figliuolo del gran Bach, nacque a Weimar nel 1732. Egli è autore di più
eccellenti sonate e concerti per il forte-piano inserite nelle
_Musicalisches Vielerley_, ossia _Miscellanee musicali_, e nelle
_Musicalische Nebenstunden_, o _Divertimenti di musica_, stampate dal
1774, sino a 1787. Egli si avvicina nelle sue composizioni al gusto del
suo maggior fratello _Carlo-Emmanuele_: possedeva profondamente la
storia musicale, che appresa aveva da suo padre; le sue composizioni di
musica instrumentale e vocale sono dotte, maestose e temperate dalla
semplicità, e da un canto soave e pieno di melodia: egli aveva la più
grande facilità per esprimere le sue inspirazioni, ed un genio
inesauribile. Questo celebre musico terminò i suoi giorni li 26 Febrajo
del 1795.
BACH (Giovanni Cristiano), sopracchiamato il Milanese o l'Inglese,
figliuolo di un secondo matrimonio del gran Bach; maestro di cappella
della regina d'Inghilterra, nacque in Lipsia nel 1735. Dopo la morte di
suo padre, egli portossi a Berlino presso del suo fratello
Carlo-Filippo-Emmanuele, allora musico della camera del re, perchè vi si
perfezionasse sul cembalo e nella composizione. Egli cominciava a
svilupparvi dei talenti, e molte delle sue produzioni erano state già
accolte favorevolmente, allorquando le conoscenze ch'ei fece con più
cantatrici italiane, gli mossero brama di viaggiare in Italia. Lasciò
dunque Berlino nel 1759, si rese a Londra, ove fermossi per sempre,
eccettone un picciol viaggio, ch'ei fece in Parigi poco innanzi la sua
morte, che avvenne sul principio di gennaio del 1782. Egli ha pubblicate
dal 1775 sino al 1779, venti opere che sono generalmente conosciute, e
tutte appartenenti a musica istromentale. Le sue opere e produzioni per
canto, pregiate moltissimo dagl'intendenti, sono state pubblicate in
Milano ed in Londra, il solo _Amadis des Gaules_ eccettone, ch'egli poco
avanti di morire fè imprimere in Parigi. Tutte le sue composizioni ben
si distinguono pel fuoco del suo genio, e per uno stile facile e
grazioso.
BACH (Giov. Michele) era da prima cantante a Tonlie; ma egli vi
rinunziò e viaggiò in Olanda, Inghilterra e in America. Di ritorno nella
Germania, studiò per qualche tempo a Hottinga nel 1779, e quindi si
stabili a Güstrow nel ducato di Mecklemburgo, ove era ancora l'anno
1793. Egli pubblicò a Cassel nel 1786, in lingua tedesca: _Instruzione
sistematica per apprendere il basso continuo, e la musica in generale,
per que' che vogliono insegnare, come per quei che vogliono apprendere_,
in 4.º (_V. l'Almanac. di Mus. di Forkel, 1784_).
BACCHINI (don Benedetto) monaco ed abbate della congregazione di
Monte-Casino, bibliotecario di Modena, e letterato insigne, non che
profondo antiquario, e critico giudizioso. Egli era nato nel 1651 a
Borgo san Donnino, nel ducato di Parma, e fattosi benedettino nel 1667
si diè allo studio con tale applicazione, che diede molto a dubitar di
sua vita. Rimesso in salute diè principio in Parma al _Giornale dei
Letterati_ opera periodica, che fece spiccare la profonda dottrina e lo
squisito giudizio del dotto monaco, ma che gli trasse addosso un gran
numero di nemici, e così possenti essi furono, che giunsero ad oscurarlo
nello spirito del duca Ranunzio II, in guisa che l'anno 1691 questo
principe bandì il giornalista da' suoi stati. D. Benedetto ritirossi in
Mantova, ed alquanti mesi dopo Francesco II, duca di Modena, lo chiamò
in sua corte, e fecelo suo istoriografo e bibliotecario. Nel mese di
luglio dell'anno 1721 fu dall'università di Bologna nominato professore
di storia ecclesiastica, e pochi giorni dopo gravemente ammalatosi
terminò ivi la sua vita all'età di 69 anni. Egli lasciò molte dottissime
opere tra le quali evvi una erudita dissertazione _de sistris, eorumque
figuris ac differentis_, a cui Giacomo Tollio professore in Utrecht ha
aggiunta una sua dissertazione sullo stesso argomento ed alcune note,
ch'egli ivi pubblicò per le stampe l'anno 1696.
BACCHIO seniore fioriva sulla fine del secondo secolo dell'era
cristiana. Egli è autore di una _Introduzione alla musica_ ossia degli
_Elementi della greca musica_ in forma di dialogo. Questi è l'unico fra'
greci armonici, che insegnò la musica col solfeggio e con le note
dell'intonazioni senza calcolo ed in conseguenza da puro pratico. Dai
desiderosi di profittarne deve farsi più studio di Bacchio, che di
nessun altro dei greci o latini armonici; benchè senza la previa lezione
di Aristide Quintiliano, per la di lui troppa concisione sia malagevole
il capirlo in qualche parte. Bacchio c'insegna molti punti pratici, da
niun altro dettati ne' loro libri. Le note con cui egli contrassegna le
corde, se _Meibomio_ non si fosse presa la pena di rovesciarle e
cambiarle, accomodandole a quello di _Alipio_, potevano dare gran lume
per interpretare i canti greci rimastici, e gli altri che si trovassero;
ma questo ardito grammatico, mancando di tempo o di posatezza per
riflettere su i libri, che c'interpretò, in questa ed in altre parti
dell'arte de' greci ci cagionò più danno che vantaggio, e stabilì fra'
letterati più pregiudizj che luminosi principj. _Barette_, _Roussier_, e
_Rousseau_ saranno risponsabili agli amatori della greca musica di non
aver fatto riflessione bastevole su i pregiudzj del _Meibomio_, e di
averli con le loro eleganti penne autorizzati (_Veggasi il Requeno Saggi
tom. 1_). Franchino _Gaffurio_ da Lodi nel 15º secolo, e nel seguente
_Mersenne_ e _Meibomio_ ci hanno data la versione latina del _dialogo di
Bacchio_. In un manoscritto ben corretto dello _Scaligero_, dice il
_Meibomio_ trovarsi un altro trattato di questo greco scrittore sulla
_Musica-pratica_, con alcuni altri frammenti relativi allo stesso
argomento, ch'egli promise di dar poi, greci e latini, trovandovisi più
vestigj dell'antica (_Fabricc. Bibl. Gr. tom. 2_).
BACHMANN (Christof-Luigi) studiò nel 1785, nell'università d'Erlang, e
vi fece imprimere un'opera in 4º, sotto questo titolo: _Entwurf_ ec.,
cioè: _Idee di un corso di teoria della musica, in quanto è utile agli
amatori di quest'arte_. È dessa una copia esatta della _Dissertaz._ del
dottor Forkel su lo stesso soggetto.
BACHMANN (Francesco) dotto medico della Germania, ed autore di un'opera
latina, che ha per titolo: _De effectibus musices in corpore humano_,
Lipsiæ 1734. Vi si trovano delle buone osservazioni e degli sperimenti
sull'utilità della musica in certe malattie, per cui merita di esser
letta secondo il D.r _Lichtenthal_, che, nel suo trattato
dell'influenza della musica sul corpo umano, ne fa onorevole menzione.
BACILLY (Benigno de) abile compositore del secolo 17º, scrisse un libro
intitolato: _Remarques curioses sur l'art de bien chanter_: cioè
_Curiose osservazioni sull'arte di cantar bene_, Parigi 1668.
BACONE (Roggero) francescano inglese, morto nel 1294, è autore di un
libro: _De valore musices_. Evvi un altro _Bacone_ (Francesco), barone
di Verulamio, cancelliere d'Inghilterra, che col suo profondo genio e la
forza del suo intendimento spuntar fece i crepuscoli della vera
filosofia in mezzo alle tenebre ed all'oscurità del suo secolo. Nacque
egli l'an. 1560 e morì a 9 di Aprile del 1626. Le note della musica, di
cui egli ragiona nella sua _storia naturale_, provano che era ancora
profondamente versato ne' principj della composizione musicale. (_V.
Hawkins._)
BAEHR (Giov.), secondo altri Beer, maestro di concerto del duca di
Weissenfels, nacque nel 1652, e morì nel 1700. Walther racconta che un
certo duca avendolo incaricato di comporre un'opera, egli la terminò in
sei settimane, e dimandò cento scudi. Questi furongli pagati, a
condizione ch'ei canterebbe alla tavola del duca; il che egli accettò.
Il duca, dopo di averlo inteso: _Non sarebbe possibile_, gli disse _di
far che un asino canti così bene? — Se vostra altezza può giugnervi, lo
dichiaro primo maestro di musica dell'universo. — Baehr è un
impertinente. — Io nol sono d'oggi solamente._ Egli ha lasciate le
seguenti opere: _Bellum musicum_, 1701, in 4º; _Musicalische discurse_,
_Raggionamento di musica_, 1719; _Schola phonologica_, ossia _scuola
della voce_, o _del canto_. (_V. Walther ed Ehrenpforte_).
BAGLIVY (Giorgio) nato in Ragusa, dopo aver fatti i suoi studj in
Napoli, e in Bologna stabilissi a Roma, e vi fu professore di medicina.
L'imperiale società di Augusta, e la reale di Londra lo ammisero tra'
loro socj; egli morì nel più bel fiore delle sue speranze nel 1707 in
età di soli 38 anni. _Baglivy_ ha pubblicato un Trattato particolare,
che merita di esser consultato, e che porta il titolo di _Dissertazione
sugli effetti della musica nelle malattie cagionate dalla morsicatura
della tarantola_, Roma 1696. E benchè contro della medesima abbia
scritto il ch. _Francesco Serao_, professore di medicina nella reale
università di Napoli, le sue _Lezioni accademiche della tarantola_
(Napoli 1742, in 4º), dove s'impegna a provare non esser quel morbo e la
sua pretesa curazione col suono che una mera impostura, tuttavia altri
professori dottissimi, e di costui più recenti confermano le
osservazioni e gli sperimenti del _Baglivio_, e raccomandano la musica
come uno de' più valevoli rimedj in siffatta malattia: tali sono un
_Kahler_, un _Staroste_, un _Mojon_, un _Lichtenthal_ ec.
BAILLOT (Pietro), nato circa il 1770, a Passy presso Parigi, ove suo
padre per lo innanzi avvocato al parlamento, aveva stabilita una casa di
educazione, prese quivi le prime lezioni di musica e di violino, da poco
buoni maestri. Verso il 1784, suo padre avendo ottenuto una commissione
di procuratore del re a Bastia, portovvi seco la sua famiglia; ma egli
morì ben tosto, e Baillot trovossi in una assai penosa situazione. Mr.
de Boucheporn intendente dell'isola di Corsica, commosso da questo
infortunio, offrì alla vedova d'incaricarsi dell'educazione di suo
figlio. Egli lo associò a' suoi figli, e fecelo seco lor viaggiare. Così
è ch'egli andò in Roma, ove soggiornò lungamente, ed ebbe Polani per
maestro, eccellente professore della scuola di Tartini. Tornato a Parigi
nel 1790, fu presentato a Viotti, cui egli sorprese per la maniera
ardita e franca di suonare, e che volendo obbligarselo, gli offrì un
posto nell'orchestra allora sì ammirabile del teatro di _Monsieur_ di
cui egli era direttore. Nel 1795, presentossi al Conservatorio, ove
riunì in suo favore tutti i voti, e fu nominato professore. In questa
qualità pubblicò egli l'eccellente _Metodo di violino_ adottato dal
Conservatorio, ed al quale i bassi in contrappunto di Cherubini posti
sotto agli esempj, danno un nuovo rilievo agli occhi de' compositori.
Egli ha anche ordinato il _Metodo di violoncello_ adottato dal
Conservatorio, e di cui lo stile è stato ammirato dai musici. Nel 1806,
Baillot secondo il cattivo esempio di un gran numero di virtuosi de'
nostri giorni, stimò a proposito di viaggiare nella Russia e in
Germania. Questi viaggi che durarono sino nel 1809, hanno in tutto il
settentrione d'Europa giustificata la celebrità, che ve l'aveva
preceduto. Di ritorno alla patria Mr. Baillot ha ripreso le sue funzioni
al Conservatorio, e la sua scuola produce ivi gran numero di eccellenti
allievi. Egli si è occupato ancora della composizione, ed ha pubblicato
finora circa a dieci opere di duo, trio e concerti. Qualunque sia il
piacere che si prova nel sentirglieli eseguire, gli amatori preferiscono
di veder applicare piuttosto il suo talento a quei di Viotti e di
Boccherini, ch'egli rende con quella perfezione, alla quale sembra
impossibile il poter aspirare.
BAJ (Tommaso) autore del _Miserere_, che ordinariamente si canta il
giovedì santo nella cappella del papa in Roma, era nato a Crevalcore
presso Bologna, verso il 1650, e morto in Roma nel 1718. Il suo Miserere
è un capo d'opera per la prosodia e per la giusta accentuazione delle
parole. Questo pezzo è il solo tra le moderne produzioni, che abbia
ottenuto l'onore di essere ammesso nella cappella pontificia.
BALHORN (Luigi-Gugl.) nato nel ducato di Holstein, oltre una quantità
d'altre opere, pubblicò: _Prolusio de phonascis veterum, vocis formandæ
conservandæque magistris_, Alton e ad Hannover. Egli morì li 20 maggio
del 1777.
BALLIÈRE (Carlo-Luigi-Dionisio) nato in Parigi a 9 maggio 1729 e morto a
Rouen alli 6 novembre 1800. Egli acquistò delle cognizioni molto estese
nella chimica, nelle matematiche, nella storia, nelle belle lettere e
nella poesia. La sua riputazione gli acquistò delle relazioni con J. J.
Rousseau, d'Alembert, Diderot, Voltaire, Fontenelle, e più altri.
L'accademia di Rouen, di cui egli era membro, approvò la sua _Théorie de
la Musique_, in 4.º a Paris 1764. Quest'opera è divisa in due parti. La
prima, che contiene la teoria generale, è l'esposizione delle leggi
della musica pura e semplice, come ci è stata data dalla natura. La
seconda contenendo la teoria della musica moderna, è un ritratto delle
alterazioni introdotte da' moderni nella musica naturale, e di quelle
che la pratica rende indispensabili. L'A. per render semplice il suo
oggetto, considera qui il suono relativamente alla musica: ma la sua
teoria è essenzialmente viziosa, imperocchè la scala de' suoni vi è
fondata su i tuoni del corno di caccia. Ecco il giudizio che ne dà un
moderno scrittore, il quale alla cognizione di una profonda teoria ha
unita ancora una ben meditata pratica. “Ad onta di alcuni sbagli, ei
dice, l'opera di Mr. Ballière annunzia dello spirito e qualche
instruzione, almeno nella fisica e nella geometria; ma non bisogna
cercare nè musica, nè buon senso presso uno scrittore, che vedendosi in
aperta contraddizione con la pratica, giunge fino a sostenere che la
scala vocale sia falsa. Quando si arriva fino a tal punto, altro non si
prova, se non che s'ignora affatto cosa sia lo applicare le scienze alle
arti.” (_V. Choron Notions élément. d'Acoustiq. Paris 1808._)
BANCHIERI (Don Adriano) Bolognese, monaco olivetano e dotto scrittore di
musica su la fine del secolo 16º e i principj del seguente. Le sue
opere, riferite diligentemente da Walter, sono troppo importanti per
essere qui omesse. _Conclusioni nel suono dell'organo, di D. Adr.
Banchieri, olivetano, ed organista di san Michele in Bosco, novellamente
tradotte e dilucidate in scrittori musici ed organici celebri_, opera
20ª in Bologna 1609, in 4.º; _Cartella musicale_, Ven. 1613, in 4º; _Duo
in contrappunto sopra ut, re, mi, fa, sol, la_, Venezia 1613, in 4º;
_Duo spartiti al contrappunto in corrispondenza tra gli dodici modi, ed
otto tuoni, sopra li quali si pratica il metodo di fugare le cadenze con
tutte le risoluzioni di seconda, quarta, quinta diminuita e settima, con
le loro duplicate: come si trasportano gli modi per voci e stromenti
così acuti come gravi, ec._, Ven. 1613, in 4º; _Moderna Pratica
musicale_, opera 37ª, Venezia 1613, in 4º; _Cartella musicale nel canto
figurato e contrappunto_, Ven. 1613, in 4º. Il P. Martini cita in oltre
del Banchieri _Lettere Armoniche_. Questo dotto monaco, per rimediare
all'imperfezione della scala diatonica di Guido, aggiunse la settima
monosillaba _Bi_ per bequadro, e _Ba_ per bemolle al settimo suono di
essa, ed egli riferisce che questa addizione era stata sommamente
approvata in Roma: sicchè l'addizione del _Si_ fatta poi dai francesi,
benchè più comoda alla pronunzia, e comunemente adottata oggidì, è
posteriore a quella degl'italiani, come con la testimonianza di
Banchieri lo ha provato Rousseau nel suo _Dizionario_ (_Art. si_).
BANN (Giov. Alberto): non sappiamo altro di questo autore se non ciò che
ne rapporta il dotto _Cristoforo Augusto Heumann_ nella sua
_Introduzione alla Storia letteraria_ (Hannover 1746), cioè che egli
pubblicò un libro col titolo: _De Musicæ natura e ortu et progressu_,
Amsterdam 1645, e che va unito ad una collezione di opuscoli sul metodo
de' buoni studj.
BANTI (La signora): nata a Crema nel 1757, ella è morta in Bologna li 18
febrajo 1806. Era questa donna una cantatrice del primo ordine, che
meritato aveva il sopprannome di _virtuosa del secolo_: recitò da prima
donna su i teatri d'Italia, di Parigi e di Londra, ove brillò, per il
corso di nove anni, col medesimo successo. Fu aperto il suo corpo, e
trovossi che i polmoni avevano un considerabilissimo volume.
BARBARO (Daniele) nobile Veneziano. Questa illustre famiglia è stata la
sorgente di più letterati: Daniele seguì le orme de' chiari suoi
antenati, non che nell'applicazione alle scienze e alle belle-lettere,
ma anche nello zelo per la prosperità ed i progressi de' buoni studj,
ne' mezzi che liberalmente somministrava alle persone di lettere, e
nella corrispondenza ed amicizia ch'egli trattenne con tutti i dotti
uomini del suo secolo. Giulio III, l'anno 1552, il creò coadjutore del
patriarcato d'Aquileja, e nel 1563 egli intervenne al concilio di
Trento, ove diè grandi pruove di sua dottrina, e morì quindi a Venezia
nel 1570, in età di 67 anni. Filosofo, matematico, teologo e letterato
insieme, Daniele illustrò colle sue opere le scienze tutte, nelle quali
erasi esercitato. Nella copiosa raccolta, che possedeva il P. _Martini_
in Bologna, dei _Scrittori di Musica_, dice egli stesso esservi un
_Trattato MS_. della _Musica_ di questo autore, scritto in lingua
italiana, e probabilmente autografo (_Storia ec. tom. 3, p. 449_). Egli
tratta ancor della Musica nelle sue annotazioni a _Vitruvio_, di cui diè
al pubblico una buona traduzione italiana nel 1566.
BARCA (P. don Alessandro) delle scuole pie, pubblico professore di
diritto canonico nell'università di Padova, e vice-segretario per le
scienze in quell'accademia. Nelle relazioni accademiche dell'ill. ab.
_Cesarotti_ due se ne trovano di altrettante memorie ivi recitate dal P.
Barca intorno alla Musica, noi le rapporteremo per intero, dar non
potendone un saggio più preciso e così ben fatto. La prima _Memoria_ è
dell'anno 1783, ed eccone il ragguaglio che ne dà il Cesarotti. “La
matematica presiede ugualmente all'armonia metaforica delle sfere, e
alla reale della musica. Coltivatore appassionato dell'una e dell'altra
facoltà il P. Profr. Barca essendosi proposto di dar una _nuova teoria
di musica_ appoggiata a un principio del tutto nuovo e generale, vi
preparò la strada con una _Memoria preliminare_, frutto del suo zelo
accademico, la di cui lettura occupò successivamente varie sessioni.
Delle due parti in cui è divisa, presenta prima una descrizione del
fenomeno dell'armonia e delle consonanze, descrizione che in ogn'altro
caso avrebbe potuto omettersi (essendo il fenomeno non punto nuovo) ma
che in questo si rendeva necessaria, perchè dal modo con cui viene
esposta dal N. A. risulta tale l'effetto delle consonanze semplici,
quale finora non fu osservato da alcuno. Tutti i teorici da qualche
tempo avevano nell'armonia riconosciuto il basso fondamentale, vale a
dire convenivano universalmente nel riconoscere nell'armonia di più
suoni un suono principale e dominante sostenuto e rinforzato dagli
altri. Ma non s'erano però avveduti che lo stesso appunto accadeva anche
nelle semplici consonanze; e che sempre anche in esse i due suoni
equivalevano a un solo che l'altro sostiene e rinforza; o se pure
l'avevano osservato, era però sfuggito alla comune osservazione esser
questo suono ora il grave, ed ora l'acuto dei due, talora, quel ch'è
più, in alcune successioni anche di consonanze semplici un terzo diverso
dagli altri due: in quella maniera stessa che sempre accade nell'armonia
piena di terza maggiore alla terza minore, e alla sesta maggiore, e
all'opposto nell'armonia piena di terza minore alla terza maggiore e
alla sesta minore. Certo adunque il P. Barca di portar la materia alla
più esatta precisione, e di metterla in lume non osservato premise a
ragione la descrizione del fenomeno. Di questa, come d'un esatto
ragguaglio per paragonar le cause agli effetti, fa uso il N. A. nella
seconda parte della sua Memoria, in cui prende ad esaminare le teorie
della musica, non però tutte, ma quelle soltanto che appogiate alla
semplicità delle ragioni delle consonanze contengono molto di vero, e
avendo perciò qualche cosa di comune col suo nuovo principio possono
dare alla sua dimostrazione un qualche esterno risalto. Fa egli pertanto
successivamente varie opportune riflessioni sulle teorie del _Galileo_,
del _Cartesio_, dell'_Eulero_, e del _Diderot_, le quali riflessioni,
oltre al portar l'esame delle suddette teorie a una non comune
esattezza, e indicar i difetti di ciascheduna relativi ai proprj loro
supposti, danno alfine un risultato uniforme, vale a dire essere
insufficiente qualunque teoria di sola semplicità, a render ragione del
fenomeno dell'armonia e delle consonanze, come fu dall'A.
precedentemente descritto. Questa conclusione sarà il fondamento dal
quale dovrà partire il N. A. quando verrà poi a comunicarci il suo nuovo
principio teorico d'un'arte che tanto interessa: l'universale ignora
quanto debba a quelle scienze astratte e severe, di cui talora più d'uno
domanda spensieratamente _a che pro_? Così è; la società non ha
verun'arte non dirò di comodo, ma di delizia e di lusso che non sia
dovuta pressochè interamente alle fatiche dei dotti.” La seconda Memoria
è dell'anno 1787, e questo è il ragguaglio che ne dà il _Cesarotti_.
“Gustar la musica, egli dice, è dono universal degli orecchi, saper la
ragione, per cui si gusta è pregio particolar dello spirito, e pregio
così raro che non è ancora ben certo se alcuno il possegga per modo da
spiegar adeguatamente tutti i musicali fenomeni. Così certamente non
sembra al N.A., il quale da qualche anno si occupa nel rintracciar il
principio d'una _nuova teoria della musica_. Aveva già egli mostrato
nella precedente _Memoria_ che in due sole maniere si cercò finora, e
doveasi cercar dai filosofi di render ragione delle consonanze e
dell'armonia, che l'una si appoggiava all'assuefazione dell'organo, e
alla ragione di tale o tal circostanza, coll'altra se ne rintracciava il
fondamento nella metafisica del piacere, e nelle immediate sue cause,
che alla prima classe appartenevano le teorie di risonanza e di terzo
suono, alla seconda le teorie di semplicità di ragioni, le quali
tuttochè diversificate nell'esposizione presso il _Galileo_, il
_Cartesio_, l'_Eulero_ e 'l _Diderot_ hanno però tutte la stessa base,
e che finalmente sì l'una che l'altra specie di teorie erano del pari
lontane dal presentarci un vero e assoluto principio generatore e
spiegator dei fenomeni. Siccome però alla semplicità di ragioni non può
assolutamente negarsi una qualche porzion d'effetto, come pur fu
mostrato altrove dall'autore stesso; così dietro a questa considerazione
spera egli di esser finalmente giunto alla scoperta di cotesto
desiderato principio, ch'egli fa consistere nella semplicità combinata
colla proporzione. A sgombrar gli equivoci, egli prende tosto a
spiegarci cosa egli intenda per proporzione relativamente alla musica e
al bello fisico, e avendo nella proporzione presa in generale distinto
tre specie di ragionevolezza, di _natura_, d'_instituzione_, di
_convenienza_, conchiude che il bello di proporzione non dee cercarsi
nelle proporzioni astratte, ma nell'esemplare stesso del bello fisico,
con cui quelle non sempre e assolutamente convengono. Quindi perchè
l'esemplar fisico abbia la bellezza di proporzione, vi ricerca tre
condizioni, _commensurabilità_ nelle parti, _relazione_ fra esse, e
_ordine proporzional_ dei rapporti, dalle quali condizioni riunite
risulta il massimo effetto del _bello musico_. La _commensurabilità_
consiste nella semplicità di ragioni, la quale ammettendo il più e 'l
meno si propone a misurarla un calcolo proprio; la _relazion_ delle
parti, oltre all'ajuto ch'ella deve alla detta semplicità, è non poco
sostenuta dai fenomeni delle risonanze e del terzo suono; finalmente la
terza condizione dell'_ordine_ dei rapporti è quella che identifica la
nuova teoria, e la rende atta a spiegar que' fenomeni, che ad ogn'altra
spiegazione resistono. Con queste tre condizioni vengono determinate le
ragioni musiche consonanti, e tutti i casi d'armonia consonante per
terza maggiore e terza minore, e tutto corrisponde così esattamente al
fenomeno delle consonanze e dell'armonia, che sembra quasi il fenomeno,
come si esprime l'A., dedotto dalla teoria piuttosto che la teoria
immaginata dietro il fenomeno.” Nel primo tomo dei _saggi scientifici_
dell'Accademia di Padova pubblicato nel 1786, si trovano le due Memorie
del P. Barca sotto il titolo d'_Introduzione ad una nuova teoria di
musica_.