Qualche volta egli lasciava pesantemente cadere la testa, stringendosi
la fronte tra le mani. La baronessa tentava di leggergli negli occhi
il segreto di quelle angoscie improvvise; ma egli si ostinava a tener
giù il capo ripiegato sul petto.
--Ma guardami, Andrea!...
Egli rispondeva sordamente:
--No!
--Dimmi almeno, per pietà! che cosa ti passa per la fantasia!...
--Non posso!... Non voglio!...
--O cattivo, perchè? perchè offuscare la nostra felicità? Se sapessi
come non oso muovermi per timore che essa mi sfugga! Come ho paura di
ripiombare in quel mare d'infinite amarezze....
A quelle parole, egli si era sollevato subitamente, l'aveva stretta
con impeto fra le braccia, esclamando:
--Non lo dire!... Non lo dire un'altra volta!... Sono un pazzo, un
miserabile; ma ti amo, ti amo, ti amo....
--Oh, sì; ti credo!
--No, no!... Le parole sono vuote, sono un suono effimero, non dicono
nulla. Che cosa bisogna fare, Costanza, per provarti l'amor mio?
--Ma nulla, bambino! Amarmi ancora, amarmi sempre!
Bambino, egli lo era ridiventato. Le più strane, le più rischiose
fanciullaggini erano state da lui poste ad effetto. Fermo dinanzi alla
sua carrozza, egli le strappava un lembo della guarnizione di
merletto; sotto la piccola cupola dell'ombrellino rosso, a
Capodimonte, col rischio di esser veduto, le aveva rubato un bacio di
una dolcezza infinita. Egli avrebbe fatte delle vere pazzie per
sentirsi dire bambino da lei, per cogliere nel suo sguardo
l'espressione di amoroso rimprovero e di segreta compiacenza che ella
metteva nel pronunziare quella parola.
Ma un'altra volta che, nel _santuario_ di Villa Valdonica, egli era
stato ripreso da una di quelle repentine tristezze, mentre la
baronessa aveva già cominciato a rimproverarlo dolcemente, alzò ad un
tratto la testa, prendendo tutt'e due le mani di lei.
--Costanza, io vorrei domandarti soltanto una cosa. Sei stata mai
amata così?
--Che domanda!... Perchè?
--Non importa, rispondi: sei stata amata così?...
Ella stette un istante silenziosa, cogli sguardi perduti in non so
quale visione. Poi, abbassando lentamente le palpebre, con voce
fievolissima, rispose:
--Una volta.... fui molto amata....
--Ah!
--Andrea! Perchè non mi guardi?... Che cosa ti ho detto?... Ti ho
fatto male? Oh, non sei stato tu che l'hai voluto?... Andrea, io non
ti conoscevo, allora!... Ne è passato del tempo!... Io sono vecchia;
il torto è tuo, di esserti innamorato di una vecchia!... Ma ridi,
parla, guardami una buona volta, in nome di Dio!...
Egli restò a guardarla a lungo, muto, immobile. La baronessa non
poteva sostenere la fissazione di quello sguardo. Due volte, tre
volte, ella aveva fatto battere le palpebre sugli occhi stanchi, ma
tutte le potenze dell'uomo parevano concentrate nella facoltà visiva.
Poi, lentamente, egli avvicinò le labbra alla fronte di lei, vi depose
un bacio lievissimo; e, chiudendole la bocca con la mano per impedire
che ella nulla dicesse, uscì.
Quella bocca era stata baciata! Quella fronte era stata baciata!
Quelle mani erano state baciate! Quegli occhi avevano visto altri
uomini in ginocchio dinanzi a quelle forme adorate! Dietro quella
fronte, dei ricordi d'amore--di altri amori!--si svolgevano
nell'istante preciso ch'egli metteva tutta l'anima nel parlarle
dell'amore di lui! Quelle orecchie avevano sentite altre parole
d'amore! Quelle labbra ne avevano pronunziate delle altre!... Ah! non
era vero ch'ella fosse nata soltanto il giorno che era stata sua! Il
passato esisteva, e fatale, irreparabile! Ah! ella aveva bene
indovinato, prevedendo ch'egli sarebbe stato geloso del suo passato!
Geloso egli lo era, e tanto più tormentosamente, quanto più
inafferrabile era l'oggetto della sua gelosia. Disputarla ad un rivale
presente, dare tutto il proprio sangue per conquistarla: che cosa
sarebbe mai stato di fronte alla tortura del saperla stata già di
altri, di non poterle cancellare dalla memoria il ricordo di altri?
Egli non era più solo nel suo pensiero! Chi erano, quanti erano questi
_altri_? Impossibile ancora saperlo; più presto egli si sarebbe fatta
strappare la lingua, che chiederlo a qualcuno, che chiederlo a _lei_.
Come infliggere alla donna idolatrata il tormento di rievocare una
storia di pianto? Come sopportarne lui stesso il racconto? E
perchè?...
Noti od ignoti, i fantasmi inafferrabili di quegli uomini vagavano
ancora intorno a lei; per le stanze, nel _santuario_ suo, egli sentiva
che la chiamavano: Costanza--come lui! che le parlavano di tu, come
lui! Egli li vedeva, in attitudini familiari, avvicinarsi a lei!
abbracciarla! baciarla!... Egli aveva paura di sedere dove quegli
_altri_ si erano seduti, di muoversi come gli altri si erano mossi, di
parlare come avevano parlato. Con la sua sola presenza, egli
contribuiva a ridestare più chiari, più netti, i ricordi di lei! E tra
i ricordi del passato e le impressioni del presente un paragone doveva
necessariamente determinarsi! L'amor suo infinito veniva dunque
misurato, in ogni parola, in ogni gesto, in ogni bacio!...
Dal posto dove se ne stava abbandonata, la baronessa lo attirava a sè;
ma tutte le volte uno sforzo formidabile su sè stesso poteva soltanto
deciderlo ad avvicinarsi a lei. Quando egli le si avvicinava, i
fantasmi si frapponevano, glie la disputavano, lo afferravano con la
loro gelida mano, facevano morire il suo bacio, scioglievano le sue
braccia allacciate intorno alla vita di lei. E come più cresceva lo
strazio dell'uomo dinanzi alla propria impotenza contro quella
persecuzione, più lamentosa si faceva la voce della donna:
--Andrea, tu non mi ami più!