Egli aveva voluto tornare a Napoli, rivederla in quel quadro dove
prima gli era apparsa, rifare a passo a passo--ora--il cammino
percorso dal giorno che l'aveva conosciuta. Ella assecondava tutti i
suoi capricci, non aveva più volontà propria; gli si era data tutta,
anima e corpo, il giorno che aveva indovinato ciò che era passato nel
cuore di quell'uomo, la religione che le aveva dedicata dal profondo
dell'anima; il giorno che, dopo tanto accumularsi di tristezze, la
passione di quell'uomo l'aveva fatta rinascere all'amore.
A Napoli, ella aveva completamente mutato il suo sistema di vita; con
abili pretesti si era sbarazzata della folla che prima le stava
attorno; evitava le visite, i teatri, ogni luogo di riunione. Suo zio
di Marciano e il duca di Majoli erano le sole persone che ancora
vedesse. Vecchio, un po' sordo, vivente con lo spirito in un tempo che
non era più il suo, il principe di Marciano non dava ai due amanti
fastidio di sorta.
Quanto al duca, non una parola, non un accenno aveva dimostrato che
egli conoscesse quel che era accaduto; non una contrazione aveva
rivelata l'angoscia che gli stringeva il cuore.... Era dunque vero?
Egli amava la baronessa? L'amava d'amore? La sua esperienza non lo
aveva dunque avvertito che quell'amicizia avrebbe dovuto dar luogo ad
un sentimento diverso?... No; egli non se ne accorgeva ora soltanto;
non se ne accorgeva soltanto al dolore di cui la felicità di Andrea
Ludovisi gli era cagione; da molto, da lungo tempo, scendendo
nell'intimità della propria coscienza, egli aveva scoperto quel
sentimento più dolce, più forte, più grande, che vi germinava
nascostamente. Però, il predominio che egli aveva imparato ad
esercitare su di sè stesso, la nitidezza di percezione che aveva
acquistata nelle cose del cuore, a prezzo di sangue, lo avevano retto,
impedendogli di spinger oltre l'avventura; di fare, con la propria,
l'infelicità di quella donna.
Al punto in cui i dolori provati lo avevano ridotto, non rimaneva in
lui che una sola, ma grande capacità sentimentale: la commiserazione
pietosa per tutte le miserie umane. Ora, nella calma relativa in cui
sapeva la baronessa, gli sarebbe parso un tradimento, un delitto, il
tentar di turbarla; e perchè, se non per soffrire nuovamente egli
stesso? V'erano troppe amarezze nella vita di quella donna che, presto
o tardi, avrebbero avvelenata ogni possibile gioia; e la pena provata
dal duca dinanzi alla trionfante passione di Andrea, in cui la
baronessa aveva riposta l'ultima fede della sua vita, si risolveva più
nella previsione dei nuovi tormenti che le si preparavano, che nella
sua personale contrarietà.
Già quando Andrea Ludovisi si era rivolto a lui, nell'occasione del
duello col cavaliere di Sammartino, egli non aveva potuto nascondere
il proprio rammarico, vedendo le cose avviarsi per una china fatale.
Ed aveva rifiutato di assistere l'amico, quasi pauroso di farsene
complice. Dinanzi alla felicità degli amanti, più tardi, egli si
domandava qual dritto finalmente avesse a costituirsene giudice; e
dimenticava la propria pena nello spettacolo dell'altrui esultanza. Ma
la ripresa delle ostilità, nel mondo, contro la baronessa, aveva ben
presto fatto rinascere in lui i più tristi presentimenti sul prossimo
avvenire dei due amanti; ed una volta, discutendo con Andrea, in un
modo generale e teorico, sulla sincerità umana, gli aveva dette delle
parole che suonavano come un'ammonizione.
--Sì, noi crediamo ogni giorno di esser sinceri; soltanto non vogliamo
accorgerci che la credenza di oggi fa a pugni con quella di ieri....
Oggi, che tu credi di amare qualcuno, lo stimi; le sue stesse
debolezze ti sembrano interessanti, te lo fanno più caro; lascia
mutare per poco la tua disposizione di spirito, e ti parrà la cosa più
naturale il rinfacciargliele come una colpa.
--Sta bene, quando la disposizione di spirito è capace di mutare. Ma
vi sono dei sentimenti che non si possono spegnere se non a costo
della stessa vita....
--Allora si soffre, e si fa soffrire. La saggezza consisterebbe
appunto nel soffocarli a tempo.
Andrea Ludovisi guardò curiosamente il duca di Majoli. Aveva compresa
l'allusione, e non supponendo che quel giudizio potesse essere
disinteressato, sospettò un momento che glie ne volesse per la sua
riuscita presso Costanza di Fastalia; che fosse, infine, un poco
geloso.... Poi scacciò il suo sospetto, rimproverandosi di averlo
concepito. La più grande dirittura si leggeva negli sguardi
dell'amico; egli ne conosceva l'antica nobiltà dell'animo, ed aveva
potuto apprezzare tutta la delicatezza, il rispetto, la stima, la
protezione di cui aveva circondata la baronessa.
Perchè, intanto, il duca non voleva credere--era evidente--alla
sincerità dell'amor suo? Perchè la stessa Costanza aveva talvolta
l'aria di dubitarne?
--Come è possibile,--diceva ella,--che tu mi ami così?... Come sono
indegna dell'amor tuo!...
--Tu, indegna?...--ed aveva dato in uno scoppio di risa.--Ah! ah!...
Ma non vedi dunque che è incredibile per me quel che succede? Che non
è vero, che non può esser vero che tu mi ami, poichè io non ho nulla
per essere amato da te? Tu, indegna, tu?...
--Ah, se sapessi....
Ma, come ogni volta che ella accennava al proprio passato, Andrea
Ludovisi le chiudeva la bocca con un bacio.
--Taci, taci!... Che cosa vorresti dirmi? di chi vorresti parlarmi?...
Non esiste che una sola Costanza, la Costanza mia....
Nel salotto, sul tavolo di legno intarsiato e ornato di borchie
metalliche, il ritratto della baronessa Costanza stava esposto,
insieme con altri di famiglia, nel porta-ritratti di _peluche_ rosso
aperto a foggia di paravento. Egli le diceva:
--Guarda dunque: questa non sei tu, è un'altra donna, completamente
diversa. Dov'è il sorriso che ora ti luce negli occhi?... È un'altra
donna!... Io vorrei il tuo ritratto; ma come sei ora, ora che sei mia,
comprendi?...
Avevano convenuto di incontrarsi da Montabone, come per caso; ma come
Andrea Ludovisi andò a trovare la baronessa, dopo averle espresso quel
desiderio, ella gli si fece incontro con un'aria festosa.
--Una sorpresa!
Costanza dischiuse il piccolo cofanetto di raso azzurro dalla chiave
dorata, che stava sull'_étagère_.
--Ecco l'imagine ridente.... di quella che fui una volta!
Andrea guardava il ritratto, la figura quasi infantile di quella donna
in veste bianca, circonfusa di veli; e alzando gli occhi verso di lei,
chiese con un accento di incredulità:
--Questa?... Sei tu?...
--Ero.... quindici anni or sono! È il ritratto fatto durante il mio
viaggio di nozze.
Con un sospiro, era andata a gettarsi sul divano semicircolare
disposto in un angolo del salotto. Stette a lungo, pensosa, con la
testa appoggiata sulla palma della destra. Poi, scuotendosi, visto che
egli non veniva a raggiungerla, chiamò:
--Andrea!
Non ottenne risposta. Immobile, tutto nero sullo sfondo luminoso della
finestra, egli guardava ancora il ritratto.
--Andrea!...--e, levatasi, gli si avvicinò. Mute, grosse, luccicanti,
le lacrime gli sgorgavano dagli occhi spalancati, gli rigavano le
guancie, cadevano una dopo l'altra sulle mani leggermente tremanti.
--Andrea!.... Andrea mio!... Guardami, che cosa è stato?... Ma
guardami!
Più grosse, più spesse, le lacrime continuavano a sgorgargli dalle
palpebre gonfie. Ora, dei singhiozzi gli salivano alla gola, lo
scuotevano tutto, gli scomponevano il viso.
--Lasciami.... lasciami....
--Ma perchè, Signore Iddio, perchè?
Ella lo aveva trascinato verso il divano, dove era caduta di peso,
quasi piangente anche lei. Allora egli le si era messo in ginocchio
dinanzi, asciugandosi gli occhi con la sua veste, un lembo della quale
portava di tratto in tratto alle labbra.
--Perdonami!... Ti ho fatto male?... Ma il vedere quel ritratto....
l'imagine della Costanza di un altro.... Ora è finito, guarda; è
proprio finito.
--Allora, dammi quel ritratto.
--Ah, no!
Egli lo aveva portato con sè, lo aveva nascosto gelosamente, e un
irresistibile impulso lo persuadeva a rivederlo. Dinanzi a quella
figura, la crisi di pianto si rinnovava, ogni volta. Una tenerezza
amara lo vinceva al pensiero di quella sposa, di quella vergine che
entrava appena nella vita, lieta, confidente, e che un tenebroso
avvenire insidiava. Quali sogni dorati avevano spiegato le loro
seduzioni dietro quella fronte purissima? Quali gioconde visioni si
erano svolte dinanzi a quegli occhi ridenti?... Ahi! uno spettacolo di
miserie, di tristezze, di dolori, si era presentato in cambio dei
lieti sogni; e come lungamente, come amaramente quegli occhi fatti per
rispecchiare il sorriso dei cieli avevano pianto!... E non poter nulla
contro tutto ciò; non poter nulla lui che avrebbe dato la vita per
vederla sorridere!... Se fosse stato possibile tornare indietro cogli
anni, rivedere vivente quella figura che cominciava a sbiadirsi;
amarla e farsene amare, dedicarle tutto sè stesso!... Ahimè, ciò che
era stato, era stato fatalmente, irremediabilmente. Qualcuno, _un
altro_, aveva colto il candido fiore di quell'anima, lo aveva
profanato, lo aveva calpestato....
E poi?