IV.

Giunto in vista della villa, Guido Olderico moderò la corsa del suo

cavallo. Da lontano, posta alle falde della collinetta arrotondata

come un'enorme mammella, circondata da un boschetto di pini e di

castagni, la villa della duchessa aveva un aspetto assai pittoresco

coi suoi padiglioni, le sue torricelle e i suoi tetti acuminati.

Intanto che il cavallo si avanzava al passo, scalpitando e mordendo il

freno, l'Olderico cercava di sorprendere, nella fisonomia dei luoghi,

qualche segno rivelatore dell'accoglienza che gli era riserbata. Senza

esser fatuo, sapeva che non poteva venir considerato come il primo

venuto; pure egli non era senza una certa inquietudine. L'impressione

procuratagli da quella donna non era ordinaria. Egli aveva molto

sentito parlare di lei, dell'austerità dei suoi costumi, del

sacrificio di tutta la sua vita, e non si era potuto difendere, ogni

volta che l'aveva intraveduta, o se ne era rammentato, da un movimento

di istintiva curiosità dinanzi a quella che tutti, amici e nemici,

chiamavano un'eccezione di donna. Però, il giorno della visita

all'eremitaggio, uno spiraglio si era aperto pel suo spirito. Da che

cosa poteva dunque dipendere la mestizia diffusa nella figura della

duchessa di Neli, se non dal vuoto della sua vita e del suo cuore?...

Egli la rivedeva, malinconica, nella semplicità quasi dimessa della

sua toletta, aggirarsi pei corridoi del romitaggio, e una secreta

corrispondenza gli pareva corresse tra quella figura di donna la cui

vita era stata una rinunzia, e il soggiorno di coloro che avevano dato

un addio al mondo, per sempre. Egli la rivedeva sotto il grigio di

quel cielo autunnale, alla terrazza del romitaggio, e non poteva

riuscire a difendersi da un sentimento di commiserazione pensando a

quei poveri capelli bianchi, a quel tramonto d'una bellezza invano

fiorita. Di quale amore tenero e forte ad un tempo doveva amare quella

donna! Che tesori di affetto aveva dovuto accumulare nel suo cuore,

così a lungo deserto! Come avrebbe egli voluto darle, nel breve tempo

che ancora le rimaneva dinanzi, tutte le dolcezze che le erano state

defraudate! Come avrebbe voluto che l'aurora dell'amore confortasse la

malinconia di quel tramonto! Con quale tenerezza avrebbe egli baciato

quei poveri capelli bianchi, con qual cura gelosa ne avrebbe composta

e custodita una piccola ciocca!...

Ad un tratto, il cavallo si arrestò. L'intelligente animale pareva

avesse compresa la distrazione del padrone e indovinata la mèta,

poichè s'era fermato da sè dinanzi il cancello della villa. L'Olderico

discese, legò le redini all'inferriata e s'avanzò pel viale. Dei cani

gli abbaiarono contro, un servo si avanzava.

--La signora duchessa?...

--Favorisca.

L'Olderico salì la breve scala di marmo, ornata di grandi vasi.

Sull'uscio, un cameriere gli fece strada. Traversarono una fila di

stanze semi-buie, dove i passi si attutivano sui tappeti; la duchessa

stava in un salottino ancora più scuro. Entrando, l'Olderico non

l'aveva scorta; com'ella si scosse sulla poltrona, le si fece

incontro.

--Signora duchessa....

--Buondì, cavaliere; è stato molto buono di ricordarsi di me! Sono

lieta di poterla ringraziare a voce dei bellissimi libri. Un vero

regalo. È tanto lungo il tempo in campagna, in questa stagione

uggiosa! Grazie a lei, ho passato delle ore piacevolissime....

--Mi permetta di credere che tocca a me ringraziarla....

Assuefatti gli occhi a quel dubbio chiarore, l'Olderico potè veder

meglio la duchessa. Ella portava una ricca veste da camera _loutre_

con largo _tablier_ a pieghe di _surah_ celeste pallidissimo;

guarnizioni di merletti e cascate di nastri _loutre_ e celeste. Da

tutta la persona esalava un profumo di _corilopsis_ così acuto, che

finiva per dare alla testa.

Senza saper bene perchè, l'Olderico si sentiva vincere da una

freddezza crescente; aveva creduto di trovare la donna incontrata al

romitaggio; ne aveva invece dinanzi un'altra. Come la duchessa parlava

della noia dell'autunno, delle promesse dell'inverno, egli finì per

darle ragione, contro genio, per darsi un contegno.

--Ecco il suo _Mont-Oriol_; sto per finirlo.

La duchessa prese il volume dallo sgabello vicino e stese un poco il

braccio. Le sue dita erano ricoperte di anelli, i brillanti gettavano

bagliori tutt'intorno.

Ora si parlava di letteratura; ella l'aveva contro i naturalisti,

trovando mal fatto che non si descrivessero le cose ricche, la vita

elegante, le passioni nobili e generose. L'Olderico, sempre più

impacciato, parlava a pena.

La duchessa si alzò.

--Ama i dolci, cavaliere?...

--Grazie, signora duchessa....

Com'ella prese la bomboniera sul caminetto, vicino la finestra, e

l'Olderico le si fece vicino, scorse la fronte di lei in piena luce. I

capelli bianchi? Scomparsi, spariti; invece, la pelle era

impercettibilmente macchiata di nero....

--E resterà ancora un pezzo in campagna?

--Oh, no, signora duchessa. Mi pare che ella abbia perfettamente

ragione. Quest'autunno non ha nessuna poesia. Ritornerò in città

domani l'altro.

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