Il colpo di grazia.
Le feste del principe di Lavandall erano le più ricercate di Parigi, a
causa della scelta squisita dei suoi invitati, la ricchezza e
sopratutto l'eleganza che vi regnavano. I balli delle Tuileries erano
deserti, se coincidevano con quelli del principe. L'aristocrazia del
Faubourg, che non andava dal re, si pigiava nei saloni del diplomatico
russo. Se si parlava di una bella dama, questa quistione inevitabile
era posta:
--È dessa una delle fate dell'_hôtel_ di Lavandall?
Un artista, un autore, che vi era invitato, mostrava la lettera del
principe come un poeta mostra una lettera di Victor Hugo. Era un
diploma che dava delle ali. Essere stato al ballo del principe,
costituiva una patente di nobiltà. Si era sicuri incontrare in quel
salone tutto quanto Parigi possedeva di legittimamente illustre. Si
contavano le intrusioni come una verruca sul viso di una ballerina.
Questa spia di grande nobiltà ecclissava il re!
Quando Vitaliana vi giunse, le sale ridondavano di gente.
Il principe le andò incontro e le offerse il braccio per condurla nel
salone principale.
Il dottore di Nubo era probabilmente all'agguato del duca di Balbek,
perchè, vedendolo, lo seguì lentamente fino a che non l'ebbe ridotto
nel vano di un balcone.
E' gli disse un motto in italiano.
Il duca rispose con un segno di testa e sguizzò in mezzo ai capannelli
risplendenti di diamanti, di cordoni e di _crachats_.
Vitaliana proiettò il suo sguardo comprensivo nelle sale ch'ella
traversò, ed infine, in mezzo ad un gruppo di _attachés_ e di altri
giovani gentiluomini alla moda, scorse il conte di Alleux.
Adriano arrossì.
Vitaliana impallidì.
Ma dessa continuò il suo andare, quasi avesse percorso la via sacra
dei trionfatori.
Adriano non si mosse, avvegnachè si volgesse per nascondere l'itto di
quello sguardo, che andava ad impiantarsi nel suo cuore.
Il nugolo di quei giovanotti si sciolse, e presero tutti a svolazzare
intorno a Vitaliana, chi per salutarla, chi per invitarla a danzare.
L'era un bagliore, alla lettera, quell'insieme di bellezze, di fiori,
di pietre preziose. Si vedevano dei flotti di _gaze_ e di luccicamenti
ondulare come i flutti ad ogni movimento, traversare come un vapore,
scintillare come il mare, in quelle notti di luna piena quando questa
si culla, la state, nel golfo addormentato di Bengala.
Vi si respirava due profumi divini: quello della donna e quello della
giovinezza. Ogni salone era un mazzetto che rideva e cantava in mille
spanti.
Vitaliana si staccava su quella bianchezza, iridata di tutti i fuochi
dell'opala, come un fiocco di bianca nuvola sopra un cielo imporporato
dagli ultimi baci del sole.
Pertanto, ella non aveva che una _toilette_ di donzella: dei festoni
di _gaze_ grigio perla, rilevati da ciuffi di brughiera bianca, e dei
fiori nei capelli. Ella non aveva neppur udito suo marito--il quale
accusava Froment Maurice di mancar di parola per la nuova montatura
dei suoi diamanti!
Quel seno nudo, quel collo senza ornamenti, quella fronte alta e pura
scintillavano sotto quegli sguardi assetati. Si sarebbe detto che quel
petto e quel collo si fossero impregnati delle perle e dei diamanti
assenti.
Ella avanzava come un cigno sur un lago, e lo stormo dei giovanotti
farfallava intorno a lei.
Il più sollecito a farsi presentare dal principe di Lavandall fu lord
Warland. Egli le disse immediatamente:
--_Dare I beg the favour, madame, to dance the first waltzer with
you_?
--_With great pleasure, milord_--rispose Vitaliana con un sorriso.
Lord Warland sembrò straordinariamente rapito di trovare
quell'incantevole duchessa che gli rispondeva nella sola lingua
conosciuta da lui, o, piuttosto, che egli osasse parlare. Si lanciò
allora a tutto galoppo nella conversazione, cui milord ci permetterà
di tradurre in italiano--in italiano, così infelice per la
conversazione!
--Scusatemi, signora, se l'è una indiscrezione. Siete voi nata in
Francia o in Inghilterra?
--In Francia, milord, a Parigi stessa, a tre numeri da questo _hôtel_.
--Allora, madama, o io sono forzato a credere alla metempsicosi,
ovvero voi avete smarrita la via venendo dal cielo.
--Come ciò, milord?
--Eh! Dio vi aveva inviata dall'altro lato della Manica, Il raggio di
sole che vi portava vi trasbordò sul suolo di Francia.
--Come io non posso supporvi capace di commettere dei concettini,
debbo protestare, milord, contro il vostro invadimento britannico.
Guardate dunque intorno a voi.
--Sì: l'è pieno di bellezze europee. Voi... voi siete una transfuga
dal cielo--o dal mio paese.
--Voi credete dunque, milord, che le bellezze europee sono una
mercanzia di scarto, cui Dio lascia cadere sul continente, riserbando
per l'Isola la prima scelta--assolutamente come voi fate per i vostri
prodotti dell'India?
--Sensate, madama. Io aveva sempre creduto che il fiore valesse meno
del diamante. Voi venite stassera a confondere i diamanti e li
umiliate col fiore. Ecco ciò che è la mercanzia di scarto e di prima
scelta!
--Decisamente, milord, voi nascondete un poeta sotto la pelle di un
gran signore... Bisogna disdoppiarvi: il cumulo è interdetto.
--Io non domanderei nulla di meglio, se potessi acchiappar nel
vestiario una maschera più confortevole.
--Ah! gli è forse vero. Nella fretta, milord, voi vi siete azzimato di
una figura un zinzino a l'azzardo. Ma, supponete che io mi sia una
fata che potessi sbrogliarvi: quale sarebbe la maschera che voi
preferireste fra questi cascantelli che ci circondano?
--Vorrei potar dire: quella che voi scegliereste, madama! Ma, come la
vostra scelta è fatta, io vi do il campione del mio desio. Gli è quel
giovanotto femminino e pensieroso, che vi contemplava di sotto
quell'arco di porta incontro a noi.
--Come! quella fanciulla mancata, che à dei mustacchelli a crocco? Ve
lo accordo, milord. Gli è il conte di Alleux, mio cugino... e non vi
felicito del vostro gusto.
--Perchè mo', madama?
--Perchè se un uomo, per isventura, è destinato ad essere... come dire
ciò?
--Ad essere un aborto, per esempio.
--Milord, voi siete troppo duro per voi stesso.
--Continuate, madama.
--Ebbene, allora val meglio essere un aborto maschio che femmina.
In quel momento, Adriano, vedendosi sotto lo sguardo di sua cugina e
del suo cavaliere, si avvicinò per salutare Vitaliana. Questa fece un
leggiero saluto con molta gravità, senza rispondere; ma le labbra di
lei tremarono come sotto il brivido di un bacio invisibile.
Lord Warland l'osservava, e disse:
--Non importa, madama, io preferisco l'aborto femminile che voi
disdegnate.
--Davvero, milord, voi siete poco ambizioso--rispose Vitaliana
sollecitamente, volgendo le spalle a suo cugino, che s'allontanò lento
lento, senza aggiungere sillaba.
Il waltzer ricominciò. Lord Warland e Vitaliana scomparvero nel
turbine.
--Il waltzer fa comprendere ciò che è la donna--disse milord: esso fa
della vertigine un piacere di dei.
--Anche quando quella donna pesa una tonnellata e mezzo, come
madamigella di Paray, che balla con mio cugino? Quel povero Adriano
respira come una foca.
--Siete voi ben sicura che egli ansi, madama? Io credo ch'egli
nasconda un sospiro sotto un anelito--ciò che arriva sempre quando si
valsa all'intenzione di un'altra.
Vitaliana non rispose. Si rimisero a valsare.
Quando si fermarono per riposare, lord Warland dimandò:
--Andrete voi al ballo dell'ambasciatore d'Inghilterra, martedì
prossimo, duchessa?
--Non credete voi dunque, milord--rispose Vitaliana ridendo--ch'ei
sarebbe una imprudenza per una transfuga?
--Oh! perdono, madama: vi si celebrerebbe, al contrario, il ritorno
della figliuola smarrita.
--Io penso, milord, che non ò, per il momento, alcuna voglia di
ritornare.
--State in guardia, duchessa. Se lord Palmerston vi vede mai, egli
sarebbe capace di dichiarare la guerra alla Francia.
--Bravo! non abbiamo noi M. Guizot, milord, che sarebbe capace di
pagarvi delle indennità?
--Le indennità ànno del buono, madama, ed alcuno non fa loro il muso.
E voi vedrete, madama, che vostro cugino, dopo avere volteggiato con
una balena, vorrà volare con un'allodola, e verrà ad invitarvi.
Indennità!
--Il conte di Alleux non è poi tanto Inglese in fatto d'indennità,
milord--rispose Vitaliana slanciandosi di nuovo.
Quando lord Warland l'ebbe ricondotta ad un canapè, un gruppo di
giovanotti si avvicinò a Vitaliana per invitarla.
Adriano non lasciò il suo posto. Sembrava anzi che avesse scelto un
alto, fra due giri di walzer, per andare a salutare sua cugina, onde
compiere un dovere verso di lei agli occhi del mondo, ma evitare le
spieghe.
Ciò non impedì che Vitaliana si lasciasse fascinare da tutte le
provocazioni della festa.
Tutto ciò che vi era di più elegante per nascita, distinzione, grazia,
svolazzò intorno a lei. Le donne, esse stesse, si sentivano disarmate
in presenza di quella figura, la quale aveva tutte le seduzioni
dell'adolescenza e non uno dei provocamenti della donna che à
morsicato al frutto della vita.
Vitaliana, che aveva di ordinario poco spirito, si elettrizzava in
mezzo a quel battibecco scintillante di sguardi bramosi, di motti
squisiti ed aguzzati a punta d'oro, di lumi, di profumi, di bagliori,
di gioie; in quella mischia di spalle nude, di petti alitanti, di
occhi avidi, di _gazes_ fiammeggianti--che nel turbinio della danza
sembrano ali--; di quella musica che scoppiettava come lo _champagne_
e dava le stesse prismatiche ebbrezze. Ella ballò un po' per sè
stessa, molto per gli altri.
Imperocchè si è implacabili, in un ballo, per le belle signorine.
Bisogna ch'elleno espiino la divinità della bellezza, e che, la pelle
madida, la respirazione fiaccata, i piedi ammaccati, le loro penne di
angelo gualcite, le facciano infine invidiare l'abbandono della
fanciulla brutta e scartata.
Quel folleggiamento durò fino alle due del mattino, quando il principe
di Lavandall venne a rilevare Vitaliana--dandole il braccio per
passeggiare nei saloni, nella stufa illuminata di tratto in tratto con
fuochi elettrici. Il principe la introdusse in seguito, per farla
respirare un po' in disparte, in un piccolo _boudoir_, la di cui porta
era chiusa, e dove quattro persone giuocavano.
Il duca di Balbek non ballava quasi più, eccetto il _quadrille_
offiziale, a cui non poteva sottrarsi. Non essendo parlatore, essendo
confinato, per ragione di Stato, alla tratta delle bellezze mature
della diplomazia e della Corte, non gli restava altra risorsa nelle
serate, ove le convenienze lo chiamavano, che quella del giuoco.
Il giuoco, del resto, lo attirava; perocchè egli era costruito per le
forti emozioni anzi che per le delicate.
Da qualche tempo, d'altronde, il giuoco era divenuto uno degli
articoli del suo bilancio di reddito, e, malgrado le variazioni
inevitabili, era ancora molto produttivo. In ogni caso, avesse egli
avuto ripugnanza per le carte, il conte di Nubo, suo medico, si
sarebbe addato a vincerla. Perocchè, non appena il duca compariva in
un casino od in un salone, il dottore sollecitava a metter su una
tavola da _whist_, e peggio ancora.
Infatti, abbiamo visto che di Nubo lo attendeva.
L'ambasciatore d'Inghilterra e l'ambasciatore di Prussia--che
gustavano anche essi considerevolmente una partita di _whist_--non
dimandavano meglio che cedere all'invito del principe di Lavandall, il
quale, per divertire i suoi ospiti, andava incontro alle loro
inclinazioni.
Ora, come lord Westmoreland era miopissimo, ed il conte di Tonningen
era soggetto a distrazioni, il principe Lavandall fece preparare il
loro tavolo verde in un salottino particolare, ove, la porta chiusa, i
giuocatori non sarebbero stati distolti dai curiosi che fan di
ordinario galleria intorno alle tavole a _whist_.
Eccoli dunque istallati, il duca di Balbek giuocando con
l'ambasciatore di Prussia, ed il dottore avendo per _partener_ quello
d'Inghilterra.
Il duca ed il dottore giuocavano così in certi saloni, perchè, alla
fine della serata, liquidavano tra loro benefizi e perdite. Al club,
al contrario, erano sempre _partener_.
La sorte si era mostrata neutra. Le partite si erano succedute e
moltiplicate, ma con poca differenza dalle due parti. Le perdite si
equilibravano quasi.
--Gli assalti di sala d'armi son belli--diceva il dottore forbendo i
suoi occhiali--ma, è d'uopo convenirne, gli occhi si stancano a
seguire quelle punte di fioretto che cercano inesorabilmente il vostro
petto.
--Gli è vero!--sclamò lord Westmoreland, nettando a sua volta le sue
lenti.
--Se respirassimo un istante dopo questa partita--riprese il dottore,
con quella famigliarità comoda che i medici pigliano dovunque
naturalmente.
--Possiamo cessare, dottore, se siete stanco--interloquì Balbek.
--Si riposa pure--replicò il dottore--cangiando di occupazione. Un
giro di _pharaon_ ci rinfrancherebbe altrettanto. Che ne dite voi,
milord? Ciò vi va, signor conte?
--Perfettamente--risposero i due ambasciadori.
--E voi, signor duca, gradite voi la proposta?
Or, come la proposta era di già stata gradita tre giorni innanzi, il
duca di Balbek non l'oppugnò.
In fatti si andava a cangiar di giuoco, quando il principe di
Lavandall entrò. E, poco dopo, il conte di Kormoff ed il principe di
Storkine venivano a prendere da lui commiato, partendo entrambi il dì
seguente per le Russie.
--Non potreste voi, signori, aspettare ancora un quarto d'ora? Avrei
una piccola commissione a darvi per madama di Nesselrode. Ma bisogna
che io comunichi innanzi tutto a milord Westmoreland ed al signor
conte di Tonningen un dispaccio che mi àn rimesso or ora, dalla parte
di M. Guizot. Come voi lo troverete probabilmente pure in rientrando,
mi sollecito a comunicarvelo qui.
--Sì, sì--dissero i due ambasciadori.
--Son desolato, signor duca e signor dottore, d'interrompere la vostra
partita per cinque minuti. Ma, se voi il permettete, signori, spero
che M. di Kormoff ed il signor principe di Storkine vorranno farmi il
piacere di tener le carte per cinque minuti.
--Io prego anzi uno di quei signori di occupare il mio posto
definitivamente--disse lord Westmoreland. Io mi ritiro, dopo.
--Ed io pure--soggiunse il conte prussiano. E sarei grato a quegli di
quei signori che vorrà rimpiazzarmi.
--Con piacere--risposero i due signori russi.