l'umile per superbia confundi--ed ha' 'l quasi affollato;
e crucifigi Dio ne l'alma sia,
con diciría--el fai quasi morire.
Lèvite en alto e faime gran sermone--c'ho l'occhio turbato;
tiemmi a schierne, ché non vedi el travone--che hai nel tuo ficcato;
en prima sí procura tua ferita,
ch'ell'è sí aprita,--non se pò coprire.
Poi ch'hai parata assai de la Scrittura,--sí vol predicare;
mostreme che la mia vita è scura,--la tua non vol cercare;
e mostreme da fuor tutto 'l megliore;
non t'è en amore--chi dentro vol sapere.
La relion te dá una ensegna--co se fa al balío;
ma quel che dal suo officio s'enfegna,--la corte el voca rio;
ed una gran catena glie mette en canna
che onom banna--e vengal a vedere.
Ch'aggio pate sí iusto e beato,--somene ensuperbito;
ma quanto da sua via so delongato,--al mondo s'è scoprito;
colui che ne la neve fa sozura,
la sua fattura--se vorrá bannire.
L'omo che è cieco dal peccato--ed ha gente a guidare,
spesse fiade la guida nel fossato--e falle tralipare;
e s'egli è omo che vol predecare,
lo suo parlar--emprima de' adempire
Lo falso Nemico s'è engegnato--a toller povertate,
el suddito sí lega col prelato--ne la sua volontate;
colui che t'ha tolta la povertate,
la castetate--te fará perdire.
Li nostri guidator de la bataglia--sí so en tradimento;
e li gonfalon de la sembiaglia--sí so en cademento;
o sire Dio, aiuta la sconfitta;
la gente afflitta--ed o' porrá fugire?
Erance forteze smesurate--poste en grand'altura;
ma l'acque del diluvio son passate--de sopra le lor mura;
ed ène tolto el vigor del notare:
lo santo orare--che ne potea guarire.
XXXI
COMO LA CURIOSA SCIENZIA E L'AMBIZIONE SONO DESTRUTTIVE DE LA PURITÁ
Tale qual è, tal è;--non c'è religione.
Mal vedemmo Parisci--c'hane destrutto Ascisi;
con la lor lettoría--messo l'ò en mala via.
Chi sente lettoría,--vada en forestaría;
gli altri en refettorio--a le foglie coll'olio.
Esvoglierá el lettore--servito emperatore;
enfermerá el cocinere--e nol vorrá om vedere.
Adunansi a capitoli--a far li molti articoli;
el primo dicitore--è 'l primo rompetore.
Vedete el grand'amore--che l'un a l'altro ha en core!
guardal co el muletto--per dargli el calcio en petto.
Se non gli dái la voce,--porratte ne la croce;
porratte poi l'ensidie--che moia a Renderenie.
Totto 'l dí sto a cianciare,--co le donne a beffare;
se 'l fratecel gli aguata,--è mandato a la malta.
Se è figlio de calzolaio--o de vile mercenaio,
menerá tal grossore--co figlio d'emperadore.
XXXII
COMO È DA GUARDARSE DA' LUPI CHE VENGONO SOTTO VESTA DE PECORA
--O anema fedele--che te voli salvare,
guárdate dagli lupi--che te von per morsecare.
O anema fedele--che vol salvazione,
guárdate dal lupo--che vien como ladrone;
mostrandotese amico,--sí viene a tua magione,
facendo suo sermone,--ché te crede engannare.
--Lo Signor te lo merite--ché me dái tal conseglio!
parme me die aiuto--de trarme de sto empiglio;
tanto m'ò assediata,--che m'ò messo en esiglio;
quando bene assimiglio,--non saccio ove campare.
--Lo Signor te n'amaestra--che tu degge cavere
dal lupo che da fuore--co pieco vol venére;
venendo a tua magione--non se lassa vedere;
poi briga de mordère--e la grege dissipare.
Se te volesse dire--quel ch'io agio sentito,
faría maravigliare--colui che non l'ha udito;
tal viene como medico--che sia bene assendito;
da poi ch'è discoprito,--briga d'atossecare.
Non avere temenza--de dir tuo entendemento;
ché io sí mo te dico--quel che nel cor sento;
poi che 'l lupo apicciase,--dá mal mordemento;
poi che n'hai sentemento,--brígate de guardare.
--Co me posso guardare?--tanto m'ò assediata
quegli da cui degio--essere predicata,
mostrandomesi agnelli,--fin che m'on securata;
da lor so morsecata,--non so en cui me fidare.
--Se non te voi fidare--sí fai gran sapienza;
ca cui la serpe morseca,--la lucerta ha 'n temenza;
le pieco aggi en dubito,--ché non hai conoscenza;
perché tua conscienza--non possa travagliare.
XXXIII
DE L'AMORE FALSO CHE OFFENDE LE VIRTÚ
Amor contrafatto,--spogliato de vertute,
non può fare le salute--lá 'v'è lo vero amare.
Amor si fa lascivo--senza la temperanza;
nave senza nuchiero--rompe en tempestanza;
cavallo senza freno--curre en precipitanza;
sí fa la falsa amanza--senza vertute andare.
Amor che non è forte,--mortal ha enfermetate;
l'aversitá l'uccide,--pegio en prosperitate,
l'ipocrite mostranze--che for, per le contrate,
mostravan santetate--de canti e de saltare.
Amor che non è iusto,--da Dio è reprovato;
parlando va d'amore--che sia de grande stato;
la lengua ha posta en cielo,--lo cor è aterrenato;
vilissimo mercato--porta chi vol mostrare.
Amor che non è saggio,--de prudenza vestito,
non pò veder gli eccessi,--però ch'è ensanito;
rompe legge e statuti--ed omne ordenato rito,
dice che è salito--a nulla legge servare.
O amor enfedele,--errato de la via,
non repute peccato--nulla cosa che sia;
va seminando errori--de pessima resía;
tal falsa compagnia--onom degia mucciare.
Amor senza speranza--non viene a veritate;
non pò veder la luce--chi fugge claritate;
co pò amar lo cielo--chi en terra ha sua amistate?
non dica libertate--om senza legge stare.
O caritate, vita,--ch'ogn'altro amor è morto;
non vai rompendo legge;--nante, l'observe tutto;
e lá 've non è legge--a legge l'hai redutto;
non pò gustar lo frutto--chi fugge el tuo guidare.
Omne atto si è liceto;--ma non ad onnechivigli;
al preite sacrificio,--a moglie e marito figli;
al potestate occidere,--al iudece consigli;
a li notari libigli,--a medici el curare.
Non è ad ogne om licito--d'uccidere ladrone;
la potestá ha officio--dannarlo per ragione;
a l'occhio non è congruo--de far degestione,
né al naso parlagione--né a l'orecchie andare.
Chi vive senza legge,--senza legge perisce;
correndo va a lo 'nferno--chi tal via sequisce;
loco sí s'accumula--omne cosa ch'encrisce;
chi ensemora fallisce,--ensemora ha penare.
XXXIV
DE LA DIFFERENZIA INTRA EL VERO E FALSO AMORE, ED INTRA LA SCIENZIA
ACQUISITA ED INFUSA
O libertá, subietta--ad omne creatura,
per demostrar l'altura--che regna en bonitate.
Non pò aver libertate--omo ch'è vizioso,
che ha perduto l'uso--de la sua gentileza;
lo vizio sí lega--legame doloroso,
diventa fetidoso--e perde la forteza;
deforma la belleza--ch'era simile a Dio,
e fasse om sí rio--che lo 'nferno ha redetate.
O amor carnale,--sentina puzolente,
solfato foco ardente,--rascion de om brutata;
che non ha altro Dio--se non d'empir lo ventre,
lussuria fetente,--malsana, reprovata;
o sommersa contrata,--Sodoma e Gomorra,
en tua schiera sí corra--chi prende tua amistate.
O amor contrafatto--d'ipocreta natura,
pien de mala ventura--e nullo porti frutto;
lo ciel te perdi el mondo,--el corpo en afrantura,
sempre vive en paura,--peio se' vivo che morto;
o casa de corotto,--enferno comenzato,
nullo si trova stato--de tanta vilitate.
O amore appropriato,--bastardo, spurione,
privato de rascione--dal Patre onnipotente;
regno celestiale,--la reale nazione
non si confá al paltone,--ché 'l suo uso è pezente;
o reprovata mente,--amar cosa creata,
ribalda paltonata,--piena de feditate.
O amor naturale,--nutrito en scienza,
simile en apparenza--a lo spirituale;
descernese a la prova,--ché vien men la potenza
patere omne encrescenza,--tranquillo en omne male;
non ha penne né ale--che voli en tanta altura;
remanse en afrantura--ne la sua enfermetate.
Amore spiritale,--poi ch'è spirato en core,
'nestante spira amore--en alto trasformato;
amore trasformato--è de tanto valore,
che dá sé en possessore--a quello c'ha enamato;
se 'l trova desformato,--vencelo per vertute;
enclina sue valute--ad trattabilitate.
Se altura non abassa,--non può participare
e sé comunicare--a l'infimo gradone;
avaro entennemento--fa lo ben deguastare
e deturpa l'amare--e sconcia la magione;
veggiolo per ragione;--e Dio sí 'l n'ha mostrato
quando s'è umiliato--a prender umanetate.
Vertute se non passa--per longa esperienza,
non può aver sua valenza--a fine solidato;
omo nuovo ne l'arte--a pratecar scienza,
grande è la differenza--fra 'l cuito e l'operato;
fo breve lo pensato--e longa operazione;
perseverazione--viene a la summitate.
Scienzia acquisita--assai può contemplare;
non può l'affetto trare--ad essere ordenato;
scienzia enfusa,--poi che n'hai a gustare,
tutto te fa enfiammare--ad essere enamorato;
con Dio te fa ordenato--el prossimo edificando
e te vilificando--ad tenerte en veritate.
Potere, senno e bontate--en uguale statera
de trenetate vera--porta figuramento;
potere senza senno--fa deguastar la schiera;
andar senza lumiera--va en precipitamento;
de un reo comenzamento--molto male ne sale,
e lo pentir non vale--poi che gl' mal son scontrati.
Quando la voglia passa--lo senno e lo potere,
parme un ensanire--ch'è senza remeio;
sua trenetate guassa--che non è nel suo unire,
non gli può ben sequire--secondo co io creio;
faticase el suo veio--ed entra en gran ruina,
ca li mal non se fina--come l'avea pensato.
Omo posto en altura--en fievele scalone,
se egli è en agone--parme gran follía;
rompendose la scala,--la terra è sua mascione;
fassene poi cancione--de la sua gran pazía;
grande è la frenesia--non metterse a vedere
ad que fin degon venire--tutte suoi operate.
XXXV
ESORTAZIONE A L'ANIMA PROPRIA CHE, CONSIDERATA LA SUA NOBILITÁ, NON
TARDI LA VIA A L'AMOR DIVINO
O anima mia--creata gentile,
non te far vile--enchinar tuo coragio,
ch'en gran baronagio--è posto el tuo stato.
Se om poveretto--gioietta te dona,
la mente sta prona--a darli el tuo core;
con gran disío--de lui se ragiona,
con vile zona--te lega d'amore;
el gran Signore--da te è pelegrino,
fatt'ha 'l camino--per te molto amaro;
o core avaro,--starai piú endurato?
Se re de Francia--avesse figliola
ed ella sola--en sua redetate,
giría adornata--de bianca stola,
sua fama vola--en omne contrate;
s'ella en viltate--entendesse, en malsano,
e désseise en mano--a sé possedere,
que porría om dire--de questo trattato?
Piú vile cosa--è quello c'hai fatto:
darte 'ntransatto--al mondo fallente:
lo corpo per servo--te fo dato atto,
ha' 'l fatto matto--per te dolente;
signor negligente--fa servo regnare
e sé dominare--en rea signoría;
hai presa via--ca questo c'è entrato.
Lo tuo contato--en quinto è partito:
veder, gusto, udito,--odorato e tatto;
al corpo non basta--che 'l tuo vestito
lo mondo ha dimplito--tutto ad ha fatto;
ponam questo atto:--veder bella cosa;
l'udir non ha posa,--né l'occhio pasciuto
en quarto frauduto--qual vòi te sia dato.
El mondo non basta--a l'occhio vedere,
che possa empire--la sua smesuranza;
se mille i ne mostri,--faralo enfamire,
tant'è 'l sitire--de sua desianza;
lor delettanza--sottratta en tormento
reman lo talento--fraudato en tutto;
placer rieca lutto--al cor desensato.
Lo mondo non basta--a li toi vasalli;
parme che falli--de dargli el tuo core;
per satisfare--a li toi castalli,
mori en travalli--a gran dolore;
retorna al core--de que viverai:
tre regni c'hai,--per tuo defetto
moron negetto,--lor cibo occultato.
Tu se' creata--en sí grande alteza,
en gran gentileza--è tua natura;
se vedi e pensi--la tua belleza,
starai en forteza--servandote pura;
ca creatura--nulla è creata
che sia adornata--d'aver lo tuo amore;
solo al Signore--s'affá el parentato.
Se a lo specchio--te voli vedere,
porrai sentire--la tua delicanza;
en te porti forma--de Dio gran Sire;
ben pòi gaudire,--c'hai sua simiglianza;
o smesuranza--en breve redutta:
cielo terra tutta--veder en un vascello;
o vaso bello,--co mal se' trattato!
Tu non hai vita--en cose create,
en altre contrate--t'è opo alitare;
salire a Dio--che è redetate,
che tua povertate--pò satisfare;
or non tardare--la via tua a l'amore;
se li dái el tuo core,--datese en patto
se el suo entrasatto--è 'n tuo redetato.
O amor caro,--che tutto te dái
ed omnia trai--en tuo possedere,
grande è l'onore--che a Dio fai
quando en lui stai--en tuo gentilire;
che porría om dire:--Dio n'empazao,
se comparao--cotal derata,
ch'è sí esmesurata--en suo dominato.
XXXVI
COMO L'ANIMA VESTITA DE VERTÚ PASSA A LA GLORIA
Anima che desideri--d'andare ad paradiso,
se tu non hai bel viso,--non ce porrai albergare.
Anima che desideri--de gire a la gran corte,
adórnate ed accónciate--che Dio t'apra le porte;
se tu non se' ornata,--non troverai le scorte,
e sacci: poi la morte--non te porrai acconciare.
Se vòi volto bellissimo,--aggi fede formata;
la fede fa a l'anima--la faccia delicata,
la fede senza l'opera--è morta reputata;
fede viva, operata--aggi, se vòli andare.
La statura formosa--faratte la speranza;
ella a Dio conducete--che 'l sa far per usanza;
en ella corte è cognita--per longa costumanza,
la sua vera certanza--non te porrá fallare.
De caritate adórnate,--ch'ella te dá la vita,
e do' ale compónete--per fare esta salita;
l'amor de Dio e 'l prossimo--che è vita compíta,
non ne serai schernita--se vai con tale amare.
De prudenzia adórnate,--anima, se vol salire;
ch'ella ha magisterio--ad saperte endrudire
d'andar composta e savia,--co se déi convenire
a sposa che déi gire--en gran corte ad estare.
Se tu nuda gíssece,--siri' morta e confusa;
la iustizia vèstete--la sua veste gioiosa,
de margarite adórnate--che d'aconciare è osa;
órnate como sposa--che se va a maritare.
Anima, tu se' debile--per far sí gran salita;
de fortetuden ármate--contra l'aversa ardita,
non te metta paura--questa vita finita,
ché ne guadagni vita--che non può mai finare.
De temperanza acónciate--per compir tuo viagio,
ella è magestra medeca--per sanar lo coragio;
en prosperitate umile,--che 'l sa far per usagio,
che facci esto passagio--co se convien de fare.
Alma, po' che se' ornata,--vestita de virtute,
sacci che da longa--le porte te so aprute
e molto grandi eserciti--scontra te so venute
e riècante salute--che te s'on da pigliare.
Poi che fedelitate--en te è resplendente,
gli patri santi envítanti--che si' de la lor gente:
--Ben venga nostra cognita,--amica e parente,
dégiate esser placente--con noi de demorare.--
Puoi che de speranza--tu hai sí bello ornato,
gli profeti envítanti--che si' de loro stato:
--Vien' con noi, bellissima,--al nostro gloriato,
che è sí smesurato--noi te porram contare.--
Puoi che de caritate--tu porti el vestimento,
gli apostoli t'envitano--che si' de lor convento:
--Vien' con noi, bellissima,--gusta 'l delettamento,
ca lo suo piacemento--non se può 'maginare.--
Puoi che de prudenza--tu porti l'ornatura,
gli dottori t'envitano--che porti lor figura:
--Una avemo regola,--una è la pagatura,
la nostra envitatura--non se de' renunzare.--
Puoi che vai ornata,--anima, de forteza,
gli martiri t'envitano--a lor piacevoleza:
--Vien' con noi a vedere--la divina belleza
che te dará alegreza--qual non se può stimare.--
Puoi che se' ornata,--alma, de temperanza,
gli confessori e vergene--te fon grande envitanza:
--Vien' con noi, bellissima,--ad nostra congreganza
e gusta l'abondanza--del nostro gaudiare.--
Puoi che de iustizia--porti gli suoi ornate,
gli prelati envítanti--a lor societate:
--Vien' con noi, bellissima,--a la gran dignitate,
veder la maiestate--che ne degnò salvare.--
Alma, se tu pensi--nel gaudio beato,
non te serrá graveza--guardarte da peccato;
osserverai la legge--che Dio t'ha comandato,
serai remunerato--con i santi a redetare.
Non t'encresca, anima,--a far qui penetenza
ché tutte le virtute--con lei on convenenza;
se tu qui non la fai,--oderai la sentenza,
anderai en perdenza--nel fuoco a tormentare.
XXXVII
DE LA CASTITÁ, LA QUALE NON BASTA A L'ANIMA SENZA L'ALTRE VIRTUTE.
O castitate, fiore--che te sostene amore.
O fior de castitate,--odorifero giglio,
con molta soavitate--sei de color vermiglio,
ed a la Trenetate--tu representi odore.
O specchio de belleza,--senza macchia reluce;
la mia lengua è mancheza--de parlarne con voce,
l'alma serve en netteza--senza carnal sozore.
O luce splendiante,--lucerna se' preclara,
da tutti si laudante--ed en pochi si cara;
li tuoi dolce sembiante--piacevel so al Signore.
O tesauro invento,--che non te può stimare
né auro né argento,--non te posso aprezare;
qual omo de te sta lento,--sí cade en gran fetore.
O ròcca de forteza,--en la qual è gran tesoro,
de fore sí pare aspreza--e dentro è mèl savoro;
non se ce vol pigreza--a guardare a tutt'ore.
O manna savorita--che è la castitate;
l'alma conserva zita--con molta adornetate;
poi che del corpo è 'scita--sí trova el suo Fattore.
Alma, che vai a marito,--de castitate ornata,
lo tuo marito è zito--e tu te se' ben portata,
lo cielo te será aprito--e fattote grande onore.
Alma, che stai 'narrata--de lo sposo diletto,
sèrvate ben lavata,--el tuo volto stia netto,
ché non si' renunzata,--e fattote descenore.
Alma, non t'è bastanza--pur sola una gonella;
se non ci hai piú adornanza,--giá non ce parrai bella;
ne l'altre virtute avanza--che te dian bel colore.
Alma, lo tuo vestire--sí sonno le virtute,
nulla ne puoi avere--che siano sceverute;
pur brigale d'envenire--con tutto el tuo valore.
Alma, per te vestire--Cristo ne fo spogliato,
per tuoi piaghe guarire--esso fo vulnerato,
lo cor se fe' aprire--per renderte vigore.
Alma, or te ben pensa--en que l'hai tu cagnato;
per vil piacer de offensa--tu l'hai abandonato,
el corpo sí t'è en placenza--e fatto l'hai tuo amadore.
Alma, lo corpo è quello--che t'ha giurata morte,
guárdate ben da ello,--ché ha losenghe molte
ed è malvascio e fello--ed ètte traditore.
XXXVIII
COMO È DIFFICILE PASSARE PER EL MEGIO VIRTUOSO
O megio virtuoso,--retenuta bataglia!
non è senza travaglia--per lo megio passare.
L'amor me costrenge--d'amare le cose amante,
ne l'amore è l'odio--de le cose blasmante,
amare ed odiare--en un coragio stante,
socce battaglie tante,--non le porría stimare.
L'amore quello che ama--desidera d'avere,
lo 'mpedimento nascece--e gli è gran dispiacere;
piacere e dispiacere--en un cor convenire
la lengua nol sa dire--quanta pena è portare.
La speranza enflammame--d'aver salvazione,
'nestante è desperanza--de mia condizione;
sperare e desperare,--star en una magione,
tanta contenzione--nolla porría narrare.
Giogneme una audacia--sprezar pena e morte,
'nestante lo temore--vede cadute forte,
securtá e temore,--demorare en una corte,
tant'è le capevolte,--chi le porría stimare?
So preso d'iracundia--contro lo mio defetto,
la pace mostra, ensegname--che so de mal enfetto,
pacifico ed iroso--contra lo mio respetto,
gran cosa è de star retto--a nulla parte piegare.
Lo delettar abracciame--gustando el desiato,
lo tristore abatteme,--sottratto m'è 'l prestato,
tristare e delettare--nello suo comitato,
lo cor è passionato--en tal pugna abitare.
Se io mostro al prossimo--la mia condizione,
scandalizo e turbolo--de mala opinione;
s'io vo coperto, vendoglme--e turbo mia magione;
questa vessazione--non la posso mucciare.
Despiaceme nel prossimo--se vive sciordenato,
e piaceme el suo essere--buono da Dio creato,
de stare en lui innoxio--grande è filosofato,
lo core è vulnerato--en passionato amare.
L'odio mio legame--a deverme punire,
discrezion contrastali--che non deggia perire;
de farme bene en odio--or chi l'odí mai dire?
altro è lo patire--che l'udir parlare.
Lo degiunare piaceme--e far grande astinenza
per macerar mio asino--che non me dia encrescenza;
ed esser forte arpiaceme--a portar la gravenza
che dá la penitenza--nello perseverare.
Lo desprezare piaceme--e de gir mal vestito;
la fama surge, enalzame--de vanitá ferito;
da qual parte volvome,--parme d'esser intuíto;
aiuta, Dio infinito!--e chi porrá scampare?
Lo contemplare vetame--d'essere occupato,
lo tempo a non perderlo--famme enfacendato;
or vedete el prelio--ch'ha l'omo nel suo stato!
a chi non l'ha provato--non lo pò imaginare.
Piaceme el silenzio,--báilo de la quiete;
lo bene de Dio arlegame--e tolleme _silete_;
demoro infra le prelia,--non ce saccio schirmete,
a non sentir ferete--alta cosa me pare.
La pietá del prossimo--vuol cose a sovenire,
l'amor de povertate--gli è ordo ad udire,
l'estremitate veggiole--viziose a tenire,
per lo megio transire--non è don da giullare.
L'offesa de Dio legame--ad amar la vendetta,
la pietá del prossimo--la perdonanza affetta,
demoro enfra le forfece,--ciascun coltel m'affetta;
abbrevio miei detta--en questo loco finare.
XXXIX
COMO LA VITA DI IESÚ È SPECCHIO DE L'ANIMA
O vita de Iesú Cristo,--specchio de veritate,
o mia deformitate--en quella luce vedere!
Pareame essere chevelle,--chevelle me tenea,
l'opinion ch'avea--faceame esser iocondo;
guardando en quello spechio,--la luce che n'uscía
mostrò la vita mia--che giacea nel profondo;
venneme pianto abondo,--vedendo smesuranza:
quant'era la distanza--fra l'essere e 'l vedere.
Guardando en quello spechio,--vidde la mia essenza:
era, senza fallenza,--piena de feditate;
viddece la mia fede:--era una diffidenza,
speranza, presumenza,--piena de vanitate;
vidde mia caritate,--amor contaminato;
poi ch'a lui me so specchiato,--tutto me fa stordire.
Guardando en quello spechio,--iustizia mia appare
che sia un deguastare--de virtute e de bontate;
l'onor de Dio furato,--lo innocente dannare,
lo malfattor salvare--e darglie libertate;
o falsa iniquitate,--amar me malfattore
e de sottrar l'amore--a quel ch'io deve amare.
Guardando en quello spechio,--vidde la mia prudenza:
era una insipienza--d'anemalio bruto,
la legge del Signore--non avi en reverenza,
puse la mia entendenza--al mondo c'ho veduto;
or, ad que so venuto,--omo razionale,
de farme bestiale--e peggio se può dire!
Guardando en quello spechio,--vidde mia temperanza:
era una lascivanza--esfrenata senza frino;
gli moti de la mente--non ressi en moderanza,
lo cor prese baldanza--voler le cose em pino;
copersese un mantino,--falsa discrezione,
somerse la ragione--a chi fo data a servire.
Guardando en quello spechio,--vidde la mia forteza:
pareame una matteza--de volerne parlare,
ca non glie trovo nome--a quella debeleza;
quanta è la fieveleza--non so donde me fare;
retornome ad plorare--el mal non conosciuto,
virtute nel paruto--e vizia latere.
O false opinione,--como presumevate
l'opere magagnate--de venderle al Signore?
En quella luce divina--poner deformitate
sería grande iniquitate--degna de gran furore;
partanne da sto errore,--ché non glie piace el mio,
'nante li sconza el sio--quando 'l ce voglio unire.
Iustizia non può dare--ad om ch'è vizioso
lo regno glorioso,--ché ce sería splacente;
ergo chi non si sforza--ad esser virtuoso,
non será gaudioso--con la superna gente;
e non varría niente--buon loco a lo 'nfernale,
ed al celestiale--luoco nogl può nuocere.
Signore, haime mostrata--nella tua claritate
la mia nichilitate--ch'è meno che niente;
da questo sguardo nasce--sforzata umilitate
legata de vilitate,--voglia non voglia sente;
l'umiliata mente--non è per vil vilare,
ma en virtuoso amare--vilar per nobilire.
Non posso esser renato--s'io en men non so morto,
anichilato en tutto,--el esser conservare
del nichil glorioso;--nul om ne gusta frutto
se Dio non fa 'l condutto,--ché om non ci ha que fare;
o glorioso stare:--en nihil quietato,
lo 'ntelletto posato,--e l'affetto dormire!
Ciò c'ho veduto e pensato--tutto è feccia e bruttura,
pensando de l'altura--del virtuoso stato;
nel pelago ch'io veggio--non ce so notatura,
farò somergitura--de l'om ch'è anegato;
sommece inarenato--'n'onor de smesuranza,
vinto da l'abundanza--del dolce mio Sire.
XL
COMO LI ANGELI DOMANDANO A CRISTO LA CAGIONE DE LA SUA PEREGRINAZIONE
NEL MONDO
--O Cristo onnipotente,--dove se' enviato?
perché peligrinato--ve sete messo ad andare?
Molto me maraviglio--de questa vostra andata,
persona tanto altissima--metterse a desperata;
non ne se' stata usata--de volere penare.
--Lo divino consiglio--sí ha deliberato
ch'io venga nel mondo--ad om ch'è desformato,
e facciace parentato,--ch'io l'ho preso ad amare.