Le notizie, che seguono nei frammenti L, LI, LII, intorno alle idee di

Epicuro sono tratte, più che da Lucrezio, che Leonardo nomina una sola

volta di seconda mano, dal _El libro de la vita de philosophi e delle

loro elegantissime sententie extracte da_ DIOGENE LAHERTIO _e da altri

antiquissimi auctori_. Venezia, 1480, lib. X (ed. Lipsia, 1833, vol.

II, pag. 223).

[138] Il tentativo d’incanalare l’Arno per bonificare tutto il piano

d’Empoli e dintorni, già suggerito da Luca Fancelli (si veda G.

UZIELLI, _La vita e i tempi di Paolo dal Pozzo Toscanelli_. Roma, 1890,

pag. 520), conduce il Vinci, dal campo strettamente pratico, ai più

alti problemi di idraulica e di geologia. Il Sasso della Gonfolina,

che si trova fra Signa e Montelupo, formava in antico un altissimo

argine, separatore di due vasti laghi, l’uno coperto dalle acque

salse, l’altro dalle acque dolci (si veda il frammento LXXXI). Secondo

GIOVANNI VILLANI († 1348), lontano ancora da ogni idea di dinamica

terrestre, la mano provvida dell’uomo avrebbe spezzata questa diga,

onde lasciare libero il transito al fiume (Cfr. _Croniche di Giovanni,

Matteo e Filippo Villani_. Trieste, 1861); Leonardo vede nell’opera

lenta dell’acqua la causa del benefico effetto. Alte e feconde sono le

conclusioni che il Vinci seppe trarre da questo e da simili fatti, ma

le puerili credenze del tempo (cfr. FRANCESCO PATRIZZI, _De antiquorum

rethorica_. Venezia, 1562) erano radicate così profondamente nell’anima

dei ricercatori, che, perfino due secoli dopo, ANTONIO VALLISNIERI

(_Opere fisico-mediche_. Venezia, 1733, vol. II), riguardato come il

padre della moderna scienza geologica, ne sa assai meno di lui intorno

all’esistenza delle conchiglie fossili e intorno alla meccanica delle

trasformazioni terrestri.

[139] Il problema della fine della vita nel mondo preoccupa, come

può scorgersi dai frammenti LXXXVII e LXXXVIII, Leonardo da Vinci; ma

ciò che è degno di considerazione è che egli, senza ricorrere ad una

volontà extramondana, riguarda il finale dissolvimento degli esseri

come una naturale conseguenza del successivo operare delle forze

fisiche. Due opposte conclusioni si potevano trarre dal trasformarsi

lento e continuo della superficie terrestre: nel corso dei secoli le

acque si troveranno rinserrate nel fondo di voragini senza fine, per il

lavorío dei fiumi che approfondiscono il proprio letto; nel corso dei

secoli l’acqua circonderà in ogni sua parte la terra, per l’abbassarsi

dei monti, in causa del dispogliamento del terreno, dovuto all’acqua.

La prima ipotesi è toccata e combattuta da ARISTOTELE nei _Libri

metheorologici_, lib. II, cap. I, § 1. Cfr. lib. II. cap. 1, § 1-17;

entrambe sono espresse qui dal Vinci.

[140] Secondo ANASSAGORA, ogni cosa nel mondo è composta da una somma

di componenti della stessa natura dell’intero, chiamati da lui stesso

σπέρματα (Fr. 1, 3, 6 [4]): questi principî ultimi si trovano sparsi da

per tutto, sempre eguali a sè stessi, ed entrano nella composizione

di ogni essere inorganico e organico. Si veda ZELLER, _Gesch. der

Philosophie der Griechen_. I, pag. 875-885. Le medesime espressioni

del frammento di Leonardo si trovano nel _De umbris idearum_, Berlino,

1868, pag. 28, del BRUNO, e risalgono probabilmente a LUCREZIO, _De

rerum natura_, lib. I, v. 830 e segg.

[141] Si veda: ROBERTO VALTURIO, _De re militari_. Parigi, 1534. Pag.

4, donde è tratto il frammento.

[142] Le notizie su queste costumanze dei selvaggi sono state tratte

dal MANDAVILLA, _Tractato de le più maravigliose cosse e più notabili

che si trovano in le parti del mondo_. Milano, 1480, folio _l_ 4

rº: «e se sono grassi di subito li mangiano, e se sono magri li

fano ingrassare.» L’opera del PLATINA qui citata è il _De la honesta

voluptate et valetudine et de li obsonij_. Venezia, 1487, ricordata nel

_Codice Atlantico_ con le parole: _De onesta voluptà_, folio 207 rº.

[143] Il _codice_, nel quale si trova questo frammento, contiene,

quasi esclusivamente, note intorno al trattato DI LUCE ED OMBRA. Il

_cavallo_, di cui qui si parla, è il modello per la statua equestre

a Francesco Sforza. _Jacomo Andrea_, nella casa del quale Leonardo

si reca a cena con il discepolo suo _Giacomo_, è Andrea da Ferrara,

profondo conoscitore di Vitruvio e architetto di alto grido, che morì,

ucciso per ordine del generale Trivulzio, nel 15 maggio 1500 (Cfr. G.

UZIELLI, _Ricerche intorno a Leonardo da Vinci_. Torino, 1896. Vol.

I, pag. 377-382). _Marco_ è Marco d’Oggionno, pittore e discepolo del

Vinci. _Galeazzo Sanseverino_, in casa del quale Leonardo dirige quella

giostra, che rimase poi sempre famosa in Milano (26 gennaio 1491), è

il capitano al quale Lodovico il Moro affiderà il proprio esercito nel

funesto 1499, e profondo conoscitore dell’arte militare. _Agostino da

Pavia_ è ricordato, insieme con Leonardo da Vinci, nella lettera che

Bartolomeo Calco, segretario dello Sforza, dirige al Referendario di

Pavia, in occasione del matrimonio di Lodovico con Beatrice d’Este e

d’Anna, sorella del duca Galeazzo, con Alfonso d’Este, per richiedere

il ritorno degli artisti che si trovavano in quella città (8 dicembre

1490:..... _Augustino et Magistro Leonardo_....., cfr. BELTRAMI, _Il

Castello di Milano_. Milano, 1895. Pag. 188). Finalmente _Gian Antonio_

è l’artista Gian Antonio Boltraffio, altro dei discepoli di Leonardo in

Milano. L’intero frammento è, quasi senza dubbio, un memoriale per il

risarcimento de’ danni e delle spese.

[144] Il frammento è di grande importanza per la biografia di Leonardo

e particolarmente per gli anni, che vanno dal 1513 al 1515. _Maestro

Giovanni degli Specchi_ e gli altri, ricordati qui vagamente, sono

lavoranti o meccanici tedeschi, della cui opera il Vinci si serviva

per attuare i suoi molteplici disegni di strumenti, come per esempio il

memorabile tornio ovale (si veda: _Codice Atlantico_, folio 121 rº: _fa

fare il tornio ovale al Tedesco_).

[145] _Pag. 228._ Non si può negare, come fa incautamente il RICHTER

(_The literary works of Leonardo da Vinci_. Vol. II, pag. 413), la

possibilità di una simile costumanza presso gli abitanti delle Indie,

data la scarsa conoscenza che possediamo delle pratiche superstiziose

popolari, soggiacenti ai principî più alti delle religioni asiatiche.

Ma è più probabile, e nello stesso tempo più naturale, che il Vinci si

riferisca, con le parole: _come ancora in alcuna regione dell’India_;

alle notizie che cominciavano a diffondersi sul principio del secolo

XVI in Europa intorno agli usi dei popoli americani: e allora le sue

parole trovano più di una luminosa conferma nelle pagine del FRAZER,

_The golden bough — a study in comparative religion_. Londra, 1890,

vol. II, pag. 79-81; e in quelle dell’ACOSTA, _Natural and moral

history of the Indies_. Londra, 1880, vol. II, pag. 356-360.

[146] Il nome di Momboso è adoperato per indicare il gruppo del Monte

Rosa da FLAVIO BIONDO, _Roma ristaurata ed Italia illustrata_, trad.

Venezia, 1542, pag. 165; e da LEANDRO ALBERTI, _Descrittione di tutta

Italia_. Venezia, 1588, pag. 435. «I quattro fiumi che rigan per

quattro aspetti contrarî tutta l’Europa,» sono «il Rodano a mezzodì

e ’l Reno a tramontana, il Danubio over Danoja a greco e ’l Po a

levante.» (_Mss. di Leicester_, c. 10 rº; RICHTER, _The literary

works_. Vol. II, pag. 247). L’osservazione intorno alla caduta della

grandine o «grésil,» quella, ancor più importante ed in contrasto con

le idee del tempo, della maggiore tenebrosità del cielo sereno a grandi

altezze, confermata più di tre secoli dopo dal DE SAUSSURE per le Alpi,

e dall’HUMBOLDT per le Cordigliere (KAEMTZ, _Cours de météorologie_.

Parigi, 1858, vol. V, pag. 315), portano a ritenere che Leonardo da

Vinci è salito oltre i 3000 metri.

[147] Le descrizioni di Leonardo ritraggono per lo più fenomeni

realmente osservati. A proposito del passo: «onde del mare di Piombino,

tutte d’acqua schiumosa»; si ricordi il disegno di un’onda coperta di

schiuma, che si trova nel manoscritto _L_ e la nota che lo accompagna:

«fatta al mare di Piombino» (anno 1502). LEONARDO DA VINCI, _Les

manuscrits G, L, M, de la bibliothèque de l’Institut_. Parigi, 1890,

vol. V, folio 6 vº.

[148] La questione del viaggio di Leonardo in Oriente, aperta dal

RICHTER nella _Zeitschrif für bildende Kunst._ Vienna, 1881, vol. XVI,

e esaminata a fondo dal DOUGLAS FRESHFIELD nei _Proceedings of the

Royal Geographical Society_. Londra, 1884. Vol. VI, pag. 323 e segg.;

può dirsi, non che risoluta, neppure proposta nei suoi veri termini. Se

da una parte la DIVISIONE DEL LIBRO suggerisce l’idea di una narrazione

fantastica, sia pure condotta con tutta la maggiore precisione

storica e geografica propria del genio di Leonardo; resta sempre il

spiegarsi l’origine di certe notizie; la ragione di certi schizzi,

grossolani e accurati nello stesso tempo, che riproducono uomini e

cose asiatiche; il senso di certe espressioni più vaghe su personaggi e

costumi orientali, che spuntano inaspettatamente nei manoscritti, come

rimembranze di cose vedute, poste ad esempio di principî prospettici o

idraulici. La stessa notizia dello splendore notturno del Tauro, può

dirsi, piuttosto che una riproduzione dai _Libri meteorologici_ di

ARISTOTELE, una rettifica del testo Aristotelico, fatta con argomenti

tratti dalla diretta conoscenza dei luoghi.

[149] Se si confronta questa specie di abbozzo del _Cenacolo_ con

l’opera finita, si ritroveranno facilmente alcuni degli elementi della

prima, seconda e terza figura descritte nella prima figura, alla destra

di Cristo (Giovanni); nella prima (Giacomo maggiore) e nella quarta

(Matteo), alla sua sinistra. L’artifizio del coltello; il gruppo

dell’uomo che parla e di quello che ascolta; l’episodio della tazza

rovesciata si ritrovano nell’atteggiamento della terza figura a destra

del Salvatore (Pietro), in quello delle due ultime figure a sinistra

(Taddeo e Simone), in quello di Giuda. L’uomo che posa le mani sulla

tavola e guarda è colla maggiore evidenza l’apostolo Bartolomeo della

pittura. La penultima figura a sinistra (Giacomo minore) conserva

qualche caratteristica delle ultime linee del frammento.

[150] Quale sia la fonte di questa e della seguente lettera mi è

stato impossibile determinare, sebbene qualche punto richiami certe

espressioni del _Morgante maggiore di Luigi Pulci_. Venezia 1488.

Ancora più difficile sarebbe precisare lo scopo del contenuto di questa

narrazione.

SOMMARII E RIFERIMENTI.

LE FAVOLE.

_Pag. 3._ L’irrequietezza. R. 1314. — La carta e l’inchiostro. R. 1322.

— L’acqua. R. 1271. — _4._ La fiamma e la candela. C. A. 67 r. — _5._

Quelli che s’umiliano, sono esaltati. R. 1314. — _6._ Sul medesimo

soggetto. C. A. 67 v. — La pietra. C. A. 172 v. — _7._ Il rasoio. C.

A. 172 v. — _8._ Il giglio. H. 44 r. — Il noce. C. A. 76 r. — _9._

Il fico. C. A. 76 r. — La pianta e il palo. C. A. 76 r. — Il cedro

e le altre piante. C. A. 76 r. — La vitalba. C. A. 76 r. — _10._ La

cattiva compagnia trascina i buoni nella propria rovina. R. 1314. —

Sul medesimo soggetto. R. 1314. — Il cedro. C. A. 76 r. — Il persico.

C. A. 76 r. — _11._ L’olmo e il fico. C. A. 76 r. — Le piante e il

pero. C. A. 76 r. — _12._ La rete. R. 1314. — Nasce rovina dal seguire

il falso splendore. C. A. 67 r. — _13._ Il castagno e il fico. C. A.

67 r. — _14._ Il rovistico e il merlo. C. A. 67 r. — _15._ La noce e

il campanile. C. A. 67 v. — _16._ Il salice e la zucca. C. A. 67 v.

— _19._ L’aquila. C. A. 67 v. — Il ragno. C. A. 67 v. — Il granchio.

R. 1314. — _20._ L’asino e il ghiaccio. C. A. 67 v. — La formica e il

chicco di grano. C. A. 67 v. — L’ostrica, il ratto e la gatta. H. 51

v. — Il falcone e l’anitra. H. 44 v. — _21._ L’ostrica e il granchio.

C. A. 67 v. — I tordi e la civetta. C. A. 67 v. — _22._ La scimmia e

l’uccelletto. C. A. 67 v. — Il cane e la pulce. C. A. 119 r. — _23._

Il topo, la donnola e il gatto. C. A. 67 v. — Il ragno e il grappolo

d’uva. R. 1314. — _24._ Sul medesimo soggetto. C. A. 67 v. — Traccia.

H 44. v. — Il villano e la vite. H. 44 v. — _25._ Leggenda del vino

e di Maometto. C. A. 67 r. — _26._ Traccia. R. 1281. — Le fiamme e la

caldaia. C. A. 116 v. — _27._ Lo specchio e la regina. R. 1324.

LE ALLEGORIE.

_Pag. 31._ Amore di virtù. H. 5 r. — _32._ Invidia. — Allegrezza. —

Tristezza. H. 5 v. — Pace. — _33._ Ira. H. 6 r. — Misericordia over

gratitudine. — Avarizia. — _34._ Ingratitudine. H. 6 v. — Crudeltà. H.

7 r. — Liberalità. — Correzione. H. 7 v. — _35._ Lusinghe over soie.

— Prudenza. — Pazzia. H. 8 r. — Giustizia. — _36._ Verità. H. 8 v. —

Fedeltà over lialtà. — Falsità. H. 9 r. — _37._ Bugia. — Timore over

viltà. H. 9 v. — Magnanimità. — Vanagloria. — _38._ Constanza. H. 10 r.

— Inconstanza. — Temperanza. — Intemperanza. H. 10 v. — _39._ Umiltà.

— Superbia. H. 11 r. — Astinenza. — Gola. — _40._ Castità. H. 11 v. —

Lussuria. — Moderanza. — Aquila. H. 12 r. — _41._ Lumerpa, fama. H.

12 v. — Pellicano. — Salamandra. — _42._ Camaleon. H. 13 r. — Alepo

pesce. — Struzzo. — Cigno. — Cicogna. H. 13 v. — _43._ Cicala. H. 14 r.

— Basalisco. — L’aspido, sta per la virtù. H. 14 v. — Drago. — Vipera.

— _44._ Scorpione. H. 15 r. — Cocodrillo, ipocresia. — Botta. H. 17 r.

— _45._ Bruco, della virtù in generale. — Ragno. H. 17 v. — Leone. H.

16 r. — _46._ Taranta. — Duco o civetta H. 18 v. — Leofante. H. 19, 20

r. e v. — _48._ Il dragone. H. 20 v. — _49._ Serpente. — Boa. H. 21 r.

— Macli pel sonno è giunta. — _50._ Bonaso noce colla fuga. H. 21 v.

— Palpistrello. — _51._ Pernice. — Rondine. H. 14 r. — Ermellino. H.

48 v. — Leoni, pardi, pantere, tigri. H. 22 r. — Leonessa. H. 22 v.

— _52._ Leone. — Pantere in Africa. H. 23 r. — Cammelli. H. 23 v. —

_53._ Tigre. — Catopleas. H. 24 r. — _54._ Basilisco. — Donnola over

bellola. — _55._ Ceraste. H. 24 v. — Amfesibene. — Iaculo. — Aspido.

H. 25 r. — _56._ Icneumone. — Cocodrillo. H. 25 v. — _57._ Delfino. H.

26 r. — _58._ Hippotamo. — Iris. — Cervi. H. 26 v. — _59._ Luserte. —

Rondine. — Bellola. — Cinghiale. H. 27 r. — Serpe. — Pantera. — _60._

Camaleonte. H. 27 v. — Corbo. — Magnanimità. — Gru. — Cardellino. H.

17 v. — _61._ Dell’antivedere. H. 98 r. — Per ben fare. H. 98 v. — Sul

medesimo soggetto. H 99 r. — Del lino. G. 88 v. — _62._ Frammento. G.

89 r.

I PENSIERI.

PENSIERI SULLA SCIENZA.

_Pag. 65._ La teoria e la pratica. R. 110. — Dell’error di quelli,

che usano la pratica sanza scienza. G. 8 r. — Paragone del pratico.

C. A. 76 r. — _66._ Precedenza della teorica alla pratica. I. 130 r.

— Sul medesimo soggetto. Lu. 405. — Consiglio al pittore. Lu. 750.

— Sul medesimo soggetto. Lu. 54. — _67._ Sul fatto anatomico dello

sviluppo grande del cranio nel fanciullo. Ash. I. 7 r. — Diversità

della teorica dalla pratica. C. A. 93 v. — _68._ Sterilità delle

scienze senza applicazione pratica. Lu. 9. — Sul medesimo soggetto.

R. 1169. — Ricordi di Leonardo. F. 2 v. — _69._ La distribuzione dei

suoi trattati. F. 23 r. — Valore intrinseco del sapere. C. A. 223 r.

— Naturale istinto dell’uomo al sapere. C. A. 119 r. — _70._ Piacere,

che nasce dalla contemplazione della natura. C. A. 91 v. — Leonardo

contro gli sprezzatori delle sue opere. C. A. 119 r. — _71._ Contro gli

sprezzatori della scienza. T. 41 v. — Riflessione sulla struttura del

corpo umano. R. 1178. — _72._ Contro gli uomini, che mirano solo alla

vita materiale. R. 1179. — I due campi della conoscenza. C. A. 365 v.

— Il supremo bene è il sapere. T. 2 r. — _73._ Valore del sapere nella

vita. C. A. 112 r. — Glorificazione della scienza. Lu. 65. — _74._ Come

per tutti’ viaggi si po’ imparare. Ash. I. 31 v. — L’inerzia guasta

la sottilità dell’ingegno. C. A. 284 v. — Lo studio senza voglia non

dà alcun frutto. R. 1175. — Sul medesimo soggetto. Ash. I. 34 r. —

_75._ Per giudicare l’opera propria bisogna riguardarla dopo lungo

intervallo. C. A. 122 v. — Antiquitas sæculi iuventus mundi. M. 58 v.

— Glorificazione della verità. V. U. 12 r. — _76._ Conseguenza delle

opposizioni alla verità. C. A. 118 r. — Definizione della scienza.

Lu. 1. — _78._ Valore delle regole date da Leonardo al pittore. C.

A. 218 v. — _79._ Legge, che governa lo svolgimento storico della

pittura e delle scienze. C. A. 141 r. — _80._ Contro il principio di

autorità nella scienza. C. A. 119 r. — _81._ Il seguace della natura e

il seguace della autorità degli scrittori. C. A. 117 r. — Superiorità

degli scopritori del vero sui commentatori delle opere altrui. C.

A. 117 r. — _82._ Contro gli umanisti. C. A. 119 r. — Reverenza di

Leonardo per gli antichi inventori. F. 27 v. — _83._ Valore della

autorità. C. A. 76 r. — Spontaneità della creazione artistica e

scientifica. C. A. 76 r. — Studio dell’antichità. C. A. 147 r. —

Necessità della esperienza e della matematica nelle scienze. Lu. 1. —

_84._ La esperienza. R. 1150. — La sperienza non falla, ma sol fallano

i nostri giudizi, promettendosi di lei cose, che non sono in sua

potestà. C. A. 154 r. — _85._ Necessità della successione dell’effetto

alla causa. C. A. 154 r. — La certezza delle matematiche. R. 1157.

— Generale applicabilità della matematica. K. 49 r. — _86._ Delle

scienze. G. 96. — Leonardo al lettore. R. 3. — Della meccanica. E. 8 r.

— La meccanica e la esperienza. R. 1156. — Accordo fra l’esperienza e

la ragione. C. A. 86 r. — _87._ La deduzione. R. 6. — Bisogna passare

dal noto all’ignoto. E. 54 r. — La legge di natura domina i fatti.

C. A. 147 v. — L’esperienza è il fondamento della scienza. H. 90 r.

— _88._ Sul medesimo soggetto. A. 31 r. — Dalla investigazione degli

effetti si scoprono le cause. E. 55 r. — Bisogna ripetere le esperienze

e variare le circostanze. A. 47 r. — _89._ Esempio della precedente

regola. M. 57 r. — Bisogna limitare la ragione alla esperienza, non

estendere la ragione al di là della esperienza. I. 102 r. e v. — _90._

A coloro che affermano l’acqua trovarsi alla sommità dei monti, perchè

il mare è più alto, che la terra. F. 72 v. — _91._ La prospettiva

e la matematica. C. A. 200 r. — _92._ La cognizione ha origine dal

senso. T. 20 v. — Conseguenza del predetto principio. R. 838. — _93._

La testimonianza del senso è il criterio del vero. Lu. 16. — _94._ Le

vere scienze sono quelle che si fondano sulla testimonianza dei sensi.

Lu. 33. — _96._ Inganno della mente abbandonata a sè stessa. Lu. 65.

— Sul medesimo soggetto. C. A. 153 v. — Contro la metafisica. B. 4 v.

— _97._ Superiorità degli animali sull’uomo. F. 96 v. — Dal dizionario

di Leonardo. T. 12 r. — Superiorità della scienza della pittura sulla

filosofia. Lu. 10. — Non si conosce l’essenza delle cose, ma i loro

effetti. C. A. 79 r. — _98._ Come la massa dell’acqua, che circonda la

terra, ha forma sferica. C. A. 75 v. — La divisibilità all’infinito

è un’astrazione mentale. C. A. 119 r. — _99._ L’infinito non si può

abbracciare colla ragione. C. A. 113 v. — Sul medesimo soggetto. H. 67

v. — La finalità delle cose trascende la mente umana. G. 47 r. — _100._

Gli antichi si sono proposti dei problemi insolubili. C. A. 119 r. —

Limiti alla definizione dell’anima. R. 837. — _101._ Contro gli ingegni

impazienti. R. 1210. — _103._ Della vita del pittore nel suo studio.

Ash. I. 27 v. — _104._ Consigli al pittore. Ash. II. 1 r. — _105._

Altro consiglio. Lu. 58. — _106._ Consiglio. L. 53. — Vita del pittore

filosofo ne’ paesi. C. A. 181 v. — _107._ Necessità della analisi. Ash.

I. 28 r. — _108._ Carattere delle opere di Leonardo. R. 4. — _109._ Suo

desiderio insaziabile di conoscere. R. 1339.

PENSIERI SULLA NATURA.

Frammenti letterari e filosofici · 第 18 / 19 段