XXXVII.

Dante adunque pensò:

Le tre disposizioni mostrate dal Filosofo sono incontinenza, bestialità

e malizia. Incontinenza è sottomettere la ragione all’appetito.

L’appetito ha due parti: il concupiscibile e l’irascibile. Vi è dunque

incontinenza di concupiscibile e d’irascibile. Non frenare il

concupiscibile è detto peccato di lussuria e gola; e, da molti se non da

tutti, di avarizia. Ma incontinenza di irascibile che cosa è? ira?

L’ira, dicono i Teologi (_S._ 2ª 2ae LXXIII 2), si conviene con quei

peccati che mirano al male del prossimo; dunque è peccato di malizia.

Invero malizia è fare ingiuria, ciò è peccare contro la giustizia; e

ingiuria, come si legge in Tullio, in due modi si può commettere: con la

forza e con la frode. Ira dunque sarà l’ingiuria fatta con la forza. Ma

alla giustizia, si legge pure (_cfr._ _Moralium dogma_ in Sundby,

_Brunetto Latini_, pp. 401 e 426), si oppone come la _Truculentia_ che

si divide in _Vis_ e _Fraus_, così la _Negligentia_, e la _Negligentia_

vale _non propulsare iniuriam_. Questa _negligentia_ a quale dei sette

peccati assomiglia più che all’accidia? Nel fatto l’accidia è _Tristitia

quaedam_; e, dice il Dottore (1ª 2ae XLVI 1), quando molto alta fu la

persona che recò ingiuria, non ne segue _Ira_ ma _Tristitia_. Ora questi

tristi, questi negligenti, questi accidiosi sarebbero forse incontinenti

di irascibile? Tutto al contrario: perchè l’irascibile ci è dato per

superare e vincere ciò che può portarci nocumento; e questi tali, non

che averne soverchio, ciò è esserne incontinenti, di irascibile ne hanno

poco o punto. Ma, per tornare indietro, se rettamente incontinenti

nell’amore delle ricchezze, concepite come un bene corporale, sono gli

avari, si potranno chiamare incontinenti con altrettanto diritto i

prodighi? Non sembra: eppure i prodighi hanno a essere puniti

nell’Inferno e nel Purgatorio nello stesso luogo che gli avari. Ora coi

tristi che dissi, quali peccatori si convengono nello stesso modo che i

prodighi con gli avari? Chiaro, che gl’incontinenti di irascibile, ossia

quelli che non seppero frenare questa parte del loro appetito sensitivo;

e come incontinenti sono considerati i mali spenditori, sì avari e sì

prodighi, così incontinenti si devono considerare i disordinati

nell’irascibile, sì quelli che ne ebbero troppo e sì quelli che ne

ebbero troppo poco. Ma tristi sono, ciò è negligenti e accidiosi questi:

a qual diritto si potranno chiamare accidiosi anche quelli? A questo:

ingiuria non fecero, perchè così sarebbero rei di malizia. Non furono

dunque maliziosi. Furono essi buoni? No; perchè furono incontinenti.

Dunque non furono nè buoni nè cattivi, appunto come gli accidiosi;

perchè l’accidia è _taedium operandi_. Ma se proprio non avessero fatto

nè il bene nè il male, vano al tutto sarebbe stato per loro il dono

divino della libertà, ed essi sarebbero stati simili agli Angeli che non

furono nè ribelli nè fedeli. E di sì fatti il mondo ha gran numero, che

si può dire che non siano vivi. Ora di questi non si può dire che

offendano la giustizia, mentre di quelli che sono incontinenti

d’irascibile si può dire, poi che ingiuria non fecero bensì ma vollero

fare, o l’ingiuria non respinsero chiudendosi nell’ignava Tristizia. Vi

è dunque accidia di chi non elegge tra bene e male, e di chi elesse o il

bene o il male, ma non lo fece per viltà o per tedio di operare. Ma è

solo tedio di operare l’accidia? No, chè oltre quella la quale si può

definire un lento amore a conseguire il sommo Bene, vi è l’altra che si

può chiamare un lento amore a vederlo: quella a cui si riduce tutta

ignoranza. Accidiosi dunque sono quelli che non conobbero o misconobbero

Dio: Virgilio, per esempio, e Farinata. Nello stesso grado? No: chè,

sebbene non involontaria sia al tutto (e come Dio solo sa) l’ignoranza

sì d’un antico spirito magno, sì d’un parvolo innocente morto avanti il

battesimo; maliziosa, oltre che volontaria, è quella degli antichi e

recenti epicurei, che fanno morta l’anima col corpo. Maliziosa: ma con

male del Prossimo? poi che malizia ha ingiuria per fine. Ora fecero

ingiuria, fecero il male al Prossimo questi epicurei? Se avessero fatto

ingiuria o male, essi non sarebbero accidiosi o ignoranti volontari

soltanto, ma avendo veramente contristato altrui con l’opera, si

avrebbero a chiamare altrimenti: seminatori, ad esempio, di scandalo e

di scisma. Così quelli che non solo amarono soverchiamente le ricchezze,

ma per oro o per argento adulterarono le cose di Dio, non sono solo

incontinenti nè si hanno a dire semplicemente avari, ma poi che fecero

male al Prossimo, calcando i buoni e sollevando i pravi, si devono

comprendere tra quelli che usarono malizia, e, anzi, malizia con frode.

E così i lussuriosi, che respinsero la generazione della prole, e gli

avari che rifiutarono il lavoro della terra, non sono lussuriosi e avari

semplici. Ma quali sono essi?

Minerva oscura Prolegomeni: la costruzione morale del poema di Dante · 第 53 / 84 题