[15] _Inf._ V 19.
se non che il Maestro è pronto a ribattere la insinuazione, come diremmo
noi, del giudice infernale. Nè può, nel terzo, incorarlo il notare che
il gran vermo mostra le sanne, non a lui solo, ma a tutti e due:
Quando _ci_ scorse Cerbero, il gran vermo,
Le bocche aperse, e _mostrocci_ le sanne.[16]
[16] _Inf._ VI 22 e seg.
Se avesse compreso che solo esso era il minacciato e non Virgilio,
avrebbe creduto di avere in lui un ausiliatore sicuro; ma Virgilio era
con lui accomunato nel pericolo. Vero è che anche questa volta il
Maestro è pronto, non con le parole più, ma con le pugna piene di terra.
Nel quarto cerchio il timore di Dante ha tempo di manifestarsi, alla
voce chioccia di Pluto; chè il Maestro gli si volge per confortarlo;
Non ti noccia
La tua paura, chè, poder ch’egli abbia,
Non ti torrà lo scender questa roccia.[17]
[17] _Inf._ VII 4 e segg.
Finora, in tutti i quattro cerchi, Dante o esplicitamente o
implicitamente ha narrato di avere avuto paura; il che vuol dire che
egli non si fidava ancora perfettamente di Virgilio: al quinto poi, la
sua sfiducia è tanta, che egli propone di ritrovar l’orme loro:
Pensa, Lettor, se io mi sconfortai
Nel suon delle parole maledette;
Ch’io non credetti ritornarci mai.
O caro duca mio, che più di sette
Volte m’hai sicurtà renduta, e tratto
D’alto periglio che incontro mi stette,
(non sono veramente nemmeno sette le volte, e questa esagerazione
attesta il timore presente, e le parole che seguono provano, se ce n’è
di bisogno, il timore passato)
Non mi lasciar, diss’io, così disfatto:
E se ’l passar più oltre c’è negato,
Ritroviam l’orme nostre insieme ratto.[18]
[18] _Inf._ VIII 94 e segg.
Lasciato solo un poco, Dante è in forse; e il sì e il no gli tenzonano
nel capo; vedendo poi tornare il suo Signore con passi rari, con gli
occhi alla terra, senza baldanza e sospiroso, egli sbigottisce e la
viltà gli spinge sul volto il pallore; e al sentirlo parlare interrotto
e tra sè, impaura sempre più e ci confessa di aver molto dubitato che si
avverasse la speranza e l’aspettazione di Virgilio che di qua dalla
porta dell’inferno alcuno discendesse l’erta. Ora non poteva essere, se
mai, se non dal Limbo, chè gli altri dannati sono dalla loro colpa
circoscritti al loro cerchio; e Dante appunto domanda se dal Limbo può
alcuno venire negli altri cerchi più bassi. Virgilio mostra di credere
che la diffidenza di Dante non sia per l’aspettato salvatore, ma per lui
stesso; e risponde assicurandolo che già altra volta fece il viaggio; e
quindi: