Del Poema di Dante io posso dunque ora dire di conoscere un punto che
era poco o mal conosciuto: la costruzione morale. Il soggetto ne è
l’Uomo, secondo che bene o mal meritando è esposto al premio o alla
pena. Ma non può meritare bene o male se non chi libera ha la volontà;
sì che il Poema può dirsi il drama della volontà umana e della divina
giustizia. Questa è imperscrutabile (_Par._ XIX), libera è quella
(_Par._ V 19 e passim), sempre e a ogni modo. Nè gl’influssi celesti
hanno tanto potere da annullare o menomare la libertà di questa e perciò
la ragione di quella: la mente soggiace solo a Dio e in essa la volontà
ha suo lume; tanto più che in terra da Dio fu destinata agli uomini la
condotta o guida de’ due Soli per mostrare le due strade, del mondo e di
Dio (_Purg._ XVI). Libero creò Dio l’Uomo, come libero aveva prima
creato l’Angelo. Gli Angeli furono creati col mondo, e tosto creati
fecero atto di elezione tra il bene e il male, e al bene e al male, una
volta eletto, aderirono poi con piena e ferma volontate (_Par._ XXIX).
Tra essi alcuni non elessero tra il bene e il male e non profittarono
del dono più grande che Dio potesse fare, e ‛non furon ribelli Nè fur
fedeli a Dio, ma per sè foro’. Gli Angeli fedeli cominciarono subito la
loro arte di aggirarsi intorno al loro Creatore, e gl’infedeli e i
neutri, nell’atto stesso d’inalzarsi sopra Dio, furono travolti in giù.
Nel momento stesso che i cieli presero a muoversi, si apriva il baratro
dell’Inferno a ricevere Lucifero e i suoi compagni e sorgeva il monte
del Purgatorio (_Inf._ XXXIV 121 e segg.). Libero fu creato l’Uomo e
posto in cima di questo monte, nel paradiso terrestre. Ora anch’egli
poco dopo la sua creazione, dopo sette ore, potè fare atto di elezione,
e, sedotto dall’Angelo malo, elesse il male (_Par._ XXVI 139). Così
l’uomo imparò la morte, e nell’atto stesso di elevarsi sopra Dio fu
reietto e popolò di sè vivo la Terra e di sè morto l’Inferno. Senza voci
di abitatori, nell’emisperio australe usciva alta dalle acque la
montagna, sulla cui cima verdeggiava la foresta della vita e
dell’innocenza. Non più libera era la volontà dell’Uomo; pure non era,
come quella degli Angeli rei, ferma immobilmente al male: chè Dio voleva
redimere l’Uomo incarnandosi e versando il suo sangue per lui, e chi già
aveva fede in questa misteriosa promessa, attendeva, nell’Inferno bensì
ma in luogo secreto, nel primo cerchio di esso, che quella si adempiesse
ed egli si potesse ricongiungere a Dio. E la promessa si adempiè e in un
monte opposto e contrario alla montagna deserta penzolò a un legno
l’Uomo-Dio; e le porte d’Inferno furono rotte e si popolarono le spere
del Cielo. Da allora la volontà umana, che anche prima non era stata del
tutto decisa da Dio perchè poteva a lui rivolgersi con la fede in Cristo
venturo, tornò, dopo il battesimo e con la fede in Cristo venuto, al
tutto libera; e ognuno potè bene o male meritare. E l’Inferno continuò
ad accogliere quanti a Dio volgevano il tergo, e il Cielo quanti a Dio
volgevano la faccia; e la montagna del Purgatorio vide salire per li
scaglioni suoi quanti a Dio si convertivano dopo essere stati volti o al
male, o al bene che non è vero bene. Ora Dante volle descrivere questo
triplice regno dei morti. Gliene parlavano la Filosofia e la Teologia.
Egli volle mostrare che non si contradicevano, pur che la seconda
movesse la prima e questa si dirizzasse a quella. Il Poeta, dall’una e
dall’altra e ora dall’una ora dall’altra, sapeva che i cieli erano nove
con decimo l’Empireo che è pura luce; che il male che l’Uomo può fare si
riduce a sette peccati capitali; che tre sono le disposizioni che il
cielo non vuole. Egli pensò che le tre disposizioni Aristoteliche
dovevano comprendere i sette peccati Gregoriani. Egli disegnò i regni
dove erano puniti con pena eterna o temporale i sette peccati, in modo
che essi tra loro rispondessero a parte a parte e rispondessero a parte
a parte con le nove spere del Cielo.