Giunto in vista della villa, Guido Olderico moderò la corsa del suo
cavallo. Da lontano, posta alle falde della collinetta arrotondata
come un'enorme mammella, circondata da un boschetto di pini e di
castagni, la villa della duchessa aveva un aspetto assai pittoresco
coi suoi padiglioni, le sue torricelle e i suoi tetti acuminati.
Intanto che il cavallo si avanzava al passo, scalpitando e mordendo il
freno, l'Olderico cercava di sorprendere, nella fisonomia dei luoghi,
qualche segno rivelatore dell'accoglienza che gli era riserbata. Senza
esser fatuo, sapeva che non poteva venir considerato come il primo
venuto; pure egli non era senza una certa inquietudine. L'impressione
procuratagli da quella donna non era ordinaria. Egli aveva molto
sentito parlare di lei, dell'austerità dei suoi costumi, del
sacrificio di tutta la sua vita, e non si era potuto difendere, ogni
volta che l'aveva intraveduta, o se ne era rammentato, da un movimento
di istintiva curiosità dinanzi a quella che tutti, amici e nemici,
chiamavano un'eccezione di donna. Però, il giorno della visita
all'eremitaggio, uno spiraglio si era aperto pel suo spirito. Da che
cosa poteva dunque dipendere la mestizia diffusa nella figura della
duchessa di Neli, se non dal vuoto della sua vita e del suo cuore?...
Egli la rivedeva, malinconica, nella semplicità quasi dimessa della
sua toletta, aggirarsi pei corridoi del romitaggio, e una secreta
corrispondenza gli pareva corresse tra quella figura di donna la cui
vita era stata una rinunzia, e il soggiorno di coloro che avevano dato
un addio al mondo, per sempre. Egli la rivedeva sotto il grigio di
quel cielo autunnale, alla terrazza del romitaggio, e non poteva
riuscire a difendersi da un sentimento di commiserazione pensando a
quei poveri capelli bianchi, a quel tramonto d'una bellezza invano
fiorita. Di quale amore tenero e forte ad un tempo doveva amare quella
donna! Che tesori di affetto aveva dovuto accumulare nel suo cuore,
così a lungo deserto! Come avrebbe egli voluto darle, nel breve tempo
che ancora le rimaneva dinanzi, tutte le dolcezze che le erano state
defraudate! Come avrebbe voluto che l'aurora dell'amore confortasse la
malinconia di quel tramonto! Con quale tenerezza avrebbe egli baciato
quei poveri capelli bianchi, con qual cura gelosa ne avrebbe composta
e custodita una piccola ciocca!...
Ad un tratto, il cavallo si arrestò. L'intelligente animale pareva
avesse compresa la distrazione del padrone e indovinata la mèta,
poichè s'era fermato da sè dinanzi il cancello della villa. L'Olderico
discese, legò le redini all'inferriata e s'avanzò pel viale. Dei cani
gli abbaiarono contro, un servo si avanzava.
--La signora duchessa?...
--Favorisca.
L'Olderico salì la breve scala di marmo, ornata di grandi vasi.
Sull'uscio, un cameriere gli fece strada. Traversarono una fila di
stanze semi-buie, dove i passi si attutivano sui tappeti; la duchessa
stava in un salottino ancora più scuro. Entrando, l'Olderico non
l'aveva scorta; com'ella si scosse sulla poltrona, le si fece
incontro.
--Signora duchessa....
--Buondì, cavaliere; è stato molto buono di ricordarsi di me! Sono
lieta di poterla ringraziare a voce dei bellissimi libri. Un vero
regalo. È tanto lungo il tempo in campagna, in questa stagione
uggiosa! Grazie a lei, ho passato delle ore piacevolissime....
--Mi permetta di credere che tocca a me ringraziarla....
Assuefatti gli occhi a quel dubbio chiarore, l'Olderico potè veder
meglio la duchessa. Ella portava una ricca veste da camera _loutre_
con largo _tablier_ a pieghe di _surah_ celeste pallidissimo;
guarnizioni di merletti e cascate di nastri _loutre_ e celeste. Da
tutta la persona esalava un profumo di _corilopsis_ così acuto, che
finiva per dare alla testa.
Senza saper bene perchè, l'Olderico si sentiva vincere da una
freddezza crescente; aveva creduto di trovare la donna incontrata al
romitaggio; ne aveva invece dinanzi un'altra. Come la duchessa parlava
della noia dell'autunno, delle promesse dell'inverno, egli finì per
darle ragione, contro genio, per darsi un contegno.
--Ecco il suo _Mont-Oriol_; sto per finirlo.
La duchessa prese il volume dallo sgabello vicino e stese un poco il
braccio. Le sue dita erano ricoperte di anelli, i brillanti gettavano
bagliori tutt'intorno.
Ora si parlava di letteratura; ella l'aveva contro i naturalisti,
trovando mal fatto che non si descrivessero le cose ricche, la vita
elegante, le passioni nobili e generose. L'Olderico, sempre più
impacciato, parlava a pena.
La duchessa si alzò.
--Ama i dolci, cavaliere?...
--Grazie, signora duchessa....
Com'ella prese la bomboniera sul caminetto, vicino la finestra, e
l'Olderico le si fece vicino, scorse la fronte di lei in piena luce. I
capelli bianchi? Scomparsi, spariti; invece, la pelle era
impercettibilmente macchiata di nero....
--E resterà ancora un pezzo in campagna?
--Oh, no, signora duchessa. Mi pare che ella abbia perfettamente
ragione. Quest'autunno non ha nessuna poesia. Ritornerò in città
domani l'altro.