XXXIV.

Sopra lui è il Paradiso, al quale solo guardando negli occhi a Beatrice,

ciò è alla Scienza Divina, ascende dopo essere stato immerso nei fiumi

di Letè ed Eunoè. Vede prima il cielo della Luna, un pianeta con

macchie, i cui santi appaiono come a traverso vetri tersi o acque

nitide, un poco appannati; poi il cielo di Mercurio, spera che si vela

a’ mortai con gli altrui raggi, nel quale i beati traspaiono come pesci

in peschiera tranquilla e pura. Difettiva era stata la virtù sì di

quelli e sì di questi. Quelli avevano fatto olocausto della loro volontà

a Dio; poi la loro volontà era stata forzata. Ma la volontà, se non

vuol, non s’ammorza, e in questo dunque patì difetto la loro virtù.

Così, per un mistero, anche la mancanza di fede e perciò di libero

arbitrio nei non credenti del Limbo, non era stata del tutto

involontaria. Chiara è di questi beati preganti la corrispondenza con

quei dannati sospirosi. Quelli la volontà loro avevano, per il peccato

originale, decisa da Dio; questi a Dio l’avevano unita per il voto.

Quella a Dio non si congiunse, questa in Dio non si fermò: nè per loro

colpa: in vero nè sono veramente quelli compresi nell’Inferno delle

pene, nè questi esclusi dal Paradiso dei premi; e tuttavia per loro

difetto, così che quelli sono dell’inferno nel primo cerchio e questi

del cielo nella sfera più tarda. E corrispondono pure in qualche modo

questi beati con gl’ignavi d’oltre Acheronte: nel fatto che gli uni e

gli altri annullarono la loro volontà, ma gli uni in sè e gli altri in

Dio. Nel secondo regno sono spiriti, attivi bensì ma perchè onore e fama

gli succeda. Quindi la loro attività ebbe meno meriti, perchè i loro

desiri deviarono da Dio. In quale spera avrebbe avuto il suo premio

Farinata, che a ben far pose l’ingegno, se non avesse misconosciuto Dio?

In quale i rissosi dello Stige, che non furono attivi, ma erano pure

spinti, sebbene in vano, dall’irascibile che ha di mira l’arduo? In

questa; la quale perciò corrisponde all’altro ripiano della accidia

aversa o infernale. Il pianeta macchiato e la stella velata sono come un

Antiparadiso, corrispondente all’Antinferno e all’Antidite. Corrisponde

esso all’Antipurgatorio? Chiaramente: poi che in questo indugiano quelli

la cui volontà fu tarda nel volgersi a Dio e i disiri più disviarono dal

vero amore. E così può tenersi per certo, che purgati dai sette _P_, i

principi della Valletta nella spera velata luceranno un giorno, con

Giustiniano e Romeo. E l’Uomo sale al cielo di Venere, dove sono i pien

d’amore, cui l’influsso di quella stella avrebbe potuto trarre in mezzo

alla bufera infernale o al fuoco del Purgatorio. E in questo cielo è

notevole come Carlo Martello ricordi Francesca, e il parlare di quello

(‛E sem sì pien d’amor che, per piacerti, Non fia men dolce un poco di

quiete’) richiami il parlare di questa (‛Di quel che udire e che parlar

ti piace, Noi udiremo e parleremo a vui Mentre che il vento, come fa, si

tace’), e la voce di grande affetto impressa faccia ripensare

all’affettuoso grido; e il muoversi in giro delle anime amanti e tutto

in somma riproduca la rapina delle ombre dipartite da nostra vita per

via d’amore.

Minerva oscura Prolegomeni: la costruzione morale del poema di Dante · 第 47 / 84 题