--Que oporto t'ha l'omo--per cui vai fatiganno?

Ène da te fugito,--a te non torna danno;

déi pagar gran banno,--non lo può satisfare.

--Tutto lo debito c'hane--io sí lo pagheraggio,

ed enfra Dio e l'uomo--pace sí metteraggio,

e sí la firmaraggio--che non se deggia guastare.

--Como porrai far pace--fra Dio e l'om mondano,

ché l'omo vol esser Dio--e Dio vol l'om sottano?

E questo è tal trano--che nul om pò placare.

--S'io me faccio omo,--omo ha suo entendimento

ed, en quanto omo,--a Dio farò suiacemento;

farocce giognemento--ciascun suo consolare.

--Ecco che vien nel mondo,--como vorrai venire?

buon è che l'om lo saccia;--facciatelo bannire,

ché se possa sentire--como lo vol sanare.

--Io l'ho fatto bannire--ch'ogn'om venga a la scola;

la divina scienzia--ensegnar aggio gran gola;

e questa è la cagion sola--che l'om voglio amaestrare.

--En prima de la scola,--se ve piace, dicete;

ove verrá la gente--a l'albergo ch'avete:

bon è che glie narrete,--ché lo possa trovare.

--El nome del mio albergo--di' che è umilitate;

omo che vol venire,--trovame en veritate;

e le spese dicete--che tutte le voglio fare.

--Ancora me dicete--qual legerite arte;

manda per tutto 'l mondo--che se leggan tue carte;

vengan poi d'onne parte--a la scola a 'mparare.

--Io ensegno amare,--e questa è l'arte mia;

ed omo che la 'mprende,--con Dio fa compagnía;

se nol perde a follía,--con lui sta a delettare.

--Ed omo che non ha libro--como porrá emprendere?

Ancor non l'audii--ch'om lo trovasse a vendere;

rascion porramo ostendere--per nostra scusa mostrare.

--Io son libro de vita--segnato de sette signi;

poi ch'io siraggio aperto,--troverai cinque migni,

son de sangue vermigni--ove porran studiare.

--Forsa quella scrittura--ha sí forte construtto,

che non la porría entendere--chi non fosse ben instrutto;

staría tutto derutto--a non potendo pro fare.

--'Nante è la scrittura--che omne studiante

sí ce pò ben legere--e proficere enante;

notace l'alifante--e l'aino ce pò pedovare.

XLI

COMO LI ANGELI SI MARAVIGLIANO DE LA PEREGRINAZIONE DE CRISTO NEL MONDO

--O Cristo onnipotente,--ove sete enviato?

perché poveramente--gite pelegrinato?

--Una sposa pigliai--che dato gli ho 'l mio core;

de gioie l'adornai--per averne onore;

lassòme a descionore,--famme gire penato.

Io sí l'adornai--de gioie e d'onoranza,

mia forma l'assignai--a la mia simiglianza;

hame fatta fallanza,--famme gire penato.

Io glie donai memoria--ne lo mio piacemento,

de la celeste gloria--glie diei lo 'ntendemento,

e voluntá en centro--nel core gli ho miniato.

Puoi glie donai la fede--ch'adempie entendanza,

a memoria diede--la verace speranza,

e caritate amanza--al voler ordenato.

A ciò che l'esercizio--avesse compimento,

lo corpo per servizio--diéglie per ornamento;

bello fo lo stromento,--se non l'avesse scordato.

Acciò ch'ella avesse--en que esercitare,

tutte le creature--per lei volse creare;

donde me deve amare,--hame guerra menato.

A ciò ch'ella sapesse--como sé esercitare,

de le quattro virtute--sí la volsi vestire;

per lo suo gran fallire--con tutte ha adulterato.

--Signor, se la trovamo--e vole retornare,

voli che li dicamo--che gli vol perdonare,

ché la possam retrare--del pessimo suo stato?

--Dicete a la mia sposa--che deggia revenire;

tal morte dolorosa--non me faccia patire;

per lei voglio morire,--sí ne so enamorato.

Con grande piacemento--facciogli perdonanza,

rendogli l'ornamento,--donoglie mia amistanza;

de tutta sua fallanza--sí me serò scordato.

--O alma peccatrice,--sposa del gran marito,

co iaci en esta fece--lo tuo volto polito?

co se' da lui fugito--tanto amor t'ha portato?

--Pensando nel suo amore--sí so morta e confusa;

poseme en grande onore,--or en que so retrusa!

O morte dolorusa,--co m'hai circundato!

--O peccatrice engrata,--retorna al tuo Signore,

non esser desperata--ca per te muor d'amore;

pensa nel suo dolore--co l'hai d'amor piagato.

--Io aggio tanto offeso,--forsa non m'arvorría;

aggiol morto e conquiso;--trista la vita mia!

Non saccio ove me sia,--sí m'ha d'amor legato.

--Non aver dubitanza--de la recezione;

non far piú demoranza,--non hai nulla cagione;

clame tua entenzione--con pianto amaricato.

--O Cristo pietoso,--ove te trovo, amore?

Non esser piú nascoso,--ché moio a gran dolore;

chi vide el mio Signore?--narrel chi l'ha trovato.

--O alma, noi el trovammo--su nella croce appiso;

morto lo ce lassamo--tutto battuto e alliso;

per te a morir s'è miso,--caro t'ha comparato!

--Ed io comenzo el corrotto--d'un acuto dolore:

amore, e chi t'ha morto?--se' morto per mio amore;

o enebriato amore,--ov'hai Cristo empicato?

XLII

COMO L'ANIMA PRIEGA LI ANGELI CHE L'INSEGNINO AD TROVAR IESÚ CRISTO.

--Ensegnatime Iesú Cristo,--ché lo voglio trovare;

ch'io l'aggio udito contare--ch'esso è de me 'namorato.

Prego che m'ensegnate--la mia 'namoranza,

faccio gran villanía--de far piú demoranza;

fatta n'ha lamentanza--de tanto che m'ha 'spettato.

--Se Iesú Cristo amoroso--tu volessi trovare,

per la val de vilanza--t'è oporto d'entrare;

noi lo potem narrare,--ché molti el ci on albergato.

--Prego che consiglite--lo cor mio tanto afflitto,

e la via m'ensignite--ch'io possa tener lo dritto;

da poi ch'ad andar me mitto--ch'io non pos'esser errato.

--La via per entrar en vilanza--è molto stretta l'entrata;

ma poi che dentro serai,--lebbe t'è poi la giornata;

serain'assa' consolata,--se c'entrera' en quello stato.

--Opriteme la porta,--ch'io vogli' entrar en viltate,

ché Iesú Cristo amoroso--se trova en quelle contrate;

decetel ch'en veritate--molti el ci on albergato.

--Non te lassamo entrare;--iurato l'avem presente

che nullo ce può transire--ch'aia veste splacente;

e tu hai veste fetente,--l'odor n'ha conturbato.

--Qual è 'l vestir ch'i' aggio--el qual me fa putigliosa?

ch'io lo voglio gettare--per esser a Dio graziosa,

e como deventi formosa--lo cor n'ho 'nanemato.

--Ora te spoglia del mondo--e d'onne fatto mondano;

tu n'èi molto encarcata,--el cor non porti sano;

par che l'aggi sí vano--del mondo ove se' conversato.

--Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio,

e nul encarco mondano--portar meco piú voglio;

ed omne creato ne toglio--ch'io en core avesse albergato.

--Non ne pari spogliata--como si converría;

del mondo non se' desperata,--spene ci hai falsa e ria;

spògliate e gettala via,--ché 'l cor non sia reprovato.

--Ed io me voglio spogliare--d'omne speranza ch'avesse,

e vogliomene fugire--da om che me sovenesse;

megli' è se en fame moresse--che 'l mondo me tenga legato.

--Non ne pari spogliata--che glie ne sia 'n piacemento,

de spirital amistanza--grande n'hai vestimento;

usate ché getta gran vento--e molti sí ci on tralipato.

--Molto m'è duro esto verbo--lassar loro amistanza;

ma veggio che lor usamento--m'arieca alcuna onoranza;

per acquistar la vilanza--siragio da lor occultato.

--Non t'è oporto fugire--lor usamento a stagione,

ma ètte oporto fugire--de non oprir tua stacione;

per uscio entra latrone--e porta el tuo guadagnato.

--Opriteme la porta,--pregove en cortesia,

ch'io possa trovar Iesú Cristo--en cui aggio la spene mia;

respondemi, amor, vita mia,--non m'eser ormai straniato.

--Alma, poi ch'èi venuta--respondote volontire:

la croce è lo mio letto,--lá 've te poi meco unire;

sacci si vogl salire--haveráme po' albergato.

--Cristo amoroso, e io voglio--en croce nudo salire;

e voglioce abracciato--Signor, teco morire;

gaio seram'a patire,--morir teco abracciato.

XLIII

DE LA MISERICORDIA E IUSTIZIA E COMO FU L'OMO REPARATO: E PARLANO

DIVERSI.

L'omo fo creato virtuoso,

volsela sprezar per sua follía;

lo cademento fo pericoloso,

la luce fo tornata en tenebría;

lo resalire posto è fatigoso;

a chi nol vede parglie gran follía,

a chi lo passa pargli glorioso,

paradiso sente en questa via.

L'omo quando en prima sí peccao,

deguastao l'ordene de l'amore;

ne l'amor proprio tanto s'abracciao,

che 'nantepuse sé al Creatore;

la Iustizia tanto s'endegnao,

che lo spogliao de tutto suo onore;

omne virtute sí l'abandonao,

al demone fo dato el possessore.

La Misericordia, vedente

che l'omo misero era sí caduto,

de lo cademento era dolente,

ché con tutta sua gente era perduto;

gli suoi figliuoli aduna mantenente,

ed ha deliberato de l'aiuto;

mandagli messaggio de sua gente

ca l'omo misero sia subvenuto.

La Misericordia sí ha mandata

de la sua gente fedel messagiera

che vada ad omo en quella contrada

che de lo desperare ferito era;

madonna Penetenza c'è trovata,

de tutta la sua gente fatt'ha schiera;

e descurrendo porta l'ambasciata

che l'omo non perisca en tal mainera.

La Penetenza manda lo corrère

che l'albergo li deia apparecchiare;

la Contrizione è messagiere

e seco porta cose da spensare;

venendo a l'omo, miselse a vedere

e giá non c'era loco da posare;

tre suoi figliuoli sí fece venère

e misegli ne l'omo al cor purgare.

En prima sí ha messo lo Timore

che tutto 'l core sí ha conturbato;

la falsa Securtá reietta fore

che l'omo avea preso ed engannato;

poi mise Conoscenza de pudore

vedendose sí sozo e deformato;

e nella fin glie die' gran Dolore

che Dio aveva offeso per peccato.

Vedendo l'omo sé cusí sozato,

comenza malamente a suspirare;

la Compunzione gli fo a lato,

gli occhi giá non cessano de plorare;

la Penitenza col suo comitato

entra nel cuore ad abitare;

la Confessione sí ha parlato,

ma en nulla guisa pò Dio satisfare.

Ca l'om per sé avea fatto lo tomo,

per sé deveva far relevamento;

per nulla guisa non trovava el como,

venneglie de sé diffidamento;

l'angel non tenea d'aiutar l'omo

e non potea con tutto el suo convento;

Dio potea ben refar lo domo,

ma non era tenuto per stromento.

La Penetenza manda Orazione

che dica a corte quel che è scontrato,

com'ella sede en gran confusione,

ché del satisfar troppo è l'om privato:

--Misericordia peto e non Ragione

ed io la voglio lei per advocato;

de lacrime gli faccio offerzione

del cor contrito e molto amaricato.--

La Misericordia entra en corte

e la sua ragione sí ha allegato:

--Mesere, io me lamento de mia sorte,

ché la Iustizia sí me n'ha privato;

se l'om peccò e fece cose torte,

lo mio officio non c'è adoperato;

me co l'omo ha ferito a morte

de tutto mio onor sí m'ha spogliato.--

Iustizia s'appresenta 'nante 'l Rege,

a la questione fa responsura:

--Mesere, a l'om fo posto la lege,

volsela sprezare per sua fallura;

la pena gli fo data e non se tege

secondo la offensanza la penura;

cerca lo iudicio e correge

se nulla cosa è fatta fuor mesura.

--Meser, non me lamento del iudicio

ch'ello non sia fatto con ragione;

lamentome ch'io non ci agio officio,

staragioce per zifra a la magione;

so demorata teco ab initio

giamai non sentíe confusione;

del mio dolor veder ne poi lo 'ndicio

quanto so amaricata ed ho cagione.--

Lo Patre onnipotente en caritate

lo suo voler sí ha demostrato,

e lo tesauro de la largitate

a la Misericordia ha donato,

che ella possa far la pietate

a l'omo per cui è stata advocato,

e la Iustizia segga en veritate

con tutto lo suo officio ordenato.

Lo Patre onnipotente, en chi è 'l potere,

al suo Figliolo fa dolce parlamento:

--O Figliol mio, sommo sapere,

en tene iace lo sutigliamento;

de raquistar l'omo è en piacere

a tutto quanto lo nostro convento;

tutta la corte farai resbaldire

se tu vorrai sonar quello stromento.

--O dolce Patre mio de reverenza,

ne lo tuo petto sempre so morato,

e la virtute de la ubidenza,

per mene si será esercitato;

tròvemese albergo d'avegnenza

lá 've deggia essere albergato,

ed io faraggio questa convegnenza

de conservar ciascuna nel suo stato.--

Dio per sua bontá sí ha formato

un corpo d'una giovene avenante;

e poi che 'l corpo fo organizato,

creocci l'alma en uno icto stante;

ed enestante l'ha santificato

da quello original peccato ch'ante

per lo primo omo era seminato

en tutte le progenie sue afrante.

O terra senza tribulo né spina,

germinatrice de onne bon frutto;

de virtute e grazia sei pina,

poneste fine ne lo nostro lutto;

li qual per lo peccato eramo en pina

de Eva che mangiò lo veto frutto;

restauro de la nostra ruina,

Vergene Maria, beata en tutto!

Como lo Nemico invidioso

giva a l'omo primo per tentare,

e como scaltrito e vizioso

se fe' a la moglier per engannare,

cusí lo Patre dolce pietoso

santo Gabriel volse mandare

a Vergene Maria che stava ascoso

per lo concepemento annunziare.

--Ave plena di grazia en virtute,

enfra le femene tu se' benedetta!--

Ella, pensando de queste salute,

de lo temore sí fo conestretta.

--Non te temere, ca en te son compiute

omne profezia che de te è ditta;

conceperai e parerai l'aiute

de l'umana gente ch'è sconfitta.

--Del modo te demando co serane

ch'io concepa essendo vergen pura.

--Lo Spirito santo sopra te verrane

e la virtú de Dio fará umbratura;

sempre vergene te conservarane

e vergen averai sua genitura;

ecco Elisabet concetto hane

essendo vechia e sterile natura.

Nulla cosa è impossibile a Dio,

ciò che glie piace esso pote fare;

però consenti al consiglio sio,

e tu respondi e di' ciò che te pare.

--Ecco l'ancilla de lo Signor mio;

ciò che tu dici, en me deggia fare!--

Ed enestante Cristo concepío

vergene stando senza dubitare.

Como Adam en prima fo formato

d'entatta terra, dice la Scrittura,

cusí de vergen Cristo fosse nato

che per lui venía far la pagatura;

nove mesi ce stette albergato,

nacque de verno e nella gran freddura,

nascendo en terra de suo parentato

né casa li prestâro né amantatura.

Cetto encomenzâro la villanía

e la impietate e l'offensanza;

de cielo en terra per l'omo venía

a patir pena per l'altrui offensanza:

longo tempo gridammo el Messia

che riguarisse la nostra malanza,

ed ecco, nudo iace nella via

e nul è che de lui aggia pietanza!

Le Virtute ensieme congregate

a Dio sí fanno grande lamentanza:

--Meser, vedete la viduitate

ch'avén patuta per altrui offensanza;

ad alcuno sí ne desponsate

che deggia aver a noi pietanza,

che obprobrio ne tolla e vilitate

e rendane lo pregio e l'onoranza.

--Figliuole mie, andate al mio diletto

ché a llui vi voglio desponsare;

entro le soi mano sí ve metto

che con lui deggiáti reposare;

onore e pregio senza alcun defetto

da tutta gente faròve mirare;

e voi el me renderite sí perfetto

che sopra il ciel lo farò esaltare.--

Li Doni, odendo lo maritamento,

curreno con grande vivaceza:

--Meser, noi que facemo a sto convento?

staremo sempre mai en vedoveza;

quigno parrá de noi star en lamento

e tutta corte viver 'n alegreza?

se noi ce sonarim nostro stromento

tutta la corte terrimo en baldeza.

--O figlioli miei, sete adunati

per rendere a la mia corte onore;

or currete ensemora, abracciati

lo mio diletto figlio redentore,

e le Virtute sí me esercitati

en tutto compimento de valore,

sí che con loro beatificati

siate nella corte de l'Amore.--

Le Beatitudine, questo odenno,

con gran vivaceza vengon a corte:

--Meser, le pelegrine a te venenno,

albergane ché simo de tua sorte;

peregrinato avemo state e verno

con molti amari dí e dure notte,

onom ne caccia e pargli far gran senno,

ché piú semo odiate che la morte.

--Non si trovò nul omo ancora degno

d'albergare sí nobile tesaro;

albergove con Cristo e dolve 'n pegno

e voi l'averiti molto caro;

li frutti ve daragio poi nel regno,

possederete tutto el mio vestaro,

demostrariti Cristo como segno:

ecco lo mastro del nostro reparo.--

Lo nostro dolcissimo Redentore

a la Iustizia per l'omo ha parlato:

--Que ademandi a l'om peccatore

che deggia fare per lo suo peccato?

recolta centro e suo pagatore

de tutto quello che t'era obligato;

aiutar lo voglio per amore

e de satisfare so apparecchiato.

--Mesere, se ve piace de pagare

lo debito che per l'omo è contratto,

voi lo podete, se ve piace, fare,

ché sete Dio ed omo però fatto;

comenzato avete a satisfare;

volentiere tieco faccio el patto,

ché tu solo sí me puoi placare

e sí con tieco faccio lo contratto.

--O Misericordia, que ademanni

per l'omo per cui e' stata avocata?

---Meser, che l'omo sia tratto de banni

che sbandito fo de sua contrata;

tribulata sí so stata molt'anni;

da poi che cadde, non fui consolata;

tutta la corte si mo ci aremanni,

se consoli me en lui compassionata.

Ché la sua infirmitate è tanta,

per nulla guisa se porría guarire;

se omne lor difetto non t'amanta,

de quil che fuoro e so e so a venire,

potere, senno e la voglia santa

de trasformare en omne suo devere,

consolarai poi me misera afranta

che tanto ho pianto con amar sospiri.

--Sotilmente hai ademandato,

ciò che demandi io sí voglio fare;

de l'amore sí so enebriato,

che stolto me faragio reputare

a comparare sí vile mercato,

e cosí gran prezo volere dare,

che l'om conosca quanto l'aggio amato,

morir ne voglio per lo suo peccare.

--Mesere, ecco l'omo sí sozato

e de sí vilissima sozura,

s'egli en prima non fosse lavato,

non si porría soffrir la sua fetura;

or non se tarde ad esser medicato;

se tu nol fai, non è chi n'aggia cura;

da tutta gente sí è desperato

e semivivo sta en gran frantura.

--Uno bagno molto prezioso

aggio ordenato, al mio parire;

che non sia l'omo tanto salavoso

che piú che neve nol faccia parire:

lo battesmo santo glorioso,

che d'omne male fa l'omo guarire;

chi se ne lava, serane avetoso,

se non recade per lo suo fallire.--

Iustizia, odendo questo fatto:

--Mesere, io me voglio satisfare;

l'omo sí fará meco el contratto

che servo se deggia confessare;

pensosse esser Dio rompendo 'l patto,

voglio che se deggia umiliare;

che fede me prometta e sirá atto

ad omnia ch'io voglio comandare.

--Respondi, omo, e di' ciò che te pare,

se voli fare la promissione.

--Meser, ed io prometto de servare,

renunzo al demone ed a sua magione;

fede te prometto conservare

en omne gente ed en omne stagione;

credo per fede poterme salvare

e senza fede aver dannazione.

--Meser, ecco l'uomo baptizato.

èglie oporto forza con mastría,

che contra lo Nemico sia armato

che possa stare en sua cavallaría;

ché lo Nemico è tanto esercitato,

vencerallo per forza o per falsía;

se da te non fosse confirmato,

'nestante sí pigliára mala via.

--Mesere, quando l'om fece fallanza,

sí me ferío molto duramente;

stoltamente pose sua speranza

ch'io non faría vendetta, al suo parvente;

voglio che conosca la fallanza,

e giammai non gli esca de mente,

segno porti en fronte en remembranza

quanto 'l peccato sí m'è dispiacente.

--Meser, volontiere ne porto segno

ch'io so reformato a tua figura;

vedendome signato, lo Malegno

non ma' potèra con sua fortura.

--Ed io nella tua fronte croce segno

de crismate salute a tua valura;

confòrtate, combatte ch'io do regno

a quel ch'en mia schiera ben adura.--

La Misericordia è parlante:

--Meser, l'omo ha tanto degiunato,

che se de cibo non fusse sumante,

la debeleza l'ha giá consumato.

--Ed io li do lo mio corpo avenante,

el sangue ch'è uscito del mio lato,

pane e vino en sacramento stante

che da lo preite sará consecrato.--

Iustizia ce pete la sua parte:

--'Nante che l'omo se deggia cibare,

de caritate me fará le carte

ch'esso Dio sopr'omnia deggi amare,

el prossimo con Dio abbracciante

e sempre omne suo ben desiderare.

--Meser, ed io prometto de ciò farte

ch'io ne so tenuto e deggiol fare.--

La Misericordia non fina

ademandare la necessitate:

--Meser, se l'omo cadesse en ruina,

como faría de quell'infermitate?

--Ordenata gli ho la medicina:

la Penetenza, ch'è de tua amistate;

se mai lo repigliasse la malina,

recorra a lei: averá sanetate.--

Iustizia ce pete la sua sorte:

--Meser, io deggio stare a questa cura;

l'omo me sosterrá fin a la morte

a patir pena ed omne ria sciagura.

--Meser, ed io prometto de star forte

ad omne pena non sia tanto dura;

s'io obedisco, oprirai le porte

del ciel qual perdei per mia fallura.

--Meser, l'omo è vestito de cargne

e nella carne pate grand'arsura;

se la concupiscenzia lui affragne,

dáglie remedio nella sua affrantura.

--Mogli' e marito, ensemora compagne,

usaranno enseme con paura

che lor concupiscenzia non cagne

lo entelletto de la mente pura.

--Meser, se 'l matrimonio se usa

con la temperanza che è virtute,

la sua alma non sirá confusa,

e camperá de molte rei cadute.

--Mesere, la mia carne è viziosa,

sforzarolla a tutte mie valute,

perché la sua amistate m'è dannosa

e molte gente son per lei perdute.--

La Misericordia non posa

la necessitate ademandare:

--Meser, ordenate questa cosa

per chine sí se deggia dispensare.

--Autoritate sí do copiosa

ai preiti che lo deggian ministrare,

de benedire e consecrare osa

e de potere asciogliere e ligare.--

Iustizia, odendo questa storia,

si dice che nulla cosa vale

se de prudenza che virtute flòria

non è vestito lo sacerdotale,

e d'essa sia adornata la memoria;

omo ch'è preite salga sette scale,

e sia spogliato d'omne mala scoria,

ch'a terra non deduca le sue ale.

La Misericordia, vedendo

la battaglia dura del finire,

li tre nemici ensemor convenendo,

ciascuno sí la briga de ferire:

--Meser, dacce aiuto defendendo,

che l'omo se ne possa ben schirmire.

--Olio santo ne l'estremo ungendo

lo Nemico non lo porrá tenire.--

Iustizia ce rieca una virtute

che molto bisogna a questo fatto,

la Fortetute contra rei ferute

sí ce speza e dice al gioco: «matto»;

le Sacramenta, ensemor convenute,

con le Virtute hanno fatto patto

de star ensieme e non sian devedute,

e la Iustitia sí ne fa 'l contratto.

Iustizia sí ademanda l'atto

de la virtute en tutto suo piacere,

e la Misericordia tal fatto

per nulla guisa nol pò adempire;

ma se con li Doni pò fare patto,

ha deliberato de exercire;

ensemora domandan questo tratto

a Cristo che ce degia sovenire.

Ad esercitare la caritate

lo don de sapienzia c'è dato,

e la speranza ch'è d'alta amistate,

lo don de lo 'ntelletto c'è donato;

la fede che gli cieli ha penetrate

lo don de lo conseglio c'è albergato;

li Doni e le Virtute congregate

ensemor hanno fatto parentato.

La Iustizia ad esercitare

lo don de la forteza sí li dona;

ma la Prudenza bella non ce pare,

se 'l don de la scienzia non sona;

la Temperanza non pò bene stare

se 'l don de pietate non gli è prona;

la Fortetute non pò ben andare

se 'l don de lo timore non la zona.

De la Fede e de lo Conseglio

lo povero de spirito è nato;

Forteza e Timore fatt'hanno figlio,

beato mito en tutto desprezato;

Iustizia e Forteza, lor simiglio,

beato lutto hanno generato;

Prudenza e Senno hanno fatto piglio,

fame de iustizia han apportato.

De la Temperanza e Pietate

la Misericordia ne è nata;

de lo 'ntelletto spene alta amistate

mundicia de core on generata;

de la Sapienzia e Caritate

la pace de core si è tranquillata;

or preghimo l'alta Trinitate

che ne perdoni le nostre peccata.

XLIV

DE LE PETIZIONE CHE SONO NEL PATERNOSTRO

En sette modi, co a me pare,--distinta è orazione;

como Cristo la 'nsegnòne--en paternostro sta notata.

La prima orazione,--che a Dio l'om degia fare,

che lo nome suo ch'è santo--en noi degia santificare;

cristiani ne fe' vocare,--en Cristo sim battizati,

ché siam purificati--con la vita immaculata.

La seconda orazione,--onde de' esser pregato,

ch'esso venga ad abitare--lo cor nostro consecrato;

e sèrvise poi sí mundato,--ch'esso ce possa regnare;

siría laido l'allecerare--poi ch'è fatta la 'nvitata.

La terza orazione,--che 'l Signor ne volse dire,

com'è obedito en cielo--en terra se degia obedire:

'nanteposto el suo volere--ad omne cosa che sia,

l'alma e 'l corpo en sua balía--sub la legge sua servata.

La quarta che pete el pane,--tre pan trovo ademandate:

lo primo è devozione,--l'alme en Dio refocillate;

l'altro pan è el sacramento--ne l'altare consecrate,

l'altro pan ciascun mangia--o' nostra vita è sostentata.

El primo pan tien con Dio--nella sua gran delettanza;

l'altro è 'l prossimo abracciato--nella fedel congreganza;

l'altro sí ne dá abondanza--nella vita che menamo,

che refezion agiamo--en omne cosa ch'è ordenata.

La quinta, che pete a Dio--perdonanza del peccato;

mala fronte glie porta enante--chi col frate sta turbato:

ch'en suo figliol s'adottato,--tu porti sotta 'l coltello,

oderai lo mal appello--se i vai 'nante en ambasciata.

Bona fronte glie porta 'nante--chi ha 'l prossimo en amore;

se glie pete perdonanza--che sia stato peccatore,

fali piena lo Signore--e la grazia sua li dona;

questa perdonanza bona--con la sua s'è acompagnata.

La sesta che no ne lasse--enducere en tentazione;

ché se esso n'abandona,--sem menati a la pregione:

carne, mondo, li demòne--ciascun fa sua legatura,

en quanta ne mena bruttura--lo mio cor non l'ha stimata.

Le Laude secondo la stampa fiorentina del 1490 · 第 4 / 18 段