Nulla dispone lo spirito alle lunghe fantasticherie, alle lente
evocazioni del passato, quanto certe grigie giornate d'ottobre,
allorchè le nuvole sfilano in processione, le une sulle altre, confuse
e nondimeno distinte, allo stesso modo che le imagini degli
avvenimenti trascorsi. Gli uni sugli altri, i ricordi passano pel
cielo della memoria e, lieti o tristi, è in essi sempre un'intima
malinconia, forse come effetto della stessa inazione in cui sono
lasciate le vive energie dell'organismo.
In un simile stato d'animo si trovava Guido Olderico nella spianata
del romitorio di San Francesco, sull'orlo della ripida scoscesa da cui
l'occhio dominava l'immensa verde vallata cosparsa di ville e di
casolari che, da quella distanza, prendevano l'aspetto di giocattoli
disseminati a casaccio dalla mano irrequieta d'un capriccioso
fanciullo. Il cielo era coperto, ma l'aria mite, e il verde degli
sterminati vigneti ancor fresco. Di tanto in tanto, da un campanile di
villaggio, arrivavano i suoni delle ore; dei galli cantavano nella
lontananza; nessun altro suono turbava la pace di quella solitudine.
Seduto sopra un sasso, coi gomiti appoggiati alla balaustra che girava
tutt'intorno alla spianata, l'Olderico pareva una statua, come il S.
Francesco che benediva dall'alto del cornicione della chiesetta. Nella
quiete della campagna, egli sentiva finalmente sedarsi l'agitazione
dei suoi nervi tormentati; e, vista da quella distanza, la vita
turbolenta della grande città, la ricerca compiacente delle sensazioni
raffinate ed acute alla quale egli si era dato, gli facevano un
effetto molto meschino. L'inverno si avvicinava, gli anni volavano
via, ed egli pensava che sarebbe ben presto arrivato il tempo in cui
la rinunzia a quel genere di vita non avrebbe avuto più nulla di
meritorio da parte sua. In quella disposizione dell'animo,
l'inoltrarsi dell'autunno in campagna non gli procurava nessuna
secreta angoscia; mentre, gli altri anni, il raggio di sole che si
raccorciava ogni giorno un poco sulla parete del suo salottino, gli
dava una stretta al cuore malgrado le mille distrazioni della città.
«Sol di settembre, tu nel cielo stai
Come l'uom che i migliori anni finì
E guarda triste innanzi: i dolci rai
Tu stendi verso i nubilosi dì.»
Egli si ripeteva i versi del Carducci, ma non più col muto strazio
d'una volta, sibbene con una specie di commiserazione per quella
natura che si sarebbe tra breve assiderata, per tutti gli esseri che
la morte aspettava e per sè stesso ancora....
A un tratto, s'intese un rumore di passi sull'acciottolato della
viottola. Come l'Olderico si voltò, vide due dame avanzarsi per la
spianata.
--Signora marchesa!
--Oh, voi, Olderico! Quale fortuna!... Ci accompagnerete fra gli
orrori di questo speco, non è vero? Noi veniamo a farci monaci, come
Eleonora nella _Forza del Destino_. Voi non vi conoscete? Il cavaliere
Guido Olderico.... la duchessa di Neli Valformio.... O da che parte si
va pel romitorio?...
--Ecco, da questa parte....
L'Olderico dava la destra alla duchessa, che restava così in mezzo.
Ella portava un abito grigio, di lana, semplicissimo; dei guanti
grigi, e una _cappottina_ grigia ancor essa. Non un gioiello, nè
orecchini, nè braccialetti. Una _broche_ a ferro di cavallo le fermava
soltanto il colletto un poco alto, che le dava un'aria quasi maschile.
--Se questi buoni frati--diceva la marchesa di Crollanza--mi dessero
un terno, un terno piccino piccino, io mi dichiarerei soddisfatta
della mia passeggiata. Non parlo del vostro incontro, Olderico, che è
un altro terno. Lo giocherete anche voi, quello dei frati; non è vero?
Io vorrei vincere un milioncino....
La duchessa guardava il paesaggio tutt'intorno, distratta, come un
poco infastidita da quel chiacchierio.
--Con Enrichetta si diceva che cosa si sarebbe fatto se trovassimo un
milioncino, in tanti biglietti, per terra, in mezzo alla strada. Per
me, dico la verità, mi farebbe molto comodo; lo intascherei!... Non
farebbe anche comodo a voi?
--Ohibò! Io lo consegnerei al signor questore e mi prenderei gli elogi
dei cronisti!...
Ma, ridendo con la marchesa, egli aveva gli occhi alla sua compagna,
sempre seria e un po' triste.
Come egli ebbe picchiato al portone, la figura di un fratello
dall'ispida barba nerissima si affacciò al finestrino.
--È permesso visitare il romitorio?
La testa scomparve, e il portone si schiuse a mezzo. Per la prima,
risolutamente, la duchessa di Neli entrò. La marchesa esitava, si
guardava attorno, guardava l'Olderico, quasi a rassicurarsi.
Finalmente raccolse la sua gonna di _peluche mousse_, a larghe bande
di ricamo a rilievo; chinò un poco la testa su cui portava un cappello
a larghe tese in feltro oliva, con una ricca guarnizione di piume
_mousse_ a sfumature cascanti da un lato, e si decise a seguire
l'amica.
Nella corte, le foglie secche dei castagni avevano formato un grosso
tappeto su cui le vesti femminili sfrusciavano. Il fratello, con la
schiena curva, il rosario ballante dalla cintura di cuoio, i piedi
nudi negli zoccoli di legno, faceva strada in silenzio. Dinanzi alla
scala, le paure della marchesa si rinnovarono. La sua amica era già
scomparsa, che ella non aveva ancora salito un gradino. Il suo
chiacchierio era completamente cessato.
--Che idea, quell'Enrichetta, di venire a cacciarsi qui dentro!
Olderico, statemi vicino.
Salendo, ella si fermava ogni tanto, e si voltava indietro ad
accertarsi ch'egli fosse lì. In quella sua paura, era seducentissima;
però il rumore dei passi della duchessa distraeva l'Olderico.
In cima alla scala, il corridoio lungo e stretto, dalle vôlte basse,
fiocamente illuminato dalla finestra posta all'altra estremità,
mostrava le due file di porticine vecchie, tarlate, controsegnate da
un numero. La duchessa andava sempre avanti, accanto al fratello che
narrava a bassa voce i miracoli di S. Francesco, cogli occhi per
terra, fermandosi ogni tanto a mostrare con la mano ossuta e callosa
un quadricino polveroso, dove si distingueva a stento un bastimento in
mezzo ad una tempesta, o degli uomini piagati, con una piccola imagine
del santo circondata di nubi in un angolo.
La marchesa avanzava lentamente, gettando intorno degli sguardi
ansiosi, e tenendosi vicino all'Olderico. Arrivati al crocicchio
formato da un altro corridoio che tagliava il primo ad angolo retto,
s'intese di scatto un rumor sordo, quasi un rantolo.
--Olderico!... datemi il braccio!...--e vi si abbandonò tutta.
Era un orologio invisibile, al quale scoccavano le ore.
Come i suoni cessarono, una porta si aprì, lontano, e una fila di
frati, con la testa china, passò biascicando incomprese preghiere.
--Ho paura!--disse ancora la marchesa al suo compagno--portatemi
via....
L'Olderico la sentì che gli si stringeva al fianco; ma egli era
sorpreso della propria indifferenza innanzi a quella seduzione; i suoi
occhi seguivano sempre la figura della duchessa che procedeva
serenamente, chinando la testa e facendo con la mano il segno del
bacio dinanzi alle imagini sacre.
Erano già in capo al corridoio. Come il fratello aprì la finestra,
l'Olderico esclamò:
--Guardi che bella vista!
La marchesa, che seguendo gli sguardi del suo cavaliere aveva scoperto
l'oggetto di quella attenzione, lasciò bruscamente il suo braccio.
--Proprio! Meravigliosa!--esclamò con una piccola intonazione di
dispettoso sarcasmo.
Il panorama era davvero bellissimo, assai più vasto che dalla
spianata, da cui il versante dei monti coperti di boschi in basso e di
nevi nell'alto non si scopriva.
Dinanzi al grandioso paesaggio, la duchessa di Neli non diceva nulla.
Un velo di malinconia pareva ricoprisse il suo volto, e un'espressione
di stanchezza era in tutta la sua persona.
Come Guido Olderico le si trovò di faccia, vicinissimo, scorse ad un
tratto i suoi capelli della fronte tutti filettati di bianco.