E il Poeta è fermo sull’ingresso del quarto scaglione del purgatorio,
quando domanda e ottiene una nuova dichiarazione sugli speciali Peccati
che si purgano nel girone che è avanti lui e negli altri tre che sono
sopra lui. Che cosa ha veduto sin allora? Ha veduto anime tutte converse
a Dio, su per il monte che è sotto l’emisferio contrapposto a quello che
si inarca sulla terra e sul centro di essa che è Gerusalemme. Ma prima
d’entrare la porta del Purgatorio egli vide andar lentamente o sedersi
stanche anime che si conversero bensì a Dio, ma tardivamente, per
difetto nella Volontà. Queste anime sono di quattro ragioni: di
scomunicati, di altri che indugiarono il pentimento al punto di morte,
di altri a cui il pentimento fu in certo modo estorto dalla morte
violenta, di altri, che sono re e principi, che hanno negletto ciò che
dovevano fare (_Purg._ VII 92). Tutti sono negligenti, quanto a dire
accidiosi in certo modo; e possono ridursi a due specie: dei negligenti
che avevano, se non perduto, almeno smarrito l’eterno amore per
maledizione ecclesiastica, e, segregati dalla comunione dei fedeli,
erano stati posti nella condizione degli infedeli; e questi
corrispondono sì ai sospesi nel Limbo che hanno perduto il cielo per non
aver fè; salvo che i primi potevano e vollero tornare a Dio, e i secondi
meno potevano e meno vollero riconoscer la fede; e sì agli eresiarchi
che potevano e non vollero; e dei negligenti che, pur non essendo in
istato d’infedeltà, vissero _aversi_ e si conversero solo all’ultimo; e
questi corrispondono come agli ignavi dell’Antinferno così agli altri
accidiosi dello Stige, che vissero e morirono aversi, pur non avendo
fatta ingiuria propria. Come tra questi staranno, quali porci in brago,
gran regi, perchè in loro il valore è maggior dovere e più facile ad
essi e più utile agli altri, così tra questi negligenti stanno in una
Valletta amena imperatori, re e principi, puniti per qualche loro
negligenza, che non grave in sè come quella degli altri aspettanti, è
pure con simile indugio punita, perchè di tali che meno la dovevano
avere. E la Valletta amena corrisponde tuttavia al nobile Castello, in
quanto qui e lì sono segregati nobili e magni spiriti, cui acquisti
grazia nel cielo l’onrata nominanza che hanno nella terra (_Inf._ IV 76
e segg.). E sebbene la corrispondenza non sembri così esatta, da fare
che le quattro specie di accidiosi dell’Antinferno e Antidite siano
richiamate dalle quattro sorte di negligenti dell’Antipurgatorio, pure
si vede in Dante lo studio d’una simmetria esterna, suddividendo in
quattro queste sorte che sarebbero veramente due. Ma egli volle che la
corrispondenza fosse doppia: di Antipurgatorio con Antinferno e
Antidite, come è ragionevole avesse a essere, essendo l’Antipurgatorio
di aversi per tutta la vita, conversi solo all’ultimo (salvo forse i
principi, la cui negligenza fu d’altra parte più grave); e di
Antipurgatorio con Antinferno e Limbo soltanto, nella quale
corrispondenza la Valletta richiama il Castello; e del quarto girone del
purgatorio col quinto e sesto cerchio dell’Inferno. Dante salì per li
tre gradi, sull’ultimo dei quali stava l’Angelo, ed entra coi sette _P_
in fronte nella porta serrata, a cui indietro volgersi non deve chi a
Dio si converse, ed è, d’allora soltanto, da lui ricevuto in penitenza.
Sale faticosamente di cornice in cornice (poi che solo quando avrà
purgate le sue colpe, il suo volere sarà libero e i piedi non sentiranno
più fatica: _Purg._ XII 124), e vede pagare il fio prima la superbia,
così più volte nominata e qualificata già disio dell’eccellenza (XI 86);
poi la colpa dell’invidia, per la quale si è più lieti degli altrui
danni che di ventura sua (XIII 110); per la quale si appuntano i desiri
dove per compagnia parte si scema (XV 50); poi il foco d’ira o
l’iracondia, che dagli esempi e di virtù contraria e di colpa punita,
riesce chiaramente un desiderio di vendetta. Notevole anzi che i tre
esempi di colpa punita, sono un’_empiezza_ di madre che uccide il suo
pargolo, una non riuscita vendetta d’uomo contro uomo, e un suicidio.
Appena il Poeta ha visitate queste tre cornici ed è salito alla quarta,
sente dalla Ragione dichiarare che ciò che ha veduto piangere di sotto,
è il triforme amor del male; del mal del Prossimo; del Prossimo, non di
Dio, non di sè, chè non si può odiar Dio, se si vede _secundum seipsum_
o _per essentiam_ (_S._ 2ª 2ae XXXIV 1), nè sè medesimi, se il bene che
uno vuole a sè è bene, e non male appreso come bene, e se uno ama sè per
quello che è principalmente, e non per quello che stima di
principalmente essere, _secundum naturam corporalem et sensitivam_ (_S._
1ª 2ae XXIX 4). Si parla dunque, a questo punto del Purgatorio,
dell’Uomo che sia quello che veramente ha da essere: _converso_ al bene
ciò è a Dio, che _convertit omnia ad seipsum_; ma solo _in quantum est
essendi principium, per essentiam, per seipsum_, non per certi suoi
effetti: che allora l’Uomo può odiarlo; e l’odio _est aversio quaedam_
(_S._ 2ª 2ae XXXIV 1). L’odio di Dio e di sè è dunque là nel baratro
contrapposto, non quassù per il santo monte. Quassù si sconta l’amore
del male del Prossimo appreso come un bene: colpa dell’errante Amore. E
il male del Prossimo si amò dai peccatori mediatamente: che
immediatamente essi amarono l’eccellenza, il podere, grazia, onore e
fama, la vendetta o il soddisfacimento della loro ira; ma per aggiungere
questi fini, bramarono la soppressione e il male, in somma, del
Prossimo. Se il Prossimo l’avessero veramente soppresso e in qualunque
modo ingiuriato, sarebbero i peccatori nelle tre cornici del purgatorio?
Dante deve credere di no, perchè essi allora sarebbero rei di malizia,
di cui ingiuria è il fine, per il quale, o raggiunto con forza o con
frode, essi sarebbero _aversi_ da Dio, nell’inferno. E quando se ne
fossero pentiti? Ecco: per certe colpe, non avrebbero già fatto a tempo;
se avessero soppresso il benefattore o l’ospite; e poi, per Dante, certi
peccati portano un accecamento e indurimento (_excaecatio et
obduratio... animi humani inhaerentis malo et aversi a divino lumine_:
_S._ 1ª 2ae LXXIX 3), simboleggiato nel Gorgon che è in mano alle tre
Furie, che rende se non impossibile il pentimento, almeno così tardivo
da costringere i pentiti a lungo indugio nell’Antipurgatorio. E solo
l’avessero bramato, questo male, e non fatto, non avevano perciò bisogno
di volgersi a Dio col pentimento per essere ammessi al Purgatorio?
Avevano: altrimenti, _conversi_ come sarebbero stati a un bene secondo
loro, che non solo non è il vero bene ma il male secondo verità,
sarebbero stati pur sempre _aversi_ da Dio; e avrebbero avuto luogo tra
quelli cui vinse l’ira e quietarono nel male. L’Uomo adunque, giunto
alla quarta cornice, apprende che i superbi, gl’invidi e gl’iracondi dei
tre primi gironi del Purgatorio, amarono il mal del Prossimo, e
comprende subito che quelli dei tre ultimi cerchi dell’Inferno, che il
male fecero, nè al Prossimo solo, sono iracondi, invidi e superbi. Nel
Purgatorio sono a mano a mano qualificati con detti nomi, e solo dopo
lasciati, nel girone dell’accidia, all’ingresso, dichiarati con un
ragionamento filosofico Tomistico; nell’inferno sono dichiarati con un
ragionamento filosofico Aristotelico, prima di essere visitati,
all’uscire dal ripiano dell’accidia. Quindi l’Uomo sente la definizione
di detta accidia che è lentezza dell’Amore in vedere o acquistare il
bene che è vero bene; nella quale definizione è compresa l’accidia sì
della vita pratica e sì della vita intellettuale. E comprende che questa
accidia è di _conversi_ a Dio, chè quella di _aversi_ non può consistere
che in un odio, ciò è aversione, scemo però di effetto, o lento, se si
vuole, di questo medesimo bene. E visita sì questa cornice, sì le altre
tre, nelle quali si espiano le colpe di avarizia e suo contrario, di
gola e di lussuria, che la Ragione a lui non nomina per loro proprio
nome, ma dichiara come amore che si abbandona troppo a un bene che non è
il vero bene, quasi pensando che il suo discepolo questi nomi li sa già
dall’Inferno. E giunge alla foresta viva. Da selva a foresta:
dall’impedimento del vizio alla libertà, dalle tenebre alla luce.