signor Price ed i suoi tre agenti. Eranvi dunque due occhi che
vegliavano sopra ognuno di noi: potevamo essere tranquilli. Sfilammo
silenziosamente due a due lungo il marciapiede. Ben presto, lasciando la
via Leman, che è larga e ben tracciata,--considerazione da farsi,
perchè nei più poveri quartieri di Londra si trovano alle volte grandi
arterie che farebbero invidia a quartieri meno miserabili,--ci cacciammo
in un dedalo di vie strette e tortuose. Queste vie, quasi deserte di
giorno, erano ora molto animate.
Tutte le botteghe illuminate; le taverne piene fin sulla porta, dove
spesso gli avventori stavano ad aspettare per poter entrare. Ad ogni
passo incontriamo gruppi di operai, di marinai mezzo ubbriachi, cantando
o questionando. Agli svolti delle vie, bionde e pallide ragazze, la cui
bellezza eguaglia qualche volta la gioventù, poverissimamente vestite,
nudi i piedi e le gambe, la capigliatura in disordine, il petto appena
coperto, avvicinavano i passanti con voce rauca. In tutto ciò era però
un certo ordine, una certa calma; si comprendeva che l'ora degli
ignobili saturnali non era ancora suonata, e che non si era ancora che
sul principiare.
Il signor Price, per farci pazientare, ci conduce in _Grace's alley_, al
_Principe di Danimarca_, vasto stabilimento montato come un teatro.
All'ingresso riconobbero la polizia e ci lasciarono passare senza
biglietti. Il _Principe di Danimarca_ è un caffè-cantante e danzante
frequentatissimo; vi si mostrano anche cani e scimmie sapienti, e dei
saltimbanchi vi fanno giuochi sul trapezio e sulla corda tesa. Tutto ciò
ci divertì per un istante. Il pubblico del luogo prendeva grande
interesse alla rappresentazione, e nulla notammo che ci sembrasse
straordinario nei vestiti e nelle faccie degli spettatori. Decisivamente
il signor Price voleva progredire a gradi. Non tardammo infatti ad
entrare in diversi caffè-cantanti, dove alcuni marinai stranieri,
mescolati a donne di bordello, componevano tutto il pubblico degli
esecutori e degli spettatori.
[Illustrazione: Il ballo (_gigue_) al caffè-danzante.]
In uno di questi caffè un ballerino dei più agili volle darci un
saggio della _gigue_ britannica. Era una meraviglia vedere questo
ragazzaccio dimenarsi sulla scena fino a perdere il fiato. Attorno a lui
si faceva circolo: dei camerata, delle ragazze vestite da ballerine,
delle donne più avanzate d'età, tutta quella gente infine non perdeva
uno dei suoi scambietti. Noi dovemmo aspettare la fine: allora venne la
sequela degli applausi, delle congratulazioni; ci fu quindi offerta
della birra, del punch, e tanto graziosamente, che dovemmo accettare.
«Col lupo bisogna urlare,» disse l'altro. Noi trincammo dunque con
queste donne, che per un momento erano venute a sedersi accanto a noi,
senza che i loro compagni se ne fossero menomamente adontati, e noi non
ne volemmo sembrare offesi davvantaggio. Nel ritirarci pagammo anzi le
bibite che ci erano state offerte; il che dal lato delle nostre nuove
conoscenze ci valse l'alto onore di essere accompagnati fino nella via e
regalati dell'epiteto di _gentlemen_. Tuttavia non potevamo essere molto
soddisfatti di tutte queste dimostrazioni di gentilezza, avuto riguardo
alle persone che ce le facevano; ma bisognava fare di necessità virtù,
cosa che il signor Price avea veduto ben altre volte. Del resto egli non
volle nulla nasconderci e ci fece vedere le più ributtanti case di
questi ignobili quartieri. Fummo sorpresi di trovarvi una calma ed una
polizia generalmente sconosciute in questi bassi luoghi. Trovammo anzi
che le miserabili creature che abitano questi tristi recessi sembrano
avere il sentimento dell'onta della loro posizione; esse si presentano
ai loro visitatori inaspettati col rossore sulla fronte, la testa bassa,
e rispondono con imbarazzo alle nostre domande.
La polizia, che vegliava sempre paternamente su noi, ci condusse quindi
negli _alberghi_ del quartiere. Cominciamo anzitutto dal visitare in
_Well close Square_, una pensione e casa mobiliata pei marinai. Non ho
bisogno di dirvi che i signori pensionanti erano in questo momento
tutti fuori di casa a festeggiare Bacco, malgrado l'ora tarda che
invitava al sonno. Il padrone della casa, John Seymour, non fu però meno
orgoglioso di mostrarci le sue camere da _cicerone_ bene istrutto.
«Guardate come tutto è perfettamente disposto, ci diceva egli, come
seppi trar partito dello spazio. In mare la mia gente non dorme che
nelle amache; qui essi hanno delle vere cabine.» E ci mostrava delle
specie di grandi cassettoni che aveano perduto il davanti dei loro
cassetti: erano i letti dei marinai. «Guardate, guardate, continuava
egli scoprendone parecchi per vantare la sua mercanzia, ognuno ha il suo
pagliericcio, i suoi lenzuoli, la sua coperta. Uno di questi letti costa
tre pence (trenta centesimi) per notte, ed ogni avventore ha un numero.»
E difatti mastro John avea ragione: per il prezzo che pagavano i
dormitori, la sua casa era veramente tenuta bene[1].
[1] Era ben tenuta, ma la notte vi costava ben più cara che alla
_Casa delle penne di gallina_ di Pekino, di cui parla il padre Huc
nel suo _Impero Chinese_. Là gli operai non pagano, secondo il
celebre e spiritoso missionario, che mezzo centesimo per notte e
sono coricati al caldo e sulla piuma. «Una sala grandiosa è coperta
in tutta l'estensione del suo pavimento di un alto strato di piuma
di gallina. I mendicanti ed i vagabondi che non hanno casa, vanno a
passare la notte in questo immenso dormitorio. Uomini, donne,
fanciulli, giovani e vecchi, tutti vi sono ammessi. V'ha del
comunismo in tutta la forza ed il rigore della parola. Ognuno si fa
il suo nido e si accomoda alla sua maniera in questo oceano di piume
e dorme come può. Quando vien giorno bisogna battersela, ed un
incaricato dell'impresa riceve alla porta il sapecco fissato dalla
tariffa. Per fare omaggio, senza dubbio, al principio d'eguaglianza,
non si ammetta il sistema dei mezzi posti, ed i ragazzi sono
obbligati a pagare come i grandi.
«Nei primi tempi della fondazione di quest'opera eminentemente
filantropica e morale, l'amministrazione della casa delle penne di
gallina forniva una piccola coperta a ciascheduno dei suoi ospiti,
ma non si tardò molto a modificare questo punto del regolamento.
Avendo i comunisti dello stabilimento contratta l'abitudine di
portar via le coperte per venderle o farne un vestito supplementario
durante i freddi rigorosi dell'inverno, gli azionisti s'accorsero
che correvano rapidamente ad una rovina completa ed inevitabile.
Sopprimere intieramente la coperta sarebbe stato troppo crudele e
poco decente; bisognava dunque cercare un mezzo capace di conciliare
gli interessi dello stabilimento col buon trattamento dei dormienti.
Ecco in qual modo si pervenne alla soluzione di questo problema
sociale. Si fece fare una immensa coperta di feltro, di una
dimensione talmente prodigiosa, che potesse coprire tutt'intero il
dormitorio. Durante il giorno essa è sospesa al soffitto come un
baldacchino gigantesco. Quando tutti sono coricati e bene accomodati
nella piuma, la si fa discendere col mezzo di diverse carrucole. È
bene notare che si ebbe cura di praticare in questa coperta una
infinità di buchi, dai quali i dormienti possono metter fuori la
testa per non asfissiarsi. Appena giorno si alza la coperta
falansteriana; ma prima si ha la precauzione di dare un segnale a
colpi di tam-tam per isvegliare quelli che dormono profondamente, ed
invitarli a ritirare la loro testa, onde non essere presi pel collo
ed alzati in aria colla coperta. Si vede allora quella immensa
nidiata di mendicanti brulicare e sprofondarsi in mezzo ai fiotti di
quella piuma immonda, mettersi indosso in un attimo i loro
miserabili cenci, e spargersi quinci in numerose bande nei quartieri
dalla città per cercarvi in un modo più o meno lecito i mezzi di
sussistenza.» (Huc, _L'Impero Chinese_, 1862.)
Giacchè avea cominciato a farci visitare degli appartamenti, il signor
Price, volendo seguire nella nostra esplorazione quella regolarità che
gli Inglesi cercano in tutto, ci condusse ad _East London Chambers_.
Questo vasto stabilimento, che racchiude soltanto camere da operai,
occupa cinque case di Wentworth Street. La sua disposizione è veramente
notevole; nelle sale da pranzo sono posti separati come nelle trattorie
della buona società, dove ognuno può prendere la sua refezione senza
essere veduto dal suo vicino. È noto che gli Inglesi in certi luoghi
pubblici amano d'essere separati gli uni dagli altri, come i cavalli
nelle scuderie. L'Anglo-Sassone mette in pratica volentieri
l'isolamento; egli è amico dell'io al disopra di ogni cosa. Contro i
muri delle camere corrono delle file di letti numerizzati; ad ogni piano
esiste un gabinetto da _toilette_. A pian terreno una cucina è a
disposizione di quelli che vogliono farsi da mangiare da sè. Nella sala
comune vi è un vasto camino sempre acceso. Qua e là sono appesi ai muri
dei cartelli, che raccomandano la decenza negli atti e nelle parole, ed
ordinano ai pugillatori di andare altrove a praticare il pugillato.
William Poole, il proprietario di questo stabilimento modello, ce lo
mostrò con certo orgoglio. Resta a sapere se il contegno dei suoi ospiti
corrisponda all'ordine che regna nella casa: il che è poco probabile,
poichè nessuno dei locatari era ancora tornato a casa all'ora avanzata
in cui noi visitammo lo stabilimento.
Mezzanotte era suonata da lunga pezza; le taverne e le vie si riempivano
sempre più d'una folla pochissimo rassicurante. Alcuni mariuoli ci
urtavano passando, ci osservavano freddamente colla coda dell'occhio,
come per sapere di quale profitto noi potevamo essere per loro; ma ben
presto, riconoscendo la polizia, affettavano maniere più disinteressate;
alcuni arrivavano fino a salutare pulitamente il signor Price,
chiamandolo pel suo nome.
In una taverna dove entrammo, taverna tutta piena di ladri, _all
thievez_, mi disse l'ispettore: taverna rumorosa, animata dai gruppi
caratteristici; il signor Price fu di nuovo riconosciuto, salutato,
festeggiato. Un ladro gli si presentò; lo vedo ancora: era un uomo
piccolo, magro, schifoso, i capelli sparsi, la barba incolta, gli occhi
senza ciglio, rossi, incerti, iniettati d'alcool; la faccia solcata di
rughe, il naso schiacciato, senza dubbio, come quello di Michelangelo,
da un pugno di un pugillatore; la pelle non aveva che il colore di una
cartapecora sporca.
«Ah! mio caro signor Price, eccovi qui adunque; disse all'ispettore;
come state, _how do you feel?_»
E gli prendeva la mano fra le sue e la baciava.
«Questo buon signor Price, il nostro ispettore, _our dear inspector!_»
gridava egli mostrandolo ai suoi camerata, ed era quasi tentato di
chiamarlo il padre dei ladri, la provvidenza dei _pick-pockets_.
Il signor Price lo lasciava fare, calmo, impassibile, sempre dignitoso
come conviene ad un Inglese, specialmente ad un ispettore di polizia; ma
sembrava dire fra sè: «fanne qualche altra, mio caro, e vedrai se mi
scappi. Ch'io ti colga colla mano nella tasca altrui, ed apprenderai se
la polizia si lascia lusingare dalle tue carezze ipocrite.»
Gli altri ladri, quantunque meno espansivi, circondavano tuttavia il
signor Price; e sembravano aver per lui una specie di deferenza, di
rispetto filiale; alcuni alquanto alterati dal bere giungevano fino ad
offrirgli un bicchiere di _wisky_. E fra tutta quella gente non c'era
forse un solo uomo che non avesse già avuto di che fare col signor Price
o coi suoi agenti; tutti erano conosciuti come ladri matricolati, ma
bisognava prenderli di nuovo in flagrante, ed intanto si lasciavano bere
e lavorare colla loro industria, salvo ad arrestarli quando che fosse.
Lasciando la taverna prediletta dei _pick-pockets_, al cui paragone non
regge la bettola del _Coniglio Bianco_, famosa non ha guari nella via
delle Fave[2], che i _Misteri di Parigi_ resero tanto celebre, ci
recammo a _Flower and Dean Street_, cioè nella via del Fiore e del
Cigno. Questi nomi gentili contrastano singolarmente col luogo che
stiamo per visitare. Era una locanda schifosa, riservata specialmente ai
vagabondi, ai mendicanti, alle donne dell'infima classe, ai ladri
infine: _lodging for tramps, beggars, prostitutes and thieves_, mi
susurrò all'orecchio il signor Price, sollevando con discrezione il
battente della porta. Un vecchio portinaio venne barcollando ad aprirci:
esso vegliava a quell'ora avanzata della notte; chè questi quartieri
fanno della notte giorno, e certamente non si fa pagare la multa che a
quelli che entrano troppo presto. Pochi dormienti erano a letto nelle
camere; nè si svegliarono al nostro avvicinarsi. Al rumore ansante delle
loro respirazioni, al russare sonoro di uno di essi, ai movimenti
bruschi e convulsivi che interrompevano il sonno d'un terzo, si capiva
che ciascuno covava un'orgia recente. Da ogni lato era un riposo turbato
da sogni, agitato dai fumi del _gin_, del _brandy_, dell'_ale_, o del
_porter_, liquori ardenti tanto cari ai gorgozzuli britannici. La tenuta
dello stabilimento era in relazione cogli ospiti che lo frequentavano:
la scala era un vero trabocchetto: le muraglie schifosamente sucide, e
di più un odore malsano, _sui generis_, esalava da per tutto dalle
camere e dai corridoi: odore di abiti vecchi, sucidi, di vecchie scarpe,
di cenci putridi, di tutto quanto si vorrà immaginare di più nauseante.
Noi non potemmo resistere lunga pezza e domandammo di abbandonare quel
luogo. Uscendo, demmo un'occhiata al refettorio, dove ammucchiati
sulle panche e coricati per terra, a gruppi come i pidocchiosi di
Murillo, dormivano poveri ragazzi appena coperti.
[2] In fatto di quartieri poveri non può esister confronto tra
Londra e Parigi. Gli oscuri recessi della _City_, oggidì
fortunatamente scomparsi, le più luride viuzze dei quartieri
Mouffetard, San Vittore, San Marcello, non sono tanto stomachevoli,
e non nascondono tante miserie e tanti vizii, quanto i quartieri di
Londra di cui parliamo. Bisogna scorgere una ragione di questo fatto
nella differenza di carattere dei due popoli, nella diversità dei
loro costumi, delle loro leggi; e poi Parigi è molto meno popolato
di Londra, e non è come questa il porto metropolitano del mondo
intiero.
[Illustrazione: Un dormitorio di _common lodging house_.]
Questi piccoli vagabondi, i cui parenti a quell'ora erano certamente
_andati pei fatti loro_, entravano così nella vita per la miseria,
l'abbandono e l'ignoranza. Fanciulli predestinati al vizio ed alle
prigioni, degni figli dei loro padri!... E come meravigliarsi, dopo aver
veduto ciò, che il pauperismo estenda sempre più i suoi guasti a Londra,
e che, malgrado tanti istituti di carità, il vagabondaggio, la
mendicità, il furto, la depravazione, l'assassinio abbiano sempre sì
numerosi proseliti nella moderna Babilonia?
Se la via del Fiore e del Cigno presenta delle locande sì poco decenti,
che dirò poi di quelle di _Lower Keate Street_ frequentate dai più
abili, dai più pericolosi ladri, _thieves of the most expert class_,
come li qualifica l'ispettore Price che li conosce e bene? In questo
luogo abitano quei _pick-pockets_ dalla riputazione europea, che mettono
a contribuzione Londra e la Gran Brettagna, preparando i loro colpi
molto prima di eseguirli, al pari di veri giocatori di scacchi,
malandrini costituiti in società coi loro capi e i loro statuti, che
alle volte lasciano momentaneamente le città del Regno Unito, e vanno ad
inquietare Parigi o Vienna coi loro furti audaci.
Gettiamo un velo sopra queste tane di malviventi, che la polizia
autorizza e tollera soltanto per potervi tendere più facilmente le sue
reti, e conduciamo d'un tratto il lettore a _Montague Street_, dove
troviamo una serie di locande in apparenza più decenti e più oneste.
Sono gli alberghi dove vanno ad alloggiare i prestigiatori, i
ciarlatani, i saltimbanchi, gli zingari, i suonatori ambulanti, tutta
questa gente di contrabbando che frequenta le fiere e le corse. Noi vi
passammo un bel quarto d'ora, ed uno dei frequentatori del luogo, che si
scaldava tranquillamente nella sala comune, invece di dormire nel suo
letto, quantunque fossero le tre del mattino, volle darci un saggio
della sua abilità. Egli eseguì in nostra presenza alcuni giuochi di
carte, di bussolotti ed altro, che non erano senza un certo merito. Il
più curioso di questi giuochi consisteva nel legare fortemente in un
capo d'un fazzoletto uno scellino (1 fr. 25 cent.) che si faceva dare da
uno di noi, e poi sciogliere il nodo mostrandoci in luogo della nostra
moneta d'argento un grosso penny di rame di dieci centesimi, che ci
presentava con quella gentilezza squisita particolare ai prestigiatori.
Noi accettammo di buon grado questo tramutamento di metalli che fu
riprodotto a più riprese a detrimento della nostra borsa, all'opposto
del metodo degli alchimisti, che cercavano almeno di cambiare il rame in
argento e il piombo in oro, i metalli _ignobili_ nei metalli _nobili_,
come si diceva ai tempi felici degli alchimisti. Cionullameno noi ce ne
andammo soddisfatti del prestigiatore, ed il prestigiatore ancora più
soddisfatto di noi.
E così frammischiando il comico al serio, noi andavamo per questi strani
quartieri sotto l'occhio vigile della polizia, che non ci perdeva di
vista. Con quali cure paterne ci guidavano quei buoni constabili!... con
quanta intelligenza ci dirigevano attraverso viuzze impure, cortili
oscuri, androni che sembravano senza uscita!... Si capiva che la nostra
vita era loro affidata. Ed infatti senza la loro continua sorveglianza,
non solamente saremmo stati svaligiati perfino della camicia (domando
perdono agli Inglesi di pronunciare questa parola, che qui è di
circostanza), ma fors'anche maltrattati, se avessimo voluto difenderci.
Le faccie che incontravamo si erano come rabbuiate. Abbeverati d'alcool,
i pezzenti di cui percorrevamo le dimore, tornarono a casa a tastoni.
Alcuni si coricavano lunghi distesi a' piedi d'un muro, per non più
rialzarsi fino al mattino; altri si lasciavano andare sopra un mucchio
d'immondizie, dove scomparivano per metà; altri ancora affondavano nel
fango o sdrucciolavano nel ruscello della via, la cui acqua fresca,
bagnando loro la faccia e le membra, li svegliava un momento; aprivano
allora gli occhi incerti ed interpellavano i passanti in una lingua
inintelligibile. Non tutti i passeggianti erano briachi: più d'uno di
questi notturni _lavoranti_, dal temperamento di ferro, resisteva agli
effetti d'una libazione più che prolungata. Gli uni sfilavano in
drappelli rumorosi cantando delle canzoni oscene con quella voce così
poco musicale ch'è propria della maggior parte degli Inglesi. Gli altri
nascosti nei vani delle porte, parlavano a voce bassa, e sembravano
progettare qualche brutto affare. All'avvicinarsi della polizia essi
tacevano improvvisamente e fingevano di passeggiare.
Fra gli urti di tutta questa gente lurida arrivammo alla più sporca
delle viuzze fino allora percorse. Per una porta spalancata penetrammo
in una topaia, le cui tavole sconnesse lasciavano passare liberamente
l'aria. Non una lampada per illuminare la scala, sicchè ci prendemmo per
un lembo dei nostri abiti e seguimmo il primo _policemen_, che
rischiarato dalla sua lanterna apriva la marcia. Al primo piano in un
bugigattolo ignobile colla porta socchiusa, due uomini erano coricati
nello stesso letto, due faccie di banditi che ci gettavano delle
occhiate feroci, borbottando e bestemmiando d'essere risvegliati
dai _french dogs_, e mandando a tutti i diavoli la nostra impertinente
curiosità. Montiamo al piano superiore, dove continua a regnare la più
completa oscurità. Al rumore che noi facciamo, risponde un grugnito
prolungato di due dormienti dalla faccia pochissimo rassicurante. Al
secondo piano però l'uscio della stanza è chiuso, ed i _policemen_
battono, gridano, declinano i loro nomi e qualità per farsi aprire; ma i
locatori spaventati, temendo una sorpresa, rifiutansi di aprire. Noi
restammo un momento sospesi gli uni sopra gli altri, vero grappolo
umano, alla sbarra della scala. Io chiudeva la marcia e non ci vedeva
lume; mi sembrava sempre di sentire uno dei due dormienti del
pianerottolo sul quale mi trovavo, venirmi dietro e darmi una terribile
tartassata per avere turbato sì mal a proposito il sonno dei
galantuomini. Alla fine la porta della camera al secondo piano si apre,
e di fronte all'assedio in piena regola della polizia, le persone che
abitano questa camera acconsentono a darci accesso. I constabili tirano
fuori tutti in una volta le loro lanterne, e le rivolgono verso il letto
per rischiararlo meglio. Noi, eccitati da non so quale curiosità
inquieta, facciamo tutti insieme irruzione in questa povera soffitta.
Quale miseria, Dio buono!... è mai possibile che vi siano creature
abbandonate a tal punto!... Mancano i vetri alle finestre, dalle quali
pende in guisa di tenda un sucido sciallo di tartano, che certamente
coprì già molte spalle e fu appeso a molte finestre, sciallo di giorno e
tenda di notte. Sul letto una cattiva coperta, un povero pagliericcio e
tre ragazze che un momento prima dormivano abbracciate fra loro; tre
ragazze sui sedici anni, pallide, e già affralite dalla miseria e dalla
fame!... Come deve essere spaventoso l'inverno per queste infelici, e
quando viene la stagione dei ghiacci come possono esse resistere al
freddo della notte ed a tutte le intemperie? Povere ragazze, che forse
ebbero sempre fame dacchè sono al mondo! Io osservava le loro giovani
teste bionde che avevano conservato ancora un'aria d'innocenza, ed
innanzi a tanta miseria mi rammentai involontariamente quei bei versi
del poeta: Oh! non insultare mai una donna che cade! Chi sa sotto qual
peso la povera anima soccombe? Chi sa quanti giorni la sua fame ha
combattuto?»
[Illustrazione: Il prestigiatore di Montague Street.]
Il signor Price volle proprio interrogare in nostra presenza quelle
piccole mendicanti. Esse mostrarono le loro teste, che aveano sempre
tentato di nascondere, non sotto le lenzuola, che non erano abbastanza
lunghe, ma fra le loro mani. E poi mettendosi a sedere sul letto,
incrociarono pudicamente le due braccia sul petto, e finalmente
fissarono sopra di noi uno sguardo di estrema dolcezza. Vi si leggeva
come una specie di sorpresa ingenua, e quei tre giovani volti riuscivano
a tutti noi veramente simpatici.
«Come vi chiamate, signorine? domandò loro l'ispettore, con gentilezza
riservata che gli Inglesi hanno per la donna in ogni circostanza.
--Io, Mary, le mie amiche Belzy e Jenny, rispose una di esse più
rassicurata delle sue compagne.
--Quanti anni avete?
--Sedici e diciassette.
--Avete ancora i vostri genitori?
--Non li abbiamo mai conosciuti.
--Perchè non lavorate?
--Avevamo del lavoro il mese scorso, ma ci fu tolto poi, a causa della
stagione morta, e ne cercammo invano altrove.
--Dove lavoravate?
--In una bottega di cucitrici.
--Ed ora cosa fate?»
A questo punto, un silenzio che ci fece male. Le poverette domandavano
l'elemosina, cercavan fra le immondizie delle vie qualche cosa da
rivendere, e soventi da mangiare, e la notte pel modico prezzo d'un
_penny_ venivano tutte tre in questo solaio immondo a riposare un
momento sopra un orrendo canile, quasi alla mercè dei malandrini, dei
ladri, dei vagabondi della peggiore specie. Ci ritirammo col cuore
straziato, lasciando alcune monete a quelle infelici ragazze che ci
ringraziavano piangendo.
[Illustrazione: Le poverette abbandonate in _Flower and
Dean-Street_.]