feroci. Abituato al fantastico splendore dei _boulevards_ di Parigi, e a
quel gran movimento festivo, le strade di Londra mi parevan buie e
melanconiche. Rimpiangevo i caffè affollati, le botteghe sfarzose, e
persino i quadri dissolventi del _boulevard_ Montmartre; dimenticando
l'indignazione che mi destava lo spettacolo della prostituzione
sfrontata, trionfante e sfolgorante, che pullula in ogni parte. Ma che
mistero son questi scoraggiamenti, queste tristezze profonde che ci
assalgono la sera in una città che non si conosce! e tanto profonde che
alle volte s'ha una faccia che mette compassione alla gente che passa!
Ma perchè?--uno si domanda; stai bene, non ti mancano i denari, hai
buone notizie di casa, sei libero, domani mattina ti divertirai, fra
dieci giorni ti ritroverai nel tuo paese; ma dunque perchè quel cipiglio
da suicida?--Chi lo sa! Anch'io, come il lebbroso del De Maistre,
quando vedevo passare una coppia coniugale, con ragazzi, balia e
bambino, tutti contenti e ridenti, sentivo un'invidia amara e torcevo il
viso da un'altra parte.
* * * * *
Si può a Londra, per via di raccomandazioni, ottenere il permesso di
accompagnare la ronda notturna della polizia in quei luridi quartieri,
dove formicola la popolaglia dei mattatori e dei pezzenti; e penetrare
nei covi dove quei miserabili con pochi centesimi, passan la notte.
Girai per quei quartieri soltanto di giorno, in mezzo alle case dove
vanno a istupidirsi i bevitori d'oppio, dove si fanno i balli osceni a
un soldo l'entrata, dove il dilettante di _box_ va a veder vibrare i
pugni formidabili che schiacciano gli occhi e spezzano i denti; dove si
rinvengono le donne col cranio spaccato dai mariti ubbriachi; dove la
meretrice consunta riceve gli amplessi del ladro macchiato di sangue;
dove la prostituzione comincia colla fanciullezza e continua colla
vecchiaia; dove la ferocia, la lascivia, la miseria si dan la posta
nelle tenebre, come mostri schifosi, e s'accoppiano, per mandar vittime
al Tamigi, agli ospedali ed al patibolo; dove fermenta, infine, il
putridume della grande città, e dove Carlo Dickens andava a bere la
birra col suo servitore.
* * * * *
La più bella mattinata che passai a Londra fu l'ultima, chiusa dalla più
cara colezione cosmopolita che abbia fatta finora. Ero salito sulla
torre di Wren,--quella torre famosa che ricorda un incendio di
quattrocentosessanta strade e quattordici mila case;--dalla cima della
quale si abbraccia con un colpo d'occhio il grande movimento del ponte
di Londra e di tutte le strade che vi fan capo sulla sinistra del
Tamigi. Trovai lassù cinque giovanotti simpatici, che chiacchieravano
allegramente, strapazzando la lingua francese (uno eccettuato) con una
disinvoltura da garzoni di barbiere; attaccai discorso; e dopo qualche
parola, seppi con mio grande piacere che uno era di Colonia, uno di
Manchester, uno di Harlem, uno di Guadalajara e il quinto di Lione; così
che, me compreso, il gruppo rappresentava sei stati: Germania,
Inghilterra, Francia, Italia, Spagna ed Olanda,--tre popoli latini e tre
popoli nordici,--quattro monarchie sane e due repubbliche malate.
Ridemmo del curioso incontro, poichè il tedesco e l'olandese eran
capitati là anch'essi per caso qualche minuto prima; e gli altri tre
s'eran combinati nella stessa maniera il giorno innanzi; e dandoci una
cert'aria grave di commissione internazionale per un _arbitrato_
qualunque, andammo insieme a far colezione. Eccettuato lo spagnuolo, e
un po' l'italiano, gli altri erano spugne da birra; la tavola fu presto
coperta di bicchieri vuoti; e la conversazione si fece animatissima. I
vapori della birra avevano assopito gli odii e i dispetti politici, e
destato invece in tutti e sei un sentimento d'amore universale, che
prorompeva in brindisi clamorosi alla prosperità e alla gloria di tutte
le nazioni rappresentate, _quoique indignement_, come diceva il lionese,
in quell'allegro convegno, che avrebbe dovuto _servir d'exemple aux
gouvernements_. Prima che giungesse l'ottava bottiglia, l'Alsazia era
restituita, ogni ombra di timore di guerra per la quistion di Roma,
dissipata, tutti i Carlisti sparsi sulla frontiera francese,
ammanettati, il Lussemburgo assicurato per sempre dalle pretensioni
della Germania. Poi cominciarono a ballar sulla tavola Guttemberg,
Coster, Michelangelo, Mendoza, Newton, il principe d'Orange, Victor
Hugo, e su di loro una pioggia di quegli aggettivi da _dessèrt_
rinforzati da una gorgata: divino, immenso, sublime, sovrumano. Poi, via
via che cresceva la dimestichezza, ciascuno a parlare dei fatti
suoi:--io sono negoziante--io giornalista--io pittore--io ho... qualche
cosa,--e l'uno domandare all'altro l'età, e dirsi reciprocamente:--Lei è
un bel tipo tedesco--e--Lei è un bel tipo italiano--e assassinare l'uno
la lingua dell'altro, e di tratto in tratto una voce che gridava:--Ma
qui non si beve!--E poi, i grandi progetti e gli appuntamenti convenuti
per l'anno venturo a Parigi, ad Amsterdam e a Costantinopoli, tal
strada, tal giorno, tal ora; e--badi che io ci sarò:--Lei mi
scriva--vada franco--e poi un ultimo cozzo di bicchieri straboccanti, al
grido di:--Viva la civiltà!
[Illustrazione: Gravesend.]
A mezzogiorno salivo, vicino alla Torre di Londra, sur un bastimento a
vapore che partiva per Anversa.
La favolosa grandezza di Londra non si vede intera che scendendo e
rimontando il Tamigi; il London-Bridge e la City scompariscono al
paragone del porto; tutta la città di Londra rimpicciolisce.
Quando il bastimento partì splendeva il sole e l'aria era limpida. Si
entrò in mezzo a due file di grandi bastimenti, si oltrepassò in pochi
minuti quel _dock_ di Santa Caterina, che abbraccia lo spazio occupato
una volta da dodici mila abitanti, e serve di porto ai bastimenti che
vengono dalla Germania, dai Paesi Bassi, dalla Francia e dalla Scozia;
si lasciarono addietro quei _London-Docks_ che contengono nei loro
bacini trecento bastimenti di alto bordo e nei loro magazzini duecento
mila tonnellate di mercanzia, e danno lavoro a tre mila operai di tutti
i paesi del mondo; e si andò innanzi rapidamente, rasentando i
bastimenti, i piroscafi di rimorchio, i barconi, le navi d'ogni forma
che vanno e vengono per il largo fiume. Per un po' di tempo, lo
spettacolo non è straordinario. Mucchi enormi e file sterminate di
sacchi, di botti, di casse, di balle che ingombran le rive, le dighe, i
ponti, le imboccature delle strade; lunghissimi muri di cinta, infinite
case nere, e per tutto fumo di officine, moto di macchine, e
affaccendarsi d'operai e di marinai; il movimento, più fitto e più
svariato, che si vede in tutti i grandi porti. Senonchè, quando si è
giunti al grande svolto del Tamigi, si comincia a osservare che prima
d'allora non s'era mai percorso un così lungo spazio in mezzo ai
bastimenti, e appena svoltati, vedendo ancora nella nuova dirittura
alberi e vele a perdita d'occhio, si prova una viva maraviglia. Ma è ben
altra cosa quando ci s'accorge che di là da questi alberi e da queste
vele, oltre i muri altissimi che si stendono lungo le due rive, vi sono
altre foreste di bastimenti, fitte, profonde, confuse; a sinistra i
grandi bacini dei _docks_ delle Indie occidentali, che coprono la
superficie di cento ettari; a destra i cinque grandi _docks_
«Commerciali» e i _docks_ di Surrey, che si estendono per parecchie
miglia dentro terra. Non si naviga più fra due file di navi, ma fra due
file di porti; e lo sguardo non può abbracciare tutto lo spettacolo.
Oltrepassati i _docks commerciali_, si va innanzi per qualche miglio in
mezzo a _docks_ minori; ma sempre tra foreste di bastimenti, muri neri
di magazzeni grandi come città, e monti di mercanzie. Si passa dinanzi
al glorioso ospedale di Greenwich, e si svolta intorno all'isola dei
Cani. Son già due ore di navigazione, i bastimenti diradano, e benchè i
magazzeni, gli opifici, le case si succedano senza interruzione sulle
due rive, il porto pare che sia per finire. Si tira un respiro, si aveva
bisogno di un po' di riposo, si era stanchi di meravigliarsi. Così si va
innanzi per un'altr'ora, pensando già a Londra come a una città lontana,
e al movimento e allo strepito del porto come uno spettacolo del giorno
innanzi. Quand'ecco, a una svoltata del fiume, nuove file lunghissime di
bastimenti, nuove foreste lontane di alberi e d'antenne, nuovi _docks_
immensi, un altro porto, un altro spettacolo grandioso. Qui
l'ammirazione si cangia in stupore, e sembra di sognare. Si direbbe che
si sta per entrare in un'altra Londra. Si passa accanto ai _docks_ delle
Indie orientali, si rasentano gli arsenali di Woolwich, si trascorre
lungo i _docks_ Vittoria, che si stendono per tre miglia lungo la riva
sinistra, e via sempre in mezzo a muri senza fine, navi senza numero,
merci, macchine, fumo, fischi, partenze, arrivi, bandiere di tutti i
popoli della terra, faccie di tutti i colori, parole di lingue ignote,
che vi giungono all'orecchio dai legni vicini, vestimenta strane, grida
selvaggie che fan balenare alla fantasia mari e lidi remoti. E son tre
ore che quello spettacolo dura! Per quanto il senso dell'ammirazione sia
stanco, bisogna ricominciare ad ammirare. La mente si esalta, non si
prova più quel sentimento quasi di umiliazione che si provava da
principio, paragonando quel paese al proprio; non si paragona più; ci si
sente diventare cosmopolita; l'orgoglio nazionale muore in un sentimento
d'orgoglio umano; non si vede più il porto di Londra, ma il porto di
tutti i paesi, il centro del commercio della terra, il luogo di convegno
dei popoli d'ogni razza e d'ogni zona; e mentre gli occhi guardan lì, il
pensiero attraversa i continenti e si rappresenta le immense curve
descritte sul globo da quella miriade di navi che s'incontrano e si
salutano; le fatiche e i pericoli infiniti, il via vai perpetuo per le
terre e pei mari, il lavoro eterno dell'umanità instancabile, e par di
comprendere per la prima volta le leggi della vita del mondo. E intanto
il bastimento vola, il Tamigi s'allarga, le foreste di navi non
appariscono più che come vasti cannetti sull'orizzonte leggermente
dorato dal sole che cade; ma ai _docks_ succedono ancora i _docks_, i
bacini ai bacini, i magazzeni ai magazzeni, gli arsenali agli arsenali;
Londra, la grande Londra è sempre là; Londra, dopo quattr'ore di
navigazione, ci segue ancora; a destra, a sinistra, davanti, fin dove
arriva lo sguardo, si vede ancora con un misto quasi di dubbio e di
spavento la città mostruosa che lavora e s'avanza.
[Illustrazione: Palazzo Lambeth.]
UN'ESCURSIONE
NEI
QUARTIERI POVERI DI LONDRA
DI
L. SIMONIN
I.
Come mi trovassi a Londra.
Progetto di un'escursione nei quartieri poveri.--_Seven Dials_.
L'ispettore di polizia, signor Price.--Una sfilata di pezzenti.
Era il mese di luglio 1862. Io mi trovava a Londra col mio amico M. D.
B., pittore ed un suo allievo. Ritornavamo dalle miniere di Cornovaglia
e dai distretti industriali tanto curiosi del paese di Galles.
Londra era allora popolata da dieci volte più di forestieri che non ne
contenga d'ordinario; era tutta intenta alla grande Esposizione, che per
la seconda volta in undici anni riuniva nelle sue mura i popoli ed i
prodotti dell'universo.
Io aveva già visitato a più riprese la gran navata e le traverse, le
gallerie e gli annessi del palazzo di Kensington, ammirate le mostre
dell'industria dell'uno e dell'altro emisfero, riunite colà in sì poco
tempo come sotto il colpo d'una bacchetta magica. In sulle prime i miei
amici mi avevano seguito; ma poi, stanchi più presto di me di questo
spettacolo sempre uguale, non avevano tardato a domandare a Londra altre
distrazioni; ma la città-regina, _the queen-city_, per chiamarla come
gli Inglesi, ha ben presto mostrato al forastiero tutto quanto può
offrire; essa è ben lontana dal procurargli tutti i divertimenti, tutte
le gioie di Parigi. E allora che cosa si deve fare?... Correre verso
luoghi più divertenti come fanno la maggior parte dei toristi. Tuttavia
noi non partimmo così sotto un accesso di _spleen_, e decisi ad
osservare ancora tutto ciò che attorno a noi poteva attirare la nostra
curiosità, ci risolvemmo a fare un'escursione nei quartieri poveri di
Londra.
I cupi recessi di White Chapel, di Waping e Christ Church, sono più
sconosciuti, non diremo già soltanto ai Francesi, ma anche ai
_Londoners_ stessi, che l'arem di Costantinopoli. In questi tristi
recessi brulicano, ammucchiati alla rinfusa, tutti quei poveri
disgraziati senza fuoco e senza tetto, che il vizio e la miseria vi
hanno condotto. Là, frammischiati alla folla di quei disgraziati, si
trovano quei ladruncoli, quei _pick-pockets_ famosi, che la fanno in
barba alla polizia inglese, la più scaltra dell'universo. Ivi languisce
nell'ozio una gioventù squallida, ragazze e ragazzi senza genitori,
figli della fogna, invecchiati prima del tempo per l'avvilimento morale,
l'abbandono e la fame.
La posizione di questi quartieri classici della miseria, ai quali
bisogna aggiungere quello di San Giorgio East, li isola, per così dire,
in piena Londra. Essi trovansi all'estremità orientale della gran
metropoli, terminati da un lato, al sud, dal Tamigi, o, se vuolsi, dalla
Torre di Londra, il porto e i docks, e dall'altro lato, all'ovest, dalla
Città (la _City_), questo centro tortuoso degli affari.
Londra è la città dei contrasti. Molto a proposito si è detto che nella
capitale dei tre regni v'hanno soltanto ricchi e poveri. Accanto alla
City, verso i punti dove affluiscono tutti i tesori del mondo, nelle
vicinanze della Dogana, della Banca, della Zecca, dei Docks sono i
quartieri più miserabili dell'immensa città.
All'est ed al nord, i confini di questi quartieri sono indecisi: essi
terminano dove termina la miseria. Al nord, la miseria si prolunga, e
si può dire che Bethnal Green continua tristamente White Chapel.
[Illustrazione: Piccoli vagabondi dormienti.]
Noi avevamo dunque materia per un'esplorazione completa, anzi per una
specie d'inchiesta, se era necessario; ma volemmo prima scandagliare il
terreno come soldati in campagna.
Tutti ci dicevano non essere prudente lo slanciarsi così all'improvvista
in questi quartieri lontani, sì poco visitati dalla gente onesta:
l'avventurarsi con leggerezza, foss'anche di pieno giorno, in labirinti
senza uscita, conosciuti dai soli frequentatori, e dai quali non saremmo
usciti che completamente svaligiati. Ci arrendemmo a queste ragioni, e
giudicammo conveniente, prima di cacciarci in White Chapel, studiare un
altro quartiere che fosse come la miniatura di quello. Un mattino
andammo dunque alla gran scoperta soli, fidenti nella nostra buona
stella, nel quartiere di Seven Dials, che fa una specie di macchia in
mezzo a Londra, come una grossa macchia d'inchiostro sopra un foglio di
carta bianca. Se Seven Dials non è infatti incastrato in mezzo a
quartieri aristocratici, esso è ciò nulla meno a dieci passi da Regent
Street e da Piccadilly, due dei centri del mondo elegante, della
_fashion_, come si dice al di là della Manica.
Seven Dials è propriamente il nome che si dà ad una piccola piazza di
forma quasi circolare, e sulla quale vengono a sboccare sette vie
convergenti (_seven dials_); il che le valse il suo nome. Entrate in una
di queste vie, e vedrete che il ritratto piccante di Seven Dials,
tracciato nei suoi _Abbozzi_ da uno dei più grandi romanzieri e dei più
fini osservatori del Regno Unito, Carlo Dickens (che scrivea allora
sotto il pseudonimo di Boz), è veramente disegnato al vero.
Che fango lurido in quelle vie immonde, che monti di sozzure!... che
miserabili botteghe, dove ammassi di robe vecchie, raccolte chi sa dove,
chi sa come, sono in mostra per una vendita immaginaria. Cenci schifosi
di mille colori, ferravecchi corrosi dalla ruggine, ossa mezzo
putrefatte, abiti e calzature antidiluviane. Un odore nauseante esala da
quei luridi bugigattoli; poi vengono taverne infette donde escono come
delle esalazioni di _gin_ e di _brandy_ che vi soffocano, e dove per una
porta socchiusa si vede sui muri e sulle tavole una crosta di sudiciume
nerastra e lucente, ivi deposta a poco a poco dagli avventori. Questa
vernice di nuovo genere si è attaccata ai muri ed alle tavole formando
con essi un solo tutto. Accanto alle taverne sono osteriacce all'aria
aperta, dove fritti senza nome, pezzi di carne sguerniti aspettano gli
avventori soliti; e poi qua e là dei vicoli lunghi e stretti, scuri e
come pieni d'una specie di mistero; delle scale che cominciano spesso
sulla via, i cui gradini, che non videro mai la scopa, sono mezzo
sdrusciti, sgangherati, spesso incompleti, veri trabocchetti per chi non
conosce questi luoghi pericolosi. Dalle finestre spenzolano cenci d'ogni
sorta, oppure della biancheria lavata che si asciuga distesa sopra una
corda. La lisciva produce sopra questi luridi cenci il singolare effetto
di farli sembrare ancora più sordidi: tanto perdettero il loro primitivo
colore!
Dove sono dunque gli abitanti di questo quartiere di pezzenti, di questa
nuova Corte dei Miracoli? Gli abitanti dormono. All'infuori di alcuni
bottegai in piedi sul davanti delle loro botteghe, e di alcuni rari
passeggieri che ci squadrano dal capo ai piedi, vedendo bene che non
siamo del quartiere, il luogo è deserto e silenzioso; il che è tanto più
sorprendente, giacchè lì vicino è il mercato di Covent-Garden, uno dei
più animati di Londra. Alcune case sembrano barricate, anche alcune
botteghe restano chiuse. Io esterno altamente la mia sorpresa a D. B.
che prende uno sbozzo, e d'improvviso sento una voce che mi risponde in
buon francese:
«Ah! signore, bisogna venire dalle dieci della sera alle tre del mattino
ed allora vedrete quanta gente!... Qui si lavora la notte e si dorme il
giorno.»
Mi volto a quest'apostrofe e vedo una vecchia, che, avendomi sentito e
compreso, nulla avea trovato di meglio, che prender parte famigliarmente
alla conversazione. Il suo accento, la facilità colla quale si esprime,
dinotano una francese. Come è mai venuta a perdersi, ed alla sua età, in
queste topaie infette?... Stava per domandarle tutto ciò, per assediarla
d'altre domande, quando d'un tratto mi scappa e scompare allo svolto
d'un vicolo, dove cerco invano di trovarla. Forse la vecchia non aveva
la coscienza tranquilla, ed al cospetto di compatrioti tanto curiosi
credette più prudente svignarsela. Ad ogni buon conto noi eravamo
avvertiti; era di notte che bisognava visitare questi covili del ladro e
della miseria. Bisognava andare là come si va ad un concerto od al
teatro, e noi progettammo subito una grande escursione per la sera del
giorno appresso.
White Chapel era il punto più curioso, il più pittoresco da esplorare,
benchè Seven Dials, già veduto, Saint-Gilles, dove formicolano più di
cinquanta mila Irlandesi, e Bethnal Green, il quartiere dei tessitori,
non siano da disprezzarsi. Risolvemmo dunque per White Chapel e suoi
dintorni, e lo stesso giorno ci recammo alla stazione di polizia di
questo quartiere, posta in Lemen Street, per domandare all'ispettore
signor Price il permesso di visitare le rarità del suo distretto. Il
signor Price, rigido come un Inglese, ci domandò anzitutto i nostri nomi
e cognomi e qualità, e quando seppe lo scopo del nostro pellegrinaggio:
«Venite a trovarmi domani alle dieci della sera coi vostri compagni, ci
disse egli graziosamente, io vi mostrerò tutto, vi farò veder tutto. Non
potevate imbattervi meglio, poichè voi siete presso l'ispettore di
polizia e delle stanze ammobigliate di basso grado, _ispector of police
and common lodging houses_.»
E siccome gli domandavamo _se un vestito decente era di rigore_:
«Non abbiate paura, soggiunse egli, restate vestiti come al solito; e
portate pure l'orologio e la borsa. In mia compagnia e coi miei uomini,
nessuno vi metterà le mani addosso, e non vi mancherà nulla. Ed in
luoghi dove sareste svaligiati anche di pieno giorno, nessuno ardirà
toccarvi neppure un capello. Venite; io vi mostrerò minutamente i covili
dei ladri e delle donne perdute, le loro taverne, i loro teatri; i loro
luoghi di sollazzo, le prigioni dove si ammucchiano gli individui
raccolti la notte sulla pubblica via, i siti dove alloggiano soventi
alla rinfusa marinai, operai, barcaiuoli e mariuoli; finalmente gli
antri abbandonati dove i vagabondi, i mendicanti, intirizziti dal
freddo, morti di fame, trovano un riposo di alcune ore, e qualche volta
l'ultimo loro asilo.»
Questo quadro dell'ispettore Price ci faceva presagire una escursione
delle più interessanti, e noi promettemmo di essere esatti al convegno.
Eravamo in White Chapel, e dopo aver fatto una corsa così lunga, non
volemmo ritornare a casa senza aver dato un'occhiata alle botteghe
pochissimo attraenti della _via dei Beccai_, ed alla _fiera degli
stracci_, che si tiene in Hounds Ditch. Gli abitanti di questi bei
luoghi, per poco che siano amatori del pittoresco, hanno diritto
d'inorgoglirsi di questi due generi d'esposizione. I prodotti in mostra
non valevano certamente quelli della grande Esposizione; ma, in un altro
genere, non mancavano di originalità. Del resto in questa circostanza,
noi fummo favoriti oltre misura dalla sorte, e potemmo vedere di pieno
giorno, sotto tutti i suoi aspetti, ciò che fu dato vedere a pochissimi
toristi: la popolazione tanto strana di questi quartieri. Si facevano i
funerali di una miserabile ragazza, uccisa con sette pugnalate in un
accesso di gelosia da un marinaio che si era poscia suicidato. Questa
funebre cerimonia avea messo in moto tutto il pubblico del luogo, e le
vie di White Chapel, di Leman e tutte le adiacenti ed affluenti
rigurgitavano di gente. Non si può dire quel che vedemmo passare di
cappelli neri sfondati, di abiti unti e bisunti, di scarpe scucite e
rotte; quante donne giovani e vecchie dai cappellini di nessun colore,
dagli scialli pieni di buchi e di macchie luride, quanti ragazzi in
sordidi cenci!... Non una calza, non una camicia; capelli che non videro
mai il pettine, barbe incolte, dove la polvere si cacciò a suo
bell'agio, dove le pagliuzze ed i fili di cotone aveano fatto una specie
di nido; d'ogni lato la pelle si mostrava attraverso le squarciature dei
vestiti, una pelle nera, terrea, coi pori otturati. La sporcizia ha i
suoi vantaggi: questa pelle impermeabile, impedendo la traspirazione, le
perdite del corpo diventano quasi nulle, e così si economizza sul pane
quotidiano, che non è sempre là pronto alla stessa ora. Chi potrebbe
dire tutto ciò che vedemmo in questo giorno memorabile, che avrà fatto
epoca per White Chapel, ciò che vedemmo, dico, sfilare di miseria, di
degradazione, in quella folla tanto svariata, che recavasi, curiosa ed
inquieta, al funerale di una ragazza di mala vita, immolata dal suo
amante?... Chi potrebbe dipingere una processione di volti sparuti,
pallidi, ebeti, selvaggi?... Giammai Omero, facendo l'enumerazione dei
suoi guerrieri greci, non diede una lista che possa eguagliare questa in
lunghezza, giammai la matita di Callot non dipinse pezzenti così veri,
così poco vestiti come i nostri.
II.
Il _Principe di Danimarca_; gli invitati pagano al
caffè-danzante.--Pensione di marinai.--Dormitorio di operai.--La
taverna dei ladri.--Un pick-pocket espansivo.--Locande
ignobili.--Un prestigiatore che cangia l'argento in rame.--Quadri
notturni.--Tre poverette.--Una prigione bene abitata.--Colpo
d'occhio sul Tamigi.--Haymarket a mezza luce.--Londra miserabile ed
i suoi visitatori.--Rimedi contro il pauperismo.
Il giorno appresso, all'ora fissata, noi eravamo alla stazione di
polizia di Leman Street, dove l'ispettore Price ci aspettava. Egli avea
con sè due agenti vestiti alla borghese ed un terzo coll'assisa
ufficiale: cappello di tela cerata, abito nero a bottoni d'argento,
calzoni neri, e sotto la manica dell'abito la bacchetta sacramentale, lo
_staff_, che caratterizza il _policemen_. Ognuno di questi signori era
inoltre munito di una di quelle lanterne cieche che si nascondono sotto
i vestiti: arnese prezioso senza del quale il constabile non cammina mai
la notte a Londra.