BARDI (Giovanni de') fiorentino dei Conti di Vernio nel secolo 17º,

cavaliere virtuoso e liberale, di gran cuore, di ottimo gusto, di

gentilezza somma, di molta cognizione in ogni genere di letteratura e

conseguentemente stimatore giusto e amante de' letterati, a' quali ogni

ajuto e favore somministrava. Egli riuniva in sua casa i primi uomini

nella musica, che erano allora in Firenze, dove passavan le ore non come

è il costume de' nostri tempi, in oziose cicalate, in giuoco rovinoso,

frutto della trascurata educazione e della pubblica scostumatezza, ma in

dilettevoli e virtuose adunanze, ove la coltura dell'ingegno, il non

frivolo spirito e l'attica urbanità vedevansi rifiorire insieme col

sincero amor delle lettere, e delle utili cognizioni. I loro

ragionamenti cadevano per lo più su gli abusi introdotti nella moderna

musica, e su la maniera di restituire l'antica da tanto tempo sepolta

sotto le rovine dell'impero romano. Fra questi i più celebri erano

_Vincenzo Galilei_, padre del Colombo della nuova filosofia, _Girolamo

Mei_ e _Giulio Caccini_, le di cui dotte opere sulla musica dir si

possono il risultato di quelle erudite conversazioni. Il conte di Vernio

divenne poi Maestro di camera a' servigi di papa Clemente 8º, e finì i

suoi giorni in Roma con la meritata riputazione di gran letterato e di

protettor delle lettere. Nel secondo tomo delle opere di _Giambattista

Doni_ stampate in Firenze nel 1763, si trova di Giovanni de' Bardi

_Discorso a Giulio Caccini, Detto Romano, sopra la Musica antica, e 'l

cantar bene_, pubblicato per la prima volta per opera di Ant. Franc.

_Gori_, e Giovanbatt. _Passeri_ (_V. nouv. dictionn. de Bibliogr. par M.

Fournier, Paris 1809_).

BARON (Ernesto Gottlieb) musico di camera del re di Prussia, nacque a

Breslavia nel 1696; dopo aver fatti i suoi studj entrò nel 1728 al

servigio del Duca di Saxe-Gotha, e finalmente nel 1730, si stabilì in

Berlino, ove due anni dopo fu ricevuto alla cappella reale, alla quale

restò attaccato sino alla morte. Egli pubblicò in Berlino nel 1756

_Saggio di una dissertazione su la melodia_, in tedesco: e nelle

_Memorie_ di Marpurg, tom. II, _Pensieri sopra diversi oggetti di

musica_.

BARTHELEMY (ab. Giangiacomo) nato a Cassis presso Aubagne li 20 Gennaro

del 1716; mandato da' suoi in Marsiglia sotto il P. Renaud dell'oratorio

vi apprese l'arabo, il siriaco e 'l greco, e vi abbracciò lo stato

ecclesiastico, quindi venne a Parigi, ed un viaggio che fece in Italia

accrebbe le sue cognizioni. Al suo ritorno l'accademia delle iscrizioni,

e la società reale di Londra si diedero premura di annoverarlo tra' loro

membri. Le _Memorie_ della prima contengono gran numero de' suoi

scritti: si sono stampate a parte molte altre di lui opere, tra le quali

la più celebre è quella intitolata, _Voyage du jeune Anacharsis_, a

Paris 1788, 4 vol. in 4º. L'ab. Barthelemy, che aveva profondamente

studiate l'arti e le usanze de' Greci, nel terzo tomo tratta a lungo

della _greca Musica_, della sua origine, de' suoi progressi e della sua

decadenza all'epoca in cui egli finge il viaggio del suo scita filosofo.

Egli impiegò trent'anni nel comporre quest'opera, e non furono perduti.

I filosofi, gli storici, gli uomini di gusto vi trovarono tutto ciò che

poteva istruirli e piacer loro: stile piacevole, tratti delicati,

passaggio felice da un soggetto grave ad un altro più ridente, ricche

dipinture, giudizj rapidi e adeguati, erudizione immensa ed assai ben

messa in uso. Questi vantaggi così rari in una sola opera l'han posta

tra le migliori, che abbia prodotte il secolo decimottavo. Tuttavia il

_Cesarotti_ non lascia di farne la seguente critica in una lettera

scritta in francese a Mr. _Merian_. “Io trovo, egli dice, questo libro

dell'Anacarsi un poco inferiore alla sua celebrità: non già che non

possa a giusto titolo lodarsi, ma parmi che il pubblico non l'abbia

messo al suo rango. Egli è una collezione di estratti molto ben fatti di

tutto ciò che riguarda i greci: egli è un mosaico faticato con molta

maestria, ma non è poi al fondo che un'opera di erudizione scritta con

grazia. Io vi veggo il piano di un uomo dotto, e l'esecuzione di un

letterato; ma non vi riconosco l'uomo di genio, il filosofo profondo, il

critico delicato ed imparziale. Non è, nè un romanzo interessante

tessuto su le orme della storia, nè una storia ragionata della

religione, del governo e delle arti de' greci; nè un parallelo ingegnoso

e piccante de' costumi antichi e moderni. Quel che vie più mi disgusta

si è che l'autore facendo sembianza di volermi regalare di tutto questo,

e dopo avermi adescato con tale lusinga, mi scappa dalle mani, e mi dà

il cambio senza consultar troppo il mio gusto. Cosicchè, per dirla

daddovero, ella è un'opera difettosa in tutti i generi. Vi ha, io ne

convengo, de' quadri, de' caratteri, alcuni pezzi di eloquenza, ma manca

d'insieme, d'azione, d'interesse sì drammatico, che filosofico; tutto vi

è interrotto, sdrucito, minuzzato; i fatti più rimarchevoli vengono

soffocati da lezioni monotone e da minuti dettagli. Anche fino i viaggi

non son regolati da un piano, nè condotti dalle circostanze; si va, si

viene, si torna senza che se ne sappia abbastanza il motivo. In oltre

egli è desso Anacarsi? e non vi vedete voi già sotto questa maschera il

buon abate Barthelemy, che si mostra, e nemmeno egli vuole che si prenda

scambio!” Cheche sia di tutto ciò, l'opera è stata tradotta in tutte le

lingue delle nazioni culte; in inglese, _Londra_ 1794, 7 vol. in 8º; in

italiano, Venezia 1791, 12 vol. in 12º, nel quarto tomo della quale

edizione il Traduttore vi ha aggiunta un'_Appendice_ al capitolo

dell'autore _sulla Musica de' greci_: egli dice di avere consultato il

codice originale dal secolo 12º o 13º degli _Armonici di Tolomeo_, che

si trova nella Biblioteca de' cisterciensi di san Michele di Murano

presso Venezia, e nel quale codice va aggiunto un _trattato di

Aristosseno_ sinora inedito, e diverso del tutto da quanto corre sotto a

nome di questo scrittore armonico. Il traduttore in questa appendice

pretende di dar nuovi lumi sopra questo argomento, che a suo parere

mancavano nell'opera dell'autore francese, ma parmi che il lettore possa

dire alla fine col Comico: _Fecistis probe: incertior sum multo quam

dudum_. Tra le opere dell'abate _Barthelemy_ un'altra se ne trova, che

riguarda la musica: essa è intitolata, _Entretiens sur l'état de la

musique grecque au quatrieme siecle avant l'ere chretienne_, a Paris

1777, in 8º, cioè _Trattenimenti sullo stato della musica greca intorno

al quarto secolo innanzi l'era cristiana_, ove trovansi delle eccellenti

riflessioni sulle cause del dicadimento del gusto in quest'arte a

quell'epoca. L'ab. Barthelemy non ostante l'alta riputazione di cui

godeva, e la saggia sua condotta fu una delle vittime della rivoluzione:

egli all'età di 78 anni posto in prigione nel 1793, soffrì senza esser

punto commosso la perdita di sua libertà, ed attendeva con serenità e

calma la fine de' suoi giorni, allorchè fu reso in seno della sua

famiglia. Pochi giorni dopo leggendo la quarta epistola del primo libro

di Orazio parve che si fosse addormentato, ed egli più non esisteva. Le

lettere il perdettero a' 30 Aprile del 1795.

BARTOLI (Daniele) nato a Ferrara nel 1608, fecesi gesuita nel 1623,

oratore celebre pel suo tempo; filosofo e purista in materia di lingua,

si rese molto commendevole per i suoi talenti, non che per la beltà e

nitidezza della sua dizione. Egli pubblicò gran numero di opere tutte in

lingua italiana: il suo stile è di un genere nuovo, vivo, energico,

solido e piccante, ma troppo ricercato e raramente fluido e naturale:

tuttavia egli è riguardato come uno de' più puri scrittori della lingua

italiana. Le sue opere che non riguardano la storia, sono state raccolte

e pubblicate in Venezia nel 1717, 3 vol. in 4º, tra queste ve ne ha una

che ha per titolo: _Del suono, de' tremori armonici, e dell'udito_, e

della quale se ne sono fatte varie edizioni a parte, come in Roma 1672,

in 12º; e in Bologna 1780. Quest'opera, che tratta dell'Acustica, non è

senza merito. Mr. Chladni (_Traité d'Acoustiq. a Paris 1809._) la cita

con elogio. Il pad. Bartoli morì nel 1685 in età di 77 anni.

BARTOLINI (Gaspare) dottore in medicina e professore di anatomia a

Copenhague, quivi nato l'anno 1654, è l'autore di un trattato latino _De

tibiis veterum_, che fu impresso per la prima volta in Roma nel 1677, e

nello stesso anno a Parigi, e quindi con molte addizioni e con figure a

Amsterdam 1679. Egli forma tre libri, che contengono trentasei capitoli.

In quest'opera, malgrado la più estesa erudizione, il suo autore

illustra solamente tutto l'accessorio, e lascia l'essenziale cinto di

folte tenebre; poichè e' insegna quasi tutto quel che si è detto intorno

alle tibie o flauti degli antichi, ma non ispiega punto come essi erano

fatti, e molto meno in che differivano le loro diverse specie. L'A. era

buon grammatico, ma non era musico, e bisogna possedere un'arte per ben

comprendere gli autori che ne parlano; soprattutto quando essi non

entrano in alcun dettaglio, e riguardano la materia come perfettamente

conosciuta. Reca quindi meraviglia come abbia potuto asserire l'ab.

Dubos, che, “la matiere a été comme epuisée par Bartholin, dans son

traité des instrumens à vent de l'antiquité.” (_Reflex. crit. t. 3,

sect. 3._)

BARTOLOMEO, inglese viveva nel decimoquarto secolo; nel 1366 scrisse

un'opera col titolo: _Liber de proprietatibus rerum_, che fu impressa

nel 1485, in fol. Hawkins ci assicura, che per la composizione della sua

storia della musica, egli ha consultato spesso e con profitto

quest'opera, principalmente per quel che riguarda le invenzioni de'

nuovi istrumenti di musica, che si fecero in quel secolo di tenebre.

BARTOLOCCI (Giulio) professore di ebreo in Roma, nato nel 1680, a

Celleno, ci ha lasciato un'opera intitolata: _De hebraeorum musicâ,

brevis dissertatio_ (_V. la bibliot. rabbin. in Roma 1693, p. IV;_) e

_de psalmorum libro, psalmis et musicis instrumentis_, ibid. p. II. Egli

morì in Roma nel 1687. _V. Walther._

BARYPHON (Arrigo) abile teorico inglese, che fioriva verso il 1630, è

autore di molti trattati, di cui uno particolarmente, che ha per titolo

_Plejades musicæ_, è lodato come un eccellente libro da Walther.

BASSENTIN (Giacomo) astronomo scozzese nel secolo 16º, si applicò

particolarmente allo studio delle mattematiche, che per alcun tempo

insegnò con distinzione nell'università di Parigi. Tra' suoi scritti

pieni di senso e di giudizio vi ha eziandio un trattato _De musicâ juxta

Platonem_. Bassentino morì in Iscozia nel 1568.

BASTIDE (Mr. de la) è autore delle _Variétés littéraires, galantes_ ec.

1774, in 8º. Nella seconda parte si trova una lettera _su le grandi

scuole di musica_, che potrà interessar gli amatori. Lo stile e le

maniere di Pergolesi, di Lully e di Hendel vi sono perfettamente

analizzate.

BATES (Joah) musico celebre inglese, conosciuto per le sue composizioni

assai pregevoli: egli unì nella sua giovinezza allo studio della musica

quello delle mattematiche, che lo pose in istato di pubblicare la sua

opera _On Harmonies_, cioè _sopra i suoni e gli accordi_, che gli

acquistò la più gran riputazione in Germania, in Francia, ed in Italia.

Egli occupava molte cariche in Londra, tra le quali quella di direttore

dell'ospedale di Greenwich. L'organo era il suo strumento favorito. Dopo

l'anno 1784 dirigeva ciascun anno l'orchestra riunita per celebrare

l'anniversario del cel. _Handel_, e vi sonava l'organo. Si ha di lui

l'opera di _Farnace_ in musica, e molte sonate per il forte-piano. Bates

morì in Londra nel 1799.

BATE (William) autore di musica e gesuita irlandese, superiore del

seminario di questa nazione in Salamanca, nato d'una famiglia assai

distinta a Dublino nel 1664 studiò per più anni in Oxford. Lasciò un

trattato di musica che ha per titolo: _Introduzione all'arte della

musica_, Londra 1596, in 4º. Pochi anni dopo ritoccò egli quest'opera, e

nuovamente pubblicolla senza data con questo titolo: _Introduzione

nell'arte del canto per quegli che desiderano di apprenderlo_. _V.

Hawkins._

BATON il giovane, sciocco difensore dell'antica musica francese,

pubblicò in Parigi nel 1754, _Examen de la lettre de Mr. Rousseau sur la

musique française_. La viola era il suo stromento favorito, a cui fece

egli de' miglioramenti, e davane lezione in Parigi. Fece anche inserire

una _Memoria su la viola_ nel Mercurio di Francia, ottobre 1757, p.

143.

BATTEUX (ab. Carlo) dell'accademia delle iscrizioni, professore di belle

lettere, e scrittore pregiatissimo, morto in Parigi nel 1780. Abbiamo di

lui un'opera interessante per la letteratura, di cui la prima parte

venne pubblicata nel 1746, in un vol. col titolo _des Beaux arts reduits

à un même principe_: e quindi avendovi aggiunto l'autore altre due

parti, la diè al pubblico in 5 volumi in 12º nel 1775, col titolo di

_Principes de la littérature_ ec. a Paris. Nella terza parte, ove tratta

del principio dell'imitazione, la sezione terza è tutta _su la musica e

la danza_, e vi si trovano delle ottime riflessioni. Il professore

Ramler ha dato una buona traduzione alemanna di quest'opera, con dotte

note. L'ab. Batteux è ancora autore d'un'altra opera molto utile alla

storia della musica; essa ha per titolo: _Mémoires concernants

l'histoire, les sciences, les arts, les mœurs, et les usages des

chinois_: cioè _Memorie che riguardano la storia, le scienze, l'arti, i

costumi e gli usi de' Cinesi_, 14 vol. in 4º a Parigi 1776-1789. Questa

curiosa collezione fu cominciata da Batteux, e terminata da Bréquigny,

in essa gli autori tessono a lungo la storia della musica presso i

Cinesi.

BAUD (Mr.) pubblicò nel 1803, un piccolo libro in 12º, intitolato:

_Observations sur les cordes à instrumens de musique, tant de boyau que

de soie_; cioè: “Osservazioni intorno alle corde degl'instromenti di

musica, sì di budello, che di seta.” In seguito di quest'opera si vede

una lettera di Mr. Gossec, e 'l suo rapporto all'instituto nazionale

sulle corde di Mr. Baud.

BAUMGAERTNER (Giov. Batt.), celebre maestro di violoncello, morto a 18

maggio 1782, a Eichstedt, era virtuoso di camera del vescovo di quella

città; impiegò a viaggiare la più parte di sua giovinezza. Nel 1776,

dimorava a Amsterdam: da questa città fu chiamato alla real cappella di

Stockolm, ma il rigido freddo il costrinse a lasciar presto tal

servizio. Dopo avere soggiornato alcun tempo a Hambourg e a Vienna, si

stabilì finalmente a Eichstedt dove morì fra breve di tisichezza. Egli è

molto benemerito degli amatori del suo istrumento per il trattato che

pubblicò alla Haye, sotto questo titolo: _Istruzione di musica teoretica

e pratica ad uso del violoncello_. Compose egli eziandio quattro

concerti per il violoncello, con accompagnamento, e sei a solo con 35

cadenze per tutti i tuoni: sono questi molto stimati per il loro canto

facile e piacevole.

BAUMGARTEN (Giorgio), cantante in Berlino, ove pubblicò nel 1673, una

seconda edizione corretta della sua opera: _Rudimenta musices_.

BAURANS poeta e musico morto in Tolosa sua patria l'anno 1764, in età di

54 anni. Venne egli a Parigi per esercitarvi i suoi talenti, trovò che

una coppia di attori di opere buffe italiani rappresentò con applausi

sul teatro della accademia reale i graziosi intermezzi di _Pergolesi_,

di _Iommelli_, di _Rinaldo_. Queste rappresentazioni diedero luogo a

tante dispute sulla musica, e prepararono la rivoluzione operata pochi

anni da poi nella musica francese. Baurans, uomo di gusto, si dichiarò a

pro dell'italiana, e a questo oggetto adattò la musica della _Serva

padrona_ e del _Maestro di musica_, due opere buffe di compositori

italiani, a delle parole francesi; e questo fortunato saggio fu l'epoca

della rivoluzione del gusto di questa nazione per la musica italiana.

BAYLY (Anselmo) teologo della chiesa anglicana morto nel 1794. Egli era

membro del collegio di Cristo a Oxford, autore di moltissime opere ed

eccellente musico: si ha di lui per rapporto alla musica, I. _Alliance

of music, poetry, and oratory_, cioè _Unione della musica, della poesia

e dell'arte oratoria_ in 8º (_v. the London Catal. p. 83_); II. un

_Trattato pratico dell'arte di cantare, e di suonare gli stromenti con

una giusta espressione, e un gusto reale_, in 8º.

BAYLE (Pietro), celebre come critico e come filosofo, e professore di

filosofia e di storia a Rotterdam, nacque a Carlat nel 1647, e vi morì

li 28 decembre del 1706. Tra il gran numero delle sue opere, da noi qui

non si cita, che il suo _Dizionario storico e critico_, che contiene la

vita di molti musici.

BEATTIE (dottor Giac.) morto a 18 agosto 1803, a Aberdeen, in età di 78

anni, scrittore assai distinto e professore di filosofia morale nel

collegio Marischal. Egli aveva studiato a fondo gli arcani dell'arte

musicale e suonava ottimamente di violino. Nel 1770, pubblicò un'opera

col titolo di _Essays on the nature and immutability of truth_, cioè

“Saggi sulla natura e l'immutabilità del vero in opposizione allo

scetticismo”; essa era diretta contro le opere filosofiche di _David

Hume_. La prima dissertazione tratta _della musica_, e contiene molte

ingegnosissime osservazioni. Il dottor Hume ne rimase in tal maniera

commosso, che non potè mai più sentir di poi profferire il nome di

Beattie senza indignazione e disgusto. Si ha in oltre di lui il poema

del _Minstrel_ ossia Bardo scozzese, il di cui solo titolo annunzia che

l'autore ha avuto disegno di celebrar l'unione della poesia e della

musica. Un'altra sua opera più interessante ha per titolo: _Essay on

poetry and music, as they affect the mind_, cioè “Saggio su la poesia e

la musica considerate nelle affezioni dell'anima” 1783, in 8º, di cui vi

ha un'eccellente traduzione francese a Parigi 1798, in 8º corredata di

una dotta Prefazione e di note. La musica vi occupa tre lunghe sezioni

del sesto Capitolo intitolato _Osservazioni sulla musica_: nella prima

sezione si tratta dell'Imitazione. _La musica è ella un'arte

imitativa?_ L'autore è d'avviso che ha potuto esserla l'antica, ma non

già la moderna. Nella seconda: _Come spiegare i piaceri che ci proccura

la musica?_, e nella terza: _Congetture sopra alcune particolarità della

musica nazionale_. Il dottor Beattie amava molto la musica, e fecela

anche studiare al suo primogenito _Giacomo Hay Beattie_, ch'egli

perdette nel fiore degli anni. Costui era nato ad Aberdeen l'anno 1768,

e dopo aver fatti i suoi studj nel collegio Marshall, all'età di 19 anni

fu nominato professore di logica e di morale in quella università. Egli

suonava molto bene il violino e l'organo, e giunse con l'abilità sua a

fabbricarsi da se stesso quest'ultimo instrumento: questo giovane di

così belle speranze morì di una febbre nervosa in età di 22 anni nel

1790: aveva scritto un volume di poesie, che suo padre pubblicò quindi

nel 1799, con un breve ragguaglio della di lui vita, ove riferisce un

saggio della buona educazione che avevagli data, e della sua buona

indole. “La sua dolcezza e docilità era tale, egli dice, che io potei

appena riprenderlo, tre o quattro volte in sua vita. Le prime regole di

morale, che io gli prescrissi, furono di non dir mai che la verità, e di

mantenere inviolabilmente il secreto che gli veniva affidato: e mai non

trovai ch'egli abbia mancato su l'uno o l'altro di questi articoli.”

BEAUFORT (Mr. de), francese autore di un'opera intitolata _Conjectures

sur l'echo_, che venne data al pubblico sul principio del secolo

decimottavo. _V. Neue Zeitungen von gelehrten Sachen, 1719, p. 351._

BECCATELLI (Giovan-Francesco) fiorentino, maestro di cappella di Prato

nella Toscana su i principj del prossimo passato secolo. Nel terzo tomo

di supplementi al giornale de' letterati d'Italia (Venezia 1726) vi ha

di costui una _Lettera critica sopra due difficoltà nella facoltà

musica_. Il Martini dice di possedere nella sua raccolta di opere

musicali una _Spiegazione MS._ del Beccatelli sopra alcune cose relative

all'accennata lettera; II. _Documenti e regole MS._ per imparare a

suonare il Basso continovo; III. _Sposizione delle musiche dottrine_

degli antichi musici greci e latini, MS.; IV. _Divisioni del monocordo_

secondo Pitagora e Tolomeo dei generi diatonico, cromatico ed

enarmonico, MS.

BECK (Francesco) maestro di concerto e compositore a Bordeaux quivi

morto li 31 dicembre 1809, in un'età molto avanzata. Nel 1783, fu

eseguito in Parigi uno _Stabat mater_ di sua composizione al Concerto

spirituale, e fu estremamente applaudito. Si fanno del pari de' grandi

elogj alla sua musica instrumentale. Nel 1776, sono state impresse a

Parigi quattro opere di Beck, di sei sinfonie ciascuna.

BECK (Michele) professore di teologia e lingue orientali a Ulm, quivi

nato nel 1653, difese contro Samuele Bohl, l'uso degli accenti ebraici

nella musica, con una dissertazione impressa a Jena col titolo: _De

accentuum Hebræorum usu musico_, 1678, e ristampata in Amsterdam nel

1701. Egli morì a 12 marzo 1712. L'ab. Gerbert, nella sua _Storia della

musica di chiesa_, tom. I, p. 7, ci dà una scala musicale in accenti

ebraici, cavata da questa dissertazione.

BEDA (il ven.) prete e monaco inglese, nacque l'anno 673, e morì nel

735, di 62 anni. Abbiamo di costui più scritti sulla musica. Parlando di

un trattato di musica attribuito a Beda, il dottor Burney ha fatto una

rimarchevole scoperta. Il titolo del libro si è: _De musica theoricâ et

practicâ seu mensuratâ_. Delle due parti che compongono questo

trattato, la prima è stata scritta da Beda: frattanto, dice M. Burney,

egli è evidente che la seconda è opera di una mano più recente: vi si fa

menzione di stromenti di musica, dei quali non parlano gli scrittori

contemporanei di Beda, come l'organo, la viola, ec.; in oltre, la parola

_mensurata_, nel titolo del libro, par sufficiente a provare che essa

sia l'opera d'uno scrittore più moderno di Beda (_V. Burney, Hist. gen.

de la mus. tom. 2._).

BEDFORD (Arturo), inglese, ha inserito nell'opera periodica _The present

state of the republic of letters_ (lo stato presente della repubblica

delle lettere), London 1730, in 8º una dissertazione, nella quale egli

tratta: I. _Of the music of the Greeks and Hebrews_, cioè “Della musica

dei greci e degli ebrei”; II. _On the music and service, as performed in

the temple_, cioè “Della musica e della liturgia del tempio.” (_V. Hist.

de Forkel, t. 1, p. 177._) Può leggersene un estratto nel tomo settimo

della _Bibliothèque Angloise_.

BEDOS de Celles (don Francesco) benedettino della dotta congregazione di

san Mauro nella Francia, membro della reale accademia di Bordeaux morto

nel 1779. Abbiamo di lui _l'Art du facteur des orgues_, a Paris 1766 e

1778, 4 volumi in fol. con molte figure in rame. Quest'eccellente opera,

molto necessaria ai fabbricatori di organi, entra nella _Descrizione

delle arti e mestieri_ fatta o approvata dai Signori dell'Accademia

delle scienze di Parigi, e recentemente dai Membri dell'Istituto

nazionale di Francia (_V. Diction. bibliograph. de Cailleau, a Paris

1802, tom. 4_).

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 1 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 10 / 16 段