BOISQUET (Mr.) autore di un'opera, cui diè per titolo: _Essai sur l'art

du Musicien chanteur_ ossia _Saggio sull'arte del Musico cantante_,

Parigi 1813. Non conosco quest'opera che per trovarla citata con elogio

dal nostro sig. ab. _Scoppa_ nel tomo terzo de' suoi _Principes de

versification_ etc. p. 184.

BOLLIOUD (Luigi de Mermet) dell'accademia di Lione, morto nel 1793.

Questo stimabile autore, oltre a molte opere di diverso argomento, una

ne scrisse col titolo _De la corruption du goût en musique_, a Lyon

1745, in 12º. M. de Boisgelou il figlio dice ch'egli poteva tanto meglio

essere buon giudice in questa materia, in quanto era egli stesso abil

musico. Sonava così bene l'organo, che i migliori organisti non

mancavano di andare a sentirlo, allorchè si divertiva di toccar l'organo

nelle chiese di Parigi. Questo brieve trattato è stato tradotto in

tedesco nel 1750, da Freytag con delle note storiche. (_V. il Musico

critico di la Sprèe, p. 321._)

BOLSENA (Andrea Adami da), uno dei maestri di cappella del papa. Di

costui abbiamo una _Storia della Cappella Pontificale_, che contiene

molte particolarità: essa comparve in Roma nel 1711, col titolo di

“Osservazioni per ben regolare il coro dei cantori, della cappella

pontificia, tanto nelle funzioni ordinarie che straordinarie”, in 4º. Si

trovano in quest'opera dodici ritratti dei principali cantori di questa

cappella, con le loro biografie. _Arteaga_ ne parla con elogio.

BONA (Giov.) cardinale dottissimo, piemontese fogliantino di somma

pietà, morto in Roma nel 1674, tra le sue opere raccolte, in Torino nel

1747, in fol. una ve n'ha col titolo di _Psallentis Ecclesiæ Harmonia_,

dove tratta della musica in uso nella chiesa dai primi secoli sino a

suoi tempi. Si trova presso _Walther_ un saggio di quest'opera.

BONA (Valerio) nobile milanese e maestro di musica in san Francesco di

Milano. Egli era minor conventuale, e pubblicò nel 1591, _Regole di

Contrappunto e composizione brevemente raccolte da diversi autori_,

Cazale in 4º; e inoltre _Esempj delli passaggi delle consonanze e

dissonanze, e d'altre cose pertinenti al compositore_, in Milano 1596,

in 4º. _V. Walther._

BONADIES (P. Giov.) carmelitano e maestro di Franchino Gaffurio, fioriva

verso il 1440. Il p. Martini nella sua storia, cita di lui, giusta un

manoscritto in pergamena del 1473, conservato in Ferrara, un _Kyrie_.

(_V. Marpurg Lett. crit. t. II._) Il di lui vero nome era Gutentag.

BONANNI (Filippo) gesuita morto in Roma nel 1725. Abbiamo di lui:

_Gabinetto armonico pieno d'istrumenti sonori indicati e spiegati con

figure_, Roma 1722, in 4º, e nuovamente ivi stampato nel 1776. (_V.

Cailleau, Dict. Bibliogr. t. 1, Paris 1802._) Essa è una curiosa

collezione, ma poco esatta, intrapresa in occasione del gabinetto

d'istrumenti di musica, che nel 17º secolo fu stabilito accanto del

collegio romano.

BONESI (Bened.) da Bergamo, ebbe per maestro di canto Angelo Cantoni

della scuola di Bernacchi; per il corso di dieci anni seguiti studiò la

composizione sotto Andrea Fioroni, scolare di Leo, e maestro di cappella

della cattedrale di Milano. Egli pubblicò nel 1806, un'opera col titolo

_Trattato della misura o della divisione de' tempi nella musica e nella

poesia_ in 8º. Ha composto ancora molte opere al teatro di Beaujolais.

BONIFACIO (Baldassare), giureconsulto, direttore, e professore

dell'università di Padova, dopo il 1632. Era nato a Rovigo nel 1586.

Trovansi nei capitoli ottavo e nono del primo libro della sua _Historia

ludicra_, alcuni articoli _de musicâ hydraulicâ et mutâ_. _V. Joecher._

BONINI (Pietro Maria) fiorentino, pubblicò nel 1520, in latino:

_Acutissimæ observationes nobilissimæ disciplinarum omnium musices_. _V.

Martin Stor. e Walther._

BONNET (Giacomo) pubblicò in Parigi nel 1715, un vol. in 12º intitolato

_Histoire de la musique et de ses effets_, opera mediocre, ma che offre

de' preziosi monumenti intorno a Lulli ed i suoi contemporanei. Bonnet

era nipote dell'ab. Bourdelot; M. Freneuse ne ha data una seconda

edizione a Amsterdam 1725, aggiuntovi un paragone della musica italiana

e della francese. Bonnet è anche autore del _Supplément de l'histoire de

la musique depuis son origine jusqu'au présent, avec l'histoire des

bals_, a Paris 1723, in 12º.

BONNEVAL (Mr. de), nel 1754, pubblicò la seguente opera: _Apologie de la

musique et des musiciens français, contre les assertions peu

mélodieuses, peu mesurées et mal fondées de J. J. Rousseau_. Titolo ed

opera assai stravaganti.

BONNO (Giuseppe), maestro della cappella imperiale e compositor di

camera, nato in Vienna nel 1710, vi morì nel 1788. Fu de' primi a

mettere in musica i drammi dell'ab. Metastasio, come l'_Ezio_ e gli

oratorj _Isacco_ e _san Paolo in Atene_ dell'ab. Pasquini.

BONONCINI (Giov.) di Modena, padre de' celebri Giov. ed Antonio,

pubblicò nel 1694, un libro col titolo: _Il musico pratico_, Bologna in

4º, dedicato all'imperatore Leopoldo. Questa dedica è un capo d'opera

del secentismo, ma eccettone i complimenti l'opera è buona: ve n'ha una

traduzione tedesca impressa a Stuttgart, 1701, in 4º. Bononcini pretende

in quest'opera di aver fatto un canone a due mila cinquecento novanta

parti, ma che per la difficoltà dell'esecuzione lo ha egli ridotto a

otto. Trovasi ancora in fronte del libro, un canone in suo onore,

composto dal P. Agostino Bendinelli, canonico regolare; questo canone è

celebre. Bononcini pubblicò in Bologna delle _Cantate per camera a voce

sola_, nel 1677, e non de' Duetti da camera come pretende la Borde. _V.

Burney, t. III, p. 540._

BONONCINI (Giov. ed Antonio) figliuoli del precedente, sono vissuti

insieme nella più intima amicizia; trovavansi ambi insieme in Londra nel

1719, e secondo l'ab. Arteaga, sostennero con tanto decoro la gloria del

nome italiano in Inghilterra in mezzo al grido, che avevano meritamente

levato in quell'isola le composizioni dell'Hendel. Antonio fu il primo

che fè sentire sul violoncello una bella qualità di suoni. Oltre molte

cantate, i due fratelli composero diciannove opere dal 1698 sino al

1729, e sonosi pubblicate sotto il nome di ambidue a Berlino, a Vienna,

a Venezia e a Londra.

BONTEMPI (Giov. Andrea Angelini) di Perugia, ha scritto dottamente della

sua arte, e divenne maestro di cappella dell'Elettore di Sassonia. Nel

1660, pubblicò a Dresda: _Nova quatuor vocibus componendi methodus, quâ

artis plane nescius ad compositionem accedere potest_, in 4º. Questo

metodo è assai ingegnoso, e con ragione vien lodato dal Rousseau (artic.

_canon_). Ma la sua opera principale è la _Storia della musica_,

pubblicata a Perugia nel 1695, in fol., nella quale positivamente vi

dichiara che la musica degli antichi non avendo considerati che i suoni

contigui e successivi, non è mai appartenuta che ad una sola voce, e che

perciò il contrappunto è una invenzione moderna. “Il Bontempi, dice

l'ab. Requeno, pieno degli ordinarj pregiudizj si contenta di darci i

progressi dell'arte: intorno però a' greci musici egli non ci dà lunghi

e minuti ragguagli.” (_Prefaz._)

BORDE (il padre de la) gesuita francese, inventore di un cembalo

elettrico, di cui aveane primieramente data la descrizione in due

lettere nel _Giornale di Trevoux_, e quindi ne diè fuori un opera col

titolo: _Le clavecin électrique, avec une nouvelle théorie du mécanisme

et des phénomènes de l'électricité_, ossia _Il cembalo elettrico, con

una nuova teoria del meccanismo e de' fenomeni dell'elettricità_, a

Parigi 1761 in 12º. L'idea del cembalo elettrico è senza dubbio una

copia del _cembalo oculare_ del P. Castel suo confratello; ma da una

chimera prodotta osserviamo una realità. Una ragione tirata dalla più

sana metafisica, e che non era stata ravvisata ancora da nessuno,

rendeva impossibile l'esecuzione del cembalo oculare; cioè che il

piacere, che l'anima può ricevere da una combinazione o simultanea o

successiva di colori, in cui l'armonia o la melodia oculare

consisterebbe, è sempre o accresciuto, o alterato da un altro piacere, o

da un disgusto, che risultano dalla bellezza, o dall'imperfezione delle

figure che ci vengono rappresentate da' colori. Questa bellezza e questa

imperfezione dipendendo in generale, dalle idee d'ordine e di

proporzione nate in noi, o che noi ci siamo formati, sono in gran parte

intellettuali. Laddove tutto il contrario sperimentiamo nel piacere che

cagiona in noi la sensazione della vera armonia, o della vera melodia,

cioè d'una combinazione simultanea o successiva, ma sempre piacevole,

delle modificazioni del suono, che all'anima seco non portano se non

delle idee vaghe e confuse di figura. Il p. de la Borde volendo formare,

per mezzo del principio dell'elettricità, un nuovo cembalo, ha dunque

fatto benissimo nel destinarlo unicamente a piacere, e restrignendosi a

questo solo effetto l'idea di lui non ha più ripugnanza veruna, poichè

un abile meccanico viene a capo di ridurre, per così dire, ogni forza

data, a produrre tutti gli effetti ch'ei desidera. Archimede non

dimandava che un punto ove riporsi, per far saltare tutto il globo

terrestre. L'invenzione ha cominciato da una macchina che mandava un

suono elettrico; i tasti di questa macchina erano fatti in forma di

leve, la cui estremità, opposta a quella toccata dalle dita, terminava

sopra di una verga di ferro orizzontale, isolata, sostenuta da tubi di

vetro, ed elettrizzata, nel comunicar che faceva con un conduttore

elettrico. La medesima estremità essendo di poi isolata ed elettrizzata

coll'azione delle dita, toccava ad un altra verga di ferro orizzontale,

situata alquanto più alta della prima, ma non elettrizzata. Alla verga

isolata, ed elettrizzata o inferiore, terminavano di distanze in

distanze uguali, alcuni fili di ottone verticali, che venivano da

altrettante campane, proprie ad esprimere i diversi tuoni della scala,

allorchè venivano percosse. Queste medesime campane erano sospese in una

stessa linea, ed a livello le une delle altre, con de' cordoni di seta,

ad una terza verga di ferro orizzontale, isolata ancor essa ed

elettrizzata, da cui pendevano altrettanti battenti, attaccati con de'

fili di metallo, ciascuno de' quali veniva a cadere fra due campane

vicine. Le dita toccando l'estremità della leva la sollevavano, questa

corrispondeva alla verga di ferro non isolata, da cui il moto passava a'

battenti che percuotevano le campane. Or da questa macchina poco vi

voleva per passare al _cembalo elettrico_. In vece di mettere i battenti

fra le campane di diversa spessezza, ed armate ciascuna de' loro fili

d'ottone, che scendevano fino all'estremità della leva al di sotto, vi

sono state poste a' due lati di ciascun battente, due campane unisone,

una delle quali è stata armata d'un fil d'ottone. Questo filo cessando

di essere elettrizzato ha cagionato nello stesso istante il moto di un

battente, verso la campana al disotto, e la pronta rispinta dello stesso

battente verso dell'altra campana producendo in tal guisa rapidamente

due tuoni unisoni: effetti, la cui simultaneità e successione, variate a

proposito ed in mille maniere, sono proprj ad eseguire ogni sorta di

accordi, di melodie, ed a suonare qualunque aria. Ecco come del suo

cembalo parla l'autore. “La materia elettrica, dice egli, n'è l'anima,

come l'aria è quella dell'organo; il globo fa le veci del mantice, e 'l

conduttore del porta-vento. Nell'organo il tasto è come un freno, con

cui si modera l'azione dell'aria; ho posto lo stesso freno alla materia

elettrica, malgrado la sensibilità sua, la sua agilità. L'aria

rinchiusa nell'organo vi geme, fino a tanto che l'organista, come un

altro Eolo, le apre le porte del suo carcere. Se egli togliesse nello

stesso tempo tutte le barriere che l'arrestano, altro non produrrebbe

che una confusione e un disordine grandissimo, egli però sa farla

sortire con ordine e discernimento. La materia elettrica dimora ancor

essa come rinchiusa, e si fa sentire inutilmente all'interno delle

campane del nuovo cembalo, fino a tanto che le vien data la libertà,

coll'abbassare i tasti: ne sorte allora con celerità grande, cessa però

d'operare, subito che i tasti rimontano. Questa specie di cembalo ha

eziandio un vantaggio, che gli altri non hanno; cioè che laddove ne'

cembali ordinarj il suono non continua che indebolendosi, nell'organo e

nel cembalo elettrico conserva tutta la forza fin che le dita rimangono

su i tasti.” Osserva in oltre l'A., che quando si tocca il suo cembalo

nell'oscurità, i suoni delle campane vengono accompagnati da scintille

di fuoco, cosicchè lo stesso cembalo è nello stesso tempo _acustico ed

oculare_. Tutto il resto che appartiene alla spiegazione de' fenomeni

elettrici non ispetta punto al nostro argomento.

BORDE (Giov. Beniamino de la) nato a Parigi nel seno dell'opulenza

l'anno 1734, vi contrasse il gusto de' piaceri e delle belle arti. La

sua inclinazione lo portò alla corte, ove di primo cameriere di Luigi XV

divenne in poco tempo il confidente e 'l favorito di questo principe, i

di cui beneficj lo posero in istato di far delle prodigalità, alle quali

lo trascinavano un genere di vita assai dissipata e la facilità del suo

naturale. Aveva pur nondimeno in quel tempo coltivata la musica, ch'egli

appreso avea sin dalla prima età sotto la direzione del cel. Rameau; nel

1657 pose in note un'opera comica _Gilles garçon peintre_, che fu assai

bene accolta e che fu seguita da un gran numero di altre, alcune delle

quali ebbero del successo. Alla morte del monarca nel 1774, lasciò la

corte, prese moglie e cominciò a menar vita più tranquilla e più seria.

Diessi a studj di più generi, e nel 1780 pubblicò la sua opera

intitolata: _Essai sur la musique ancienne et moderne_, 4 vol. in 4º con

figure. Quest'opera fu stampata con gran lusso, e ricca di rami e di

vignette che rappresentano gl'instromenti di diverse nazioni antiche e

moderne: ma vi vuol molto a far che il vero merito corrisponda alle

spese, di cui è stato l'oggetto. L'autore non si è proposto scopo

veruno, nè ha seguito alcun piano: spesso vi s'incontrano delle opinioni

contraddittorie, marcate per la più parte al conio dello spirito di

partito, difetto di sodezza nella dottrina, e spesso ancora poca

accuratezza nello stile. In somma, le più indispensabili attenzioni

sembrano esser mancate a quest'opera: la scorrezione vi è all'eccesso,

principalmente nelle date, ne' nomi proprj e nelle citazioni, il che

mostra la leggerezza con cui travagliava il suo autore. Benchè alcune

parti vi siano trattate molto bene, il resto è inesatto, pieno di

errori, e più atto a far traviare che ad istruire: nel totale non è che

una cattiva compilazione, la quale esser non può di verun soccorso a

colui che procacciar si vuole delle cognizioni ben certe su la storia

della Musica. Nel dizionario bibliografico di _Cailleau_ trovasi

annunziata un'altra opera di La Borde con questo titolo: _Mémoires

historiques sur Raoul de Coucy, et le recueil de ses chansons en vieux

langage, avec la traduction de l'ancienne musique_, a Paris 1781, in 8º

con fig. Quest'opera è utile per la storia de' trobadori e della loro

rozza musica. La Borde ha fatto anche imprimere con grandi spese altre

opere del pari difettose per il fondo come per la loro forma; e reca

veramente maraviglia come con tanto zelo ed una fortuna cotanto

considerevole egli non abbia avuto in generale maggiore discernimento e

maggiore applicazione, forse per aver sempre scelto in suoi coadiutori

delle persone molto più incapaci, e così disattente come egli lo era. La

rivoluzione francese portò la rovina di La Borde: egli si era rifuggito

a Rouen, dove lusingavasi di viver da incognito: ma i satelliti della

tirannia ve lo scoprirono e lo condussero a Parigi: quivi in priggione

ebbe l'imprudenza, non ostante le preghiere de' suoi amici, di

affrettare il suo giudizio, ed ei perì a 20 di Luglio del 1794, cinque

giorni prima della caduta de' tiranni. Sin quì si è giudicato La Borde

come scrittore sulla musica: “egli era più stimabile come compositore,

comecchè non avesse avuto delle cognizioni assai profonde nella

composizione, e fosse appartenuto ad una cattiva scuola: oltracciò

faticò egli nell'epoca in cui il gusto nella musica, e in tutte

le arti in generale è stato detestabile in Francia. Egli aveva

dell'immaginazione ed un gusto naturale, che trionfò spesso delle

circostanze svantaggiose in cui si è trovato. In fronte del _Viaggio in

Africa di Sauguier_ pubblicato in Parigi nel 1799, trovasi una notizia

di questo autore molto dettagliata, ma molto ridicolosamente scritta,

cui potrà consultare il lettore.” (_V. Choron et Fayolle._)

BORDE (Alessandro de la), nel 1807 pubblicò una _Lettera a madama de

Genlis_ su i suoni dell'arpa. L'autore pretende che Casimiro Beecker ha

rinnovato i suoni armonici de' greci ch'egli fa sentire sull'arpa: il

che è vittoriosamente confutato da' diversi scritti ne' quali gli

antichi parlano della musica e degl'instromenti.

BORDENAVE (Giov. de), canonico di Lescar, pubblicò nel 1643, un libro

che ha per titolo: _Des Eglises cathédrales et collégiales_, etc; vi si

trova un curioso capitolo su gli organi, sulla musica dei ragazzi di

coro, e sopra altre materie che han rapporto alla musica.

BORDET (Mr.) maestro di musica e di flauto traverso a Parigi, pubblicò

nel 1755: _Méthode raisonnée pour apprendre la musique d'une façon plus

claire et plus précise_, etc. in tre libri. Vi ha di costui eziandio due

gran concerti di flauto.

BORDES (Carlo) poeta e filosofo, morto nel 1781. È autore della

traduzione francese del _Saggio sopra l'opera in musica del conte

Algarotti_, a cui vi aggiunse alcune buone osservazioni.

BORDIER (Mr.) maestro di musica de' SS. Innocenti, morto nel 1764,

pubblicò nel 1760: _Nouvelle méthode de musique pratique à l'usage de

ceux qui veulent lire et chanter la musique, comme elle est écrite_.

Dopo la sua morte si è pubblicata un'opera che forma il corpo intiero

della sua dottrina e delle sue lezioni, sotto questo titolo: _Traité de

composition_, 1770. Egli vi descrive in dettaglio, gl'intervalli, gli

accordi e il cammino che tengono questi accordi per formare un'armonia.

BORGHI (Giov.-Battista) di Orvieto nel patrimonio di san Pietro,

nell'uno e nell'altro stile per chiesa e per teatro riuscì

eccellentissimo. Nel 1771, diè al teatro di Venezia il dramma del _Ciro

riconosciuto_, ma non ebbe buon successo. Fu più felice in Firenze, ove

diede nel 1783 _Piramo e Tisbe_. Le altre sue composizioni molto

pregiate dagl'intendenti sono: _Alessandro in Armenia_, 1768;

_Ricimero_, 1773; _Eumene_ 1778. Vi sono anche di lui Messe, e Litanie

composte sopra temi di una tale chiarezza, e facilità, che se ne

ritengono a mente infino i motivi, benchè lo stile ne sia grave e

divoto, qual si conviene all'invocazione della santa Vergine. Egli

divenne pel suo merito maestro di cappella di nostra Signora di Loreto,

dove finì di vivere nel vigor degli anni, non avendone compito ancora

cinquanta, nel 1790. L'ab. Arteaga lo ha confuso con _Luigi Borghi_

allievo del Pugnani, compositore anch'egli e virtuoso in Londra, benchè

italiano; e di lui può dirsi quel che dell'altro egli ha detto, che “con

una certa dolcezza e soavità rammorbidì a maraviglia la robustezza dello

stile propria di quella scuola.” Nel 1784 e nella gran musica funebre in

onore di Hendel, che si diede in Londra, Luigi Borghi era il primo dei

secondi violini. Vi sono di lui più sonate, concerti ed a solo di

violino con accompagnamento stampate a Parigi, a Amsterdam, e a Berlino.

BORNET (Mr.) il maggiore, nel 1770, era primo violino nell'orchestra

dell'opera, in Parigi. Alcuni anni dopo pubblicò: _Nouvelle méthode de

violon et de musique_.

BORSA (dottor Matteo) nipote del Ch. ab. _Bettinelli_, dalla di cui

elegantissima penna abbiamo il _Saggio_ su la vita e le opere di lui

(Bettinel opere tom. 22, Ven. 1811). Nacque egli in Mantova l'anno 1751,

di comoda e civile famiglia; fece i suoi studj prima in Verona e poi in

Reggio, d'onde compiuto avendo con successo il corso di filosofia, passò

in Bologna a studiarvi la medicina. Ivi raffermossi nelle finezze della

lingua latina e dello stile italiano, coltivò la musica in quella scuola

eccellente, e gli giovò al tempo stesso la frequenza de' teatri.

Nell'anno 1776 e all'età di 24 anni prese la laurea dottorale in

medicina e divertivasi solo della lettura de' migliori libri, e colla

conversazione d'uomini di lettere, e colla musica: quindi prese in

moglie la sua cugina Giuseppa Bettinelli educata anch'essa nel canto, e

col favor d'una voce attissima a quello. Nel 1781, recitò egli

nell'accademia di Mantova un _Saggio_, in cui cercò: _A quanto s'estenda

la facoltà del canto ne' drammi serj_; e pel credito fattosi nelle

varie sue dissertazioni gli fu conferita nel ginnasio di sua patria la

cattedra di logica e metafisica, per cui conciliossi una pubblica

estimazione, e nel 1787 fu scelto dall'accademia per suo Secretario

perpetuo, nè poteva farsi miglior elezione, unendosi appunto nel _Borsa_

le parti principali di un segretario d'accademia di scienze insieme e di

belle lettere ed arti. Il Borsa fornito era di più cognizioni ed aveva

acquistato un finissimo gusto su la pittura, e le sue sorelle la poesia

e la musica. Ma la morte venne pur troppo nel fior degli anni suoi, e

de' suoi studj: egli finì di vivere nel 1798, all'età di 46 anni.

Abbiamo di lui oltre a molte opere un _Saggio sulla musica imitativa

teatrale_, che è fra gli opuscoli scelti di Milano, in cui osserva l'A.

esser l'orecchio l'unico senso su cui può agire la musica, e ch'essendo

esso capace soltanto d'impressioni sonore, queste sole son proprie alla

musica, e quindi la voce umana è la sola che può imitare la musica. Or

questa voce esprime gli affetti e le passioni dell'uomo con varie

modulazioni, e con esse l'uomo agitato e commosso è quel solo, che dà

moto all'espression musicale. Quindi viene a considerare l'espressioni

vocali de' famigliari nostri discorsi secondo le varie condizioni, e le

qualità degli affetti e onde possa la musica imitar la natura ed

esprimerla, e sino a qual segno nell'arie, pe' recitativi mostrando ai

cantanti e compositori qual leggi abbiano a tenere. Applica ciò pure

all'orchestra, e come debba essa concorrere all'espressione e imitazion

degli oggetti. Di ciò lodollo il cel. ab. _Arteaga_, dicendolo apritore

di nuova via sulla musica imitativa dell'orchestra, profittandone molto

egli stesso nell'opera sua sopra le rivoluzioni del teatro musicale

italiano. Il dottor _Borsa_ in un altro suo trattato de' _Balli

pantomimi_ esamina nell'intima natura loro il ballo e la musica,

riconoscendo che il primo può stare da se, non così la seconda: propone

i miglior mezzi per correggere i difetti, e a conformar quest'arte al

buon senso e alla morale.

BOSCH (Mr. de) nel 1783, egli diè al pubblico _Versuch eines_ etc. cioè:

“Saggio di un amatore di musica in melodie, per il canto e il

clavicembalo” in due parti.

BOSE (Giorgio Mattia), dottore in Lipsia, ove fece imprimere nel 1734,

una prima dissertazione _de sono_ in 4º, ed una seconda l'anno di

appresso. Egli vi esamina le spiegazioni, che Perrault aveva date del

suono.

BOSSLER (Arrigo-Fil. Carlo), dopo il 1788, ha pubblicato in Spira la

_gazzetta di Musica_, di cui ogni settimana usciva una mezza foglia di

testo ed un'altra di note. Non sappiamo se questa gazzetta si è

proseguita.

BOSSNIS (Girolamo), professore di teologia in Milano e nato a Pavia nel

1608, aveva pubblicato, a 39 anni di sua età, più di ventiquattro opere,

tra le quali vi ha: _De sistro Isidis_, e _de sistris libellus_,

pubblicato nel 1632. _V. Joecher._ Mr. de Sallengre, ha inserito questo

brieve trattato nel suo _Thésaur antiquit. Roman._ t. II num. 17.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 1 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 14 / 16 段