--Verrà?... Non verrà?...
Passeggiando rapidamente da un capo all'altro della terrazza della sua
villa, la duchessa di Neli si rivolgeva per la centesima volta, da che
aveva incontrato l'Olderico, quella domanda. Ella aveva ancora dinanzi
la sua figura aristocratica, dai gesti agevoli e corretti; sentiva
ancora il suono della sua voce quando, al ritorno dal romitorio, preso
posto nel _landau_ della marchesa, si era intavolata una discussione
sulle cose dell'arte e della letteratura, ed egli aveva svolto delle
opinioni e manifestati dei gusti delicati, squisiti, quasi femminili.
Aveva ancora promesso di mandare dei libri alle signore, e la duchessa
contava su di questo perchè quella relazione si annodasse. Ora ella si
pentiva di non avergli dato ad intendere che la sua compagnia le
sarebbe stata molto gradita, e che lo avrebbe rivisto con piacere in
casa propria. Come era stata fredda, rigida, antipatica! Doveva
certamente aver fatto un effetto di repulsione invincibile. Già, era
così mal messa! Quella povera vesticciuola grigia!... Quella
_cappottina_ dell'altro anno!... Non aveva sorriso neppure una sola
volta, non aveva dischiuso abbastanza le labbra perchè, in mancanza di
gioielli, egli vedesse almeno le perle dei suoi denti.
--Verrà?... Non verrà?...
Malgrado i suoi timori e i suoi pentimenti, la duchessa serbava ancora
qualche speranza. Nella solitudine di quella villeggiatura fuori mano,
l'Olderico avrebbe probabilmente colta con premura l'occasione di
stringere una nuova relazione. E poi, e poi.... trentacinque anni, è
vero; dei capelli bianchi.... ma, con una mano sulla coscienza, la
duchessa sentiva di esser cento volte preferibile a quella povera
marchesa, che sprecava ormai invano tutta la sua civetteria!...
Sentiva però nello stesso tempo che ella non aveva ancora molto da
aspettare, e che bisognava decidersi. Per l'appunto, la rigida
sorveglianza del duca si era in quel momento rallentata. Suo marito la
lasciava lunghe giornate sola, per andare in città, dove lo chiamava
una sua tresca che era dappertutto il discorso del giorno. Egli non la
giudicava più pericolosa! La sua gelosia veniva meno, perchè egli non
credeva più che ella fosse desiderabile! Glie lo aveva detto, in uno
di quei suoi scherzi feroci di _enfant terrible_! Ah, ella era
vecchia? ella aveva i capelli bianchi?... Gli avrebbe fatto veder lei,
se tutti avrebbero giudicato a quel modo!
Ora, non ne poteva più; non si fidava più di durare in quel sacrifizio
lungo ed inutile. Quella sua virtù finiva per essere ridicola. Tutti,
dal primo all'ultimo, le avrebbero dato ragione, se ella fosse
caduta.... Caduta? Era dunque una colpa il reclamare la propria parte
di felicità, un poco d'amore?... E, ad una ad una, le si
ripresentavano alla fantasia le figure di uomini intraviste in un
salotto, in teatro, alle quali ella aveva pensato secretamente, nelle
notti insonni, o fra il vuoto chiacchierio d'una visita di
convenienza, o in chiesa, quando gli occhi fissi sul libro di
preghiere non vi sapevano più leggere.... Sempre, sempre, il caso, la
sua virtù, la sua disgrazia, la gelosia del marito, avevano arrestato
il romanzo al primo capitolo; romanzi ella non poteva farne, era
condannata a leggerli soltanto!... Suonava ad un tratto l'ora della
rivincita! Ella contava bene di non lasciar sfuggire questa volta
l'imprevista occasione.... E il dovere? Ah, se ella credeva che le
grandi emozioni dell'amore, che gl'incanti di una di quelle passioni
che fanno l'invidia del mondo, si potessero provare senza sacrificar
qualche cosa!...
La fantasia della duchessa correva, correva, ed ella aveva già
architettata l'avventura. Trovava tutto agevole, in quella campagna,
nell'assenza del marito; e l'illusione era così forte che ella provava
il rimorso del fallo non per anco commesso se non col pensiero. Poi,
per gastigo, si derideva, si faceva beffe di sè stessa per tanto
almanaccare sopra una semplice presentazione, sopra un avvenimento
comunissimo, come ne ricordava mille altri.
--Verrà?... Non verrà?...
Intanto, ella era venuta in campagna senza pensare alla sua toletta;
non aveva portato nulla: nè una veste da camera, nè un abito da
visita; nè un gioiello, nè una boccettina di profumi! Nulla, proprio
nulla, altro che quel miserabile vestitino grigio!... A poco a poco,
la sua passeggiata, o meglio la sua corsa per la terrazza s'era
rallentata. Ella avanzava ora con le mani dietro la schiena e la testa
un po' china. A un tratto rientrò, e seduta al suo tavolino cominciò a
scrivere sopra un foglio di carta la lista degli oggetti che le
occorrevano. Interrompendosi di tanto in tanto, ella guardava per aria
rodendo la punta del suo portapenne e mormorando:
--Verrà?... Non verrà?...