I loro guadagni erano in proporzione del numero degli scolari, e anche
di certe straordinarie attribuzioni che erano loro affidate.
Citeremo vari esempi. In Padova nell'anno 1575 fu permesso al bidello,
non ostante lo Statuto, di farsi rilegatore di libri (et hoc stante
ejus inopia et parvo numero Scholarium)[204].
Nel 1667 facendo spesso il Consigliere dei tedeschi le veci del Sindaco
nell'università, il bidello di quella nazione dovendo prestare questo
straordinario servigio fu ammesso a godere di una retribuzione di tre
lire venete per ogni laurea[205].
Nell'università di Bologna poi fuvvi un bidello di nome Gallopesso
Tarentino, il quale essendo di corpo deforme, ma piacevole per i suoi
motti e bizzarrie, seppe così astutamente conciliarsi la simpatia degli
scolari, che alla sua morte lasciò duemila lire bolognesi: somma molto
rilevante per quei tempi[206].
Generalmente i bidelli erano eletti dall'università; ma per eccezione
talvolta era permesso ai professori di nominarne uno di loro
fiducia[207].