che colà son forse i più antichi. Tre una volta ve n'erano per i
figliuoli, poichè il quarto, detto de' _Poveri di G. C._ che recavasi a
gloria di aver formati i _Vinci_ e i _Pergolesi_, nomi illustri per la
musica, era stato soppresso per istabilirvi un Seminario. Quivi era già
che presso a seicento allievi occupavansi interamente dello studio della
musica[33]. Ciascuno de' _Conservatorj_ aveva due principali maestri,
uno per la composizione, l'altro per il canto, oltre a più maestri per
ogni sorta di strumenti. Fra i primi si contano i _Scarlatti_, i _Leo_,
i _Duranti_, i _Finaroli_, ec. e per loro allievi l'_Hasse_, _Traetta_,
_Piccini_, _Sacchini_, _Guglielmi_, _Anfossi_, _Paesiello_, _Cimarosa_,
_Zingarelli_ ec. resi celebri per tutta l'Europa colle immortali loro
produzioni. Questa scuola di Napoli da più di un secolo è stata la più
feconda in rinomati musici: essa sola ne ha certamente prodotto più che
tutto 'l rimanente dell'Italia e fin anche dell'Europa intera[34]. Se
vi sono in Italia alcune città meno principali ove non hanno potuto
aver luogo i _Conservatorj_, vi ha pur nondimeno una scuola, dove un
Maestro di cappella assai abile istruisce i giovani principalmente in
quel che riguarda il servizio della orchestra della chiesa cattedrale, e
che può in certa maniera supplire al difetto de' Conservatorj. Da questi
seminarj è quindi straordinario il veder uscire un numero considerevole
di gran maestri dell'arte e de' famosi artisti che percorrono le
provincie per ispirarne il gusto e moltiplicarne gli amatori? Ed ecco
come in Italia tutto il mondo è musico; le orecchie assuefatte alla
musica, divengono musicali: ecco perchè si odono su le pubbliche piazze
i calzolai, i fabbri, i falegnami, i ciabattini, le donnicciuole ed
altre persone di questa specie, cantar delle arie a più parti, con una
precisione ed un gusto ammirabile, con ispezialità in Roma e in Venezia,
ove si desidererebbe esser tutto orecchio, al dire di _Mr. Burney_ nel
suo Giornale de' Viaggi, per sentire e prendere tutto ciò che vi ha di
più bello in riguardo alla musica. “Bisogna attribuire questa ricchezza
alle numerose istituzioni musicali che la pubblica munificenza e l'amor
delle Arti vi hanno da per tutto erette, ed al grand'uso che vi si fa
della musica nelle chiese, ne' teatri, negli oratorj.” Così scriveva
pochi anni sono un dotto Francese, esortando la sua nazione a seguir
l'esempio dell'Italia, se pur voleva una buona scuola di musica (_M.
Raymond, Lettre à M. Millin, dans le Magaz. Encyclop. 1810._)
Se la Germania è la seconda patria di quest'arte incantatrice, che le
deve sì grandi progressi: se la Germania è egualmente celebre per
l'immenso numero de' suoi artisti, virtuosi e compositori di prima
sfera, ne è in parte debitrice all'Italia. I Conservatorj di Napoli sono
stati sempre pieni di Tedeschi; i più gran maestri della Germania
Hendel, Bach, Hasse, Gluck, Nauman, Haydn, Mozart, Gretry[35] o sono
venuti in Italia ad apprender nelle sue scuole la musica, o formarono
il loro gusto spezialmente per la vocale su quello de' maestri italiani.
“È più d'un secolo, al dire di _M. Suard_, che il gusto della musica e
della buona musica italiana si è generalmente stabilito in Germania, e
secondo il giudizio di molti, vi si è conservato più puro e più austero
che nella stessa Italia; che quivi più che in Italia si eseguisce musica
italiana, che da Leopoldo I, sino a Giuseppe II, gli Imperatori hanno
amato e coltivato la musica, hanno chiamato alla loro corte, protetto e
ricompensato da gran principi i gran maestri italiani.” Siffatta
protezione[36] e gara, ed istinto della bella musica italiana ha fatto
che i Tedeschi siano naturalmente tutti musici.
Quel che ha contribuito ancora a spargere il gusto della musica in tutta
la Germania, egli è un'antichissima usanza, che non si trova in verun
altro paese. In tutte quasi le pubbliche scuole de' villaggi come delle
città, s'impara la musica ai ragazzi nel tempo stesso che s'insegna loro
il leggere e lo scrivere. Niun maestro di scuola vien ammesso ad
esercitare la sua professione, che non sappia almeno gli elementi di
quest'arte, e sonare qualche instrumento: e quel ch'è più a rimarcarsi,
egli è, che da per tutto ove i Gesuiti hanno avuto de' collegj e delle
scuole, son essi stati i più attivi in questa parte del pubblico
ammaestramento, essi, che da per tutto altrove si sono mostrati poco
favorevoli alla coltura delle belle arti[37]. Ma siccome trovarono in
Germania l'insegnamento della musica stabilito nelle scuole, e 'l gusto
di quest'arte protetta dal Governo sparso per tutto il paese ebbero la
politica di favorirne lo studio e la pratica.
Non v'ha paese al mondo, senza eccettuarne l'Italia, dove il popolo
abbia un gusto più generale per la musica come nella Germania; perchè
niuno ve n'ha dove le orecchie siano più continuamente inzuppate di
musica d'ogni specie. In tutte le città, delle truppe di virtuosi
ambulanti vanno per le strade e riempiono le osterie, cantando e sonando
molti instrumenti. Da per tutto dove vi sono delle università e de'
collegj, gli studenti si radunano per andar per le strade, e sopra tutto
la notte, a cantar degl'inni, de' canoni, o de' pezzi da teatro a
concerto, accompagnandosi con ogni sorta di stromenti; e prendono senza
difficoltà del danaro da quei che se ne sono divertiti[38]. Fin anco i
soldati hanno delle scuole particolari ove apprendano il canto: e poche
sono le persone di servizio che non sappiano sonar qualche stromento.
Tutti i principi hanno una musica militare; e la maggior parte fanno
accompagnare la loro tavola dal suono delle trombe e dei timpani. “Bello
è il _Prater_ a Vienna, dice con trasporto il D. _Lichtenthal_, esso è
un pubblico passeggio in un'isola del Danubio. Quà s'ode musica
concertata, là sonatori d'arpe, altrove liuti e ghironde, più lontano si
volge una folla ebbra di allegrezza dietro il suono di timpani e trombe;
non v'è nulla di più magico, di più animato. Le musiche consuete nelle
pubbliche piazze, nelle osterie, ne' caffè, divagano la plebe infelice
dal sentimento della vita.” (_Influenza della musica ec. pag. 26._)
Quel che dà ai Tedeschi un luogo molto distinto nella storia dell'arte,
si è il rapido e mirabil progresso ch'eglino han fatto fare alla musica
strumentale; quell'immensa copia di concerti, di sinfonie, di sonate di
clavicembalo, di cui hanno arricchito tutte le orchestre dell'Europa,
dove quasi più non si eseguisce altra musica di questo genere, o che sia
composta almeno sul loro gusto. Noi non staremo quì ad annoverare
l'infinito numero de' virtuosi del primo merito di questa nazione in
tutti i generi: il nostro Dizionario soverchiamente ne abbonda. Ma tra i
gran servigj che i Tedeschi han reso alla Musica, obbliar non si devono
le preziose e moltiplici invenzioni loro per la perfezione de' diversi
strumenti. Noi lor dobbiamo l'uso dei clarinetti, dei tromboni, de'
corni nell'orchestre, e di aver portato alla più gran perfezione il
cembalo, il piano-forte e l'arpa. Deesi finalmente ai Tedeschi un gran
numero di Opere su la teoria e su la pratica della musica. Senza far quì
parola dei trattati su l'antica musica, e su quella di chiesa, come su
le controversie relative al contrappunto, che hanno diviso ed occupato
più dotti uomini per il corso di due secoli, sopra tutto in Italia e
nella Germania, citeremo solo l'Opera di _Fux_, _Gradus ad Parnassum_,
che gl'Italiani tradussero nella loro lingua e per lungo tempo se ne
servirono come di un buon libro elementare: e i diversi trattati di
_Kirnberger_, che ha fondato una scuola ed ha sottoposto ad un nuovo
sistema tutti i principj dell'armonia. La letteratura musicale della
Germania è senza contraddizione e senza alcun paragone la più ricca
dell'Europa: essa possiede in riguardo a tutte le parti dell'arte una
quantità prodigiosa di eccellenti opere, pubblicate nel corso del secolo
18º, da Mattheson, da Marpurg, da Bach, da Knecht, da Vogler, da Forkel,
Nickelman, Gerbert, Koch ed altri moltissimi che potranno quì
riscontrarsi.
Se vi fu un tempo in cui i Tedeschi, i Spagnuoli e gl'Inglesi credettero
di buona fede di possedere una musica loro propria, persuasi che vi
andava della loro gloria ad abolire certe produzioni musicali nelle
rispettive loro lingue, che essi vantavano quai capi d'opera dell'arte,
benchè insoffribili a tutte le orecchie tranne le loro: alla fine il
sentimento e 'l piacere trionfarono della lor vanità, ed essi non
dubitarono di sacrificare al gusto ed alla ragione de' pregiudizj, che
rendono spesso le nazioni ridicole per quell'onore stesso che esse vi
attaccano. Ma i _Francesi_[39], che di tutti i popoli sembrano aver
l'orecchio il meno musicale, sono stati gli ultimi nell'Europa ad
adottare il buon gusto della musica italiana. Chi non sa l'aspre guerre
e le lunghe accanite altercazioni che suscitaronsi nella nazione da'
zelanti partigiani della musica francese? “Noi abbiamo veduto a nostri
giorni, scriveva un filosofo di que' tempi, delle persone assai folli, e
d'un orgoglio abbastanza insoffribile per voler incitare il Magistrato a
rigorosamente procedere contro lo scrittore che dando la preferenza alla
musica italiana, era d'un sentimento diverso dal loro.” (_Helvet. de
l'esprit, Disc. II. Chap. III._) Finalmente dopo più di sessant'anni di
guerre musicali, il gusto nazionale ha trionfato dell'ostinazione di
alcuni individui interessati a sostenere un falso sistema: le penne
filosofiche di Rousseau, di d'Alembert, dell'ab. d'Arnaud, di Suard, di
Choron han dimostrato appieno la superiorità della musica italiana e
della sua scuola. Ad imitazione dell'Italia si ha fin anche eretto in
Parigi un Conservatorio di musica nel 1795. Secondo la sua attuale
organizazzione, avendo per oggetto la conservazione e la riproduzione
della musica in tutte le sue parti, e della declamazione drammatica ed
oratoria, comprende due scuole particolari, una di musica, l'altra di
declamazione. Un direttore e tre ispettori formano un comitato di
direzione, e di soprantendenza all'insegnamento. Trentatrè professori,
sei altri sopraggiunti e ventisette allievi ripetitori, danno di due
giorni l'uno, lezioni a trecento allievi divisi per classi, tra quali vi
ha circa a cento donne. Il cel. Cherubini italiano è uno de' maestri di
composizione.
Il Conservatorio è divenuto un punto di riunione per tutti gli amatori
di musica. Gli esercizj de' suoi allievi sono i più briosi concerti di
Parigi. La musica strumentale sopra tutto vi si eseguisce con rara
perfezione, sì per le sinfonie, come per gli a solo degl'istrumenti. Vi
si sentono ancora i migliori pezzi di musica classica. L'Instituto
nazionale delle Scienze e delle Arti distribuisce ciascun anno de' premj
a quegli allievi che più disimpegnati si sono nel concorso musicale, e a
spese dal Governo son questi mandati a Roma per compirvi i loro studj.
Il Conservatorio ha reso in oltre de' nuovi servizj all'arte, con la
pubblicazione di un corpo di opere elementari, compilato in ciascuna
parte da' più valenti professori. Quelle, che sinora sono uscite alla
luce, hanno avuto tal successo, che si sono sparse per tutta l'Europa e
tradotte in più lingue. Si è unito al Conservatorio un teatro destinato
a' pubblici esercizj degli allievi e alla distribuzione de' premj, ed
una biblioteca pubblica contenente libri e produzioni musicali d'ogni
genere.
Sebbene le opere di erudizion musicale sian rare in Francia, e molte ve
n'abbia su la teoria, le quali, o hanno per autori degli Artisti, e per
non saper eglino ben pensare e ben scrivere, son difettose per la
sostanza e per la forma, o de' Letterati che non possedendone la
pratica, non insegnano che sistemi ed errori, vi ha tuttavia gran copia
di Trattati, i quali contengono delle eccellenti vedute su
l'espressione, su l'imitazione, sulla poetica e sulla filosofia della
musica. Oltre i Dizionarj di Brossard e di Rousseau, e la parte della
grande Enciclopedia che tratta di quest'Arte e Scienza, _l'Enciclopedia
Metodica_, più anni sono, intrapresa da alcuni illustri letterati e
molto intendenti di musica di questa nazione, abbracciar doveva con
maggior estensione tutti gli oggetti e tutte le parti della medesima; ma
per disavventura non si è ancora, e non si sarà forse più oltre al primo
volume pubblicato nel 1791. I suoi autori con una libertà e un
disinganno, degno veramente della loro filosofia e de' loro lumi, quasi
ad ogni articolo combattono gli antichi pregiudizj della lor nazione, e
rendon giustizia alla scuola italiana.
Oltracciò un altro non meno insigne letterato della Francia, _M.
Choron_, professore di mattematica, e capo di brigata nella scuola
Politecnica, dopo un profondo studio di tutte le diverse scuole di
musica, dopo aver letti i migliori didattici sì italiani che tedeschi,
de' quali appreso aveva espressamente le lingue, mosso da zelo per gli
avanzamenti di quest'Arte tra' suoi nazionali; diè al pubblico nel 1809,
i _Principj di Composizione delle scuole d'Italia_ in tre gran volumi in
fol., elegantemente incisi in 1456 rami che formano un corpo compito e
metodico delle migliori regole che si trovano sparse quà e là in più
trattati di autori italiani. Quest'opera d'immense fatiche e d'immense
spese, ha meritamente riscossa l'approvazione e gli applausi di tutti i
buoni conoscitori non che della Francia ma dell'Europa intera, e può
dirsi il trionfo della scuola italiana. Il suo Autore promette in oltre
un'immensa collezione di tutti i Classici Italiani. Tale è oggidì lo
stato della Musica in Francia, e tra le persone di educazione più non vi
ha chi non apprenda la lingua e la musica italiana.
L'_Inghilterra_ è il solo paese, dove la musica è stata considerata a
segno di promuovere al dottorato; e ben può dirsi che leggiermente non
vi si tratta questa scienza, dappoichè i decreti dell'università
d'Oxford obbligano a far prova di sette anni di studio e di pratica,
prima che si sia ammesso al grado di Baccelliere, e di altri cinque anni
dopo di essere ammesso a questo grado, per aspirare a quello di Dottore.
È d'uopo in oltre, per il primo grado, che si facciano eseguire in
pubblico de' pezzi di musica a cinque parti, in una sessione intimata
tre giorni innanzi; e per il dottorato, de' pezzi a sei e ad otto parti.
Reca pur maraviglia che tale usanza, la quale rimonta sino al
decimoquinto secolo, non sia stata imitata ancora da veruna delle
nazioni d'Europa. Dopo più di un secolo il gusto degl'Inglesi per la
musica è diviso a ragione tra quella de' Tedeschi per la strumentale, e
quella degl'Italiani per la vocale. A quest'ogetto non vi ha tra le
persone colte chi non impari la lingua italiana, per essere più
sensibile agl'incanti della sua poesia e della sua musica, e per la
stessa ragione vi sono colà più teatri di opere e serie e comiche in
questa lingua, rappresentato da attori italiani. “I nostri giovani
compositori, dice il dottor _Burney_ parlando de' suoi nazionali, si
fanno anche un merito di essere imitatori della musica italiana, senza
che siano stati in Italia. Noi abbiamo in Inghilterra l'Opera italiana e
seria e buffa in una grande perfezione, e nella lingua italiana,
composte l'una e l'altra, ed eseguite dagl'Italiani. Puossi quindi
convenire, che questo paese (l'Inghilterra) esser dee una scuola ben
adatta a formare un giovane compositore.” (_Travels etc._) “Londra sopra
tutto è perciò divenuta l'Indie de' maestri, e de' virtuosi italiani:
quando uno di questi giunge a contentare gl'Inglesi, comincia allora a
stimare se stesso, ed a conoscere di quanta ricompensa sia degna la
temerità d'aver affidata la propria sussistenza ad un'arte la di cui
sorte dipende puramente dal capriccio.” (_Eximeno l. 3, c. 4._) Molti
Scrittori in oltre ha prodotti quest'isola su la Musica, che con la
profondità delle loro riflessioni e delle loro erudite ricerche, ne
hanno illustrato la teoria e la storia.
“La nazione _Spagnuola_ tanto dal carattere, quanto dalla lingua ha dopo
l'Italiana le disposizioni più vantaggiose per la Musica, ma queste
restano quasi sterili, per mancanza di esercizio. Generalmente la Musica
sta nella Spagna confinata nelle chiese, i di cui maestri di cappella
sono ecclesiastici, e sono una vera appendice de' contrappuntisti del
seicento. Nella Corte e nelle provincie meridionali vi è più passione e
più senso per la musica: l'Opera italiana vi è molto ben intesa.” Ecco
il saggio che ne dà un disinvolto Spagnuolo (_Eximen. loc. cit._). Noi
possiamo aggiungervi che molti di questa nazione son riusciti eccellenti
compositori dopo di avere studiato in Italia; tali sono stati il
_Terradeglias_, e più recentemente il _Martini_ ed altri. Ma un più
importante servigio reso da alcuni dotti Spagnuoli alla Musica sono le
opere classiche di un _Salinas_ tra gli antichi, e tra' moderni di un
_Eximeno_, d'un _Yriarte_, d'un _Arteaga_, d'un _Requeno_. Ed ecco
abbastanza per dar a divedere, come aveva promesso, il gusto particolare
delle principali nazioni d'Europa in riguardo alla musica, e la parte
che ha preso ciascuna ai progressi di quest'Arte e Scienza.
Non mi resta che dar conto ai lettori de' materiali, di cui ho fatto uso
per la compilazione del presente Dizionario. In riguardo a' Greci e a'
Latini Armonici mi sono servito, oltre delle Biblioteche Greca e Latina
del _Fabricio_, della storia delle Scienze presso i Greci di _Meiniers_,
dell'Autore de' _Viaggi di Anacarsi_, e principalmente de' Saggi del
_Requeno_, sulle di cui tracce ho voluto dare una bastevole idea delle
loro Opere. Per gli Scrittori ed Artisti Italiani io ho fatto uso del
_Tiraboschi_, del _Bettinelli_, dell'_Arteaga_, del _Martini_, ec. Per
quei delle altre nazioni io ho consultato, per quanto mi è stato
possibile, i loro Storici, o le loro opere; e generalmente per tutti ho
svolto più giornali, più storie letterarie, gli Atti e le Memorie di più
Accademie; ed in questa occasione io devo a molti amici un pubblico
attestato della mia riconoscenza per avermi soccorso co' loro lumi, e
provveduto ancora di que' libri, che facevano all'uopo. Tutte le volte
che io ho potuto aver per le mani le opere stesse de' Scrittori di
Musica, io ne ho dato un più lungo _Estratto_, ed in mancanza di ciò non
ho omesso di darne un _Saggio_ d'appresso agli Autori che ne han
parlato. Io ho cercato da per tutto delle notizie de' più celebri
Compositori ed Autori tuttora viventi: pur nondimeno non ho la
presunzione di credere, che molti non ne abbia omessi egualmente
pregevoli. Avendone ulteriormente notizie saprò trarne profitto col
mezzo di un Supplemento, che si darà alla fine dell'ultimo volume.
Dopo di avere io raccolti e messi in ordine tutti i materiali del mio
Dizionario, pervenne a mia notizia che in Francia se ne era pubblicato
già uno sullo stesso argomento; per lo che ragionevol cosa mi parve di
sospendere allora il mio lavoro, e di ritardarne la pubblicazione. Ebbi
l'attenzione di provvedermi di quel Dizionario, ed ecco il giudizio e
l'uso che ne ho fatto. Il nome di _M. Choron_[40] che va in fronte del
medesimo come uno de' suoi autori, previene in suo favor da prima ogni
lettore, che è al fatto de' gran servigj ch'egli ha reso alla Musica;
ma, come dicesi espressamente nella prefazione, egli soltanto ne concepì
il progetto, e l'esecuzione ne fu ad altre mani affidata[41]. Tranne
alcuni pochissimi articoli e l'Introduzione, che è un eccellente
compendio della Storia della moderna Musica, e quel medesimo che M.
Choron aveva pubblicato alla fine del terzo volume de' suoi _Principj di
Composizione_, tutto il resto appartiene a dirittura a un certo _M.
Fayolle_, da cui pare che non si possa pretendere tutta l'esattezza e la
perfezione, che senza dubbio vi si sarebbe trovata, se fosse stata
l'opera di quel valent'uomo, a cui non mancavano i lumi e le cognizioni
a ciò necessarie. Nel suo Dizionario vi si trova dell'eccesso e del
difetto, e benchè abbracci una più vasta estensione di oggetti, vi ha
tuttavia un'infinità di articoli che non contengono se non nomi oscuri
e poco benemeriti dell'Arte, mentre moltissimi altri se ne omettono che
tornerebbe più conto a far conoscere. Tali sono la più parte de' Greci
Armonici e de' loro Scrittori di Storia musicale, de' quali se vi ha
degli articoli, nè pur si dà un Saggio delle loro opere. Malgrado però
questi difetti, mi è stato d'uopo confessarlo, egli mi è stato utile in
riguardo agli Scrittori e Compositori moderni della Francia e della
Germania. Io ne ho fatto uso, qualora non mi è riuscito di trovar
altronde delle notizie. Ma oltre a quattrocento e più articoli del tutto
nuovi nel mio presente Dizionario, che ivi in niun modo s'incontrano, si
vedrà che non abbiamo tutti e due attinto agli stessi fonti. Il lettor
ne faccia il paragone e ne giudichi.
Non presumo tutta volta di credere che io dato abbia nel segno, e che
offra al pubblico un lavoro degno di lui. Sarei pur contento qualora di
me venga detto lo stesso, che di certuno disse Longino. _Questo
Scrittore non è forse tanto da riprendersi a cagione de' suoi errori,
quanto da lodarsi pel desiderio ch'egli ha avuto di far bene._
NOTE:
[1] Rousseau, Dictionn. de Musique, au mot _Opéra_.
[2] Allorchè nel Prospetto del presente Dizionario mi avanzai ad
asserire, che la _Storia Letteraria della Musica è stata sinora un ramo
trascurato della letteratura_; intendendo già dir ciò per l'Italia,
certi saccentuzzi di Provincia per prurito di smentirmi, mi opposero la
_Storia della Musica del P. Martini_: senza riflettere o non saper
discernere, che dessa non è che una Storia generale e piuttosto
didattica, e che per disavventura, sebbene tre ben grossi volumi ne
avesse pubblicati l'autore, non sorpassa frattanto l'epoca in cui fiorì
la musica presso i Greci. Mi venne opposta ancora l'Opera dello
Spagnuolo _Eximeno_: Dell'origine e delle regole della Musica, e 'l
Dizionario di _Rousseau_, i quali di tutt'altro trattano che di storia
letteraria. _Conquerar? aut taceam? Ponam sine nomine crimen._
[3] In quest'anno medesimo 1814 è uscita in Londra un'Opera, che molto
farebbe al nostro proposito se avesse potuto giungerci a tempo: eccone
il titolo e l'autore: _A. Burgh's Anecdotes historical and biographical
of music in letters_, 3 vol. in 8vo. _V. Giorn. Encicloped. di Sicil.
Settembre, n. IX, pag. 95._
[4] La Storia degli _Artisti_ in quanto conduce a rischiarar quella
dell'_Arte_, non è stata punto trascurata dagli Antichi, e massimamente
da' Greci, presso i quali la Musica era la loro Enciclopedia, come
diremo di poi: _Aristosseno_ scritto avea la vita di più Musici, che lo
precedettero (_Plutarch. lib. quod non suaviter vivi possit sec.
Epicur._): _Teofrasto_ la storia di molti cel. suonatori di Tibia e
d'altri stromenti (_Laert. V. 50_). _Dionigio d'Alicarnasso_ il giovane
tessuto aveva in 26 libri gli encomj degli Armonici e Poeti d'ogni
genere (_Suida in Dionys._): e _Fillide di Delo_ citato da Ateneo (L.
XIV), e _Glauco di Reggio_ citato da Plutarco (_Dial. de Mus._), e
_Prassidama e Rufo_ scritto ancora avevano la Storia dei Greci Musici
(_V. Jonsium Hist. Script. Philos._): ma le loro Opere, come tant'altri
monumenti dell'umana industria, sono divenute miserabil preda del vorace
tempo e dell'oblío. Non ci restano che scarse notizie degli antichi
Artisti presso _Ateneo_, _Giulio Polluce_ e _Plutarco_, e da ciò deriva
la poca cognizione che noi abbiamo della Greca Musica.
[5] A formare un tal quadro della Musica noi ci siamo serviti
dell'eccellente Opera di Mr. Choron intitolata: _Principes de
Composition des Ecoles d'Italie_, etc. T. 3 in fol. a Paris 1808.
[6] Non consideriamo qui il _suono_ nel suo significato generico, con
cui si dinotano tutte le sensazioni che riceviamo per mezzo dell'organo
dell'udito, ma il _suono_ soltanto _musicale_, cioè quello della voce
cantante e degli stromenti. Il musico, riguardandolo come l'elemento di
un linguaggio, si occupa de' mezzi di riprodurlo e di applicarlo a'
piaceri del senso o all'imitazione degli ogetti.
[7] “Pochi son quelli, dice un dotto Inglese (_M. Usher_) che provato
non hanno le dolcezze della Musica, e le di lei espressioni
intelligibili al cuore. Ella è un linguaggio di così piacevole
sentimento, che è assai più eloquente della parola medesima.” _V.
Elegant Extracts, London 1812, t. 2._
[8] Quest'argomento è stato dottissimamente trattato da un valentuomo
nostro nazionale in un'Opera da lui pubblicata in Parigi nel corso di
quest'anno 1814, con questo titolo: _Les vrais principes de la
versification développés par un examen comparatif entre la langue
italienne et la française: 3 vol. in 8º gr. a Paris_ ec. L'autore è il
Sig. Ab. Scoppa siciliano colà da più tempo stabilito, e che vi si è
fatto molto onore con più opere date alla luce. Noi ci faremo un dovere
di dar conto al pubblico in un articolo del presente Dizionario, della
prima testè citata ove con molta profondità di erudizione e di filosofia
si ragiona della Musica. La bontà e la gentilezza, con cui il Dottor
Scoppa fratello dell'autore mi fece l'onore di comunicarmela, mi obbliga
a qui rendergli un pubblico attestato della mia riconoscenza.