In cui si vede come si abborracciano i paradisi.
Il secondo mese del connubio del duca di Balbek con Morella toccava a
fine.
I teatri e le passeggiate di Parigi avevan visto di tempo in tempo
Morella apparire e passar come una cometa, ma alcuno non aveva saputo
quale dio o quale demonio trascinasse ella nell'orbita sua, o le desse
impulso.
Il duca di Balbek era restato nell'ombra--che si preoccupasse del suo
nome, della dignità di sua moglie, o del riserbo impostogli dal suo
ufficio di diplomatico, poco monta.
Il signor di Linsac aveva custodito Morella per circa due anni in una
specie di gabbia incantata, cui egli indorava del suo spirito non
potendo indorarla dei suoi _luigi_: madama di Maintenon che serviva un
aneddoto per rimpiazzare un arrosto!
Morella vi si era formata--osservando il mondo per spiragli, che lo
rivelavano molto e le facevano indovinare molto più ancora. Ella
arrivava dunque quasi sconosciuta e si levava sull'orizzonte della
vita elegante di Parigi come una girandola in una festa. Fissava gli
sguardi; spronava le brame.
Non vi fu che una voce: Chi è dessa? a cui è dessa?
E tutti ad invidiare il fortunato sultano che accendeva quel sole
nelle notti del suo _harem_.
Era egli felice quel sultano?
Forse sì.
La morte per congelazione non à dessa le sue voluttà? La forca non à
anche dessa le sue delizie? La felicità è dessa altra cosa che lo
stordimento?