II.

Nulla dispone lo spirito alle lunghe fantasticherie, alle lente

evocazioni del passato, quanto certe grigie giornate d'ottobre,

allorchè le nuvole sfilano in processione, le une sulle altre, confuse

e nondimeno distinte, allo stesso modo che le imagini degli

avvenimenti trascorsi. Gli uni sugli altri, i ricordi passano pel

cielo della memoria e, lieti o tristi, è in essi sempre un'intima

malinconia, forse come effetto della stessa inazione in cui sono

lasciate le vive energie dell'organismo.

In un simile stato d'animo si trovava Guido Olderico nella spianata

del romitorio di San Francesco, sull'orlo della ripida scoscesa da cui

l'occhio dominava l'immensa verde vallata cosparsa di ville e di

casolari che, da quella distanza, prendevano l'aspetto di giocattoli

disseminati a casaccio dalla mano irrequieta d'un capriccioso

fanciullo. Il cielo era coperto, ma l'aria mite, e il verde degli

sterminati vigneti ancor fresco. Di tanto in tanto, da un campanile di

villaggio, arrivavano i suoni delle ore; dei galli cantavano nella

lontananza; nessun altro suono turbava la pace di quella solitudine.

Seduto sopra un sasso, coi gomiti appoggiati alla balaustra che girava

tutt'intorno alla spianata, l'Olderico pareva una statua, come il S.

Francesco che benediva dall'alto del cornicione della chiesetta. Nella

quiete della campagna, egli sentiva finalmente sedarsi l'agitazione

dei suoi nervi tormentati; e, vista da quella distanza, la vita

turbolenta della grande città, la ricerca compiacente delle sensazioni

raffinate ed acute alla quale egli si era dato, gli facevano un

effetto molto meschino. L'inverno si avvicinava, gli anni volavano

via, ed egli pensava che sarebbe ben presto arrivato il tempo in cui

la rinunzia a quel genere di vita non avrebbe avuto più nulla di

meritorio da parte sua. In quella disposizione dell'animo,

l'inoltrarsi dell'autunno in campagna non gli procurava nessuna

secreta angoscia; mentre, gli altri anni, il raggio di sole che si

raccorciava ogni giorno un poco sulla parete del suo salottino, gli

dava una stretta al cuore malgrado le mille distrazioni della città.

«Sol di settembre, tu nel cielo stai

Come l'uom che i migliori anni finì

E guarda triste innanzi: i dolci rai

Tu stendi verso i nubilosi dì.»

Egli si ripeteva i versi del Carducci, ma non più col muto strazio

d'una volta, sibbene con una specie di commiserazione per quella

natura che si sarebbe tra breve assiderata, per tutti gli esseri che

la morte aspettava e per sè stesso ancora....

A un tratto, s'intese un rumore di passi sull'acciottolato della

viottola. Come l'Olderico si voltò, vide due dame avanzarsi per la

spianata.

--Signora marchesa!

--Oh, voi, Olderico! Quale fortuna!... Ci accompagnerete fra gli

orrori di questo speco, non è vero? Noi veniamo a farci monaci, come

Eleonora nella _Forza del Destino_. Voi non vi conoscete? Il cavaliere

Guido Olderico.... la duchessa di Neli Valformio.... O da che parte si

va pel romitorio?...

--Ecco, da questa parte....

L'Olderico dava la destra alla duchessa, che restava così in mezzo.

Ella portava un abito grigio, di lana, semplicissimo; dei guanti

grigi, e una _cappottina_ grigia ancor essa. Non un gioiello, nè

orecchini, nè braccialetti. Una _broche_ a ferro di cavallo le fermava

soltanto il colletto un poco alto, che le dava un'aria quasi maschile.

--Se questi buoni frati--diceva la marchesa di Crollanza--mi dessero

un terno, un terno piccino piccino, io mi dichiarerei soddisfatta

della mia passeggiata. Non parlo del vostro incontro, Olderico, che è

un altro terno. Lo giocherete anche voi, quello dei frati; non è vero?

Io vorrei vincere un milioncino....

La duchessa guardava il paesaggio tutt'intorno, distratta, come un

poco infastidita da quel chiacchierio.

--Con Enrichetta si diceva che cosa si sarebbe fatto se trovassimo un

milioncino, in tanti biglietti, per terra, in mezzo alla strada. Per

me, dico la verità, mi farebbe molto comodo; lo intascherei!... Non

farebbe anche comodo a voi?

--Ohibò! Io lo consegnerei al signor questore e mi prenderei gli elogi

dei cronisti!...

Ma, ridendo con la marchesa, egli aveva gli occhi alla sua compagna,

sempre seria e un po' triste.

Come egli ebbe picchiato al portone, la figura di un fratello

dall'ispida barba nerissima si affacciò al finestrino.

--È permesso visitare il romitorio?

La testa scomparve, e il portone si schiuse a mezzo. Per la prima,

risolutamente, la duchessa di Neli entrò. La marchesa esitava, si

guardava attorno, guardava l'Olderico, quasi a rassicurarsi.

Finalmente raccolse la sua gonna di _peluche mousse_, a larghe bande

di ricamo a rilievo; chinò un poco la testa su cui portava un cappello

a larghe tese in feltro oliva, con una ricca guarnizione di piume

_mousse_ a sfumature cascanti da un lato, e si decise a seguire

l'amica.

Nella corte, le foglie secche dei castagni avevano formato un grosso

tappeto su cui le vesti femminili sfrusciavano. Il fratello, con la

schiena curva, il rosario ballante dalla cintura di cuoio, i piedi

nudi negli zoccoli di legno, faceva strada in silenzio. Dinanzi alla

scala, le paure della marchesa si rinnovarono. La sua amica era già

scomparsa, che ella non aveva ancora salito un gradino. Il suo

chiacchierio era completamente cessato.

--Che idea, quell'Enrichetta, di venire a cacciarsi qui dentro!

Olderico, statemi vicino.

Salendo, ella si fermava ogni tanto, e si voltava indietro ad

accertarsi ch'egli fosse lì. In quella sua paura, era seducentissima;

però il rumore dei passi della duchessa distraeva l'Olderico.

In cima alla scala, il corridoio lungo e stretto, dalle vôlte basse,

fiocamente illuminato dalla finestra posta all'altra estremità,

mostrava le due file di porticine vecchie, tarlate, controsegnate da

un numero. La duchessa andava sempre avanti, accanto al fratello che

narrava a bassa voce i miracoli di S. Francesco, cogli occhi per

terra, fermandosi ogni tanto a mostrare con la mano ossuta e callosa

un quadricino polveroso, dove si distingueva a stento un bastimento in

mezzo ad una tempesta, o degli uomini piagati, con una piccola imagine

del santo circondata di nubi in un angolo.

La marchesa avanzava lentamente, gettando intorno degli sguardi

ansiosi, e tenendosi vicino all'Olderico. Arrivati al crocicchio

formato da un altro corridoio che tagliava il primo ad angolo retto,

s'intese di scatto un rumor sordo, quasi un rantolo.

--Olderico!... datemi il braccio!...--e vi si abbandonò tutta.

Era un orologio invisibile, al quale scoccavano le ore.

Come i suoni cessarono, una porta si aprì, lontano, e una fila di

frati, con la testa china, passò biascicando incomprese preghiere.

--Ho paura!--disse ancora la marchesa al suo compagno--portatemi

via....

L'Olderico la sentì che gli si stringeva al fianco; ma egli era

sorpreso della propria indifferenza innanzi a quella seduzione; i suoi

occhi seguivano sempre la figura della duchessa che procedeva

serenamente, chinando la testa e facendo con la mano il segno del

bacio dinanzi alle imagini sacre.

Erano già in capo al corridoio. Come il fratello aprì la finestra,

l'Olderico esclamò:

--Guardi che bella vista!

La marchesa, che seguendo gli sguardi del suo cavaliere aveva scoperto

l'oggetto di quella attenzione, lasciò bruscamente il suo braccio.

--Proprio! Meravigliosa!--esclamò con una piccola intonazione di

dispettoso sarcasmo.

Il panorama era davvero bellissimo, assai più vasto che dalla

spianata, da cui il versante dei monti coperti di boschi in basso e di

nevi nell'alto non si scopriva.

Dinanzi al grandioso paesaggio, la duchessa di Neli non diceva nulla.

Un velo di malinconia pareva ricoprisse il suo volto, e un'espressione

di stanchezza era in tutta la sua persona.

Come Guido Olderico le si trovò di faccia, vicinissimo, scorse ad un

tratto i suoi capelli della fronte tutti filettati di bianco.

Documenti Umani · 第 35 / 96 题