I.

--La signora duchessa ha chiamato?

--Rimandate la carrozza. Portate via quei fiori. Non sono in casa per

nessuno, avete capito?

E come il cameriere si era inchinato a quegli ordini pronunziati con

voce breve e concitata, la duchessa di Neli si lasciò cadere sulla

_vénitienne_.

Una mezza luce filtrava delle stuoie abbassate ed il raccoglimento era

tutt'intorno profondo. I soffici tappeti, le tendine pesanti isolavano

ancora più completamente quel remoto _boudoir_ che la duchessa

preferiva per passare il suo tempo leggendo o lavorando, e dove ora

restava, abbandonata, con le mani sul viso, mentre l'ultimo romanzo

del Bourget mostrava il tagliacarte di tartaruga posto fra le pagine,

e un filo di seta partente da un canestrino e perdentesi sotto uno

sgabello tradiva ancora il gesto scomposto che aveva fatto ruzzolare

il gomitolo del ricamo.

A un tratto la duchessa si scosse, si levò in piedi e si diresse verso

lo specchio. Giunta lì dinanzi, sporse il capo; poi lo ritirò. Pareva

avesse una tentazione di guardarsi, ma ne fosse trattenuta dalla paura

di vedere uno spettacolo raccapricciante.... Ora teneva il gomito

appoggiato allo spigolo del caminetto, e l'indice fra le labbra,

rodendosi lentamente l'unghia e battendo con vivacità la punta del

piede. Ancora una volta si strappò alla sua cogitazione; avanzossi

verso la finestra, la schiuse e tirò su la stuoia. Alla chiara luce

che inondò il _boudoir_ azzurro ella si riaffacciò, questa volta

risolutamente, allo specchio e vi restò a lungo, guardandosi.

....Nessun dubbio era più possibile. Aveva sperato un momento che

fosse stata un'allucinazione, un giuoco di luce, un riflesso; ora il

dubbio non era più possibile. I suoi capelli imbiancavano, sulle

tempie, sulla fronte, dove si potevano meno nascondere! Da principio,

qualche anno innanzi, erano stati dei fili d'argento per cui si erano

destate in lei le prime vaghe malinconie del tramonto, ma che ella

aveva presto dimenticati dopo aver dato loro la caccia, strappandoli

dalla radice, con cura scrupolosa, senza dimenticarne uno solo. Per un

pezzo non erano ricomparsi. Poi, timidamente, nascosti, perduti tra le

selve folte e nerissime, i fili bianchi erano spuntati di nuovo; ma

così pochi, così radi, che ella, veramente, non se n'era curata. A

trentotto anni la marchesa Crollanza non ricorreva alle tinture? E la

piccola Annina Fiorelli, a diciotto anni--una bambina!--non era quasi

grigia? Che meraviglia dunque se, alla sua età, qualche filo d'argento

s'intrecciava fra le chiome corvine?... Però, da quella volta, non si

era più guardata attentamente, come di consueto; mentre la cameriera

la pettinava, ella volgeva altrove gli sguardi; un movimento istintivo

le faceva evitare di rivedere quelle macchie che le annunziavano la

prossima fine della propria bellezza. Ed ecco che quel giorno,

avvicinatasi inavvertitamente allo specchio accusatore, aveva scoperto

le ciocche bianche miste al lucente ebano della sua chioma!...

Il dubbio non era più possibile, l'illusione non era più permessa,

eppure ella non sapeva rassegnarsi alla triste scoperta.... Con un

gesto nervoso, portò le mani alla testa, buttò via il pettine a palo e

le forcine, e cominciò a disfare rapidamente il sapiente edifizio

della sua acconciatura. Dapprima le due grosse bande della nuca

caddero, disciolte, sulle spalle; poi quelle delle tempie le velarono

il viso. Visti così, un poco a distanza, in masse copiose, i suoi

capelli erano sempre meravigliosamente belli; bisognava avvicinarsi

allo specchio, bisognava prenderne delle ciocche in mano, dividerle,

allargarle, perchè i fili deturpatori apparissero. Quanti!...

Quanti!... Come non se ne era accorta finora? E ad ogni nuovo ciuffo

che ne scopriva, una vampa le saliva al viso. Avrebbe voluto chiudere

gli occhi, sottrarsi a quella vista angosciosa; ma non glie ne restava

la forza nella specie di fascinazione, di ipnotismo che le aveva

spalancato gli occhi e inchiodato lo sguardo.

Ella invecchiava! Fatalmente, inesorabilmente, il fiore della sua

bellezza intristiva, appassiva, moriva! Oggi erano i capelli che

imbiancavano, domani sarebbero state le rughe che si sarebbero scavate

nel marmo della fronte, nel velluto delle guancie; poi gli smalti dei

denti che si sarebbero scossi, che sarebbero caduti.... Era finita! Il

suo regno di donna cessava. Cessava allo stesso modo con cui era

cominciato: inutilmente....

--Inutilmente!

La parola, pronunziata con accento di profonda amarezza, si perdette

nel silenzio del _boudoir_. La duchessa di Neli si tolse dallo

specchio, e riannodati alla meglio i capelli andò a rovesciarsi sulla

sedia lunga. Ora tutta la sua vita, la sua vita monotona e vuota di

donna onesta le sfilava dinanzi. Meglio così!--si diceva--meglio la

vecchiaia! meglio la bruttezza! poichè bellezza e gioventù non erano

valse a nulla. Meglio che i suoi capelli imbiancassero: qualcuno forse

se ne sarebbe accorto, glie lo avrebbe detto! Che cosa avrebbe dunque

fatto di quella carnagione soave come polpa di frutta mature, di

quella bocca grande, vermiglia, odorosa, di quelle mani

aristocraticamente scarne, dalle dita lunghe e sfilate, di quelle

braccia forti e delicate ad un tempo, di quelle forme agili, eleganti,

piene di grazia; che cosa ne avrebbe fatto, lei che nessuno aveva

amato, che nessuno amerebbe? Avrebbe dovuto esser ancora bella per suo

marito, per quell'egoismo fatto persona, per quell'uomo che le

procurava tutti i fastidii della gelosia senza nessuno dei compensi

dell'amore?... Erano dieci anni che durava la sua condanna, dieci anni

durante i quali un coro di lodi e di ammirazioni le si era levato

dintorno. Il gran pro che ella aveva ricavato dalla sua onestà! La

gratitudine di cui l'aveva pagata suo marito, le avventure del quale

formavano la favola della provincia e la colmavano di ridicolo!...

Infine, le era diventata di peso quella inutile onestà! Una voce di

ribellione le saliva alle labbra. Erano dieci anni che durava la sua

condanna, ma ella ne aveva trentacinque, degli anni! Trentacinque, nè

più nè meno; perchè nasconderlo ancora? perchè mentire ancora a sè

stessa? con quale profitto? Non lo portava ora scritto nella persona,

in quei capelli bianchi che fra poco avrebbero preso il sopravvento? E

a trentacinque anni ella era ridotta ancora a fantasticare come a

quindici! Nell'età in cui le altre cominciavano a vivere di ricordi,

ella era condannata a nutrirsi di speranze, di speranze che si

facevano ogni giorno più chimeriche, e di cui presto ella stessa

avrebbe apprezzato tutto il ridicolo!

Ancora una volta, la duchessa di Neli si scosse dalla sua meditazione

e sollevò la testa. Una semioscurità regnava nella stanza. Ella si

alzò e si fece alla finestra. La giornata si era coperta; dei nuvoloni

grigiastri si rincorrevano, sospinti da un vento che scuoteva le

foglie appassite dagli alberi del viale, e le spargeva turbinosamente

dintorno. Non una carrozza, non un passante. Il grigio plumbeo di quel

cielo autunnale pareva pesasse sulla terra, la opprimesse, togliesse

il respiro ad ogni creatura vivente.

--Meglio così....--disse ancora a bassa voce la duchessa di Neli,

guardando quel cielo schiacciato, la cerchia ristretta dell'orizzonte,

gli alberi mezzo spogli, e trovando una secreta corrispondenza fra la

malinconia delle cose in quella stagione e la disposizione del proprio

spirito. Era l'autunno che oramai le conveniva, l'autunno in campagna,

dove è ancor più visibile il mancare del verde, il ritirarsi del sole,

tutti i sintomi dell'agonia della natura.

E come ella si compiaceva di aver fatto portar via il mazzo recatole

dal suo giardiniere, il domestico comparve di nuovo sull'uscio.

--La signora duchessa è servita.

Passata nella sala da pranzo, preso posto alla tavola dove il duca

batteva la marcia con le posate, fiutando ogni cosa, allungando la

testa da una parte e dall'altra come un ragazzo malavvezzo, la

duchessa disse, con voce breve:

--Domani andrò in villa.

Il marito la guardò, sorpreso da quell'insolito accento di

risoluzione. Ma un sentimento di soddisfazione gli si dipinse subito

in volto.

--Era quello....--Poi, quasi pentito.--Non è una bella stagione. Del

resto, fai come ti piace. Puoi dare gli ordini opportuni.

Documenti Umani · 第 34 / 96 题