Avendoci un amico accompagnato, noi eravamo otto persone contando il

signor Price ed i suoi tre agenti. Eranvi dunque due occhi che

vegliavano sopra ognuno di noi: potevamo essere tranquilli. Sfilammo

silenziosamente due a due lungo il marciapiede. Ben presto, lasciando la

via Leman, che è larga e ben tracciata,--considerazione da farsi,

perchè nei più poveri quartieri di Londra si trovano alle volte grandi

arterie che farebbero invidia a quartieri meno miserabili,--ci cacciammo

in un dedalo di vie strette e tortuose. Queste vie, quasi deserte di

giorno, erano ora molto animate.

Tutte le botteghe illuminate; le taverne piene fin sulla porta, dove

spesso gli avventori stavano ad aspettare per poter entrare. Ad ogni

passo incontriamo gruppi di operai, di marinai mezzo ubbriachi, cantando

o questionando. Agli svolti delle vie, bionde e pallide ragazze, la cui

bellezza eguaglia qualche volta la gioventù, poverissimamente vestite,

nudi i piedi e le gambe, la capigliatura in disordine, il petto appena

coperto, avvicinavano i passanti con voce rauca. In tutto ciò era però

un certo ordine, una certa calma; si comprendeva che l'ora degli

ignobili saturnali non era ancora suonata, e che non si era ancora che

sul principiare.

Il signor Price, per farci pazientare, ci conduce in _Grace's alley_, al

_Principe di Danimarca_, vasto stabilimento montato come un teatro.

All'ingresso riconobbero la polizia e ci lasciarono passare senza

biglietti. Il _Principe di Danimarca_ è un caffè-cantante e danzante

frequentatissimo; vi si mostrano anche cani e scimmie sapienti, e dei

saltimbanchi vi fanno giuochi sul trapezio e sulla corda tesa. Tutto ciò

ci divertì per un istante. Il pubblico del luogo prendeva grande

interesse alla rappresentazione, e nulla notammo che ci sembrasse

straordinario nei vestiti e nelle faccie degli spettatori. Decisivamente

il signor Price voleva progredire a gradi. Non tardammo infatti ad

entrare in diversi caffè-cantanti, dove alcuni marinai stranieri,

mescolati a donne di bordello, componevano tutto il pubblico degli

esecutori e degli spettatori.

[Illustrazione: Il ballo (_gigue_) al caffè-danzante.]

In uno di questi caffè un ballerino dei più agili volle darci un

saggio della _gigue_ britannica. Era una meraviglia vedere questo

ragazzaccio dimenarsi sulla scena fino a perdere il fiato. Attorno a lui

si faceva circolo: dei camerata, delle ragazze vestite da ballerine,

delle donne più avanzate d'età, tutta quella gente infine non perdeva

uno dei suoi scambietti. Noi dovemmo aspettare la fine: allora venne la

sequela degli applausi, delle congratulazioni; ci fu quindi offerta

della birra, del punch, e tanto graziosamente, che dovemmo accettare.

«Col lupo bisogna urlare,» disse l'altro. Noi trincammo dunque con

queste donne, che per un momento erano venute a sedersi accanto a noi,

senza che i loro compagni se ne fossero menomamente adontati, e noi non

ne volemmo sembrare offesi davvantaggio. Nel ritirarci pagammo anzi le

bibite che ci erano state offerte; il che dal lato delle nostre nuove

conoscenze ci valse l'alto onore di essere accompagnati fino nella via e

regalati dell'epiteto di _gentlemen_. Tuttavia non potevamo essere molto

soddisfatti di tutte queste dimostrazioni di gentilezza, avuto riguardo

alle persone che ce le facevano; ma bisognava fare di necessità virtù,

cosa che il signor Price avea veduto ben altre volte. Del resto egli non

volle nulla nasconderci e ci fece vedere le più ributtanti case di

questi ignobili quartieri. Fummo sorpresi di trovarvi una calma ed una

polizia generalmente sconosciute in questi bassi luoghi. Trovammo anzi

che le miserabili creature che abitano questi tristi recessi sembrano

avere il sentimento dell'onta della loro posizione; esse si presentano

ai loro visitatori inaspettati col rossore sulla fronte, la testa bassa,

e rispondono con imbarazzo alle nostre domande.

La polizia, che vegliava sempre paternamente su noi, ci condusse quindi

negli _alberghi_ del quartiere. Cominciamo anzitutto dal visitare in

_Well close Square_, una pensione e casa mobiliata pei marinai. Non ho

bisogno di dirvi che i signori pensionanti erano in questo momento

tutti fuori di casa a festeggiare Bacco, malgrado l'ora tarda che

invitava al sonno. Il padrone della casa, John Seymour, non fu però meno

orgoglioso di mostrarci le sue camere da _cicerone_ bene istrutto.

«Guardate come tutto è perfettamente disposto, ci diceva egli, come

seppi trar partito dello spazio. In mare la mia gente non dorme che

nelle amache; qui essi hanno delle vere cabine.» E ci mostrava delle

specie di grandi cassettoni che aveano perduto il davanti dei loro

cassetti: erano i letti dei marinai. «Guardate, guardate, continuava

egli scoprendone parecchi per vantare la sua mercanzia, ognuno ha il suo

pagliericcio, i suoi lenzuoli, la sua coperta. Uno di questi letti costa

tre pence (trenta centesimi) per notte, ed ogni avventore ha un numero.»

E difatti mastro John avea ragione: per il prezzo che pagavano i

dormitori, la sua casa era veramente tenuta bene[1].

[1] Era ben tenuta, ma la notte vi costava ben più cara che alla

_Casa delle penne di gallina_ di Pekino, di cui parla il padre Huc

nel suo _Impero Chinese_. Là gli operai non pagano, secondo il

celebre e spiritoso missionario, che mezzo centesimo per notte e

sono coricati al caldo e sulla piuma. «Una sala grandiosa è coperta

in tutta l'estensione del suo pavimento di un alto strato di piuma

di gallina. I mendicanti ed i vagabondi che non hanno casa, vanno a

passare la notte in questo immenso dormitorio. Uomini, donne,

fanciulli, giovani e vecchi, tutti vi sono ammessi. V'ha del

comunismo in tutta la forza ed il rigore della parola. Ognuno si fa

il suo nido e si accomoda alla sua maniera in questo oceano di piume

e dorme come può. Quando vien giorno bisogna battersela, ed un

incaricato dell'impresa riceve alla porta il sapecco fissato dalla

tariffa. Per fare omaggio, senza dubbio, al principio d'eguaglianza,

non si ammetta il sistema dei mezzi posti, ed i ragazzi sono

obbligati a pagare come i grandi.

«Nei primi tempi della fondazione di quest'opera eminentemente

filantropica e morale, l'amministrazione della casa delle penne di

gallina forniva una piccola coperta a ciascheduno dei suoi ospiti,

ma non si tardò molto a modificare questo punto del regolamento.

Avendo i comunisti dello stabilimento contratta l'abitudine di

portar via le coperte per venderle o farne un vestito supplementario

durante i freddi rigorosi dell'inverno, gli azionisti s'accorsero

che correvano rapidamente ad una rovina completa ed inevitabile.

Sopprimere intieramente la coperta sarebbe stato troppo crudele e

poco decente; bisognava dunque cercare un mezzo capace di conciliare

gli interessi dello stabilimento col buon trattamento dei dormienti.

Ecco in qual modo si pervenne alla soluzione di questo problema

sociale. Si fece fare una immensa coperta di feltro, di una

dimensione talmente prodigiosa, che potesse coprire tutt'intero il

dormitorio. Durante il giorno essa è sospesa al soffitto come un

baldacchino gigantesco. Quando tutti sono coricati e bene accomodati

nella piuma, la si fa discendere col mezzo di diverse carrucole. È

bene notare che si ebbe cura di praticare in questa coperta una

infinità di buchi, dai quali i dormienti possono metter fuori la

testa per non asfissiarsi. Appena giorno si alza la coperta

falansteriana; ma prima si ha la precauzione di dare un segnale a

colpi di tam-tam per isvegliare quelli che dormono profondamente, ed

invitarli a ritirare la loro testa, onde non essere presi pel collo

ed alzati in aria colla coperta. Si vede allora quella immensa

nidiata di mendicanti brulicare e sprofondarsi in mezzo ai fiotti di

quella piuma immonda, mettersi indosso in un attimo i loro

miserabili cenci, e spargersi quinci in numerose bande nei quartieri

dalla città per cercarvi in un modo più o meno lecito i mezzi di

sussistenza.» (Huc, _L'Impero Chinese_, 1862.)

Giacchè avea cominciato a farci visitare degli appartamenti, il signor

Price, volendo seguire nella nostra esplorazione quella regolarità che

gli Inglesi cercano in tutto, ci condusse ad _East London Chambers_.

Questo vasto stabilimento, che racchiude soltanto camere da operai,

occupa cinque case di Wentworth Street. La sua disposizione è veramente

notevole; nelle sale da pranzo sono posti separati come nelle trattorie

della buona società, dove ognuno può prendere la sua refezione senza

essere veduto dal suo vicino. È noto che gli Inglesi in certi luoghi

pubblici amano d'essere separati gli uni dagli altri, come i cavalli

nelle scuderie. L'Anglo-Sassone mette in pratica volentieri

l'isolamento; egli è amico dell'io al disopra di ogni cosa. Contro i

muri delle camere corrono delle file di letti numerizzati; ad ogni piano

esiste un gabinetto da _toilette_. A pian terreno una cucina è a

disposizione di quelli che vogliono farsi da mangiare da sè. Nella sala

comune vi è un vasto camino sempre acceso. Qua e là sono appesi ai muri

dei cartelli, che raccomandano la decenza negli atti e nelle parole, ed

ordinano ai pugillatori di andare altrove a praticare il pugillato.

William Poole, il proprietario di questo stabilimento modello, ce lo

mostrò con certo orgoglio. Resta a sapere se il contegno dei suoi ospiti

corrisponda all'ordine che regna nella casa: il che è poco probabile,

poichè nessuno dei locatari era ancora tornato a casa all'ora avanzata

in cui noi visitammo lo stabilimento.

Mezzanotte era suonata da lunga pezza; le taverne e le vie si riempivano

sempre più d'una folla pochissimo rassicurante. Alcuni mariuoli ci

urtavano passando, ci osservavano freddamente colla coda dell'occhio,

come per sapere di quale profitto noi potevamo essere per loro; ma ben

presto, riconoscendo la polizia, affettavano maniere più disinteressate;

alcuni arrivavano fino a salutare pulitamente il signor Price,

chiamandolo pel suo nome.

In una taverna dove entrammo, taverna tutta piena di ladri, _all

thievez_, mi disse l'ispettore: taverna rumorosa, animata dai gruppi

caratteristici; il signor Price fu di nuovo riconosciuto, salutato,

festeggiato. Un ladro gli si presentò; lo vedo ancora: era un uomo

piccolo, magro, schifoso, i capelli sparsi, la barba incolta, gli occhi

senza ciglio, rossi, incerti, iniettati d'alcool; la faccia solcata di

rughe, il naso schiacciato, senza dubbio, come quello di Michelangelo,

da un pugno di un pugillatore; la pelle non aveva che il colore di una

cartapecora sporca.

«Ah! mio caro signor Price, eccovi qui adunque; disse all'ispettore;

come state, _how do you feel?_»

E gli prendeva la mano fra le sue e la baciava.

«Questo buon signor Price, il nostro ispettore, _our dear inspector!_»

gridava egli mostrandolo ai suoi camerata, ed era quasi tentato di

chiamarlo il padre dei ladri, la provvidenza dei _pick-pockets_.

Il signor Price lo lasciava fare, calmo, impassibile, sempre dignitoso

come conviene ad un Inglese, specialmente ad un ispettore di polizia; ma

sembrava dire fra sè: «fanne qualche altra, mio caro, e vedrai se mi

scappi. Ch'io ti colga colla mano nella tasca altrui, ed apprenderai se

la polizia si lascia lusingare dalle tue carezze ipocrite.»

Gli altri ladri, quantunque meno espansivi, circondavano tuttavia il

signor Price; e sembravano aver per lui una specie di deferenza, di

rispetto filiale; alcuni alquanto alterati dal bere giungevano fino ad

offrirgli un bicchiere di _wisky_. E fra tutta quella gente non c'era

forse un solo uomo che non avesse già avuto di che fare col signor Price

o coi suoi agenti; tutti erano conosciuti come ladri matricolati, ma

bisognava prenderli di nuovo in flagrante, ed intanto si lasciavano bere

e lavorare colla loro industria, salvo ad arrestarli quando che fosse.

Lasciando la taverna prediletta dei _pick-pockets_, al cui paragone non

regge la bettola del _Coniglio Bianco_, famosa non ha guari nella via

delle Fave[2], che i _Misteri di Parigi_ resero tanto celebre, ci

recammo a _Flower and Dean Street_, cioè nella via del Fiore e del

Cigno. Questi nomi gentili contrastano singolarmente col luogo che

stiamo per visitare. Era una locanda schifosa, riservata specialmente ai

vagabondi, ai mendicanti, alle donne dell'infima classe, ai ladri

infine: _lodging for tramps, beggars, prostitutes and thieves_, mi

susurrò all'orecchio il signor Price, sollevando con discrezione il

battente della porta. Un vecchio portinaio venne barcollando ad aprirci:

esso vegliava a quell'ora avanzata della notte; chè questi quartieri

fanno della notte giorno, e certamente non si fa pagare la multa che a

quelli che entrano troppo presto. Pochi dormienti erano a letto nelle

camere; nè si svegliarono al nostro avvicinarsi. Al rumore ansante delle

loro respirazioni, al russare sonoro di uno di essi, ai movimenti

bruschi e convulsivi che interrompevano il sonno d'un terzo, si capiva

che ciascuno covava un'orgia recente. Da ogni lato era un riposo turbato

da sogni, agitato dai fumi del _gin_, del _brandy_, dell'_ale_, o del

_porter_, liquori ardenti tanto cari ai gorgozzuli britannici. La tenuta

dello stabilimento era in relazione cogli ospiti che lo frequentavano:

la scala era un vero trabocchetto: le muraglie schifosamente sucide, e

di più un odore malsano, _sui generis_, esalava da per tutto dalle

camere e dai corridoi: odore di abiti vecchi, sucidi, di vecchie scarpe,

di cenci putridi, di tutto quanto si vorrà immaginare di più nauseante.

Noi non potemmo resistere lunga pezza e domandammo di abbandonare quel

luogo. Uscendo, demmo un'occhiata al refettorio, dove ammucchiati

sulle panche e coricati per terra, a gruppi come i pidocchiosi di

Murillo, dormivano poveri ragazzi appena coperti.

[2] In fatto di quartieri poveri non può esister confronto tra

Londra e Parigi. Gli oscuri recessi della _City_, oggidì

fortunatamente scomparsi, le più luride viuzze dei quartieri

Mouffetard, San Vittore, San Marcello, non sono tanto stomachevoli,

e non nascondono tante miserie e tanti vizii, quanto i quartieri di

Londra di cui parliamo. Bisogna scorgere una ragione di questo fatto

nella differenza di carattere dei due popoli, nella diversità dei

loro costumi, delle loro leggi; e poi Parigi è molto meno popolato

di Londra, e non è come questa il porto metropolitano del mondo

intiero.

[Illustrazione: Un dormitorio di _common lodging house_.]

Questi piccoli vagabondi, i cui parenti a quell'ora erano certamente

_andati pei fatti loro_, entravano così nella vita per la miseria,

l'abbandono e l'ignoranza. Fanciulli predestinati al vizio ed alle

prigioni, degni figli dei loro padri!... E come meravigliarsi, dopo aver

veduto ciò, che il pauperismo estenda sempre più i suoi guasti a Londra,

e che, malgrado tanti istituti di carità, il vagabondaggio, la

mendicità, il furto, la depravazione, l'assassinio abbiano sempre sì

numerosi proseliti nella moderna Babilonia?

Se la via del Fiore e del Cigno presenta delle locande sì poco decenti,

che dirò poi di quelle di _Lower Keate Street_ frequentate dai più

abili, dai più pericolosi ladri, _thieves of the most expert class_,

come li qualifica l'ispettore Price che li conosce e bene? In questo

luogo abitano quei _pick-pockets_ dalla riputazione europea, che mettono

a contribuzione Londra e la Gran Brettagna, preparando i loro colpi

molto prima di eseguirli, al pari di veri giocatori di scacchi,

malandrini costituiti in società coi loro capi e i loro statuti, che

alle volte lasciano momentaneamente le città del Regno Unito, e vanno ad

inquietare Parigi o Vienna coi loro furti audaci.

Gettiamo un velo sopra queste tane di malviventi, che la polizia

autorizza e tollera soltanto per potervi tendere più facilmente le sue

reti, e conduciamo d'un tratto il lettore a _Montague Street_, dove

troviamo una serie di locande in apparenza più decenti e più oneste.

Sono gli alberghi dove vanno ad alloggiare i prestigiatori, i

ciarlatani, i saltimbanchi, gli zingari, i suonatori ambulanti, tutta

questa gente di contrabbando che frequenta le fiere e le corse. Noi vi

passammo un bel quarto d'ora, ed uno dei frequentatori del luogo, che si

scaldava tranquillamente nella sala comune, invece di dormire nel suo

letto, quantunque fossero le tre del mattino, volle darci un saggio

della sua abilità. Egli eseguì in nostra presenza alcuni giuochi di

carte, di bussolotti ed altro, che non erano senza un certo merito. Il

più curioso di questi giuochi consisteva nel legare fortemente in un

capo d'un fazzoletto uno scellino (1 fr. 25 cent.) che si faceva dare da

uno di noi, e poi sciogliere il nodo mostrandoci in luogo della nostra

moneta d'argento un grosso penny di rame di dieci centesimi, che ci

presentava con quella gentilezza squisita particolare ai prestigiatori.

Noi accettammo di buon grado questo tramutamento di metalli che fu

riprodotto a più riprese a detrimento della nostra borsa, all'opposto

del metodo degli alchimisti, che cercavano almeno di cambiare il rame in

argento e il piombo in oro, i metalli _ignobili_ nei metalli _nobili_,

come si diceva ai tempi felici degli alchimisti. Cionullameno noi ce ne

andammo soddisfatti del prestigiatore, ed il prestigiatore ancora più

soddisfatto di noi.

E così frammischiando il comico al serio, noi andavamo per questi strani

quartieri sotto l'occhio vigile della polizia, che non ci perdeva di

vista. Con quali cure paterne ci guidavano quei buoni constabili!... con

quanta intelligenza ci dirigevano attraverso viuzze impure, cortili

oscuri, androni che sembravano senza uscita!... Si capiva che la nostra

vita era loro affidata. Ed infatti senza la loro continua sorveglianza,

non solamente saremmo stati svaligiati perfino della camicia (domando

perdono agli Inglesi di pronunciare questa parola, che qui è di

circostanza), ma fors'anche maltrattati, se avessimo voluto difenderci.

Le faccie che incontravamo si erano come rabbuiate. Abbeverati d'alcool,

i pezzenti di cui percorrevamo le dimore, tornarono a casa a tastoni.

Alcuni si coricavano lunghi distesi a' piedi d'un muro, per non più

rialzarsi fino al mattino; altri si lasciavano andare sopra un mucchio

d'immondizie, dove scomparivano per metà; altri ancora affondavano nel

fango o sdrucciolavano nel ruscello della via, la cui acqua fresca,

bagnando loro la faccia e le membra, li svegliava un momento; aprivano

allora gli occhi incerti ed interpellavano i passanti in una lingua

inintelligibile. Non tutti i passeggianti erano briachi: più d'uno di

questi notturni _lavoranti_, dal temperamento di ferro, resisteva agli

effetti d'una libazione più che prolungata. Gli uni sfilavano in

drappelli rumorosi cantando delle canzoni oscene con quella voce così

poco musicale ch'è propria della maggior parte degli Inglesi. Gli altri

nascosti nei vani delle porte, parlavano a voce bassa, e sembravano

progettare qualche brutto affare. All'avvicinarsi della polizia essi

tacevano improvvisamente e fingevano di passeggiare.

Fra gli urti di tutta questa gente lurida arrivammo alla più sporca

delle viuzze fino allora percorse. Per una porta spalancata penetrammo

in una topaia, le cui tavole sconnesse lasciavano passare liberamente

l'aria. Non una lampada per illuminare la scala, sicchè ci prendemmo per

un lembo dei nostri abiti e seguimmo il primo _policemen_, che

rischiarato dalla sua lanterna apriva la marcia. Al primo piano in un

bugigattolo ignobile colla porta socchiusa, due uomini erano coricati

nello stesso letto, due faccie di banditi che ci gettavano delle

occhiate feroci, borbottando e bestemmiando d'essere risvegliati

dai _french dogs_, e mandando a tutti i diavoli la nostra impertinente

curiosità. Montiamo al piano superiore, dove continua a regnare la più

completa oscurità. Al rumore che noi facciamo, risponde un grugnito

prolungato di due dormienti dalla faccia pochissimo rassicurante. Al

secondo piano però l'uscio della stanza è chiuso, ed i _policemen_

battono, gridano, declinano i loro nomi e qualità per farsi aprire; ma i

locatori spaventati, temendo una sorpresa, rifiutansi di aprire. Noi

restammo un momento sospesi gli uni sopra gli altri, vero grappolo

umano, alla sbarra della scala. Io chiudeva la marcia e non ci vedeva

lume; mi sembrava sempre di sentire uno dei due dormienti del

pianerottolo sul quale mi trovavo, venirmi dietro e darmi una terribile

tartassata per avere turbato sì mal a proposito il sonno dei

galantuomini. Alla fine la porta della camera al secondo piano si apre,

e di fronte all'assedio in piena regola della polizia, le persone che

abitano questa camera acconsentono a darci accesso. I constabili tirano

fuori tutti in una volta le loro lanterne, e le rivolgono verso il letto

per rischiararlo meglio. Noi, eccitati da non so quale curiosità

inquieta, facciamo tutti insieme irruzione in questa povera soffitta.

Quale miseria, Dio buono!... è mai possibile che vi siano creature

abbandonate a tal punto!... Mancano i vetri alle finestre, dalle quali

pende in guisa di tenda un sucido sciallo di tartano, che certamente

coprì già molte spalle e fu appeso a molte finestre, sciallo di giorno e

tenda di notte. Sul letto una cattiva coperta, un povero pagliericcio e

tre ragazze che un momento prima dormivano abbracciate fra loro; tre

ragazze sui sedici anni, pallide, e già affralite dalla miseria e dalla

fame!... Come deve essere spaventoso l'inverno per queste infelici, e

quando viene la stagione dei ghiacci come possono esse resistere al

freddo della notte ed a tutte le intemperie? Povere ragazze, che forse

ebbero sempre fame dacchè sono al mondo! Io osservava le loro giovani

teste bionde che avevano conservato ancora un'aria d'innocenza, ed

innanzi a tanta miseria mi rammentai involontariamente quei bei versi

del poeta: Oh! non insultare mai una donna che cade! Chi sa sotto qual

peso la povera anima soccombe? Chi sa quanti giorni la sua fame ha

combattuto?»

[Illustrazione: Il prestigiatore di Montague Street.]

Il signor Price volle proprio interrogare in nostra presenza quelle

piccole mendicanti. Esse mostrarono le loro teste, che aveano sempre

tentato di nascondere, non sotto le lenzuola, che non erano abbastanza

lunghe, ma fra le loro mani. E poi mettendosi a sedere sul letto,

incrociarono pudicamente le due braccia sul petto, e finalmente

fissarono sopra di noi uno sguardo di estrema dolcezza. Vi si leggeva

come una specie di sorpresa ingenua, e quei tre giovani volti riuscivano

a tutti noi veramente simpatici.

«Come vi chiamate, signorine? domandò loro l'ispettore, con gentilezza

riservata che gli Inglesi hanno per la donna in ogni circostanza.

--Io, Mary, le mie amiche Belzy e Jenny, rispose una di esse più

rassicurata delle sue compagne.

--Quanti anni avete?

--Sedici e diciassette.

--Avete ancora i vostri genitori?

--Non li abbiamo mai conosciuti.

--Perchè non lavorate?

--Avevamo del lavoro il mese scorso, ma ci fu tolto poi, a causa della

stagione morta, e ne cercammo invano altrove.

--Dove lavoravate?

--In una bottega di cucitrici.

--Ed ora cosa fate?»

A questo punto, un silenzio che ci fece male. Le poverette domandavano

l'elemosina, cercavan fra le immondizie delle vie qualche cosa da

rivendere, e soventi da mangiare, e la notte pel modico prezzo d'un

_penny_ venivano tutte tre in questo solaio immondo a riposare un

momento sopra un orrendo canile, quasi alla mercè dei malandrini, dei

ladri, dei vagabondi della peggiore specie. Ci ritirammo col cuore

straziato, lasciando alcune monete a quelle infelici ragazze che ci

ringraziavano piangendo.

[Illustrazione: Le poverette abbandonate in _Flower and

Dean-Street_.]

Ricordi di Londra · 第 4 / 6 段