Sopra lui è il Paradiso, al quale solo guardando negli occhi a Beatrice,
ciò è alla Scienza Divina, ascende dopo essere stato immerso nei fiumi
di Letè ed Eunoè. Vede prima il cielo della Luna, un pianeta con
macchie, i cui santi appaiono come a traverso vetri tersi o acque
nitide, un poco appannati; poi il cielo di Mercurio, spera che si vela
a’ mortai con gli altrui raggi, nel quale i beati traspaiono come pesci
in peschiera tranquilla e pura. Difettiva era stata la virtù sì di
quelli e sì di questi. Quelli avevano fatto olocausto della loro volontà
a Dio; poi la loro volontà era stata forzata. Ma la volontà, se non
vuol, non s’ammorza, e in questo dunque patì difetto la loro virtù.
Così, per un mistero, anche la mancanza di fede e perciò di libero
arbitrio nei non credenti del Limbo, non era stata del tutto
involontaria. Chiara è di questi beati preganti la corrispondenza con
quei dannati sospirosi. Quelli la volontà loro avevano, per il peccato
originale, decisa da Dio; questi a Dio l’avevano unita per il voto.
Quella a Dio non si congiunse, questa in Dio non si fermò: nè per loro
colpa: in vero nè sono veramente quelli compresi nell’Inferno delle
pene, nè questi esclusi dal Paradiso dei premi; e tuttavia per loro
difetto, così che quelli sono dell’inferno nel primo cerchio e questi
del cielo nella sfera più tarda. E corrispondono pure in qualche modo
questi beati con gl’ignavi d’oltre Acheronte: nel fatto che gli uni e
gli altri annullarono la loro volontà, ma gli uni in sè e gli altri in
Dio. Nel secondo regno sono spiriti, attivi bensì ma perchè onore e fama
gli succeda. Quindi la loro attività ebbe meno meriti, perchè i loro
desiri deviarono da Dio. In quale spera avrebbe avuto il suo premio
Farinata, che a ben far pose l’ingegno, se non avesse misconosciuto Dio?
In quale i rissosi dello Stige, che non furono attivi, ma erano pure
spinti, sebbene in vano, dall’irascibile che ha di mira l’arduo? In
questa; la quale perciò corrisponde all’altro ripiano della accidia
aversa o infernale. Il pianeta macchiato e la stella velata sono come un
Antiparadiso, corrispondente all’Antinferno e all’Antidite. Corrisponde
esso all’Antipurgatorio? Chiaramente: poi che in questo indugiano quelli
la cui volontà fu tarda nel volgersi a Dio e i disiri più disviarono dal
vero amore. E così può tenersi per certo, che purgati dai sette _P_, i
principi della Valletta nella spera velata luceranno un giorno, con
Giustiniano e Romeo. E l’Uomo sale al cielo di Venere, dove sono i pien
d’amore, cui l’influsso di quella stella avrebbe potuto trarre in mezzo
alla bufera infernale o al fuoco del Purgatorio. E in questo cielo è
notevole come Carlo Martello ricordi Francesca, e il parlare di quello
(‛E sem sì pien d’amor che, per piacerti, Non fia men dolce un poco di
quiete’) richiami il parlare di questa (‛Di quel che udire e che parlar
ti piace, Noi udiremo e parleremo a vui Mentre che il vento, come fa, si
tace’), e la voce di grande affetto impressa faccia ripensare
all’affettuoso grido; e il muoversi in giro delle anime amanti e tutto
in somma riproduca la rapina delle ombre dipartite da nostra vita per
via d’amore.