gusti, che tanto influisce su le cose musicali, e forse ancora
l'eccessivo lusso della musica presente farebbero in oggi comparir
quella assai povera e rozza. In fatti scarseggia di note, il senso non
vi si comprende abbastanza, abbonda poco di varietà... ma in
contraccambio regna in quelle composizioni una certa semplicità
preferibile a molti riguardi alla sfoggiata pompa della nostra...
Maestri e musici del nostro tempo, che col fasto proprio dell'ignoranza
vilipendete le gloriose fatiche degli altri secoli, ditemi se alcun si
trova fra voi che sappia tanto avanti nei principj filosofici dell'arte
propria quanto sapevano quegli uomini, che voi onorate coll'urbano
titolo di seguaci del rancidume ec.” _Rivoluz. t. 1, p. 257._
[10] Per questa ragione ho omesso più articoli di Compositori di musica
madrigalesca Siciliani, che riferiti vengono dal Mongitori nella sua
Biblioteca Sicola, ove, chi avrebbe tale curiosità, può ben
soddisfarsela. Ho creduto dovere avvertirlo, affinchè una tale omissione
non mi si attribuisca a freddezza e disinvoltura per le cose
patriottiche. Non ho trascurato per altro di far menzione di molti tra'
nostri nazionali che han reso un particolar servizio alla Musica o come
Scrittori, o come Artisti.
[11] “Alla Musica è avvenuto lo stesso che a tutte le altre Arti
inventate dagli uomini; il caso da principio ha imparati alcuni fatti;
l'osservazione e la riflessione ne ha ben presto scoverti degli altri; e
da questi differenti fatti, combinati e messi insieme, non han tardato i
Filosofi di formare un corpo di Scienza, che quindi si è per gradi
accresciuto.” _M. d'Alembert, Elém. de Mus. etc._
[12] L'Acustica è la teoria del suono, ed ha per oggetti: 1. i rapporti
numerici delle vibrazioni, 2. le vibrazioni proprie de' corpi sonori, 3.
le vibrazioni comunicate ossia la propagazione del suono, 4. la
sensazione del suono, o l'udito. Il num. 1 forma la parte aritmetica, i
num. 2 e 3 la parte meccanica, e il num. 4, la parte fisiologica
dell'Acustica. La parte meccanica è molto utile per l'invenzione di
nuovi stromenti musicali, e per la perfezione di que' già ritrovati:
come ancora per il loro temperamento.
[13] L'erudito ab. _Andres_ ha tessuto colla sua solita precisione e
chiarezza la Storia dell'Acustica nel 4º tomo, ove tratta di quella
delle Mattematiche. Ed ecco qual giudizio egli reca degli antichi
coltivatori della medesima. “Ma potremo dir nondimeno (sono le sue
parole), che ad alto grido fosse realmente venuto il loro sapere in
questa materia? Veramente le loro cognizioni meccaniche nella formazione
del suono non possono dirsi molto avanzate. _Nicomaco_ lungamente ci
spiega la dottrina de' pitagorici, e lo strepito e suono, che volevano
prodursi da tutti i corpi moventisi, e le acustiche proporzioni de'
suoni musicali, che credevano poter didurre dal moto circolare de' sette
pianeti,... ma confesso che non so vedervi che somma scarsezza
d'astronomiche cognizioni, ed ignoranza nelle meccaniche ed acustiche.
Questa ignoranza ci viene in oltre mostrata in tutti i Greci dagli
spacciati e creduti racconti de' martelli, de' bicchieri, de' piatti,
quali provano nondimeno, che qualche confusa idea pur v'era de' principj
del suono, e degli elementi di lunghezza, grossezza, e tensione, che
deono entrare nel suo calcolo. Aristotele, Eliano e Porfirio sono gli
unici antichi, ch'abbiano trattato della meccanica del suono; ma que'
profondi filosofi altro non seppero discoprire, se non che il moto
dell'aria è la cagione del suono che grave producesi col moto tardo,
acuto col celere, e che perciò le corde più lunghe e più grosse daranno
un suono più grave, grossolanamente sbagliando nel farne l'applicazione
agli stromenti da fiato, e generalmente poco sapendo della meccanica del
suono.”
[14] _V. il vol. 7 dell'antica Enciclopedia, p. 62._
[15] Il P. Sacchi nella sua dotta lettera al Sig. Pichl sulle Quinte
successive nel Contrappunto ec., dopo avere riferite queste medesime
parole dell'Alembert p. 73, così soggiunge: “Un recentissimo Scrittore
(_il Sig. Testori_), il quale per altro nella pratica è stato a ragione
in questi tempi molto celebre, ha voluto procedere per l'antica via; e
di più insulta all'avviso del dottissimo filosofo, e matematico dicendo:
_scherzi per tanto a suo talento quel bello spirito: se ne faccia pure
scudo il pratico Professore: e se ne formi scimitarra quel tal
Matematico per tutto distruggere, e far della Musica un Caos; mentre noi
seguendo le traccie di Cl. Tolomeo, di Severino Boezio, e d'altri simili
Autori, ci adopereremo a stabilire ed a conservar la Musica nel suo
diritto di scienza matematica._ Io vorrei, che l'illustre Autore avesse
preso altro cammino, che ben poteva e sapeva: e che da queste parole,
con troppa confidenza dette, si fosse astenuto. Certamente la Musica,
cioè la sua prima parte, l'Acustica, appartiene alla Matematica, secondo
ch'io penso; ma se noi ci contenteremo di esprimere le vere misure delle
corde, e delle voci, e le vere proporzioni delle consonanze, ben pochi
numeri ci basteranno.”
[16] Terminiamo questa materia con l'autorità di un altro dotto
spagnuolo, e filosofo-musico: egli è l'ab. Requeno. “Un altro
pregiudizio, egli dice, non solo è stato comune a' grandi ed a' piccioli
professori, ma a tutte eziandio le persone di studio e fin anco alla
plebe; ed è, che, per parlare a fondo della Musica antica o moderna,
fosse di bisogno la Matematica, la scienza del numero pel calcolo delle
corde armoniche: contro della quale preoccupazione ardente e coraggioso
si dichiarò il primo a ragione lo spregiudicato _Eximeno_, da cui è
dimostrata nella moderna armonia l'insufficienza del calcolo. Noi, per
dimostrarla nell'antica, ci rimettiamo a' più rispettabili de' greci
armonici, in cui non è bisogno d'altro calcolo oltre quello di saper
contare sino a dodici, come faremo palese nel proprio luogo ec.” _Saggi
sul ristabilim. dell'Arte armonica de' greci, ec. Prefaz. Tom. I. p.
XXVIII._
[17] “Noi non dubitiamo punto di asserire, _dice il dotto Mr. Choron_,
che questo prurito _di applicare la fisica e la geometria alla musica_,
e di pretendere dedurne le regole d'un'arte unicamente fondata
sull'organizazzione e la natura dell'uomo, _non sia il più
caratteristico contrassegno dell'ignoranza e falsità di spirito_. Non
già che la cognizion della fisica o della geometria sia del tutto
inutile al musico; ma fa d'uopo di molto discernimento per conoscere
precisamente l'uso che farne conviene.” (V. art. _Rameau_) Egli promette
ancora di mostrar ciò con più estensione, e con argomenti i più
decisivi, in un trattato che è presso a dare al pubblico.
[18] Tale è il sistema o la teoria di _Rameau_, della quale così ragiona
_Mr. Framery_ uno degli autori della nuova Enciclopedia metodica. “La
più parte delle sue regole, egli dice, in contraddizione con la pratica,
producono almanco tante eccezioni quanti sono i casi, ai quali si
applicano, e quindi non servono che ad inviluppare lo spirito. Questa
difficoltà di accordare la pratica col suo sistema ha trascinato Rameau
in molti errori.” (_Préf. à l'Encycl. method. de la Musique, a Paris
1791, in 4º._) Tale è il sistema del per altro pregevolissimo _Tartini_,
il quale per testimonianza medesima del suo intimo amico il P. Colombo,
ignorando fin anco l'aritmetica semplice, volle ciò non ostante fare
gran pompa di calcoli, e darsi così l'aria di un profondo teorico. Gran
violinista, eccellente compositore, ma niente geometra; debole fisico e
più cattivo logico, ebbe la smania, come Rameau, di fare un sistema così
involuto ed oscuro, che nè il lettore, nè potè egli stesso nulla
intendervi: non era in fatti possibile, se non a forza di oscurità il
dare un'apparenza di realità a siffatte chimere (Veggansi _Forkel,
Musikalisk Almanac_; e _Scheibe, Tratt. di Composiz._) Bastino questi
due esempi come de' più celebri per giudicare del resto.
[19] Il primo di costoro nell'eccellente Opera _dell'Origine ec._ nel
cap. V, del I libro: e l'altro nell'_Esame del sistema musico di Mr.
Rameau_, stampato nel 1779. _V. il Gior. de' Letter. d'Italia in Modena,
tom. 21._
[20] “Rameau, dice _Mr. Choron_, ebbe in Francia assai comentatori del
tutto stranieri per l'arte, ma che ebbero il talento di persuadere il
pubblico, ch'egli era il creatore d'una scienza di cui ne rovesciava i
principj.” (_V. Esquisse historique des progrès de la Composition, pag.
29._) Ben può a lui applicarsi quel che di Ronsard disse Boileau:
_... par autre méthode_
_Réglant tout, brouilla tout, fit un art à sa mode._ Art. Poet.
[21] Nel tempo stesso in cui i Francesi impazzavano per il sistema di
_Rameau_, le scuole più celebri dell'Italia e della Germania non ne
fecero verun conto, e conoscendone i difetti e l'inutilità insieme, si
accinsero a confutarlo. Venuto meno col progresso del tempo in Francia
l'entusiasmo e lo spirito di partito, cadde ancora colà. Ecco come ne
ragiona uno Scrittore classico di questa nazione. “Rameau, egli dice,
non ostante tutti i suoi sforzi, è a ciascun passo in contraddizione con
la pratica della scuola: ed altro risultato non produce che l'avere
introdotto nell'atto della composizione la considerazione assai
disagiosa e per altro del tutto inutile dei rivolti d'armonia. _Quest'è
la ragione per cui il suo sistema, che mai è stato ricevuto nè in
Italia, nè in Alemagna, è oggidì universalmente rigettato fin anco in
Francia._” (_Choron, Princip. de Composit., a Paris 1808._) E pure chi
il crederebbe? un recente scrittore sedicente filarmonico, che forse non
sortì altro dalla natura che uno sterile amore per l'armonia, in una
delle sue _lettere_, o per dir meglio in una delle sue _rapsodie
misarmoniche_ vuol darci a credere che fosse il Rameau un altro Prometeo
che furò a Giove il fuoco dal cielo, e furando egli medesimo le
stessissime parole dell'Alembert e d'altri entusiasti francesi ci ripete
la vecchia loro nenia, cioè che “prima del celebre Rameau una cieca
esperienza era l'unica bussola degli artisti: e ch'egli il primo ha
fatto divenir la Musica una scienza degna di occupare i filosofi, ec.”
Ma chi non sa che sommi uomini prima di Rameau fatto avean della Musica
una scienza che meritevole la resero dell'attenzion de' filosofi? Tali
furono e Galileo, e Doni, e Cavalieri, e Gassendi, e Mersenne, e
Cartesio, e Wallis e cento altri. _Risum teneatis amici?_ Dopo così
smodati elogj profusi al suo caro Rameau, pretende sin anco inbeccarci
il di lui sistema del basso fondamentale e de' rivolti, come esatto e
facile e nuovo e 'l migliore che sia possibile. Quel ch'è peggio, si è
che al dir di Boileau,
_Un sot trouve toujours un plus sot qui l'admire._
[22] Ben vero è però, che sebbene il Rousseau lodi alle volte ed esponga
nel suo Dizionario il sistema di Rameau, perchè più generalmente
conosciuto e in gran voga allora presso la sua nazione, a pro della
quale destinava egli principalmente il suo libro, tuttavia così si
protesta in sul principio: _Quoique ce systême imparfait et défectueux à
tant d'égards, ne soit point, selon moi, celui de la Nature et de la
verité_ (Préf. p. VIII).
[23] A chi ha cognizione dell'economia, del commercio dell'anima e del
corpo, e singolarmente delle sensazioni che si sveglian in noi per via
di tremori, facile in vero è l'immaginare la forza e gli effetti fisici
della Musica. Imperciocchè l'armonia stessa non è che tremor
potentissimo pria nel corpo sonoro, e quindi nell'aria eccitato, e
comunicato finalmente ai nervi dell'udito. Laonde a questa forza è
dovuta la sensazion potentissima che si sveglia nell'anima, siccome il
mostran le anime ancor irragionevoli delle bestie, or ammansate, or
dalla musica ridotte a maggior furore, ma molto più quelle ragionevoli
degli uomini, giacchè di questi leggiamo e li vediamo ancor noi alle
volte tratti fuor di se non potere agire che a seconda degli affetti
dalla Musica inspirati.
[24] Questa idea, dice il _Dr. Lichtenthal_, non fu onorata sinora
secondo la sua eccellenza, e raramente ha potuto gloriarsi di alcuni
paragrafi presso gli autori. Egli cercando di spargere più di lume su
questo punto diè al pubblico nel 1806, primieramente in lingua tedesca e
quindi da lui stesso nell'italiana tradotto il suo _Trattato
dell'influenza della Musica sul corpo umano, e del suo uso in certe
malattie_, Milano 1811, in 8vo. Anche il _Dr. Mojon_ italiano,
professore di medicina in Genova, celebre per più dotte opere in questa
facoltà date alla luce, pubblicò quivi una _Memoria sull'utilità della
Musica sì nello stato di sanità, che in quello di malattia_, tradotta
poi nel francese dal Dr. Muggetti, e impressa in Parigi nel 1803, in
8vo.
[25] Anche i Cinesi vantano qualche Scrittore della loro musica. Nel
_Giornale Straniero_ dell'ab. _Arnaud_ nel mese di Luglio 1761 si trova
l'estratto di una produzione ms. di un libro intorno all'_Antica Musica
Cinese_ composta da _Ly-Koang-Ty_ dottore e membro del primo tribunale
di lettere di quell'impero. Su la musica de' Cinesi possono anche
consultarsi le _Memorie del P. Amiot_, e l'articolo ben lungo di M.
_Ginguené_ nella nuova Enciclopedia, _Musique des Chinois_.
[26] Veggansi più luoghi della divina Scrittura, come nel Genesi,
nell'Esodo, nei libri de' Re, e de' Paralipomeni, ed il cap. 44,
dell'Ecclesiastico.
[27] Intorno all'origine della musica presso i Greci, puossi leggere con
profitto la Storia che con fior di erudizione e di senno ne tesse il
dotto ab. _Requeno_. Egli ne fa derivar loro la cognizione dagli Egizj,
ed a questi dai figli di Noemo, che appreso l'avevano dai discendenti
de' primi inventori del suono e del canto Jubal ed Enoch. _Saggi ec.
Tom. 1, cap. 2, e. 4._
[28] Leggasi l'esposizione di questo strano sistema nell'opera classica
dell'_Eximeno_, e la dotta confutazione insieme ch'egli ne ha fatta nel
cap. 1, del primo libro. “I moderni letterati credono, che Pitagora
perfezionasse l'arte armonica, e che la cavasse dall'antica rozzezza; ma
basta vedere il piano dell'arte musica anteriore a Pitagora, e l'altro
da lui introdotto nella Grecia, per capire quanto danno arrecassero i
Pitagorici all'armonia.” _Requeno Saggi t. 1, part. 2, cap. 1._
[29] Ecco le sue parole: “Ci starebbe molto a cuore che per rischiarare,
per quanto sia possibile, questo punto importante della Storia delle
Scienze, qualche uomo di lettere, versato del pari nella lingua greca e
nella musica, si accingesse a riunire e discutere in una stessa opera le
opinioni più verisimili stabilite o proposte dai dotti sopra un
argomento sì curioso e difficile. Questa Storia ragionata dell'antica
Musica è un'opera che manca alla nostra letteratura.” _Disc. prélim. aux
Elém. de Mus._
[30] _Brown, dissert. sull'origine, unione ec. della poesia e della
musica, Londra 1763._
[31] Nell'Enciclopedia Metodica all'articolo _Arabes_ si dà un Saggio
della musica specolativa e pratica di questa nazione.
[32] _C'est aux Italiens que l'Europe doit la renaissance de la musique
comme de tous les arts._ Mr. Suard, au mot _Académie_ dans l'Encyclop.
method.
[33] Sotto il glorioso governo e la protezione de' generosi nostri
Sovrani Carlo e Ferdinando, esistevano in florido stato questi
Conservatorj di Napoli. La provida cura e 'l zelo per gli avanzamenti di
questa bell'arte mossero l'attuale nostro Monarca a formar sin anche per
quello detto _della Pietà_ nel 1792; una copiosa Biblioteca di libri
teorici, non che di carte d'ogni genere di Musica antica e moderna, di
cui ne affidò l'impegno al celebre letterato D. Saverio Mattei. Ma, da
che questa città cadde sotto la dominazione francese, si sa che i tre
Conservatorj furon ridotti a un solo, la di cui organizazzione, per
confession medesima di M. Choron, non ha riuniti i suffragj di tutti.
[34] Una pia fondazione di un _Conservatorio_ vi ha anche in Palermo sin
dal 1618, detto de' _figliuoli dispersi_, ai quali facevansi solo da
prima apprendere le arti meccaniche. Pensò quindi saggiamente il Governo
nel 1747 di aggiungervi la musica ed altri studj per migliorarne
l'educazione. Prosperi ne furono i principj, e non pochi allievi ne
sortirono virtuosi per la composizione, per il canto e la parte
strumentale, che non solo si sparsero in tutto il regno, ma portatisi
alcuni di loro in Germania, in Francia, in Spagna, in Inghilterra ed
altrove, o vi si stabilirono con onore ed ottimo successo, o ritornarono
nella patria dopo di avervi riscossi e meritati degli applausi.
Moltissimi potrei annoverarne se non me l'impedisse la brevità d'una
nota. Coll'andar però del tempo, per le angustie del paese, più non
bastando le rendite a mantenere il necessario numero de' maestri, ed un
sufficiente numero di allievi per tutti i rami dell'Arte, questo
Conservatorio di Musica è venuto meno a segno che corresi rischio di non
esservi di quà a pochi anni più musica in Sicilia. L'anno scorso
volendovi provvedere il Governo, diè a me e al Sig. Guerra l'ordine di
formare un _Piano di Scuola di Musica_ per una nuova organizazzione del
Conservatorio: si ebbe la bontà di approvarlo; ma altre più interessanti
cure gli sono state sinora d'ostacolo, perchè non si sia potuto mettere
in esecuzione.
Il _Conservatorio_ di Milano è d'una data assai recente: egli non fu
stabilito che nel 1808, il cel. maestro _Bonifacio Asioli_ ne ebbe
allora la direzione. Egli è formato di 14 professori e di 60 allievi
tanto pensionarj che esteri, e ha dati già de' soddisfacenti risultati.
Di ciò ne sia un picciol saggio, che dopo men di quattro anni della sua
istituzione si fu in istato di farvi eseguire con esattezza la cel.
musica della _Creazione_ e delle _quattro stagioni_ di Haydn da' suoi
allievi, come glie ne rende pubblica testimonianza il Sig. _Carpani_
nelle sue _Haydine_, Lett. 11, nella nota p. 186.
[35] _La scuola italiana,_ dice quest'ultimo, _è la migliore che esiste,
tanto per la composizione che per il canto; la melodia degli Italiani è
semplice e bella... Con qual piacere io mi trovai in un colpo nelle
praterie smaltate di fiori, dove si sarebbe detto che un Genio benefico
mi avesse trasportato dalla terra ai cieli! Ma quale fu la mia sorpresa
allorchè intesi per la prima volta i canti italiani... questa fu la
prima lezione di musica che io ricevetti in un paese ove io correva per
instruirmene. Le contrade settentrionali di Europa non han mai prodotto
Artisti segnalati, che non abbiano fatto un soggiorno più o meno lungo
nell'Italia. Sembra al certo, che questo sia un tributo da pagarsi a
quel clima privilegiato, che in ricompensa ne assicura la loro
riputazione._ _Gretry_, Essai de Musique, p. 131 seg. edit. de Paris.
[36] Non solo gli Imperatori ma la più parte eziandio de' Principi della
Germania sono stati in ogni tempo i più zelanti e più generosi Mecenati
di un'Arte che essi medesimi per lo più non isdegnavano di coltivare.
L'elettor Palatino, la di lui sorella l'elettrice di Sassonia, a cui si
fè gloria di dedicar l'Opera sua l'Eximeno, il duca di Wittenberga,
senza escluderne il gran Federico re di Prussia sono stati compositori
di musica. Si sa che quest'ultimo, il quale regolava da se stesso tutti
gli affari di un gran regno, trovava il tempo di sonar di flauto ciascun
giorno, per levarsi di noja, con Quantz suo maestro, e che compose un
minuetto nella sua tenda dopo aver perduta la battaglia di Collin.
[37] Il dotto ab. Lami, che per più anni in un foglio periodico di
Firenze proccurò di spargere de' lumi e del buon gusto nell'Italia,
mostrava un dì a un forestiero le curiosità di quel paese. Nel vedere il
palazzo Pitti, _ecco_, disse il forestiero, _la culla delle arti_; _ed
eccone la sepoltura_, gli rispose Lami, nel mostrargli la casa de'
Gesuiti che era dirimpetto a quel palazzo.
[38] In Berlino vi ha uno stabilimento per mantener 24 figliuoli, che
sono instruiti nella musica, vestiti in uniforme, e vanno così a cantar
per le strade.
[39] _Les françois sont celui des peuples qui paroissent avoir l'oreille
la moins musicale_ (M. Suard).
[40] Questo è il titolo dell'opera: _Dictionnaire Historique des
Musiciens Artistes & Amateurs, morts ou vivans, qui se sont illustrés en
une partie quelconque de la Musique et des Arts qui y sont relatifs,
tels que Compositeurs, Ecrivains didactiques, Théoriciens, Poëtes,
Auteurs lyriques, Chanteurs, Instrumentistes, Luthiers, Facteurs,
Graveurs, Imprimeurs de musique, etc._ Par Al. Choron et F. Fayolle,
tom. 2, in 8vo a Paris 1810, e 1711.
[41] _La santé de M. Choron ayant éprouvé un dérangement assez long et
assez violent, M. Fayolle resta seul chargé du travail, et le fit
presqu'en entier; en sorte que, si l'on excepte l'introduction et un
très-petit nombre d'articles, cet ouvrage est devenu le sien._
Avant-Propos p. 1.
A
AARONE (Pietro) nacque in Firenze verso la fine del quindicesimo secolo,
e fu religioso dell'ordine dei Portacroce di Firenze, e canonico di
Rimini. Si applicò alla teoria musicale, e scrisse più opere in
italiano, e latino, che fanno conoscere con molta esattezza lo stato di
questa teoria all'epoca in cui vennero pubblicate: fra queste sono da
rimarcarsi, I. quella che ha per titolo: _De institutione harmonica,
libri tres_, Bonon. 1516, in 4º. II. _Il Toscanello della musica_, lib.
tre, Vinegia 1525, 1529, 1539, in fol. In quest'opera si osserva
un'idea, quale è anche reperibile in alcune delle opere de' suoi
predecessori scrittori in musica, e che ha rapporto allo stato
dell'autore, ed al cattivo gusto del suo secolo; essa consiste in
presentare i principj della musica su delle tavole simili a quelle della
legge, referendo tutte le regole musicali a' dieci precetti principali
in onore dei 10 comandamenti di Dio, ed a sei altri precetti secondarj,
che richiamano col loro numero l'idea de' 6 comandamenti della Chiesa.
III. _Trattato della natura, e cognizione di tutti gli tuoni di canto
fermo e figurato_, Vinegia 1525, in fol. IV. _Lucidario di musica di
alcune opinioni antiche e moderne_, Vin. 1545, in 4º. Quest'opera è
dotta, avvengachè vi siano de' sbaglj. _V. Compendiolo di molti dubbj, o
sentenze intorno al canto, Milano 1547, in 4º._ Egli scrisse eziandio
altre opere contro Franchino Gaffurio assai curiose per lo stato
dell'arte in Italia al sedicesimo secolo, i titoli e le date delle quali
trovansi nelle biblioteche di Haym e di Fontanini.
ABDULCADIR, figliuolo di Gaibus di Magara. Vi ha di costui un
manoscritto in lingua persiana con questo titolo: _Præcepta
compositionis musicæ et metri, cum fig. eo spectantibus._ _V. il
catalogo di Leyde n. 1061._
ABEL (Carlo Federico) figlio di un cel. sonatore di violoncello e minor
fratello di Leopoldo Augusto. Abel maestro de' concerti del duca di
Schwerin, nacque a Cœthen verso il 1724. Egli fu direttore della
cappella della regina d'Inghilterra, coll'annuo stipendio di mille
scudi; ed in questa qualità dirigeva al piano-forte i concerti che
facevansi in corte. Era stato da prima membro della cappella reale di
Dresda: una contesa insorta tra lui e Hasse, primo maestro di cappella
di quella corte, fu motivo di fargliela lasciare nel 1760, e si rese a
Londra, ove dimorò senza interruzione sino al 1783. La brama di riveder
suo fratello e la patria il fè ritornare a quest'epoca in Germania. Nel
corso di tal viaggio fu, che malgrado l'età sua avanzata, diede egli in
Berlino e a Ludwigslust le più luminose prove de' suoi talenti. Una
forte espressione, una maniera di sonare chiara dolce ed armoniosa, gli
trassero l'ammirazion generale. Il re Federico Guglielmo, principe reale
allora, dinanzi al quale fecesi sentire, gli diè in regalo una
tabacchiera assai ricca e duecento pezzi d'oro. Di ritorno a Londra,
quivi morì il dì 22 di giugno dell'anno 1787 dopo un sonno di tre
giorni, senza che risentito avesse il menomo dolore. Le composizioni di
Abel si distinguono mercè una nitida cantilena, e un'armonia dolce,
avvengachè corretta e ben piena. Trovasi il catalogo di 27 opere ch'egli
ha pubblicate dal 1760, sino al 1784, sì a Londra, che a Berlino, a
Amsterdam e a Parigi, nel primo volume della Biblioteca del barone
d'Eschentruth, esse consistono in overture, quartetti e trio per violini
e flauto: vi si trovano ancora alcuni concerti in trio per il
forte-piano assai pregiati dagli intendenti.