--La signora duchessa ha chiamato?
--Rimandate la carrozza. Portate via quei fiori. Non sono in casa per
nessuno, avete capito?
E come il cameriere si era inchinato a quegli ordini pronunziati con
voce breve e concitata, la duchessa di Neli si lasciò cadere sulla
_vénitienne_.
Una mezza luce filtrava delle stuoie abbassate ed il raccoglimento era
tutt'intorno profondo. I soffici tappeti, le tendine pesanti isolavano
ancora più completamente quel remoto _boudoir_ che la duchessa
preferiva per passare il suo tempo leggendo o lavorando, e dove ora
restava, abbandonata, con le mani sul viso, mentre l'ultimo romanzo
del Bourget mostrava il tagliacarte di tartaruga posto fra le pagine,
e un filo di seta partente da un canestrino e perdentesi sotto uno
sgabello tradiva ancora il gesto scomposto che aveva fatto ruzzolare
il gomitolo del ricamo.
A un tratto la duchessa si scosse, si levò in piedi e si diresse verso
lo specchio. Giunta lì dinanzi, sporse il capo; poi lo ritirò. Pareva
avesse una tentazione di guardarsi, ma ne fosse trattenuta dalla paura
di vedere uno spettacolo raccapricciante.... Ora teneva il gomito
appoggiato allo spigolo del caminetto, e l'indice fra le labbra,
rodendosi lentamente l'unghia e battendo con vivacità la punta del
piede. Ancora una volta si strappò alla sua cogitazione; avanzossi
verso la finestra, la schiuse e tirò su la stuoia. Alla chiara luce
che inondò il _boudoir_ azzurro ella si riaffacciò, questa volta
risolutamente, allo specchio e vi restò a lungo, guardandosi.
....Nessun dubbio era più possibile. Aveva sperato un momento che
fosse stata un'allucinazione, un giuoco di luce, un riflesso; ora il
dubbio non era più possibile. I suoi capelli imbiancavano, sulle
tempie, sulla fronte, dove si potevano meno nascondere! Da principio,
qualche anno innanzi, erano stati dei fili d'argento per cui si erano
destate in lei le prime vaghe malinconie del tramonto, ma che ella
aveva presto dimenticati dopo aver dato loro la caccia, strappandoli
dalla radice, con cura scrupolosa, senza dimenticarne uno solo. Per un
pezzo non erano ricomparsi. Poi, timidamente, nascosti, perduti tra le
selve folte e nerissime, i fili bianchi erano spuntati di nuovo; ma
così pochi, così radi, che ella, veramente, non se n'era curata. A
trentotto anni la marchesa Crollanza non ricorreva alle tinture? E la
piccola Annina Fiorelli, a diciotto anni--una bambina!--non era quasi
grigia? Che meraviglia dunque se, alla sua età, qualche filo d'argento
s'intrecciava fra le chiome corvine?... Però, da quella volta, non si
era più guardata attentamente, come di consueto; mentre la cameriera
la pettinava, ella volgeva altrove gli sguardi; un movimento istintivo
le faceva evitare di rivedere quelle macchie che le annunziavano la
prossima fine della propria bellezza. Ed ecco che quel giorno,
avvicinatasi inavvertitamente allo specchio accusatore, aveva scoperto
le ciocche bianche miste al lucente ebano della sua chioma!...
Il dubbio non era più possibile, l'illusione non era più permessa,
eppure ella non sapeva rassegnarsi alla triste scoperta.... Con un
gesto nervoso, portò le mani alla testa, buttò via il pettine a palo e
le forcine, e cominciò a disfare rapidamente il sapiente edifizio
della sua acconciatura. Dapprima le due grosse bande della nuca
caddero, disciolte, sulle spalle; poi quelle delle tempie le velarono
il viso. Visti così, un poco a distanza, in masse copiose, i suoi
capelli erano sempre meravigliosamente belli; bisognava avvicinarsi
allo specchio, bisognava prenderne delle ciocche in mano, dividerle,
allargarle, perchè i fili deturpatori apparissero. Quanti!...
Quanti!... Come non se ne era accorta finora? E ad ogni nuovo ciuffo
che ne scopriva, una vampa le saliva al viso. Avrebbe voluto chiudere
gli occhi, sottrarsi a quella vista angosciosa; ma non glie ne restava
la forza nella specie di fascinazione, di ipnotismo che le aveva
spalancato gli occhi e inchiodato lo sguardo.
Ella invecchiava! Fatalmente, inesorabilmente, il fiore della sua
bellezza intristiva, appassiva, moriva! Oggi erano i capelli che
imbiancavano, domani sarebbero state le rughe che si sarebbero scavate
nel marmo della fronte, nel velluto delle guancie; poi gli smalti dei
denti che si sarebbero scossi, che sarebbero caduti.... Era finita! Il
suo regno di donna cessava. Cessava allo stesso modo con cui era
cominciato: inutilmente....
--Inutilmente!
La parola, pronunziata con accento di profonda amarezza, si perdette
nel silenzio del _boudoir_. La duchessa di Neli si tolse dallo
specchio, e riannodati alla meglio i capelli andò a rovesciarsi sulla
sedia lunga. Ora tutta la sua vita, la sua vita monotona e vuota di
donna onesta le sfilava dinanzi. Meglio così!--si diceva--meglio la
vecchiaia! meglio la bruttezza! poichè bellezza e gioventù non erano
valse a nulla. Meglio che i suoi capelli imbiancassero: qualcuno forse
se ne sarebbe accorto, glie lo avrebbe detto! Che cosa avrebbe dunque
fatto di quella carnagione soave come polpa di frutta mature, di
quella bocca grande, vermiglia, odorosa, di quelle mani
aristocraticamente scarne, dalle dita lunghe e sfilate, di quelle
braccia forti e delicate ad un tempo, di quelle forme agili, eleganti,
piene di grazia; che cosa ne avrebbe fatto, lei che nessuno aveva
amato, che nessuno amerebbe? Avrebbe dovuto esser ancora bella per suo
marito, per quell'egoismo fatto persona, per quell'uomo che le
procurava tutti i fastidii della gelosia senza nessuno dei compensi
dell'amore?... Erano dieci anni che durava la sua condanna, dieci anni
durante i quali un coro di lodi e di ammirazioni le si era levato
dintorno. Il gran pro che ella aveva ricavato dalla sua onestà! La
gratitudine di cui l'aveva pagata suo marito, le avventure del quale
formavano la favola della provincia e la colmavano di ridicolo!...
Infine, le era diventata di peso quella inutile onestà! Una voce di
ribellione le saliva alle labbra. Erano dieci anni che durava la sua
condanna, ma ella ne aveva trentacinque, degli anni! Trentacinque, nè
più nè meno; perchè nasconderlo ancora? perchè mentire ancora a sè
stessa? con quale profitto? Non lo portava ora scritto nella persona,
in quei capelli bianchi che fra poco avrebbero preso il sopravvento? E
a trentacinque anni ella era ridotta ancora a fantasticare come a
quindici! Nell'età in cui le altre cominciavano a vivere di ricordi,
ella era condannata a nutrirsi di speranze, di speranze che si
facevano ogni giorno più chimeriche, e di cui presto ella stessa
avrebbe apprezzato tutto il ridicolo!
Ancora una volta, la duchessa di Neli si scosse dalla sua meditazione
e sollevò la testa. Una semioscurità regnava nella stanza. Ella si
alzò e si fece alla finestra. La giornata si era coperta; dei nuvoloni
grigiastri si rincorrevano, sospinti da un vento che scuoteva le
foglie appassite dagli alberi del viale, e le spargeva turbinosamente
dintorno. Non una carrozza, non un passante. Il grigio plumbeo di quel
cielo autunnale pareva pesasse sulla terra, la opprimesse, togliesse
il respiro ad ogni creatura vivente.
--Meglio così....--disse ancora a bassa voce la duchessa di Neli,
guardando quel cielo schiacciato, la cerchia ristretta dell'orizzonte,
gli alberi mezzo spogli, e trovando una secreta corrispondenza fra la
malinconia delle cose in quella stagione e la disposizione del proprio
spirito. Era l'autunno che oramai le conveniva, l'autunno in campagna,
dove è ancor più visibile il mancare del verde, il ritirarsi del sole,
tutti i sintomi dell'agonia della natura.
E come ella si compiaceva di aver fatto portar via il mazzo recatole
dal suo giardiniere, il domestico comparve di nuovo sull'uscio.
--La signora duchessa è servita.
Passata nella sala da pranzo, preso posto alla tavola dove il duca
batteva la marcia con le posate, fiutando ogni cosa, allungando la
testa da una parte e dall'altra come un ragazzo malavvezzo, la
duchessa disse, con voce breve:
--Domani andrò in villa.
Il marito la guardò, sorpreso da quell'insolito accento di
risoluzione. Ma un sentimento di soddisfazione gli si dipinse subito
in volto.
--Era quello....--Poi, quasi pentito.--Non è una bella stagione. Del
resto, fai come ti piace. Puoi dare gli ordini opportuni.