Un po' delle cose del duca di Balbek.
Il duca di Landolles, emigrato rientrato e rallegato a Bonaparte
imperatore, aveva maritato le sue due figlie con due generali: l'una
al conte di Saint-Alleux--morto da una granata a Waterloo; l'altra al
conte di Muge--riavvicinato ai Borboni ed ucciso in Africa da
Abdel-Kader.
Il duca di Landolles, avendo mangiato ai giuochi di Frascati ciò che
gli restava della sua fortuna, non aveva dato in dote alle figliuole
che la loro bellezza.
I due generali, non avendo avuto l'opportunità di raccogliere un po'
di dovizie, non avevano legato alle loro vedove che la pensione di
diritto per vivere, e l'intrigo per prosperare.
Il conte d'Alleux aveva lasciato un figliuolo, raccomandandolo alla
protezione di suo fratello, vescovo allora, ed in seguito arcivescovo
e cardinale.
Il conte di Muge aveva lasciato una ragazza, raccomandandola alle cure
di sua sorella, superiora al _Sacré-Coeur_.
I due militari avevano un'assai mediocre stima del carattere delle
loro mogli.
Il piccolo conte d'Alleux si chiamava Adriano.
La piccola contessa di Muge si chiamava Vitaliana.
I due fanciulli erano belli. Le due madri sapevano per esperienza che
la bellezza è un capitale, di cui il numero di zeri che segue l'unità
è indeterminato. Quella due donne accorte sapevano anche di più:
sapevano che la bellezza è la locomotiva del mondo--mi scusi l'oro,
che se ne crede il re! I due fanciulli erano dunque per le loro madri
due cambiali tirate sulla società, cui elleno si promettevano scontare
abilmente.
Bisognava però attender per codesto. Imperciocchè non si colloca una
figliuola prima di sedici anni; non si fa regalo di un'ereditiera ad
un bel giovanotto, il quale non abbia almeno raggiunto i suoi
diciannove o venti anni.
Lo zio e la zia complicavano la situazione. Perocchè il cardinale si
metteva in misura di tagliare un abate nel figlio di suo fratello, per
perfezionarlo in seguito e cavarne un vescovo. La superiora del
_Sacré-Coeur_ voleva tenersi sua nipote al convento, onde innalzarla
poi fin non so dove--al suo posto forse, quando ella morrebbe, o a
quello d'una santa del paradiso. Per conseguenza, Adriano era allevato
al seminario di _Saint-Sulpice_, e Vitaliana nello splendido
stabilimento della strada di Varenne.
Le loro madri li visitavano durante tutto l'anno. Ma i due cugini non
si vedevano altrimenti che nel tempo delle vacanze.
Si videro così, per quattro o cinque anni, quasi tutti i giorni, nelle
sei settimane che passavano presso le loro madri--Adriano smorfiando
la messa; Vitaliana la maestra della classe--regalandosi copia
d'immagini; raccontandosi parecchi tratti e propositi e parecchie
storie di famiglia dei loro compagni reciproci; rivedendosi con
gaudio; separandosi con tristezza; promettendosi di scriversi, ed
aggiornando altri spassi all'anno venturo.
Adriano toccò così i diciotto anni.
Vitaliana i sedici.
Essi si avevano scambiato fin là dei baci senza importanza, come
avevano cambiati i loro volanti, i loro palloni, i loro giuocatoli, le
immagini benedette, i piccoli libri pii, i libri da messa legati in
rosso e dorati ai tagli. Ma quando si separarono quest'anno, quando si
abbracciarono par dirsi: a rivederci! Vitaliana imporporì fino al
bianco degli occhi, Adriano impallidì fino alle labbra--quelle ciliege
inalterabili. Poi, e' si guardarono ancora, rivolgendosi, ed entrambi
asciugarono una lagrima in silenzio.
Adriano ritornò al seminario.
Vitaliana restò in casa di sua madre, perchè la zia del _Sacré-Coeur_
era morta, e la contessa di Muge si curava poco di fare di sua figlia
una maestrina o una beata.
La contessa di Muge non essendo ricca, non si prodigava per feste che
esigevano un lusso esorbitante ed una immensa varietà di _toilette_.
Quest'abile donna si mostrava unicamente ai balli delle Tuileries ed a
quelli dell'ambasciate d'Inghilterra, di Russia e di Austria--cinque o
sei sere nell'anno.
Ella metteva questa parsimonia sul conto della sua fierezza e del suo
disdegno pel piccolo mondo alla maschera aristocratica. In quei balli,
d'altronde, ella incontrava ciò che ella voleva. Come ella poi si
spacciava per malata--e perciò non avendo tempo a perdere--si decise a
presentare quest'anno Vitaliana nel mondo.
Vitaliana era troppo giovane d'anni; ma l'adolescente aveva di già le
forme della donna--quantunque tutta magrolina ancora e scolorata dallo
spossamento della crescenza.
Madama di Muge non ebbe certo a lagnarsi dell'effetto che produsse
Vitaliana alle Tuileries, ove ella l'esibì per la prima volta. Tutti
gli occhi, tutte le lenti si diressero sulla giovinetta, e ciascuno
dimandò al vicino:
--Conoscete voi, signore, il nome di quella fanciulla?
Pochi la conoscevano. E coloro che sapevano chi ella fosse, non
ignoravano probabilmente pure il carattere della madre, lo stato della
possidenza e la loro posizione sociale. Di guisa che, quell'anno, non
svolazzarono intorno alla bella figliuola che dei ballerini e degli
stranieri.
Un solo uomo considerevole invitò Vitaliana a ballare e cicalò con lei
qualche istante dell'opera del _Conte d'Ory_ e della _Favorita_.
Costui fu il duca di Balbek, uno dei _lions_ del mondo parigino.
Vitaliana rispose--arrossendo un po' della sua ignoranza--che ella non
era ancora stata nè agl'_Italiani_, nè all'_Opera_.
L'anno passò così.
Era il secondo anno dell'ambasciata del duca di Balbek a Parigi, ove
egli teneva già il bordone della _fashion_ e sguazzava nella più alte
regioni dell'ebrietà dei suoi successi.
--La campagna è stata cattiva! sì--disse la contessa di Muge,
ritirandosi nella sua terra a primavera. Nonpertanto ò provato le
armi. Esse sono buone.
Ed ella contemplava sua figlia con gli occhi di un mercante di schiavi
in Oriente.
L'aria delle montagne dei Vosges, ove si trovava il piccolo castello
della contessa--ella lo addimandava così--fu di un effetto prodigioso
per Vitaliana. Il suo sviluppo si compiè: l'abbozzo divenne opera. Non
una delle promesse aveva fallito. Nessuna dalle speranze di una madre
ambiziosa era stata tradita. Non una delle opulenze annunziate, che
non si fosse lussuosamente realizzata. Non un gioiello che non
divenisse un tesoro. Quando la contessa di Alleux e suo figlio vennero
al castello di Muge, essi restarono abbarbagliati dallo splendore che
Vitaliana aveva acquistato in sei mesi.
La contessa di Alleux se ne compiacque.
Adriano ne pianse di furto.
Questa volta i due cugini si trattarono infinitamente con più riserbo.
Non si abbracciarono più.
Vitaliana raccontò ad Adriano tutto ciò che ella aveva visto nel mondo
l'inverno scorso; il numero di volte che aveva ballato; il nome de'
suoi cavalieri: i propositi che le avevano susurrato all'orecchio--ma
ciò con molte reticenze--in uno, quella grande festa della vita che si
presenta ad ogni fanciulla come un incanto di fate, e che, qualche
anno più tardi, termina talvolta così lugubremente.
Durante quei racconti alle piume d'oro, ai profumi stupefacenti, Adriano
si taceva, ed i colori si alternavano sul suo viso. Non osò questa volta
dar la replica con le sue storie di seminario e con i suoi
vagheggiamenti di--non più lontano che l'anno scorso!--sciorinarla da
vescovo in una messa pontificale! Egli massacrava invece Vitaliana di
mazzetti, cui andava a frugacchiare sotto i cespugli della montagna, di
farfalle, cui dava la caccia nelle praterie, e di ogni specie d'insetti
ai colori brillanti, cui acchiappava al volo come un'allodola.
Aveva cura però di ripigliare tutt'i fiori cui Vitaliana aveva
appassiti, sia nei suoi capelli, sia nel suo busto; d'impossessarsi di
quanto Vitaliana avesse toccato; di bere di nascosto nel bicchiere di
lei; di raccogliere le briciole di fettuccia, gli stracci, i fogli di
carta scritti, tutto ciò che Vitaliana aveva sfiorato e che svolazzava
sotto la finestra della camera da letto di lei--spiando perfino il
capello cui la brezza le involava quand'ella si pettinava.
Poi, egli faceva sul piano dei prodigi, per ricordarsi, per inventare,
se occorreva, per suonare tale aria, tale sinfonia, tal duetto cui
Vitaliana preferiva. Se la sua mano, se il suo piede toccavano la
veste stessa di sua cugina, Adriano allibiva, aveva i brividi. Egli
smagriva, scoloriva. Non dormiva più la notte. Mangiava appena.
Insomma, era proprio tempo che il mese di novembre arrivasse e
mettesse termine alle vacanze.
Quando i due cugini si abbracciarono per dirsi addio--Addio! disse
Adriano, mentre Vitaliana diceva: All'anno venturo!--Quando le labbra
di Adriano toccarono le guance di Vitaliana, questa si sentì scorrere
lungo la spina dorsale un fluido incognito, il quale le rivelò che
ella era donna, e dette una forma ai sogni nebulosi che agitavano
talvolta le sue notti.
Adriano le aveva inoculato quella scintilla negli occhi, quel languore
nella parola, quel formicolare nelle labbra, quella elettricità divina
del bacio, quell'irradiamento della respirazione, quel flusso e
riflusso del sangue luccicante di pagliette di oro, quel brivido
inebbriante, quel delirio stellato che chiamasi amore, voluttà--e che
Dante riassume in una parola: _indiare_!
Poi non si rividero più. E forse in quel cuore, ove aveva regnato
Adriano, restò una ferita, ed in quello, ove aveva regnato Vitaliana,
una cicatrice.
L'inverno giunse.