancora, fosse presso i ministri di Francia
ad accordar seco loro le future cose, e molto tenesse presso il suo Re
raccomandata la divota repubblica. Washington si riparò a Filadelfia,
dove sovente si trovava a discorrere, ed a consultar col congresso sopra
i casi della guerra, e le faccende dello Stato. E tanto fece ed operò,
che gli affari appartenenti alla guerra furono per l'anno avvenire più
presto, che nei passati stati fossero, espediti ed apparecchiati. Questo
fu il fine della guerra virginiana, il quale fu anche a un di presso
quello di tutta la guerra americana. In tale modo fu afflitta dal caso
di Jork-town la potenza britannica su quel continente, che d'allora in
poi, disperati gl'Inglesi di poter più instaurar l'impresa, pensarono
non più all'offendere, ma soltanto al difendersi; ed eccettuati i luoghi
forti, o quelli, ai quali aveva l'adito il loro prepotente navilio, che
sono la provincia della Nuova-Jork, le circostanti isole, e le città di
Charlestown e di Savanna, tutto il rimanente era ritornato
all'obbedienza del congresso. Così pel cambiamento della fortuna i
conquistatori diventarono conquistati, e quei, che nel corso di una
crudele guerra l'arte di questa, come da maestri, dai nemici loro
imparavano, in sì fatta guisa se ne informarono, che la fecero tornar in
capo agl'insegnatori.
Nelle Antille intanto la fortuna non si mostrava più propizia
agl'Inglesi, di quanto si fosse mostrata sulla terra-ferma d'America.
Era venuto a notizia del marchese di Bouillé, che il governatore
dell'isola di Santo Eustachio, confidatosi o nella fortezza del luogo, o
nella lontananza dell'armata del conte di Grasse, faceva molto
negligenti guardie. Senza mettere punto tempo in mezzo imbarcò alla
Martinica dodici centinaia di stanziali, ed alcune milizie del paese
sopra tre fregate, una corvetta, e quattro altri legni minori armati in
guerra. Salpò, e volse il corso del suo viaggio a Sant'Eustachio. Per
meglio confermar il nemico in questa sicurtà, nella quale ei s'era
addormentato, diè nome, che se ne iva all'incontro dell'armata francese,
la quale ritornava dall'America. Arrivava la notte dei 25 novembre sopra
l'isola. Ma qui ebbe molto a travagliarsi. L'ira del mare, grosso fuori
dell'usato, non solo l'impedì di sbarcar tutti i suoi soldati, ma ancora
le fregate allontanò dalla riva, ed i palischermi fe' rompere contro gli
scogli. Si adoperò egli con tanta industria, ch'ebbe, comechè non senza
grandissima fatica, posto a terra quattrocento soldati della legione
irlandese con alcuni primi feritori di due reggimenti francesi. Queste
genti separate per mezzo di un mare fiottoso dalle compagne correvano
grandissimo pericolo; poichè il presidio dell'isola sommava bene a
settecento valenti soldati. Ma il marchese di Bouillé da quell'uomo
animoso ch'egli era, nulla punto smarritosi alla difficoltà del tempo,
tosto pigliò quella risoluzione, che sola lo poteva condurre alla
vittoria. Questa fu di spingersi velocemente avanti, ed operar per
sorpresa quello, che per la quantità delle forze non poteva. Arrivò
improvviso vicino alla Fortezza; e tale fu la buona fortuna, e la
celerità sua, e tanta la negligenza del nemico, che trovò la mattina a
buon'ora una parte del presidio, che sicuramente se ne stava armeggiando
sulla spianata. Altri erano sparsi qua e là per le case, e pei
quartieri. Il primo avviso, che ebbero gl'Inglesi della presenza del
nemico, imperocchè anche quando gli videro comparire gli scambiarono per
Inglesi, portando gl'Irlandesi gli abiti rossi, si fu una scarica di
archibusate fatta loro addosso a mezzo tiro, che tolse di vita alcuni, e
molti più ferì. Seguiva una baruffa. Il governatore Cokburn, che in quel
punto ritornava da una cavalcata fatta per diporto, accorso
all'improvviso romore, fu fatto prigioniero. Intanto i feritori francesi
si erano allargati, e girato alle spalle degl'Inglesi si erano alla
porta del Forte accostati. Vi accorrevano dentro disordinatamente
gl'Inglesi, e si studiavano di alzar il ponte levatoio. Ma sopraggiunti
in questo mentre i veloci Francesi, entrarono con quelli alla mescolata.
Sopraffatti gl'Inglesi dall'improvviso caso, e nissun ordine avendo, che
intiero fosse, poste giù le armi, si arrenderono. Così venne tutta
l'Isola di Sant'Eustachio in poter dei Francesi. Fu ricchissima la
preda. Settanta pezzi di cannoni furono il frutto della vittoria. Un
milione di lire, ch'era stato posto in sequestro dagl'Inglesi, fu tosto
dal vincitore generoso restituito agli Olandesi, ai quali apparteneva.
Il governatore Cokburn si richiamò di una somma di dugento
sessantaquattromila lire, come di suo peculio, e questa gli fu con
eguale liberalità consegnata. Ma però Bouillé partì a bottino fra suoi
soldati un milione, e seicentomila lire, che appartenevano
all'ammiraglio Rodney, al generale Vaughan, e ad altri uffiziali
inglesi, ed erano il frutto delle vendite fatte a Sant'Eustachio. Così
furono prima da Lamotte-Piquet, poscia da Bouillé rapite ai rapitori le
ricchezze di quest'isola, sicchè poco rimase in mano loro di sì preziose
spoglie. Le vicine isole di Saba, e di San Martino vennero anch'esse il
giorno dopo in poter dei Francesi.
[1782]
Ma sull'entrar di febbraio dell'anno susseguente i medesimi guidati dal
conte di Kersaint, e portati da sette navi sottili armate in guerra
racquistarono all'Olanda la colonia di Demerary, d'Essequibo, e di
Berbice, dimodochè l'Inghilterra tutte le conquiste dell'ammiraglio
Rodney, nelle quali molto liete speranze di prosperevole mercatura aveva
collocate, con quella facilità e prontezza perdè, colle quali le aveva
fatte. La Francia dal canto suo prima colla preservazione del Capo di
Buona Speranza, poscia col ricuperamento delle colonie si acquistò il
nome di fedele, e disinteressato alleato, ed ebbe cagione di vieppiù
congiungersi con questi benefizj gli Olandesi.
Fatta la conquista di Sant'Eustachio, ed essendo dall'America arrivato
alla Martinica il conte di Grasse, si determinarono i Francesi a
seguitar il corso delle vittorie loro; e trovandosi tanto superiori di
forze sì terrestri, che navali, non dubitavano di avere prosperi, ed
importanti successi. Posero l'animo a voler assaltare l'isola della
Barbada assai ricca; e siccome quella, che è posta a sopravvento
dell'altre, molto accomodata al dominio di tutte. Due volte si avviarono
con tutto l'apparato necessario, e due volte i venti contrarj gli
ributtarono indietro, soffocato in tal modo il valor degli uomini dalla
potestà troppo grande della fortuna. Si risolvettero allora a correre
contro l'isola di San Cristoforo, che è situata a sottovento della
Martinica. Vi arrivò il conte di Grasse il giorno undici di gennaio con
trentadue navi di fila, il marchese di Bouillé con seimila soldati.
Sorse l'armata nella cala di Bassa-terra, dove le genti sbarcarono.
Erano gli abitatori dell'isola scontenti del proprio governo, sia a
cagione della guerra d'America, che sempre avevano condannato, sia per
certe provvisioni, che credettero agl'interessi loro contrarie, fatte
dal Parlamento, e sia massimamente perchè le robe loro, che avevano
ammassate in Sant'Eustachio, erano state poste sì aspramente a bottino
da Rodney, e da Vaughan. Perciò in luogo di ostar ai Francesi, se ne
stettero dall'un de' lati ad osservare. Gli Inglesi si ritirarono dalla
Bassa-terra alla rocca di Brimstone-hill. Erano da settecento fanti
vivi, ai quali vennero poco dopo ad accozzarsi trecento soldati delle
bande paesane. Era governatore dell'Isola il generale Frazer, vecchio
capitano di guerra. Guidava le milizie un Shyrley, governator di
Antigoa. Brimstone-hill è un greppo, siccome di salita assai ripida,
così poco accostevole, e posto a riva il mare, poco distante dalla città
della Punta di Sabbia, che è riputata la seconda dell'isola, e circa
quattro leghe da quella della Bassa-terra, che ne è la capitale. Ma le
fortificazioni fatte sulla cima del poggio non erano alla naturale
fortezza di questo corrispondenti, ed inoltre troppo ampie, perchè
potessero convenevolmente esser difese da sì poco numero di soldati. Non
così tosto furono i Francesi sbarcati, che partiti in quattro colonne
marciarono alla volta di Brimstone-hill, e da ogni parte lo investirono.
E siccome le artiglierie della piazza molto gli tribolavano, così
conveniva loro di procedere con grande temperamento, facendosi avanti
con trincee, e parate di terra. Difettavano grandemente di grosse
artiglierie; perciocchè la nave che le portava, era andata a traverso
presso la Punta di Sabbia. Ma tanta fu la pazienza, e l'industria dei
Francesi, che una gran parte ne ripescarono. Ne fecero anche prestamente
venire dalle vicine isole. Oltreacciò tanto fecero, che s'impadronirono
di alcune assai ben grosse a piè del monte, che erano state mandate
dall'Inghilterra molto tempo prima, e che per negligenza del governatore
non erano state tratte sulla cima. Nè solo pigliarono le artiglierie, ma
ancora una quantità non ordinaria di palle e di bombe. Così le armi e le
munizioni, le quali il governo inglese aveva mandato per difesa della
Fortezza, venute per la trascuraggine degli uomini in mano del nemico
servirono alle offese. Eppure il caso della vicina isola di
Sant'Eustachio avrebbe dovuto tener i Capi di San Cristoforo attenti e
svegliati. Acciviti in tal modo i Francesi di ogni cosa necessaria, e
pigliati sui vicini poggi i luoghi più acconci, diedero mano a
percuotere colle artiglierie la rocca. Quei di dentro si difendevano
francamente, e più che non si sarebbe potuto aspettare da sì debole
presidio. In questo mezzo tempo, tornato dall'America, si ritrovava
l'ammiraglio Hood nella cala di Carlisle nella Barbada con ventidue navi
di fila. Avute le novelle del pericolo di San Cristoforo, quantunque
fosse tanto inferiore di forze al conte di Grasse, si pose in via per
andar a soccorrere l'assaltata isola. Salutata Antigoa dove levò il
generale Prescot con circa due migliaia di soldati, veleggiò poscia alla
volta della cala della Bassa-terra. Alla improvvisa apparizione
dell'armata britannica si risentì tosto il conte di Grasse, e, troncato
ogn'indugio, sciolse le ancore per andarle all'incontro. Ciò fece egli
per poter nel vasto mare meglio giovarsi del maggior numero dei
vascelli, pel quale prevaleva, ed anche per impedire, che Hood non
andasse a porre alla Punta della Sabbia, donde avrebbe potuto
vicinamente soccorrere Brimstone-hill. L'ammiraglio inglese, che stava a
riguardo, fece segno di voler aspettare la battaglia; poscia ad un
tratto indietreggiò, e ciò a fine di tirar il conte di Grasse ad
allontanarsi vieppiù dall'Isola. La qual cosa ottenuto avendo di
leggieri, improvvisamente voltò le prue verso la cala di Bassa-terra, ed
opportunamente valendosi colle sue veloci navi del vento, vi arrivò, e
gettò le ancore in quell'istesso luogo, dove prima le aveva poste
l'ammiraglio francese. La qual cosa non fu senza molto, non solo
cordoglio, ma ancora lode del suo nemico, il quale rimase a questa
maestrevole volta grandemente ammirato. Lo seguitarono i Francesi, e si
attaccò, sebbene con poco frutto, la vanguardia loro con quella
degl'Inglesi. Venne poco poscia con tutta la sua armata il conte di
Grasse, e diè un feroce assalto alla inglese, le navi della quale si
erano affilate di modo, che stavano su due ancore colle poggia rivolte a
terra, e l'orze al mare. Ne fu ributtato non senza grave perdita.
Rinfrescò un'altra volta la battaglia, ma con non miglior evento di
prima. Si astenne allora dal combattere, e se ne andò solamente
volteggiandosi alla larga per bloccar dentro la cala l'armata inglese, e
proteggere le conserve, le quali cariche di munizioni arrivavano dalla
Martinica, e dalla Guadaluppa. Hood, veduto, che i Francesi attendevano
ad altro, che a noiarlo in quella nuova stanza, sbarcò Prescot con
tredici centinaia di soldati, i quali, fatto voltar le spalle ad una
banda di Francesi, che là si trovavano, si posero in un forte
alloggiamento sopra di un poggio. Sperava, che si sarebbe scoperta
qualche occasione di soccorrere la rocca. Ogni cosa pareva promettergli
una gloriosa vittoria. Aveva grandissima confidenza, che per la fortezza
del luogo Frazer si sarebbe potuto tener lungo tempo. E siccome aveva i
certi avvisi, che Rodney, ritornato dall'Europa con un rinforzo di
dodici navi d'alto bordo, si avvicinava, così era certo, che, ove fosse
arrivato, e congiuntosi con esso lui, il conte di Grasse, e più ancora
il marchese di Bouillé avrebbero avuto carestia di buoni partiti. Già si
prometteva nella mente sua la cattività di tutte le genti di Bouillé. Ma
altre cose pensano gli uomini, ed altre ne dispone il cielo. Già il
marchese avendo spacciato duemila soldati contro Prescot, lo aveva
costretto ad abbandonar la Terra, ed a rifuggirsi di nuovo sulle navi.
Da un'altra parte scosse dall'impeto delle artiglierie diroccavano ad
ora ad ora a grandi sfasciumi le mura di Brimstone-hill; ed anzi quella
parte, la quale fronteggiava il campo dei Francesi, tutta era caduta a
terra. Non che una, ma parecchie breccie essendo fatte, vi si poteva
entrar per assalto da ogni banda. Il governatore, perduta ogni speranza
di conservar quella Fortezza, e non volendo aspettar l'assalto, il quale
non avrebbe potuto non riuscir funesto a' suoi, chiese i patti. Furono
essi assai onorevoli pei soldati, utili agl'isolani. In riconoscenza
della valorosa difesa, che dentro fatto avevano Frazer, e Shyrley furono
dal vincitor lasciati liberi, e franchi delle persone loro. Venuta per
la resa di Brimstone-hill tutta l'isola di San Cristoforo in poter dei
Francesi, l'armata dell'ammiraglio Hood, oltrechè lo stanziar in quel
luogo non poteva più esser di alcuna utilità, si trovava esposta, se non
tutta, almeno parte ai colpi delle artiglierie, che sulle più vicine
spiagge avrebbero quelli potuto piantare. Nè era di poco momento la
considerazione di doversi andare a congiungere coll'ammiraglio Rodney,
che di breve si aspettava, o forse già era arrivato alla Barbada. Ma
avendo l'armata francese così vicina, e così grossa, la cosa era piena
di pericolo. Tuttafiata la necessità delle cose non lasciava luogo a
dubitazione alcuna. Laonde la notte, che seguì la capitolazione, essendo
i Francesi lontani a quattro leghe, gl'Inglesi, tagliati i cavi,
acciocchè tutti i vascelli in uno, e nel medesimo punto potessero
pigliar il vento, e l'abbrivo, ed in tal modo viaggiar più rannodati, se
ne partirono, e senza nissun intoppo navigando arrivarono alla Barbada.
Quivi con incredibile allegrezza loro si accozzarono con Rodney, il
quale testè vi era giunto con dodici navi delle più grosse. Fu il conte
di Grasse gravemente accagionato di negligenza, e di poco ardire per non
aver istrettamente bloccato prima, che partisse, o assaltato quando
partiva, o perseguitato, quando era partita l'armata dell'Hood. Lo
scusarono alcuni, allegando, che avesse carestia di viveri; che non
fossero le sue navi a gran pezza sì veloci, quanto le inglesi erano; e
che inoltre in una indispensabile necessità si trovasse di ritornarsene
tosto alla Martinica per proteggervi le conserve, che si aspettavano di
breve dall'Europa. Comechè questa cosa se ne stia, certo è, che queste,
o negligenza, o necessità, e la congiunzione dei due ammiragli inglesi
riuscirono nel progresso del tempo non che di grande, di totale
pregiudizio agl'interessi della Francia, come per le cose, che si
diranno, sarà di mano in mano, a chiunque leggerà, manifesto. In questo
mentre l'isola di Monserrato si arrendè anch'essa all'armi dei conti di
Barras e di Flechin. Approdò il conte di Grasse pochi giorni dopo alla
Martinica.
In tal modo si era la fortuna britannica abbassata sì in America, che
nelle Antille. Ma l'armi del Re Giorgio miglior ventura non avevano in
Europa di quella, che nei lontani lidi dell'occidente si avessero. Che
anzi le cose sue si andavano di giorno in giorno riducendo in peggiore
stato con infinito contento dei confederati, massimamente della Spagna,
la quale ne raccolse prima i frutti. Era il duca di Crillon
desiderosissimo d'impadronirsi del castello di San Filippo, sapendo con
quant'ardore il Re Cattolico bramasse di aver in poter suo tutta l'isola
di Minorca. Perciò nissuna diligenza, o artifizio di guerra aveva
lasciato indietro per superare la Fortezza; e tanto si era acceso nel
batterla, che l'opera delle artiglierie era piuttosto maravigliosa, che
rara. Ma dubitando, che la oppugnazione per la natura del luogo, ch'era
per arte, e per sito munitissimo, e per la gagliarda difesa, che vi
facevano dentro gli assediati, troppo andasse in lunga, seguitò un
consiglio, il qual avrebbe dovuto grandemente abborrire, e questo fu di
sobillare, e di corrompere il governatore Murray, acciò gli desse per
tradimento in mano quella Fortezza, che per forza non si confidava di
potere sì tostamente conquistare. Aveva egli di così fare avuto
commissione dal Re Cattolico, il quale caldissimo essendo in su
quest'impresa di Minorca, non ebbe a disdegno l'abbassarsi ad un atto
tanto indegno della Maestà reale. Rispose gravemente, ed alteramente
Murray a Crillon; che allorquando un valoroso antenato di lui era stato
dal suo principe richiesto, perchè il duca di Guisa assassinasse, aveva
quella risposta dato, che egli avrebbe dovuto dare al Re di Spagna,
quando gli commetteva di contaminar il carattere di un uomo, il
nascimento del quale tanto era illustre, quanto fosse il suo, o quello
del duca di Guisa; non gli scrivesse, o facesse parlar più, perciocchè
ei non voleva più altramente con esso lui comunicare, che per la via
delle armi. Rescrisse Crillon a Murray, che bene stava, e che la lettera
di lui aveva l'uno e l'altro di essi in quella condizione collocati, che
loro ottimamente si conveniva; e che in quella stima lo aveva
confermato, nella quale sempre lo aveva avuto. Ma intanto le cose degli
assediati erano ridotte ad una somma necessità. Quantunque saltati fuora
avessero acremente assalito, e cacciato il duca di Crillon dal capo
Mola, dov'egli aveva il suo principale alloggiamento, ciò nonostante
ricevettero per la debolezza loro maggior nocumento, che utilità da
questa fazione. Non avrebbero essi potuto pel poco numero loro a gran
pezza bastare alla difesa di tanto ampie fortificazioni, quand'anche
tutti fossero stati freschi di salute. Ma molto lontano da questo era il
caso loro. Quei semi di scorbuto, dai quali erano i corpi loro infetti
già prima dell'assedio, ora sviluppandosi, avevano questa mortale
malattia tanto fatto montare, e moltiplicatala, e resala tanto feroce,
che ogni dì appiccandosi ad un gran numero di soldati, questi o
uccideva, o rendeva inutili alla difesa. Di questi effetti erano le
principali cagioni la carestia, o per meglio dire la totale privazione
degli ortaggi, l'essere i soldati stivati nelle sotterranee volte,
l'orribile puzzo di queste, l'incredibile fatica, che duravano nella
difesa della piazza. Allo scorbuto, come se di sè stesso non bastasse a
condurre all'ultimo termine la misera guernigione, vennero a
congiungersi le putride febbri, e la dissenteria, peste tanto fatale dei
campi. Ciò nonostante sopportavano e sani, e cagionevoli con
maravigliosa costanza i mali del corpo, e le fatiche dell'assedio; ed in
ciò erano tanto infervorati, che non pochi già bacati essendo, e tocchi
dai pestilenti morbi gli dissimulavano, ed ostinatamente affermavano
esser sani, perchè non venissero dai Capi loro dalle militari fazioni
esentati. Così pareva, che più per vigore dello spirito, che per
fortezza delle membra reggessero la vita. Alcuni furono veduti morire
stando in sulle guardie. Ma infine più potè la natura inferma, che la
ostinazione degli animi. Nell'entrar di febbraio si trovò il presidio in
tal modo assottigliato, che solo rimanevano seicentosessanta soldati,
che fossero atti o tanto o quanto alle fazioni; e di questi la maggior
parte erano anche infetti di scorbuto. Temevasi, che il nemico informato
di tanta debolezza non andasse all'assalto, e con una battaglia di mano
s'impadronisse del castello. Della qual cosa tanto maggiormente si
dubitava, che le artiglierie già avevano la maggior parte delle difese
superiori diroccate. Dei cannoni i più erano o scavalcati, o rotti, o
imboccati; e tuttavia i nemici continuavano a fulminare. In tale stato
di cose il resistere più lungo tempo sarebbe stato piuttosto bestiale
ostinazione, che umano valore. Si arrendè Murray a patti, i quali furono
molto onorevoli al presidio. Avessero tutti gli onori della guerra;
fossero, data però la fede loro, come prigioni trasportati in
Inghilterra; fosse fatto abilità a tutti i forestieri di ritornarsene
colle persone, e colle robe alle proprie case; ai Minorchesi, che
avevano seguitato le parti d'Inghilterra, fosse conceduto di poter
godersi la patria e tutti i loro beni. Uscivano i cattivi piuttosto
ombre, che uomini, miserabili avanzi di tanti valorosi soldati. Stavano
schierati dall'una parte, e dall'altra i Francesi e gli Spagnuoli.
Precedevano seicento, parte vecchi, parte decrepiti, parte malati, e
tutti emaciatissimi soldati. Seguitavano centoventi reali artiglieri,
poi dugento marinari; venivan dopo pochi Corsi, e forse alcuni più
Greci, Turchi e Mori. Vedevano mesti, e compassivi i vincitori passar in
mezzo di loro i cattivi. Giunti i vinti al luogo, in cui dovevano depor
le armi, diventò anche più pietoso di prima lo spettacolo; poichè quivi
sclamarono cogli occhi pregni di lagrime, che a Dio solo quelle armi
rendevano. La quale cosa non fu senza ammirazione veduta, nè senza lode
raccontata dai generosi vincitori. Fu grande altresì, e degna di onorata
ricordanza la umanità di questi. Onde stringendogli pure la pietà
naturale, e la forza della vera virtù cominciarono i soldati gregarj
stessi a porgergli diversi rinfrescamenti, e con parole cortesi lodavano
la loro costanza. Ma il duca di Crillon, ed il barone di Falkenhayen
niuna cosa tralasciarono, per confortare i sani, se alcuno ve n'era
rimasto, e per curar i malati, e gli uni, e gli altri di quelle cose
fornire, delle quali abbisognavano. In ciò tanto si travagliarono, che
parevano più di quelli, che dei proprj soldati solleciti. Le quali cose,
siccome scemano orrore alla guerra, così dovrebbero anche le nazionali
rivalità e nimicizie raddolcire e rattemperare. In cotal modo l'isola
Minorca ritornò, dopo d'essere stata bene ottant'anni in poter della
Gran-Brettagna, sotto l'imperio della Corona di Spagna.
Quando si ebbero in Inghilterra le novelle di tanti, e così gravi
disastri, e massime dei patti di Jork-town si commossero
maravigliosamente gli animi, e del desiderio di cose nuove
s'impressionarono. Già era venuta a noia a tutti la lunghezza della
guerra, e la enormità delle spese, che in ella si erano fatte, o
tuttavia si facevano. Ma le novissime sconfitte accrebbero questa
universale scontentezza; e colla diminuzione della speranza delle
vittorie era nato in ognuno un maggior desiderio della pace. Si vedeva
manifestamente, che lo sperare di poter ritornare un'altra volta in
sulla guerra offensiva sulla terra-ferma d'America era del tutto vano; e
che il costringere gli Americani all'obbedienza per mezzo della forza
era cosa impossibile diventata. Le segrete mene per dividere quei
popoli, il terrore, e la crudeltà dell'armi dei Barbari, i tentativi di
tradimento, la distruzione del commercio, la falsificazione dei
biglietti di credito, cose tutte, che i ministri britannici avevano
messo in opera, e le vittorie stesse di Howe, di Clinton e di Cornwallis
non avevano potuto tanto operare, che gli Americani facessero sembianza
di volere all'antica soggezione ritornare. E se furono costanti
nell'impresa, allorquando la nave loro si trovava inabissata, e vicina a
sommergersi, come si poteva credere, che fossero per piegarsi ora,
ch'ella era dai prosperevoli venti dentro il desiderato porto sospinta?
Egli era chiaro agli occhi di tutti, che la guerra contro l'America non
poteva più altro fine avere fuori di quello di ottenere, riconosciuta
però la independenza, i più onorevoli accordi, che si potessero. Da un
altro canto le gravi perdite fatte nelle Antille facevano di modo che si
temesse di maggiori; e si stava in molta apprensione rispetto alla
Giamaica, contro la quale si sapeva, che i Borboni volevano dirizzare le
forze loro con grandissimo apparato. Il danno poi di Minorca, e la
perdita di San Filippo, così forte castello, erano causa, che si
dubitasse anche di Gibilterra. Tutte queste disgrazie imputavano i
popoli, siccome sogliono fare, non alla contrarietà della fortuna, ma
alla insufficienza dei ministri. La qual cosa, se non era del tutto
senza ragione, non era però senza qualche torto. Coloro, che dentro il
Parlamento, e fuori si erano ai disegni di quelli sin dal principio
della querela opposti, levarono un grandissimo romore. Andavano dicendo,
esser questi i presagiti frutti della ministeriale imprudenza ed
ostinazione. Sclamavano, doversi cambiare quest'inetti e corrotti
servitori della Corona; doversi impedire, che coloro, i quali la patria
condotto avevano all'orlo del precipizio, non le dessero ad un bel
tratto la pinta e l'ultimo trabocco; doversi infine aprir la via alla
salute collo scartare questi decennali intoppi; doversi gettar via
quest'impronti istromenti di una infelice guerra. Queste vociferazioni
erano conformi al temporale, e trovavano negli scontenti popoli buona
corrispondenza. Inoltre a nissuno era nascoso, che, poichè la necessità
dei fati aveva operato sì, che bisognasse calare agli accordi
coll'America, e la independenza di lei riconoscere, non era convenevole,
che coloro, i quali tanto gli Americani avevano colle irritative leggi
prima, e poscia coll'armi troppo spesso a mò dei Barbari esercitate,
asperati, essi accordi praticassero, riputando poco atti istromenti di
una buona pace gli autori di sì aspra guerra. Già il generale Conway con
molta eloquenza orando nella Camera dei Comuni il giorno 22 di febbraio
aveva posto, e vinto il partito, perchè si pregasse Sua Maestà,
commettesse a' suoi ministri di non continuar più oltre nel proposito di
voler ridurre le colonie alla leanza per mezzo della forza, e della
guerra sulla terra-ferma d'America. Nella tornata poi de' 4 marzo pose,
ed ottenne il partito, che coloro, i quali consigliassero al Re, di
continuar la guerra offensiva sul continente della settentrionale
America fossero chiariti nemici del Re, e della patria. Per le quali
cose tutte coloro, che dirigevano le consulte segrete, dove le cose si
stillavano, e si risolvevano, si accorsero, ch'era oggimai tempo di por
mano al solito rimedio del cambiamento dei ministri. Vi era fra gli
uomini un'aspettazione grandissima. Infine il dì 20 di marzo, avendo il
conte di Surrey mosso nella Camera dei Comuni, perchè si supplicasse al
Re di far gli scambj ai ministri, lord North alzatosi, e con molta
gravità favellando disse, che non occorreva, si dessero più oltre
pensiero di questa bisogna; perciocchè il Re già aveva i presenti
congedato, e fra breve avrebbe nuovi ministri creato. Poscia continuò a
discorrere, che prima di tor congedo dalla Camera si credeva egli
obbligato di renderle grazie dell'appoggio e del favore, che pel corso
di tanti anni conceduto gli aveva. Aggiunse, che un successore di
maggior capacità, di maggiore senno, e più atto, e fatto per riempir
quel luogo, era facile trovare; ma più zelante degl'interessi della
patria, più fedele al suo Principe, ed amator più sincero della
constituzione, non parimente. Sperava, che i nuovi ministri della
Corona, qualunque essi fossero, avrebbero tali consiglj presi, che
effettualmente avrebbero liberata la patria dalle presenti difficoltà, e
sì dentro che di fuori la sua umile fortuna sollevata. Concluse dicendo,
che del rimanente egli era pronto a stare alla sua patria di tutti gli
atti del suo reggimento; e che quando se ne volesse far una disamina, ei
non era a patto nissuno per isfuggirla. Furono i nuovi ministri creati
di quelli, che nelle due Camere del Parlamento si erano più caldamente
mostrati alla causa degli Americani favorevoli. Tra questi il marchese
di Rockingam fu eletto primo Lord del Tesoro, il conte di Shelburne, ed
il signor Fox segretarj di Stato, lord Giovanni Cavendish camerlingo;
l'ammiraglio Keppel fu nel medesimo tempo creato visconte,
e Capo del maestrato sopra le cose navali, che chiamano l'uffizio
dell'ammiragliato. Tanta fu l'allegrezza dei popoli a queste elezioni,
che si temette, quel di Londra non prorompesse, come suol fare, in
qualche improvvisa riotta. Ognuno era diventato confidentissimo, che
presto si sarebbe il fine della guerra, e di tante calamità conseguito.
Solo avrebbero voluto, che i patti fossero onorevoli, e perciò tutti
desideravano, e pei nuovi ministri speravano, che qualche evento
favorevole la Gran-Brettagna riscuotesse da quel bassamento, in cui era
caduta per gl'infelici casi avvenuti sull'uscir del passato, ed in
sull'entrar del presente anno.